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Data breach: cosa fare in azienda

Il termine decorre da quando ve ne accorgete, non da quando è successo. E non tutte le violazioni si notificano.

In breve

Una violazione di dati personali va notificata al Garante entro settantadue ore da quando se ne acquisisce consapevolezza, ma solo se comporta un rischio per le persone: un portatile smarrito con il disco cifrato può concludersi diversamente. La valutazione va comunque fatta e documentata, e il registro delle violazioni si tiene anche per gli episodi che si decide di non notificare.

Non è solo l'attacco informatico

Una email all'indirizzo sbagliato, un portatile perso, un allegato in copia a tutti. Sono violazioni e vanno valutate.

Settantadue ore da quando ve ne accorgete

Non da quando è avvenuta. Ed è un termine per notificare, non per aver risolto: si può integrare dopo.

La cifratura cambia l'esito

Un dispositivo perso con il disco cifrato rende i dati incomprensibili, e questo pesa nella valutazione del rischio.

Non è solo l’attacco informatico

È l’equivoco che fa perdere più tempo nel momento peggiore. «Violazione di dati personali» significa distruzione, perdita, modifica o divulgazione non autorizzata di dati personali — e nella casistica reale una parte importante degli episodi non ha niente a che vedere con un attacco.

Tutte queste vanno valutate con lo stesso metro di un attacco informatico. La differenza la fa il rischio per le persone, non la spettacolarità dell’evento.

La cifratura cambia l’esito, davvero

È uno dei pochi casi in cui una misura tecnica semplice riduce direttamente un obbligo.

Un portatile aziendale smarrito senza cifratura è una violazione con un rischio concreto: chiunque lo trovi può leggere i dati. Lo stesso portatile con il disco cifrato rende quei dati incomprensibili, e questo pesa in modo decisivo nella valutazione del rischio.

Vale la pena dirlo esplicitamente perché è un argomento pratico più convincente di molti altri: cifrare i dispositivi non è un adempimento in più, è ciò che trasforma la perdita di un oggetto in una notifica che si può evitare.

Le settantadue ore, spiegate senza allarmismo

Il termine decorre da quando si acquisisce consapevolezza, non da quando è avvenuta. Ed è un termine per notificare, non per aver risolto: la notifica può essere scaglionata, integrando le informazioni man mano che si ricostruisce l’accaduto.

Il problema vero non è il termine: è arrivarci con informazioni sufficienti. Senza preparazione le prime settantadue ore si passano a capire cosa sia successo, e la notifica si fa incompleta o non si fa affatto.

Tre cose la rendono gestibile, e si preparano quando non serve:

Sapere quali dati stanno dove. È esattamente ciò che serve per dire se la violazione riguarda dati personali e quali. È anche il motivo pratico per cui il registro dei trattamenti va tenuto aggiornato invece di essere compilato una volta e archiviato.

Avere i registri attivi. Senza tracce non si ricostruisce l’accaduto, e senza ricostruzione non si può dire con onestà quali dati siano stati coinvolti.

Sapere chi decide. Chi valuta il rischio, chi firma la notifica, chi parla con le persone coinvolte. Senza questi nomi decisi prima, si perde tempo proprio quando non ce n’è.

Non tutto si notifica, ma tutto si valuta

Va notificata all’autorità la violazione che comporta un rischio per i diritti e le libertà delle persone. Se il rischio è improbabile, si può non notificare.

Ma la valutazione va fatta e va documentata, perché il principio di responsabilizzazione chiede di poter dimostrare le scelte, non soltanto di averle fatte. È qui che entra il documento che quasi nessuna azienda tiene: il registro delle violazioni, che raccoglie tutti gli episodi — anche quelli non notificati — con la motivazione della decisione presa.

È la prima cosa che viene chiesta se in seguito emerge un problema collegato, ed è anche quella che distingue un’azienda che ha valutato da una che non si è accorta.

Quando vanno informate anche le persone

Quando il rischio è elevato, oltre all’autorità vanno avvisati gli interessati, senza ingiustificato ritardo. È il passaggio con l’impatto reputazionale maggiore, e va preparato prima: il testo di quella comunicazione si scrive male sotto pressione, in un momento in cui l’azienda ha dieci urgenze contemporaneamente.

Il resto

Vedi anche l’incident response per la sequenza tecnica delle prime ore, la consulenza GDPR per gli adempimenti a monte e GAPOFF, dove il registro delle violazioni è un modulo invece che un file che nessuno riapre.

Il primo passo

Se una violazione è in corso, chiamateci prima di toccare i sistemi. Se invece volete arrivarci preparati, la valutazione di cosa manca — registri, inventario, procedura, nomi — è gratuita e senza impegno.

Domande frequenti

Che cosa conta come violazione di dati personali?

Distruzione, perdita, modifica o divulgazione non autorizzata di dati personali. La parola fa pensare all'attacco informatico, ma nella casistica reale una parte importante degli episodi è molto più banale: una email con l'elenco clienti inviata all'indirizzo sbagliato, un allegato mandato in copia visibile invece che nascosta, un portatile smarrito, un archivio cartaceo lasciato accessibile, un disco di backup perso.

Da quando decorrono le settantadue ore?

Da quando si acquisisce consapevolezza della violazione, non da quando è avvenuta. Ed è un termine per notificare, non per aver risolto tutto: la notifica può essere scaglionata, integrando le informazioni man mano che si ricostruisce l'accaduto. Il problema pratico non è il termine ma arrivarci con informazioni sufficienti, e questo dipende da cosa era stato preparato prima.

Tutte le violazioni vanno notificate?

No. Va notificata all'autorità quella che comporta un rischio per i diritti e le libertà delle persone. Se il rischio è improbabile - il caso tipico è il dispositivo smarrito ma con il disco cifrato - si può non notificare. Ma la valutazione va fatta e documentata comunque, perché il principio di responsabilizzazione chiede di poter dimostrare le scelte, non solo di averle fatte.

Quando vanno informate anche le persone coinvolte?

Quando la violazione comporta un rischio elevato per i loro diritti, e in quel caso la comunicazione va fatta senza ingiustificato ritardo. È il passaggio con l'impatto reputazionale maggiore ed è quello per cui conviene essere preparati prima, perché va scritto in un momento in cui l'azienda ha altre urgenze.

Serve tenere un registro anche se non notifichiamo?

Sì, ed è la parte che quasi nessuno tiene. Il registro delle violazioni va mantenuto per tutti gli episodi, compresi quelli che si decide di non notificare, con la motivazione della decisione. È il documento che dimostra di aver valutato, ed è la prima cosa che viene chiesta se in seguito emerge un problema collegato.

Se sta succedendo adesso, scriveteci subito

Nelle prime ore le decisioni pesano più degli strumenti: che cosa isolare, che cosa conservare come prova, chi avvisare ed entro quando. Descriveteci cosa sta accadendo.