È molto rapida da creare e da riapplicare, perché registra solo le differenze rispetto allo stato precedente. Per questo si usa prima degli aggiornamenti o delle modifiche rischiose: se qualcosa va storto, si torna indietro in pochi minuti invece che in ore.
La rapidità è anche il suo limite. Le istantanee vivono di norma sullo stesso sistema di archiviazione dei dati originali: se quello si guasta o viene cifrato, spariscono insieme. Sono uno strumento operativo, non una copia di sicurezza.
Comodissimo, e non è un backup
Una fotografia istantanea dello stato di una macchina virtuale o di un volume, che permette di tornare indietro in pochi secondi. È utilissima prima di un aggiornamento rischioso: se qualcosa va storto si ripristina lo stato precedente e non è successo niente.
Non è un backup per una ragione strutturale: **vive sullo stesso sistema di ciò che dovrebbe proteggere**. Se il server si guasta, se il volume si corrompe o se un attacco raggiunge quella macchina, spariscono insieme il dato e la sua fotografia.
Il danno silenzioso delle catene lasciate aperte
Una fotografia nasce temporanea e va rimossa dopo poche ore o pochi giorni. Quando resta, il sistema comincia a registrare separatamente ogni modifica successiva, e la catena cresce.
Il risultato è duplice e arriva sempre nel momento sbagliato: le prestazioni degradano progressivamente senza una causa evidente, e lo spazio si esaurisce — spesso di notte, fermando la macchina virtuale. È fra le cause più frequenti di fermo che troviamo negli ambienti virtualizzati, ed è banale da prevenire con un controllo periodico.
Perché conta per un’azienda
Sono ciò che rende sostenibile aggiornare i sistemi critici: con la possibilità di tornare indietro in minuti, la manutenzione smette di essere un rischio da rimandare.
L’errore che vediamo più spesso
Chiamarle backup è l’errore più diffuso e il più pericoloso, perché dà la sensazione di essere protetti proprio nello scenario in cui non lo si è.