Un filtro moderno non si limita a riconoscere la pubblicità: analizza allegati e collegamenti, apre i link in ambienti isolati per vedere dove portano davvero, e valuta se il mittente sia autorizzato a scrivere per conto del dominio da cui dichiara di scrivere.
Nessun filtro blocca tutto, e un filtro troppo aggressivo crea un problema diverso: le email di lavoro che non arrivano, che in un’azienda costano più dello spam che passa. La configurazione è un equilibrio, e va rivista quando cambia il modo di lavorare.
Che cosa ferma, e che cosa non fermerà mai
Un filtro moderno intercetta con buona efficacia la posta indesiderata di massa e gli allegati chiaramente pericolosi. È necessario e va tenuto, ma è importante sapere dove finisce la sua competenza.
Non fermerà mai il messaggio che arriva da una casella legittima compromessa, dentro una conversazione già iniziata, senza allegati e senza collegamenti sospetti — cioè esattamente la forma di attacco più efficace. Non c’è niente di tecnicamente anomalo da rilevare: c’è una frase che chiede di cambiare un IBAN.
Per questo il filtro va accompagnato da due cose che non sono software: il secondo fattore, che rende inutili le credenziali rubate, e la regola di verifica su canale diverso per tutto ciò che riguarda pagamenti.
Perché conta per un’azienda
La posta è la via d’ingresso della maggior parte degli incidenti aziendali. Il filtro riduce il numero di occasioni in cui qualcuno deve decidere se fidarsi, e meno occasioni significano meno errori.
L’errore che vediamo più spesso
Controllate chi guarda la quarantena. In molte aziende nessuno la apre mai, e le email legittime bloccate restano lì finché il mittente non telefona per chiedere perché non avete risposto.