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AI per PMI

Il 15,7% delle piccole e medie imprese italiane usa l'intelligenza artificiale. Il problema non è convincersi che serva: è sapere da dove cominciare.

Si parte dai processi, non dagli strumenti

La domanda utile non è quale AI comprare, ma quale attività ripetitiva vi costa più ore ogni settimana.

Prima un caso solo, misurato

Un progetto pilota su un processo con un risultato verificabile vale più di una piattaforma acquistata per tutta l'azienda.

Le regole prima degli strumenti

In quasi tutte le aziende qualcuno usa già l'AI per conto suo. Il primo lavoro è sapere cosa succede, non vietarlo.

Il mercato è a metà del guado, e questo è il momento utile

Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Era l’8,2% nel 2024 e il 5,0% nel 2023: la quota è più che triplicata in due anni. Ma fra le piccole e medie imprese si ferma al 15,7%, contro il 53,1% delle grandi.

Quel divario è la fotografia esatta della situazione: l’AI non è più una scommessa da laboratorio, ma nelle PMI è appena cominciata. E la ragione principale non è il costo. L’Istat rileva che la mancanza di competenze adeguate frena l’adozione in quasi il 60% dei casi — cioè il problema non è convincersi che serva, è sapere da dove partire senza fare danni.

(Fonte: Istat, «Imprese e ICT», anno 2025.)

Da dove si comincia: dai processi, non dagli strumenti

È l’errore più diffuso e il più costoso: si sceglie prima lo strumento, poi si cerca a cosa farlo servire. Finisce quasi sempre con una licenza pagata e nessuno che la usa.

L’ordine che funziona è l’opposto. Si parte da una domanda concreta: quali attività ripetitive consumano più ore ogni settimana? Nella maggior parte delle PMI l’elenco è sorprendentemente simile.

Poi si verifica quali di queste hanno dati già disponibili in forma utilizzabile, perché è lì che l’AI produce un risultato in settimane invece che in mesi. Da questi due elenchi esce una priorità basata su impatto e fattibilità.

Un caso solo, misurato, prima di tutto il resto

La cosa più utile che una PMI può fare è scegliere un processo solo e portarlo a un risultato verificabile. Non per prudenza: perché è l’unico modo di sapere se funziona nella vostra azienda con i vostri dati.

Un progetto pilota ben impostato ha tre caratteristiche: un processo definito con un confine chiaro, una misura di partenza — quante ore ci si mette oggi — e una data entro cui si guarda il risultato. Se il numero non si muove, si è imparato qualcosa spendendo poco. Se si muove, si estende con l’esperienza già fatta.

L’alternativa — comprare una piattaforma per tutta l’azienda prima di aver verificato un solo risultato — è il modo più rapido per trasformare l’AI in una voce di costo senza contropartita.

Quello che va messo in ordine prima

È la parte che nessuno racconta e che decide la riuscita più della tecnologia.

I documenti. Un assistente che cerca negli archivi aziendali funziona se gli archivi hanno una logica. Se stanno in cartelle accumulate in dieci anni con criteri diversi, il primo lavoro è quello — e vale comunque.

Gli accessi. Se l’AI cerca in tutto quello che c’è, restituisce a chiunque cose che non dovrebbe vedere. I permessi devono essere quelli della persona, non quelli del sistema.

Le regole. Cosa si può immettere e cosa no, chi verifica i risultati. Una pagina letta vale più di un documento lungo archiviato.

Qualcuno la sta già usando, in azienda

È la situazione che troviamo praticamente ovunque: nessuna decisione aziendale, ma qualcuno che incolla un documento in un servizio gratuito per farselo riassumere. Non è disobbedienza — è un bisogno reale a cui l’azienda non ha ancora dato risposta.

Vietare senza sostituire sposta il fenomeno invece di eliminarlo. Il metodo che funziona è censire, sostituire, poi chiudere: sapere quali strumenti sono in uso, offrirne uno ufficiale che faccia lo stesso lavoro senza far uscire i dati, e solo a quel punto togliere l’alternativa.

Questo lavoro serve anche per un’altra ragione: il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è pienamente applicabile e chiede, fra le altre cose, che chi usa questi sistemi sappia quali sono e che le persone che li adoperano abbiano una formazione adeguata. Ne parliamo in AI Act, GDPR e governance dell’AI.

Il resto

Vedi anche la consulenza AI per aziende, l’automazione dei processi, lo sviluppo software su misura quando l’automazione richiede uno strumento che non esiste, e le PMI per la parte di infrastruttura.

Il primo passo

Un’analisi dei processi: dove si perdono più ore, quali attività si prestano davvero e quali no, e che cosa conviene mettere in ordine prima. Gratuitamente e senza impegno.

Domande frequenti

Quante PMI italiane usano davvero l'intelligenza artificiale?

Secondo l'Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, in crescita dall'8,2% del 2024 e dal 5,0% del 2023. Fra le piccole e medie imprese la quota è del 15,7%, mentre fra le grandi arriva al 53,1%. Il divario dice due cose - che il fenomeno è reale e che nelle PMI è appena cominciato.

Da dove si comincia, concretamente?

Non dalla scelta dello strumento. Si comincia elencando le attività ripetitive che consumano più ore ogni settimana - smistare documenti in arrivo, rispondere alle stesse domande, ribattere dati da un sistema all'altro, cercare informazioni sparse - e verificando quali di queste hanno dati già disponibili in forma utilizzabile. Da lì esce una priorità basata su impatto e fattibilità, non su suggestione.

Quanto costa introdurre l'AI in una piccola impresa?

Dipende da cosa si vuole ottenere, ma la voce che pesa di più non è quasi mai la licenza dello strumento - è il lavoro di mettere in ordine i dati e i processi su cui deve lavorare. Un progetto pilota su un caso d'uso singolo è alla portata di una PMI; una piattaforma acquistata per tutta l'azienda prima di aver verificato un solo risultato è il modo più rapido per spendere male.

Serve avere i dati in ordine prima di cominciare?

In buona parte sì, ed è la ragione principale per cui i progetti falliscono. Un assistente che cerca nei documenti aziendali funziona se i documenti sono archiviati con criterio; se stanno in cartelle accumulate in dieci anni con logiche diverse, il primo lavoro utile è quello. Vale comunque, con o senza AI - ed è anche il motivo per cui l'Istat rileva che la mancanza di competenze adeguate frena l'adozione in quasi il 60% dei casi.

I dipendenti la stanno già usando?

Quasi certamente sì, ed è la situazione che troviamo in quasi tutte le aziende che visitiamo - qualcuno incolla documenti in un servizio gratuito per farseli riassumere. Vietare senza dare un'alternativa non funziona, perché quel bisogno è reale. Il metodo che funziona è censire cosa si usa, dare uno strumento ufficiale che faccia lo stesso lavoro in sicurezza, e solo dopo chiudere l'alternativa.

Quali vostri processi meritano davvero l'AI?

Prima di scegliere uno strumento conviene sapere quali attività lo giustificano e quali dati sono pronti. La prima valutazione è gratuita e senza impegno.