Il problema non è nei fornitori. È fra i fornitori
Un’azienda milanese di quaranta persone ha, in media, quattro interlocutori tecnici diversi: chi ha venduto il gestionale, chi gestisce la connettività, chi ha messo il centralino, chi si occupa dei computer. Ognuno fa bene la sua parte. Il guaio è che i problemi seri non stanno mai dentro una delle parti: stanno fra una parte e l’altra.
Il gestionale è lento e chi lo ha venduto dice che è la rete. Chi gestisce la rete dice che è il server. Chi ha messo il server dice che è l’applicativo. Nessuno mente, e tutti hanno parzialmente ragione. Nel frattempo passano tre settimane e in azienda si lavora male.
Questo è il lavoro di un system integrator: non installare i pezzi - rispondere del sistema.
Che cosa integriamo davvero
- Infrastruttura e virtualizzazione - consolidamento dei server, ambienti ridondati, progetti che nascono dai vincoli e non dal catalogo.
- Reti e connettività - progettazione, cablaggio, apparati e collegamenti fra sedi, con accesso remoto fatto in sicurezza.
- Cloud e ambienti ibridi - cosa ha senso spostare e cosa no, con i costi confrontati sui numeri veri e un piano di uscita scritto.
- Sicurezza - protezione, segmentazione, controllo degli accessi, inserita nel progetto e non aggiunta alla fine.
- Continuità - backup fuori sede con prove di ripristino e tempi di ripartenza definiti prima, non scoperti dopo.
- Postazioni e telefonia - gestione centralizzata dei dispositivi e centralini in cloud integrati con il resto.
Perché a Milano serve più che altrove
Le imprese milanesi cambiano forma in fretta: una sede nuova, una società assorbita, venti persone che si spostano in uno spazio condiviso, un applicativo che passa in cloud mentre il gestionale resta in sede. Ogni cambiamento aggiunge un pezzo, e quasi mai qualcuno si ferma a rimettere in ordine dopo.
Il risultato che troviamo negli assessment è quasi sempre lo stesso: due modi di autenticarsi che non si parlano, tre posti diversi dove stanno i file, un collegamento fra sedi nato come provvisorio quattro anni fa, e nessuno che sappia dire quale dipendenza si romperebbe spegnendo un certo server. Non è disordine per incapacità: è il costo di essere cresciuti più in fretta di quanto qualcuno abbia avuto tempo di documentare.
Come lavoriamo
Prima si fotografa. Un assessment mette per iscritto cosa c’è, come i pezzi dipendono l’uno dall’altro, dove sta il rischio e cosa si può togliere. Sembra un passaggio burocratico: è quello che evita di scoprire una dipendenza il giorno dello spegnimento.
Poi si decide con i numeri davanti. Priorità, tempi, costi e un ordine di esecuzione che tiene l’azienda in piedi mentre si lavora. Nessun progetto che chiede sei mesi di fiducia prima di mostrare un risultato.
Chi progetta resta. La stessa squadra realizza, documenta e mantiene. È la differenza fra chi monta e sparisce e chi monta e risponde - e si vede sei mesi dopo, non alla firma.
La documentazione è tua. Schemi, configurazioni, credenziali e storia degli interventi sono consultabili e consegnabili, anche il giorno in cui decidessi di cambiare. Un integratore che tiene per sé la mappa del tuo sistema non ti sta proteggendo.
Chi siamo
Xion IT Group ha sede a Milano in Viale Coni Zugna, vent’anni di attività e oltre 500 organizzazioni sotto contratto. Non siamo il braccio commerciale di un produttore: la tecnologia si sceglie dopo aver capito il vincolo. E l’integrazione non finisce alla consegna - si continua con un contratto di assistenza, perché un sistema che nessuno mantiene torna in disordine in un anno.
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Il primo passo
Un consulente viene a guardare come sono messi i tuoi sistemi e quali sono le dipendenze fra loro, e ti lascia una fotografia scritta con le priorità. Gratuitamente e senza impegno.