Le prime ore contano più di tutto il resto
Quasi tutti i recuperi che falliscono non falliscono in laboratorio: falliscono nelle prime ore in azienda, con tentativi fatti in buona fede da chi vuole rimediare in fretta. Un disco che fa rumore e viene riacceso cinque volte, un RAID degradato messo in ricostruzione, un software di recupero scaricato al volo e fatto scrivere sullo stesso supporto da salvare.
Se stai leggendo questa pagina con un problema in corso, l’ordine giusto è questo:
- Spegni. Non riavviare per vedere se «magari riparte». Ogni avvio su un supporto con un danno fisico può trasformare un problema recuperabile in uno definitivo.
- Non ricostruire il RAID. Su un array già degradato, la ricostruzione è il momento di massimo stress per i dischi superstiti.
- Non installare niente sul disco malato, e non usare programmi di recupero che scrivono sul supporto da salvare.
- Non aprire il disco. L’interno di un hard disk si maneggia in condizioni controllate: aperto su una scrivania si contamina in pochi secondi.
- Chiama. Il primo consiglio non si paga, e spesso è quello che salva i dati.
I casi che vediamo più spesso nelle aziende milanesi
- RAID degradato che diventa RAID fermo. Un disco era guasto da settimane senza che nessuno leggesse l’avviso; il secondo cede durante la ricostruzione.
- NAS che non monta più. Il volume risulta illeggibile dopo un aggiornamento, un calo di tensione o una configurazione cambiata da chi non sapeva cosa stesse cambiando.
- Macchine virtuali che non ripartono. File del disco virtuale corrotti, snapshot incatenati per mesi, volumi che si riempiono nel momento sbagliato.
- Database e archivi di posta che non aprono. Fra i casi più costosi, perché il danno si scopre quando serve il dato, non quando è avvenuto.
- Cifratura da ransomware. È un caso a parte: non è un guasto, è un attacco, e la prima cosa da fare è isolare invece di ripristinare. Ne parliamo nella pagina sulla sicurezza informatica.
Come lavoriamo
Prima la diagnosi, poi il preventivo. La valutazione dice che tipo di danno c’è - logico, elettronico o meccanico - cosa è recuperabile e con quale probabilità. Solo dopo si decide, con un quadro davanti invece che al buio.
Laboratori europei per i danni fisici. Quando il danno è meccanico servono ambienti controllati e attrezzature specialistiche: ci appoggiamo a uno dei principali operatori europei del settore, il che tiene i tempi ragionevoli e i costi competitivi.
Riservatezza definita prima. Archivi aziendali, dati di clienti e di dipendenti, documenti coperti da segreto professionale: ruoli, catena di custodia e trattamento si stabiliscono all’inizio, nel rispetto del GDPR - non a lavoro finito.
La domanda vera arriva dopo
Un recupero riuscito è un sollievo, ma non è una soluzione: è la conseguenza di qualcosa che non ha funzionato prima. Nelle aziende milanesi che ci chiamano per un’emergenza, la copia di sicurezza quasi sempre c’era. Il problema era altrove:
- viveva sulla stessa rete dei dati che doveva proteggere, quindi il ransomware l’ha trovata insieme al resto;
- nessuno l’aveva mai provata, e alla prima verifica mancava proprio la cartella che serviva;
- copriva i file ma non le macchine virtuali, quindi i dati c’erano e il sistema per leggerli no.
Dopo l’emergenza vale la pena affrontarla: una copia fuori sede non modificabile, con prove di ripristino periodiche, costa una frazione di un recupero e rende la prossima telefonata inutile.
Chi siamo
Xion IT Group ha sede a Milano in Viale Coni Zugna, vent’anni di attività e oltre 500 organizzazioni sotto contratto. Il recupero dati lo facciamo anche per aziende che non hanno un contratto con noi: succede spesso che sia la prima volta che ci si parla.
Vedi anche il servizio di recupero dati, l’assistenza informatica a Milano e l’azienda informatica a Milano.
Se il problema è in corso
Chiamaci prima di provare qualsiasi altra cosa. Il primo consiglio non si paga, ed è quello che decide se i dati si recuperano.