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Il metodo Xion

Prima si guarda, poi si decide, poi si fa - e quello che si fa resta scritto. Vale per un contratto di assistenza come per un progetto.

In breve

Xion lavora sempre nello stesso ordine, indipendentemente dalla dimensione del lavoro: prima si fotografa l'esistente senza toccare niente, poi si decidono le priorità con i costi davanti, poi si esegue a blocchi con un risultato utile alla fine di ognuno. Chi progetta resta e mantiene, e la documentazione dei vostri sistemi è vostra dal primo giorno, non alla fine del rapporto.

Prima si fotografa

Un preventivo fatto senza sapere quali dipendenze esistono è una stima, e le stime sbagliano nel punto peggiore.

Si esegue a blocchi

Un risultato utile alla fine di ogni passo, con un percorso di ritorno. Nessun progetto che chiede mesi di fiducia.

Chi progetta resta

La stessa squadra realizza, documenta e mantiene. È la differenza fra chi consiglia e chi risponde di ciò che ha consigliato.

Lo stesso ordine, dalla postazione al progetto

Il metodo non cambia con la dimensione del lavoro. Vale per la sostituzione di un computer come per il rifacimento della rete di uno stabilimento, e ha quattro momenti.

1. Prima si fotografa, senza toccare niente

Il primo passo non è prendere il controllo: è capire cosa c’è. Server, postazioni, rete, accessi, backup, contratti in corso e scadenze — e soprattutto come le cose dipendono l’una dall’altra.

Sembra un passaggio burocratico ed è quello che evita l’errore più costoso del mestiere: scoprire una dipendenza il giorno dello spegnimento. Nella maggior parte delle aziende nessuno sa dire con precisione cosa si ferma spegnendo un certo server, e quella conoscenza non esce da un colloquio commerciale.

Ne esce un documento che è vostro dal primo giorno, anche se poi decideste di non proseguire.

2. Poi si decide con i numeri davanti

Priorità, costi, tempi e un ordine di esecuzione. Il numero da cui tutto dipende è quasi sempre lo stesso e quasi nessuno l’ha calcolato: quanto costa un’ora di fermo per la vostra azienda. Da lì escono i due parametri che guidano ogni scelta di infrastruttura — quanto lavoro potete permettervi di rifare e quante ore potete stare fermi.

Senza quel numero, ogni proposta è una scelta di gusto: di solito sovradimensionata dove non serve e insufficiente dove conta.

In questa fase capita di concludere che non serve fare niente, o che serve molto meno di quanto era stato proposto. Lo diciamo.

3. Poi si esegue a blocchi

Mai tutto insieme. Ogni blocco ha un risultato utile alla fine, una finestra concordata e un percorso di ritorno se qualcosa non va come previsto.

Nelle aziende con produzione o con turni questo non è un vezzo organizzativo: è l’unico modo di lavorare senza fermare nulla. Un progetto che chiede all’azienda di stare ferma per essere realizzato è un progetto disegnato male.

Nei passaggi di fornitore vale lo stesso principio, per strati: prima monitoraggio e helpdesk, che si affiancano senza spegnere niente; poi sicurezza e copie; per ultimi i sistemi che, se toccati male, fermano l’azienda.

4. Poi resta scritto, e resta vostro

Ogni intervento lascia una traccia consultabile: cosa è successo, cosa è stato fatto, quanto è durato. Configurazioni, schemi e credenziali sono documentati e consegnabili anche alla fine del rapporto.

Non è una gentilezza: è il patrimonio tecnico della vostra azienda. Un fornitore che tiene per sé la mappa dei vostri sistemi non vi sta proteggendo, vi sta legando — e questa frase vale anche quando il fornitore siamo noi.

Le tre domande che consigliamo di fare a chiunque

Le mettiamo per iscritto perché reggono anche puntate contro di noi.

Quante persone rispondono davvero al telefono? Non quante compaiono sul sito. La risposta arriva in due secondi o non arriva.

Cosa succede quando il mio referente non c’è? Se è «la richiamo quando rientra», il presidio non esiste. Se è «chiunque prende in carico, perché la vostra configurazione è documentata», esiste.

La documentazione dei miei sistemi è mia? Una risposta vaga è già una risposta.

Le altre sette stanno nel test sul fornitore attuale e nella guida su come si sceglie un partner informatico.

Come si vede il metodo, in concreto

Abbiamo raccolto sei situazioni ricorrenti — dichiarate per quello che sono, cioè ricorrenze e non clienti singoli — dove si vede cosa troviamo entrando in un’azienda per la prima volta, cosa facciamo e in quale ordine.

Il primo passo

Una visita di valutazione: un consulente guarda com’è messa l’infrastruttura, dice cosa ha senso fare e lascia una fotografia scritta con le priorità. Gratuitamente e senza impegno, anche se poi decidete di non cambiare niente.

Domande frequenti

Perché insistete tanto sull'assessment iniziale?

Perché è il passaggio che evita l'errore più caro di questo mestiere, cioè scoprire una dipendenza il giorno dello spegnimento. Nella maggior parte delle aziende nessuno sa dire con precisione cosa si ferma spegnendo un certo server, e quella conoscenza non si ricava da un colloquio commerciale. Costa poche giornate e produce quasi sempre la prima mappa vera che l'azienda abbia avuto.

Che cosa vuol dire che la documentazione è nostra dal primo giorno?

Che schemi di rete, configurazioni degli apparati, credenziali e storia degli interventi sono consultabili da voi mentre il rapporto è in corso, non consegnati alla fine come cortesia. È il patrimonio tecnico della vostra azienda: un fornitore che lo tiene per sé non vi sta proteggendo, vi sta legando - e vale anche per noi.

Perché lavorate a blocchi invece che a progetto unico?

Perché riduce il rischio per entrambi. Se dopo il primo blocco il valore non si vede, ci si ferma avendo speso poco invece di scoprirlo a progetto finito. E perché nelle aziende reali, soprattutto dove c'è produzione, non esiste un momento in cui tutto si può fermare per settimane.

Capita che consigliate di non fare niente?

Sì, e capita più spesso di quanto sembri. In una visita di valutazione la conclusione può essere che l'infrastruttura regge, che il fornitore attuale sta facendo un buon lavoro o che la spesa proposta da qualcun altro è sovradimensionata. Lo diciamo, perché il rapporto che vogliamo dura anni e non regge su una vendita fatta forzando.

Che cosa succede quando qualcosa va storto?

Ogni intervento a blocchi prevede un percorso di ritorno definito prima, quindi si torna indietro senza improvvisare. E ogni intervento resta scritto, il che significa che l'analisi di cosa è successo si fa sui fatti e non sui ricordi. Non promettiamo che non succeda mai: promettiamo che sia previsto.

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