Le prime ore contano più di tutto il resto
Quasi tutti i recuperi che falliscono non falliscono in laboratorio: falliscono in azienda, nelle prime ore, con tentativi fatti in buona fede da chi vuole rimettere in marcia la produzione. Un disco che fa rumore e viene riacceso cinque volte. Un RAID degradato messo in ricostruzione di sabato. Un programma scaricato al volo e fatto scrivere sullo stesso supporto da salvare.
Se il problema è in corso, l’ordine giusto è questo:
- Spegni. Ogni avvio su un supporto con un danno fisico può rendere definitivo un problema recuperabile.
- Non ricostruire il RAID. Su un array già degradato è il momento di massimo stress per i dischi superstiti.
- Non installare niente sul disco malato, e non usare software che scrivono sul supporto da salvare.
- Non aprire il disco. L’interno si maneggia in ambienti controllati; aperto su un banco si contamina in pochi secondi.
- Chiama. Il primo consiglio non si paga ed è spesso quello che salva i dati.
Perché in provincia di Brescia i dischi si guastano di più
È una cosa che notiamo con regolarità e che ha una spiegazione fisica, non una sfortuna: molti computer e piccoli server bresciani vivono in reparto, non in ufficio. Polvere di lavorazione, vibrazioni delle presse, sbalzi termici fra il turno e la notte, alimentazione disturbata dagli avviamenti dei motori. Sono tutte condizioni che accorciano la vita dei dischi meccanici, e che nessuno considera finché il disco non cede.
Il caso tipico è il computer di bordo macchina o il piccolo server di reparto: comprato per un’esigenza precisa, mai inserito nell’inventario, mai incluso nei backup. Quando si ferma, si scopre che conteneva i programmi macchina di dieci anni.
Che cosa perdono davvero le aziende bresciane
- Il server di produzione con il RAID degradato. L’avviso c’era da settimane su una console che nessuno guardava.
- Il NAS di reparto. Comprato per fare spazio, diventato negli anni l’archivio di fatto di disegni, programmi macchina e documenti di collaudo, e rimasto fuori dai backup.
- Gli storici di macchina e i dati di collaudo. Servono per la tracciabilità verso il committente, e la loro assenza si scopre durante un audit.
- Le macchine virtuali che non ripartono. Volumi corrotti, snapshot incatenati per mesi, spazio esaurito nel momento peggiore.
- La cifratura da ransomware. Non è un guasto ma un attacco: la prima mossa è isolare, non ripristinare. Ne parliamo nella pagina sulla sicurezza informatica.
Come lavoriamo
Prima la diagnosi, poi il preventivo. La valutazione dice che tipo di danno c’è - logico, elettronico o meccanico - cosa è recuperabile e con quale probabilità.
Laboratori europei per i danni fisici. Quando il danno è meccanico servono ambienti controllati e attrezzature specialistiche: ci appoggiamo a uno dei principali operatori europei del settore.
Riservatezza definita prima. Ruoli, catena di custodia e trattamento si stabiliscono all’inizio, nel rispetto del GDPR, non a lavoro finito.
Poi va affrontata la domanda vera
Nelle aziende che ci chiamano per un’emergenza la copia di sicurezza quasi sempre c’era: viveva sulla stessa rete dei dati che doveva proteggere, oppure non era mai stata provata, oppure copriva i file ma non le macchine virtuali. In fabbrica c’è un quarto caso ricorrente: il computer di reparto che nessuno aveva mai inventariato, e che intanto era diventato l’unico posto dove stavano certi dati.
Una copia fuori sede non modificabile, con prove di ripristino periodiche, costa una frazione di un recupero.
Chi siamo
Xion IT Group ha vent’anni di attività e oltre 500 organizzazioni sotto contratto. Il recupero dati lo facciamo anche per aziende che non hanno un contratto con noi.
Vedi anche il servizio di recupero dati, l’assistenza informatica a Brescia e l’azienda informatica a Brescia.
Se il problema è in corso
Chiamaci prima di provare qualsiasi altra cosa. Il primo consiglio non si paga, ed è quello che decide se i dati si recuperano.