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Mercoledì, 22 Maggio 2019 11:46

Google Glass Enterprise Edition 2: 999 dollari

C'erano una volta i Google Glass. Gli addetti ai lavori ben ricorderanno il modo in cui il dispositivo incarnò una particolare idea di futuro, di tecnologia indossabile, di chimera wearable. Poi però una lunga serie di colli di bottiglia incanalò il progetto verso il fallimento della fase sperimentale e i Google Glass finirono parzialmente nel dimenticatoio. Non del tutto, però: una versione Enterprise continuò a tenere vivo il fuoco sotto la brace ed oggi Mountain View arriva ad annunciarne la seconda edizione: Google Glass Enterprise Edition 2.

Il prezzo previsto è confermato a 999 dollari, ma la vendita è prevista soltanto ad aziende partner.

Google Glass Enterprise Edition 2

L’Enterprise Edition è una versione dei Google Glass pensata per applicazioni particolari, incentrate sull’area business, così da velocizzare ed ottimizzare il lavoro grazie ad un compendio tecnologico alle funzioni quotidiane. Indossare un occhiale intelligente significa averne le potenzialità sempre alla portata, il tutto mantenendo però libere le mani per l’operatività tradizionale.

Google Glass

La nuova versione introduce pertanto tutta una serie di miglioramenti alla release antecedente, così da evolverne il progetto senza modificare granché né il concept, né il design. La novità principale è anzitutto sotto la scocca: la seconda versione prevede infatti l’uso della piattaforma Qualcomm Snapdragon XR1 (inclusiva di Qualcomm Quad Core da 1.7GHz), con la quale è possibile mettere a disposizione delle applicazioni una maggior potenza di calcolo ed un motore di intelligenza artificiale. 3GB di memoria inclusa, connettività Bluetooth 5.x.

Altra novità è insita nella fotocamera, potenziata al fine di migliorare la qualità delle immagini e la capacità di riconoscimento di volti, oggetti, ambienti e quant’altro. Il sensore giunge a 8MP, mentre il display per la proiezione delle immagini raggiunge una dimensione pari a 640×360. Del tutto importante sono anche la maggiorata capacità della batteria (820mAh) e l’introduzione di una USB Type-C che consente la ricarica rapida del dispositivo. Il tutto racchiuso in un paio di occhiali del peso di 46 grammi.

Quel che è lecito chiedersi è se l’Enterprise Edition possa o meno essere una via laterale con la quale proseguire il percorso di sviluppo di quella che fu la chimera dei primi Google Glass. La risposta ancora non ce l’abbiamo: sia pur se evoluta, la tecnologia dei Glass rimane lontana dal grande sogno incarnato nella prima edizione ed i campi di applicazione consumer ancora sembrano lontani dal poter spianare la strada ad un utilizzo consumer su vasta scala. Google dimostra comunque di credere nel progetto, tanto da continuare ad evolverlo in attesa che la miniaturizzazione e lo sviluppo di nuovi strumenti possano trasformare i Glass in qualcosa da indossare con disinvoltura per fondere definitivamente la propria dimensione materiale con la propria dimensione immateriale.

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A qualche ora di distanza dalla deflagrazione della bomba mediatica relativa alla decisione che di fatto impedirà all’azienda di acquisire e impiegare tecnologia di provenienza statunitense, il numero uno di Huawei interviene e con tutta calma afferma che il gruppo non si farà trovare impreparato. Ren Zhengfei, fondatore e CEO del colosso cinese, ha parlato alla stampa nel corso di una conferenza andata in scena a Shenzhen, nel quartier generale dell’azienda.

Huawei-USA: parla il CEO Ren Zhengfei

La decisione degli Stati Uniti non modificherà i piani della società né andrà a impattare in modo serio sui programmi finalizzati alla distribuzione di prodotti e all’erogazione di servizi. La sostenibilità del core business non è a rischio, non solo in relazione alla vendita degli smartphone, ma anche alla fornitura di infrastrutture della rete, in particolare quelle destinate ai network 5G. Riportiamo di seguito le parole di Ren (74 anni), solitamente poco propenso a rilasciare interviste, ma nell’ultimo periodo comparso più volte di fronte ai microfoni, anche in seguito all’arresto della figlia Meng Wanzhou in territorio canadese, accusata di frode e violazione delle sanzioni commerciali.

In un momento tanto critico, sono grato alle aziende statunitense per aver contribuito molto allo sviluppo di Huawei e per aver mostrato la loro coscienziosità in merito alla vicenda. Da quel che so, le aziende statunitensi si sono impegnate per convincere il governo USA a lasciarle cooperare con Huawei. Abbiamo sempre bisogno di chipset realizzati negli Stati Uniti.

Ren Zhengfei, co-fondatore e CEO di Huawei

 

Il business legato al 5G

Facendo riferimento a quanto riportato da Reuters, il CEO è fermamente convinto della superiorità del gruppo rispetto ai concorrenti per quanto concerne le apparecchiature 5G, tanto da aver affermato che gli altri player del mercato non avrebbero in ogni caso modo di raggiungere un simile livello di sviluppo tecnologico almeno per i prossimi due o tre anni. Ha inoltre aggiunto che il governo USA, stando al suo parere, avrebbe sottostimato le capacità di Huawei.

Nelle ore scorse è giunta notizia di un provvedimento che posticipa di 90 giorni il ban imposto con l’inserimento di Huawei nella Entity List statunitense. Ciò significa che l’azienda potrà continuare a far affidamento sulla collaborazione con le realtà americane almeno fino al 19 agosto. Ne beneficeranno anche gli utenti, poiché l’immediata sospensione della licenza Android avrebbe causato l’impossibilità di ottenere in tempi brevi i prossimi aggiornamenti del sistema operativo così come le patch di sicurezza.

I familiari del CEO Huawei usano iPhone

Chiudiamo con una curiosità: in merito al business legato agli smartphone, capace di trainare verso l’alto i risultati finanziari dell’ultima trimestrale, Ren ha affermato che non è necessario acquistare un dispositivo Huawei per sostenere il gruppo. I suoi stessi familiari utilizzano un iPhone da lungo tempo. Ricordiamo che di recente il produttore cinese ha proposto ad Apple la fornitura dei modem 5G da integrare nei suoi prossimi telefoni.

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L'avvento dei network 5G promette di portare con sé un notevole incremento della banda disponibile per i servizi di connettività mobile così come latenze fortemente ridotte nella comunicazione tra i dispositivi e le infrastrutture del mondo online. C’è però anche chi guarda a queste nuove reti considerando le loro potenziali ripercussioni negative: abbiamo già scritto su queste pagine dei timori legati alla salute e oggi prendiamo in esame quelli relativi alle previsioni meteo.

5G e previsioni meteo

Oltreoceano si discute della possibilità che il 5G arrivi a inficiare l’affidabilità dei modelli matematici impiegati per stabilire che tempo farà, compromettendo la fase di raccolta dei dati e di conseguenza la precisione delle previsioni, fino al 30%. A risentirne la sicurezza nazionale, con tempistiche più ristrette per gestire ad esempio le emergenze legate all’arrivo di un uragano. Di seguito la dichiarazione attribuita a Neil Jacobs della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), agenzia federale statunitense che regola le attività legate a oceanografia, meteorologia e climatologia, intervenuto la scorsa settimana di fronte al Representatives Subcommittee on Environment della Camera dei Rappresentanti USA per discutere della questione.

Se guardate indietro nel tempo a quando la precisione delle previsioni era del 30% inferiore rispetto a oggi, tornerete nel 1980.

I motivi sono da ricercarsi nella scelta, da parte della FCC (Federal Communications Commission), di istituire un bando attraverso il quale gli operatori mobile potranno assicurarsi le frequenze all’interno della banda 24 GHz per l’erogazione dei servizi di connettività. Una decisione contro la quale si sono schierate fin da subito la già citata NOAA, la NASA e la American Meteorological Society.

Network mobile, frequenze e satelliti

La ragione è tecnica: per valutare la concentrazione del vapore acqueo presente nell’atmosfera è impiegato un segnale con frequenza 23,8 GHz, molto vicino a quella assegnata per il 5G. Rischierebbero così di essere compromesso il corretto funzionamento di apparecchiature come i satelliti GOES-R di NOAA o MetOp dell’europea EUMETSAT per formulare le previsioni meteo. Questi risentirebbero dell’interferenza con il segnale emesso dalle antenne dei network mobile, generando di conseguenza informazioni e dati potenzialmente alterati.

Stessa problematica per altre frequenze che la FCC intente assegnare per il 5G: quella 36-37 GHz è impiegata al fine di identificare in anticipo l’arrivo di precipitazioni a carattere piovoso o nevoso, tra 50,2 e 50,4 GHz per la temperatura, tra 80 e 90 GHz per nuvole e ghiaccio. L’obiettivo è quello di giungere a un compromesso che possa soddisfare ambedue le parti, magari limitando la potenza del segnale emesso dai network 5G, così da poter continuare a beneficiare di previsioni meteo affidabili senza porre freno all’innovazione legata ai nuovi servizi di connettività.

La questione non sembra riguardare solo gli USA, ma anche l’Europa. Queste le parole di Tony McNally dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts di Reading, raccolte di recente dalla redazione del Guardian.

Il modo in cui il 5G viene introdotto può seriamente compromettere la nostra capacità di predire le tempeste più serie. In sostanza, potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte. Siamo molto preoccupati.

 

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Lunedì, 20 Maggio 2019 12:36

I chip AMD immuni alle vulnerabilità MDS

La scorsa settimana si è parlato delle vulnerabilità MDS (Microarchitectural Data Sampling) che affliggono gran parte delle CPU sul mercato, con modalità e rischi che richiamano alla mente quelli di Meltdown e Spectre. Oggi la dichiarazione di AMD, che assicura come i propri microprocessori non siano interessati dai problemi, grazie alla dotazione di protezioni integrate a livello hardware.

ZombieLoad non spaventa AMD

Il rilascio delle patch confezionate tra gli altri da Microsoft, Apple, Amazon e Google per evitare che le falle possano compromettere la sicurezza dei sistemi ha causato un decremento delle performance, che nel caso di chip del concorrente Intel arriva, stando ai benchmark condotti su macchine basate su Linux, al 16% in media. Per AMD il rallentamento è ben più contenuto, al 3%. L’incidenza è addirittura maggiore (fino al 50%) se si sceglie di disattivare l’Hyper-Threading delle CPU di Santa Clara, unico metodo ritenuto del tutto efficace per sgombrare il campo da qualsiasi tipo di minaccia. Per i chip del concorrente non è invece necessario disabilitare la tecnologia equivalente, battezzata Simultaneous Multi-Threading.

Secondo il sito Phoronix va così quasi del tutto a colmarsi il gap prestazionaleche separava, ad esempio, l’unità Core i7-8700K di Intel dal processore Ryzen 7 2700X di AMD. Riportiamo di seguito, in forma tradotta, il breve comunicato sulla questione diramato dal produttore di Sunnyvale.

In AMD sviluppiamo i nostri prodotti e servizi con in mente la sicurezza. Sulla base delle nostre analisi e dei confronti con i ricercatori, riteniamo che i nostri prodotti non siano esposti a Fallout, RIDL o all’attacco ZombieLoad, grazie ai controlli delle protezioni hardware presenti nella nostra architettura.

L’analisi condotta non ha dunque permesso di replicare su macchine con hardware AMD gli attacchi legati alle vulnerabilità MDS.

Non siamo stati in grado di dimostrare l’efficacia di questi exploit sui prodotti AMD e non siamo a conoscenza di altri che lo abbiano fatto.

Maggiori informazioni e dettagli di natura tecnica in merito ai sistemi di protezione integrati da AMD nelle sue componenti hardware sono consultabili in un documento pubblicato dal chipmaker.

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In concomitanza con l’ottava edizione del Global Accessibility Awareness Day (16 maggio), Microsoft ha annunciato in che modo intende supportare i progetti legati all’intelligenza artificiale il cui fine è quello di favorire l’accessibilità e l’inclusione. Lo farà mettendo a disposizione delle iniziative più meritevoli l’infrastruttura cloud di Azure e offrendo un sostegno economico.

Microsoft, AI for Accessibility

Il programma AI for Accessibility introdotto nel 2018 ha una durata prevista di cinque anni per la quale il gruppo di Redmond ha stanziato un totale pari a 25 milioni di dollari. A questo giro sono sette i progetti che ne beneficeranno: uno mira a realizzare un dispositivo indossabile che interpretando i micro-movimenti delle mani e delle braccia abilità l’utilizzo di apparecchiature elettroniche per chi ha problemi di mobilità, un altro porterà alla creazione di una sorta di caschetto con sensori in grado di effettuare in tempo reale una elettroencefalografia, caricando poi le informazioni sul cloud e allertando i soccorsi in caso di necessità. Ci sono poi strumenti per il riconoscimento vocale, applicazioni per ciechi o ipovedenti e chatbot basati sull’IA.

Microsoft, il programma AI for Accessibility

Microsoft, dal canto suo, è impegnata ormai da lungo tempo nello sviluppo in prima persona di soluzione e tecnologie con obiettivi del tutto simili. Su queste pagine abbiamo segnalato di recente come l’integrazione della dettatura vocalein Word e OneNote possa costituire un aiuto importante per chi soffre di dislessia e disgrafia. Ancora, le conversazioni Skype possono beneficiare di trascrizioni in tempo reale utili non solo se non si conosce la lingua dell’interlocutore, ma anche per chi ha problemi di udito. Altri player del mercato, come Google, stanno facendo altrettanto.

La direzione intrapresa è quella auspicata anche dall’Unione Europea, che con la recente firma dell’EAA (Atto di Accessibilità Europeo) intende sostenere lo sviluppo di prodotti e servizi sempre più accessibili, destinati sia a chi si trova quotidianamente a fare i conti con una qualche disabilità sia alle persone anziane.

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