Molte aziende lo hanno attivato in emergenza e non lo hanno mai riprogettato. Le configurazioni nate per durare qualche settimana sono ancora in produzione anni dopo: desktop remoti esposti su Internet, accessi senza secondo fattore, dati che risiedono sui computer di casa.
Farlo bene richiede tre cose: un accesso cifrato con autenticazione forte, dati che restano sui sistemi aziendali invece che sui dispositivi personali, e la possibilità di sapere chi ha effettivamente accesso e da dove.
Le tre configurazioni che troviamo, dalla peggiore alla migliore
Quasi tutte le aziende hanno attivato il lavoro da remoto in emergenza e non lo hanno mai riprogettato. Le configurazioni che sopravvivono da allora sono riconoscibili.
Desktop remoto esposto su Internet
La porta di accesso remoto aperta direttamente verso l’esterno, senza secondo fattore. Viene trovata da scansioni automatiche nel giro di ore ed è la via d’ingresso più comune dei ransomware. Va corretta prima di qualunque altra cosa.
VPN senza secondo fattore
Meglio della precedente perché il traffico è cifrato e la superficie è ridotta, ma una credenziale rubata apre comunque tutto. È il caso più diffuso e il più semplice da migliorare.
Accesso con identità verificata e dispositivi noti
Secondo fattore, dispositivi censiti e permessi limitati a ciò che serve. I dati restano sui sistemi aziendali invece che sui computer di casa, quindi non se ne vanno con chi cambia lavoro.
Il problema che nessuno affronta: dove finiscono i dati
La discussione sul lavoro da remoto si concentra sull’accesso e trascura la destinazione. Se una persona scarica documenti sul proprio computer di casa per lavorarci comodamente, quei documenti restano lì: fuori dai backup, fuori dal controllo degli accessi e fuori dall’azienda il giorno in cui quella persona cambia lavoro.
La soluzione non è vietare, perché le persone continuano a farlo per necessità pratiche. È rendere più comodo lavorare sui sistemi aziendali che scaricare: prestazioni adeguate sull’accesso remoto e strumenti che non costringano a fare copie locali per essere usabili.
Perché conta per un’azienda
È diventato un elemento di attrattività verso il personale, e insieme il punto in cui il perimetro aziendale si è allargato senza che nessuno lo ridisegnasse.
L’errore che vediamo più spesso
Se qualcuno lavora da casa collegandosi a un desktop remoto raggiungibile direttamente da Internet, quella è la vulnerabilità più grave dell’azienda, e va corretta prima di qualunque altra cosa.