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GDPR per studi medici e dentistici

I dati sulla salute sono categorie particolari, e questo alza il livello richiesto in tre punti precisi.

In breve

In uno studio medico i dati trattati sono categorie particolari, e questo cambia tre cose concrete: le misure di sicurezza devono essere proporzionate a un rischio alto, la valutazione d'impatto diventa necessaria più spesso di quanto si creda, e la soglia per informare i pazienti in caso di violazione è più bassa. Xion mette insieme la parte documentale e le configurazioni che la reggono.

Accessi individuali, non condivisi

Con dati sulla salute, non poter dire chi ha consultato una cartella è un problema serio, non una formalità.

I dispositivi diagnostici sono computer

Ecografi, radiologici e analizzatori hanno sistemi operativi che il costruttore non aggiorna. Vanno isolati, non ignorati.

Documenti e configurazioni insieme

Le misure adeguate non sono un capitolo del manuale: sono permessi, cifratura e backup che si ripristinano.

Perché con i dati sanitari cambia il livello

I dati che tratta uno studio medico o dentistico non sono dati personali qualunque: sono categorie particolari, e il Regolamento chiede per loro un trattamento diverso. In pratica cambiano tre cose.

Le misure di sicurezza devono essere proporzionate al rischio, e con la salute il rischio è alto per definizione. Significa accessi individuali e non condivisi, cifratura dei dispositivi, tracciamento di chi consulta cosa. Non sono raffinatezze: sono il minimo proporzionato.

La valutazione d’impatto diventa necessaria più spesso, perché il trattamento su larga scala di dati sanitari è fra i casi indicati. Poliambulatori e centri diagnostici ci ricadono più spesso di quanto immaginino.

La soglia per informare le persone in caso di violazione è più bassa. Quando sono coinvolti dati sulla salute, l’ipotesi di dover avvisare i pazienti oltre all’autorità va presa sul serio, non liquidata.

L’utente condiviso è il problema più diffuso

In quasi tutti gli studi che visitiamo il gestionale si apre con un solo accesso, usato da tutti. È comodo, ed è insostenibile con dati sanitari.

Il motivo non è formale. Senza accessi individuali non si può dire chi ha consultato la cartella di un paziente, quindi non si può rispondere a una contestazione, non si può limitare l’accesso a chi ha davvero necessità di conoscere, e non si può accorgersi di una consultazione impropria. È anche uno degli interventi più semplici da fare, e uno di quelli che spostano di più il rischio.

Allo stesso principio appartiene la revoca: quando un collaboratore lascia lo studio, il suo accesso va chiuso. Con un utente condiviso non c’è niente da chiudere, e la password che quella persona conosce resta valida.

I dispositivi diagnostici sono il punto meno presidiato

Un ecografo, un sistema radiologico, un analizzatore hanno dentro un computer con un sistema operativo — e quel sistema è quasi sempre vecchio, perché il costruttore certifica quella versione e nient’altro.

Aggiornarlo non si può senza perdere la certificazione. Toglierlo dalla rete nemmeno, perché deve mandare le immagini al sistema di refertazione. La risposta corretta è isolarlo: il dispositivo resta dov’è e continua a lavorare, ma in una porzione di rete separata con regole precise su cosa può raggiungere e da chi può essere raggiunto.

È l’intervento che riduce di più il rischio in una struttura sanitaria, si fa senza fermare nulla, e nella maggior parte degli studi che visitiamo non è stato fatto.

Le immagini diagnostiche sono il dato più pesante e più fragile

Sono il tipo di archivio che cresce senza fermarsi, che non si può rifare e che spesso vive su un disco singolo comprato per fare spazio — mai inventariato, mai incluso nei backup.

Le due verifiche da fare subito sono semplici: dove stanno davvero le immagini di tutti i pazienti, e quando è stata provata l’ultima volta la loro rilettura da una copia. La seconda domanda, nella nostra esperienza, riceve quasi sempre la stessa risposta.

Documenti e configurazioni sono la stessa cosa

Gran parte di quello che il Regolamento chiede a uno studio medico non si risolve scrivendo un documento: si risolve configurando. Accessi individuali, permessi per ruolo, dispositivi cifrati, backup verificati, rete separata per i macchinari.

È il motivo per cui trattare la conformità come una pratica del consulente e l’informatica come una faccenda dei tecnici produce due lavori che non si parlano — e perché noi le teniamo insieme, come nella logica di GAPOFF.

Il resto

Vedi anche il GDPR operativo, IT, AI e sicurezza per studi medici e dentistici e la sicurezza informatica per la parte di separazione della rete.

Il primo passo

Una fotografia scritta: quali dati trattate, dove stanno, chi vi accede, come sono protetti i macchinari in rete e se le copie si ripristinano davvero. Gratuitamente e senza impegno.

Domande frequenti

Uno studio medico deve fare la valutazione d'impatto?

Va fatta quando il trattamento può presentare un rischio elevato per i diritti delle persone, e il trattamento su larga scala di dati sulla salute è uno dei casi indicati. Un ambulatorio singolo può ricadere fuori; un poliambulatorio, un centro diagnostico o una struttura con molti professionisti ci ricadono più spesso di quanto pensino. Quando non è chiaro, la posizione prudente è farla in forma sintetica - costa poco tempo e documenta che il rischio è stato valutato.

Serve nominare un DPO?

L'obbligo scatta per chi tratta su larga scala categorie particolari di dati, e la salute lo è. La soglia della larga scala non è definita da un numero preciso e va valutata caso per caso considerando volume, durata ed estensione territoriale. Uno studio dentistico singolo di norma non ci rientra; una struttura poliambulatoriale con più professionisti e un bacino ampio va valutata sul serio.

Possiamo usare un unico accesso al gestionale per tutto lo studio?

È la situazione che troviamo più spesso e non è sostenibile con dati sanitari. Senza accessi individuali non si può dire chi ha consultato la cartella di un paziente, il che rende impossibile sia rispondere a una contestazione sia limitare l'accesso a chi ha davvero necessità di conoscere. È anche l'intervento più semplice da fare e uno di quelli che riducono di più il rischio.

I macchinari diagnostici collegati in rete sono un problema?

Sono computer con sistemi operativi che il costruttore certifica in una versione sola e non aggiorna, quindi restano scoperti per anni. Non si risolve aggiornandoli - si risolve isolandoli in una porzione di rete separata, con regole precise su cosa possono raggiungere. Il macchinario continua a lavorare e a mandare le immagini dove deve, senza essere una porta aperta sul resto.

Un paziente ci chiede i suoi dati. Come rispondiamo?

È un diritto e ha tempi di risposta stabiliti, di norma un mese prorogabile in casi complessi. La difficoltà pratica non è rispondere ma sapere dove stanno tutti i dati di quella persona - cartella nel gestionale, immagini diagnostiche, referti, consensi cartacei, comunicazioni. È esattamente ciò per cui serve un registro dei trattamenti tenuto in modo utile e non compilato una volta e archiviato.

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