L’anello debole non è mai il computer
Puoi avere l’infrastruttura migliore del mondo: se le persone non la sanno usare - o cadono nel primo phishing - il valore si perde. Xion IT Group propone consulenza e formazione del personale sulle materie informatiche: sicurezza informatica e privacy, operatività aziendale, protezione dei dati e Office Automation.
Consulenza e formazione in area sistemistica
Consulenza:
- impostazione dell’ambiente di lavoro per massimizzare la produttività;
- creazione di regole e procedure per lo snellimento dei processi d’ufficio;
- consulenza sui sistemi di stampa.
Formazione:
- utilizzo del personal computer e delle periferiche;
- normativa privacy e corretto trattamento dei dati;
- programmi d’ufficio specifici per categorie professionali.
Consulenza e formazione in area Office
Consulenza e progettazione:
- personalizzazione di documenti e fogli di calcolo;
- creazione di presentazioni multimediali;
- sviluppo di database con Microsoft Access;
- modulistica di posta elettronica e procedure integrate tra applicativi Office.
Formazione:
- affiancamento on-site e in teleassistenza;
- help desk telefonico dedicato sul pacchetto Microsoft Office;
- corsi in aula a Milano, Lecco e Bergamo.
Formazione che si vede in bilancio
Un’ora persa al giorno per “combattere” con Excel sono oltre 200 ore l’anno per persona. La formazione giusta si ripaga in settimane - e sulla sicurezza, un solo incidente evitato vale più del costo dell’intero corso.
La formazione che serve nel 2026
Il catalogo si è evoluto insieme alle minacce e agli strumenti. Le richieste più frequenti di quest’anno:
- Security awareness — riconoscere phishing, truffe BEC e ingegneria sociale, con simulazioni pratiche;
- AI literacy — usare ChatGPT, Copilot e gli strumenti AI in modo produttivo e sicuro: cosa caricare, cosa mai, come verificare i risultati (il percorso completo);
- GDPR operativo — non la teoria del Regolamento, ma cosa fare alla scrivania: email, allegati, conservazione, richieste degli interessati;
- Microsoft 365 davvero — Teams, OneDrive e SharePoint usati bene: la differenza tra averli e sfruttarli;
- Excel dal livello vero — corsi tarati sul livello reale dei partecipanti, misurato prima, non dichiarato.
Come costruiamo un percorso formativo
- Analisi del fabbisogno — interviste brevi e, dove utile, test di ingresso: si forma sul gap reale, non sul programma standard;
- Progettazione — moduli brevi e pratici, sui casi dell’azienda, non su esempi astratti;
- Erogazione flessibile — in sede, in aula (Milano, Lecco, Bergamo) o in teleassistenza, anche in sessioni da un’ora per non fermare il lavoro;
- Verifica e attestazione — test finale e attestato: utile anche come evidenza di conformità (GDPR e NIS2 richiedono formazione documentata);
- Richiami periodici — perché la formazione una tantum evapora in sei mesi.
Un esempio concreto
Dopo una simulazione di phishing in un’azienda di 30 persone, il 40% aveva cliccato il link di prova. Due sessioni di formazione pratica e tre mesi dopo, la seconda simulazione si è fermata al 7% — e chi ha cliccato ha segnalato subito il sospetto, che è esattamente il comportamento che salva un’azienda. La formazione non rende infallibili: rende reattivi.
Perché la formazione sulla sicurezza di solito non funziona
Quasi tutte le aziende che incontriamo hanno già fatto un corso sulla sicurezza informatica. Quasi nessuna ha visto cambiare i comportamenti. I motivi sono tre e sono sempre gli stessi.
Si fa una volta sola. Un incontro di due ore a gennaio non regge fino a dicembre. Gli attacchi cambiano, le persone cambiano, e quello che si ricorda a due mesi di distanza è pochissimo.
Si parla di minacce astratte. Spiegare che cos’è il phishing in generale serve a poco. Serve mostrare l’email che arriverebbe a quella persona in quel ruolo: la finta fattura all’amministrazione, il finto curriculum alle risorse umane, la finta richiesta urgente del titolare al contabile.
Non si misura niente. Senza una misura prima e una dopo, non si sa se è servito, e l’anno successivo si rifà lo stesso corso.
La simulazione, fatta bene
Il metodo che funziona è mandare email di prova costruite come quelle vere, e osservare cosa succede. Ma il modo in cui si fa cambia completamente il risultato.
Non si fa per prendere in castagna nessuno. Se l’esercitazione diventa un elenco di nomi da mostrare al capo, il risultato è che chi sbaglia lo nasconde — che è esattamente il comportamento più pericoloso. Il dato utile è aggregato: quanti hanno cliccato, quanti hanno inserito le credenziali, quanti hanno segnalato.
La segnalazione conta più del clic. L’obiettivo non è azzerare gli errori, che è impossibile: è ridurre il tempo fra il clic e la segnalazione. Un’azienda in cui qualcuno clicca e avvisa entro due minuti è molto più sicura di una in cui nessuno clicca ma nessuno saprebbe cosa fare.
La formazione arriva subito dopo. Chi cade nella simulazione riceve nello stesso momento la spiegazione di cosa avrebbe dovuto notare. È il momento in cui si impara davvero, e dura molto più di un corso in aula.
Che cosa insegniamo, in concreto
Le quattro situazioni su cui vale la pena spendere tempo, perché sono quelle che generano i danni veri:
- la richiesta di cambio IBAN, e la regola che la disinnesca — verificare sempre su un canale diverso da quello che ha portato la richiesta;
- la finta pagina di accesso, e come si riconosce un indirizzo che non è quello che sembra;
- l’urgenza come segnale d’allarme: la fretta è lo strumento principale di chi attacca, e «entro stasera» è quasi sempre una bandiera rossa;
- che cosa fare dopo aver sbagliato, cioè a chi si dice, subito, senza timore di conseguenze. È la lezione più importante di tutte.
A queste si aggiunge la parte pratica sull’uso corretto degli strumenti — password, secondo fattore, gestione dei file condivisi — che è meno drammatica e taglia una quantità sorprendente di problemi quotidiani.