Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Tecnologia 5D per salvare dati per miliardi di anni

 

L'archiviazione di informazioni sul lungo periodo è sempre un grande problema, ma con la nuova tecnologia 5D messa a punto dall'Università di Southampton sarà possibile salvare informazioni e rileggerle anche tra miliardi di anni.

Gli scienziati dell'Università di Southampton hanno messo a punto una soluzione per l'archiviazione di dati digitali capace di sopravvivere per miliardi di anni. Il centro di ricerca optoelettronico dell'ateneo ha usato un vetro nanostrutturato per sviluppare un processo di registrazione e lettura di dati digitali in cinque dimensioni (5D) sfruttando un laser a impulsi ultra brevi (femtosecondi).

La codifica avviene in "cinque dimensioni" perché alla grandezza e all'orientamento si aggiunge la posizione tridimensionale delle nanostrutture. Le nanostrutture autoassemblanti cambiano il modo in cui la luce viaggia nel vetro, modificando la polarizzazione della luce che, successivamente, può essere letta grazie alla combinazione di un microscopio ottico e un polarizzatore.

Il piccolo disco in vetro consente di ospitare fino a 360 TB di dati, è termicamentestabile fino a 1000 °C e ha un periodo di vita virtualmente illimitato a temperatura ambiente (13,8 miliardi di anni a 190 °C). Questa tecnologia potrebbe essere l'ideale per archiviare la storia dell'umanità al fine di preservarla con il passare dei secoli.

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Di questa tecnologia avevamo già parlato nel 2013, quando un file di testo da 300 kilobyte fu scritto su tre strati di punti nanostrutturati, separati di 5 micrometri. A distanza di due anni gli scienziati si sono spinti oltre salvando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, La Bibbia di re Giacomo, Scritti di ottica di Netwon e la Magna Carta.

 

Questa tecnologia in passato è stata paragonata ai famosi "cristalli di memoria di Superman". Secondo Peter Kazansky dell'Optoelectronics Research Centre dell'Università di Southampton "è eccitante pensare che abbiamo creato la tecnologia per conservare documenti e informazioni, e archiviarle per le future generazioni. Questa tecnologia può fornire l'ultima prova della nostra civiltà: tutto quello che abbiamo imparato non sarà dimenticato". Il team sta ora cercando partner industriali per sviluppare ulteriormente la tecnologia e commercializzarla.

 

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Venerdì, 19 Febbraio 2016 15:00

Gmail segnala le mail senza crittografia

Gmail segnala le mail senza crittografia

 

Se le mail che inviamo e riceviamo non sono crittografate Gmail ci avviserà con apposite icone. Uno strumento semplice che ci tiene un po' più al riparo dallo spam e dalle false identità. La nuova funzione sarà distribuita nel corso dei prossimi giorni.

In occasione del Safer Internet Day Google ha aggiunto una nuova funzione all'interfaccia web di Gmail. Il popolare servizio di posta elettronica ci segnalerà imessaggi non crittografati. Ogni volta che riceveremo una mail senza TLS, o ne invieremo una a un servizio che non supporta questo standard, saremo avvisati.

Il nuovo segnale è abbastanza discreto: in fase di scrittura di un nuovo messaggio, vedremo un lucchetto rosso in alto a destra. Se è chiuso, allora il messaggio sarà crittografato. Se il lucchetto è aperto, uno o più destinatari non possono ricevere il messaggio con crittografia TLS, che quindi non sarà utilizzata.

Quanto alla ricezione, Gmail segnalerà con un grosso punto di domanda rosso le email prive di autenticazione crittografica, per le quali non è possibile verificare l'identità del mittente. Non sono automaticamente mail pericolose, ma almeno potremo decidere di fare più attenzione nell'aprirle.

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L'idea generale, naturalmente, è rendere più sicura la comunicazione via posta elettronica. L'iniziativa di Google da sola non basta, perché anche tutti gli altri provider di posta elettronica devono offrire lo stesso livello di sicurezza. Se la vostra banca non usa la crittografia TLS, le sue mail saranno segnalate in Gmail.

Essendo Gmail il servizio di posta elettronica più diffuso al mondo, tuttavia, l'iniziativa di Google potrebbe innescare un positivo effetto a cascata e rendere più sicura la comunicazione digitale per tutti noi. 

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Come condividere file e cartelle con Microsoft OneDrive

 

Con Microsoft OneDrive è possibile condividere in cloud file e cartelle. A partire da Windows 8.1 Microsoft ha integrato questa funzione nel sistema operativo rendendola ancor più facilmente accessibile.

Introduzione

OneDrive è un servizio disponibile da parecchi anni ma il suo utilizzo è sicuramente cresciuto nel momento in cui Microsoft ha integrato di default in Windows 8.1 l'app in grado di gestirne i contenuti. In questo modo le funzionalità di OneDrive sono diventate fruibili dall'utente in modo semplice e senza bisogno del browser. La situazione è ulteriormente migliorata con Windows 10: la versione più recente del sistema operativo permette di accedere a OneDrive direttamente nel File Explorer.

Conservando in OneDrive i vostri file potrete condividerli facilmente con altri utenti: basta inserire un particolare link creato da OneDrive in un messaggio di posta, sui social network, in chat e via dicendo, sempre con il vantaggio di non dover spostare fisicamente il file e di mantenerne il controllo. Vediamo in dettaglio il procedimento.

Da File Explorer accedete a OneDrive e individuate il file o la cartella che volete condividere. Selezionate quindi l'elemento e con un click sul tasto destro del mouse cliccate su "Share a OneDrive Link".

Dopo qualche istante nell'angolo in basso a destra del display comparirà un avviso: il link è stato inserito nella clipboard e potrà quindi essere incollato.

Per concludere l'operazione e inviare il link in un messaggio di posta elettronica è sufficiente aprire il proprio client mail, incollare il link e selezionare il destinatario. Il link consentirà di accedere al file al destinatario ma anche a chiunque ne entri in possesso; per avere un maggior controllo sulla condivisione è necessario utilizzare OneDrive attraverso l'interfaccia web accessibile dal browser.

Condividere file o cartelle da OneDrive.com

Per avere un maggior controllo sui file condivisi attraverso OneDrive.com accedete a OneDrive da File Explorer, individuate l'elemento che volete condividere e con il tasto destro selezionate la voce "More OneDrive sharing options". Ora il sistema apre una pagina del web browser predefinito all'interno della quale sarà possibile inserire uno o più indirizzi email a cui verrà inviato un messaggio con il link.

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Per ogni destinatario potrete anche definire un ulteriore livello di sicurezza: decidete se il destinatario può solo visualizzare il documento – impostando "Recipients can only view" – oppure se può anche apportare modifiche con l'opzione "Recipients can edit". In quest'ultimo casa sarà necessario accedere al file utilizzando un Account Microsoft valido.

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L'opzione "Recipients can edit" va usata con cautela, perché con questo permesso può condividere il file anche con terze persone e l'ha creato ne perde il pieno controllo. Un'ulteriore impostazione di sicurezza permette all'utente di garantire l'accesso a un file condiviso solo attraverso un Account Microsoft valido. Per abilitare questa opzione è sufficiente spuntare la voce "Recipients need to sign in with a Microsoft account".

Cliccando sul pulsate Share viene inviato il messaggio ai destinatari e il file o la cartella risulterà condiviso in base alle opzioni selezionate.

Creare un link per la condivisione

Oltre al metodo descritto c'è la possibilità di creare anche da pannello web un linkche potrà poi essere condiviso a piacimento. Il collegamento che ne risulta potrà essere inserito in un messaggio su Facebook, LinkedIn, in una email o in un documento.

Anche per questa opzione è possibile definire un livello di sola lettura – opzione View only – che prevede l'accesso al file, l'eventuale inoltro del link a terze persone e il download del contenuto. L'opzione "Edit" lascia invece piene possibilità di intervento a chi riceve il link: oltre alle modifiche sul contenuto del file questi utenti potranno anche intervenire sulle impostazioni di condivisione.

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Per la condivisione su social network può essere utile lo strumento "Shorten link" che permette di "risparmiare caratteri" nei post.

Bloccare la condivisione di file e cartelle

In qualsiasi momento è possibile modificare le impostazioni dei propri file condivisi, ma per farlo è necessario accedere a OneDrive attraverso il browser web. Non è quindi possibile intervenire a posteriori sulla condivisione dei file utilizzando File Explorer.

shared spunta

Dalla pagina Onedrive.com e dopo aver effettuato il login con il proprio account Microsoft si può accedere al pannello "Shared" con l'eloenco dei file condivisi con terze persone. Per agire su un singolo elemento è sufficiente mettere un segno di spunta nell'angolo in alto a destra e cliccare poi sul pulsante Share posto nella barra di controllo. Viene così visualizzato un pannello che permette di reimpostare le modalità di condivisione del singolo elemento.

remove link

Se per la condivisione di un file o una cartella era stato creato un link si può eliminarlo con l'apposito pulsante, rendendo così inaccessibili eventuali elementi precedentemente condivisi.

Condividere un file o una cartella con OneDrive è un'operazione decisamente facile: in pochi click si definisce l'elemento e si impostano le modalità di accesso per gli utenti. A questa flessibilità aggiungiamo la disponibilità di app mobile che rendono ancora più flessibile l'utilizzo del servizio. C'è però da prestare attenzione alle impostazioni di condivisione: una gestione poco oculata potrebbe far perdere il controllo di un file o anche di un'intera cartella.

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Lunedì, 07 Marzo 2016 12:08

Office 2016 per Mac è qui!

Office 2016 per Mac è qui!

Office 2016 per Mac offre tutta la potenza dei programmi della suite di Microsoft integrati nell'esperienza di OS X.

Office 2016 per Mac è disponibile in 139 paesi e 16 lingue. Grazie ai feedback della community Mac che utilizza Office, Microsoft ha ottimizzato l'esperienza di ogni applicazione e gli utenti della piattaforma cloud Office 365 saranno i primi a poter sperimentare le nuove funzionalità di Word, Excel, PowerPoint, Outlook e OneNote.

La familiare esperienza di Office si sposa con il meglio dell'esperienza Mac e gli utenti Mac apprezzeranno elementi di continuità come l'interfaccia e il pannello attività ed elementi d'innovazione come l'integrazione con funzionalità Mac quali la visualizzazione Full Screen, il display Full Retina e la gestualità Multi-Touch. Il vantaggio di usufruire di Office per Mac attraverso Office 365 è inoltre quello di poter accedere rapidamente ai propri documenti ovunque e in qualunque momento, condividere file e collaborare senza paura di perdere contenuti e formattazione grazia alla compatibilità con Office su PC, tablet, smartphone e online.

Ecco una sintesi delle applicazioni chiave:

Word per Mac - Gli strumenti di editing e revisione consentono di creare documenti di qualità e il nuovo tab Design permette di gestire al meglio layout, colori e font. Inoltre è possibile collaborare con colleghi contemporaneamente sullo stesso documento e condividere facilmente thread di commenti.

Excel per Mac - Consente di scegliere facilmente le chart più indicate per valorizzare i dati in uso e include combinazioni di tasti rapidi, funzioni di auto-completamento e formule ottimizzate per risparmiare tempo. Inoltre la nuova funzionalità Tabella Pivot permette di filtrare grandi volumi di dati e trovare modelli a supporto di analisi approfondite.

PowerPoint per Mac - La nuova modalità di visualizzazione delle slide offre controllo totale sulle presentazioni, permettendo al relatore di avere il polso sulla slide corrente, ma anche su quelle successive, sulle note e sui tempi.  Inoltre Il nuovo pannello delle animazioni semplifica la progettazione e il fine tuning degli effetti grafici.

Outlook per Mac - Abilita una gestione semplificata delle e-mail, del calendario, dei contatti e delle attività e consente di organizzare l'inbox in base a nuclei tematici, visualizzando in modo più efficiente le conversazioni.

OneNote per Mac - Consente di annotare rapidamente le proprie idea su un blocco digitale e di accedervi attraverso qualsiasi dispositivo. Attraverso il motore di ricerca interno tiene traccia dei tag, degli indici, delle note e riconosce messaggi scritti a mano. È possibile formattare e organizzare i propri appunti come si preferisce e condividerli con chiunque.

"A partire da marzo, l'ultima beta di Office per Mac è stata la più scaricata e grazie agli oltre 100.000 feedback ricevuti dagli utenti Mac abbiamo rilasciato ben 7 aggiornamenti in 4 mesi e siamo ora in grado di offrire un'esperienza realmente ottimizzata sia in termini di performance, sia in termini di stabilità. Ma quello che è ancora più interessante è che Office per Mac continuerà ad evolvere e prevediamo di rilasciare almeno una volta al trimestre aggiornamenti e nuove funzionalità per gli utenti di Office 365. La nostra costante attenzione per migliorare continuamente l'esperienza di Office su Mac, si somma al generale impegno di Microsoft per ripensare il futuro della produttività in una logica di sempre crescente interoperabilità a beneficio di utenti di qualsiasi piattaforma. Qualche settimana fa abbiamo rilasciato Word, Excel e PowerPoint per telefoni Android e le mobile app di Office saranno presto disponibili anche per Windows 10. Il nostro obiettivo è quello di consentire a chiunque di accedere ai propri documenti e di collaborare ovunque, in qualunque momento e a prescindere dal device utilizzato, per conciliare al meglio le esigenze personali e professionali e per dar più facilmente forma ai propri progetti in un mondo Mobile First, Cloud First", commenta Claudia Bonatti, Direttore delle Divisione Applications and Services di Microsoft Italia.

Gli utenti consumer e business di Office 365 (Office 365 Home, Personal, Business, Business Premium, E3 o ProPlus) possono ricevere la nuova versione di Office per Mac, che abilita l'uso multipiattaforma delle applicazioni Office su device Mac, Windows, iOS e Android, oltre a riservare vantaggi per l'uso di OneDrive e Skype. 

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Gli utenti Office 365 possono accedere al loro account da www.office.com/myaccount per installare Office per Mac, mentre coloro che vogliono provarlo per la prima volta possono andare sul sito web www.office.com/mac. Per gli studenti, Office 2016 per Mac è disponibile gratuitamente o con modalità agevolate su www.office.com/student.

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Recuperare file da un backup di Windows usando un Mac

Con OS X è possibile accedere a un backup creato con gli strumenti di Windows e recuperare così eventuali file danneggiati.

Vi serve recuperare un vecchio file conservato in un backup di Windows usando un Mac? Partiamo da una buona notizia: è possibile recuperarlo ma serve un po' del vostro tempo, infatti Time Machine non è in grado di compiere questa operazione in modo autonomo.

In questa pagina ci dedicheremo a tre tipologie di Backup: Backup con cronologia file creati con Windows 10 e 8, Windows Backup di Windows 7 e System Image Backup generate da una qualsiasi versione di Windows.

Recuperare elementi da File History su Windows 10 e 8

La gestione di un backup su hard disk esterno con File History genera una struttura di cartelle ben determinata e visibile nel momento in cui colleghiamo il drive al Mac. Noteremo la presenza di una cartella denominata File History e usando Finder su Mac visualizzeremo questa struttura:

FileHistory/USERNAME/COMPUTERNAME/Data/C/Users/USERNAME/Documents 

Potrebbe sembrare complesso ma così non è, infatti, all'interno di questa cartella ritroveremo tutti i file sottoposti a backup e collocati nella medesima struttura di cartelle presenti sul PC Windows: con un minimo di tempo e di impegno si raggiungerà l'obiettivo.

Recuperare file da un backup creato su Windows 7

Iniziamo con una premessa: il metodo che andremo a descrivere a breve non è consigliato e deve essere visto come una delle ultime opzioni a disposizione. Il motivo è semplice: i backup gestiti da Windows 7 quando sono aperti come descritto non mantengono la struttura delle cartelle. Se possibile, è decisamente più raccomandabile aprire il backup usando un sistema Windows, recuperare il file desiderato e trasferirlo al Mac con una comune chiavetta USB.

In alternativa, valutare anche la possibilità di installare Windows sul Mac sfruttando Boot Camp. Se però l'unica alternativa è Mac OS X collegate l'hard disk esterno al Mac e attraverso Finder aprite il backup.

La cartella principale avrà il nome del PC dal quale il backup proviene, mentre a livello di struttura si noteranno tre cartelle denominate "Backup Set", "Catalogs" e "MediaID.bin".

La cartella di nostro interesse è Backup Set al cui interno troveremo i backup veri e propri indicati con la data di creazione. Ricercare quindi la cartella di proprio interesse, probabilmente quella con data più recente, e aprirla: all'interno troveremo una serie di file .zip che rappresentano i backup incrementali creati da Windows 7. Nell'archivio .zip più datato sarà presente il primo backup fatto, mentre negli altri .zip saranno presenti i file successivamente aggiunti.

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Per procedere al recupero del file è necessario copiare il file .zip sul Mac, aprirlo con un doppio click e ricercare il file desiderato. Di sicuro non è una operazione immediata, ma il risultato con un po' di sforzo è facilmente raggiungibile.

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Recuperare un file da System Image Backup

Scegliendo di gestire un backup su Windows attraverso system image si troverà sul volume di archiviazione dedicato all'operazione un file denominato "MediaID.bin" e una cartella dal nome "WindowsImageBackup" al cui interno è collocata una cartella con il nome del PC e una serie di file in formato .VHDX. Si tratta di hard disk virtuali generati da Windows che non possono essere aperti direttamente al fine di estrarre un singolo file.

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Per aggirare il problema è sufficiente installare Paragon VMDK Mounter il cui uso è gratuito. Questo strumento è assai valido e merita di essere tenuto nella "cassetta degli attrezzi" personale, infatti, permette di aprire svariati formati di immagini del disco.

Una volta installato il tool di Paragon è sufficiente fare doppio click sul file VHDX per aprirlo, anzi per essere più corretti per montarlo e renderlo accessibile dal Mac. Si potrà quindi accedere all'archivio e ricercare il file desiderato, copiandolo e incollandolo poi in un'altra posizione del disco.

Un'ultima raccomandazione: se il file .VHDX è salvato su un hard disk esterno formattato in NTFS è necessario trasferire tale file sul disco del Mac o su un volume con file system adatto, infatti, OS X può accedere in sola lettura a un volume NTFS. Ciò significa che utilizzando il tool di Paragon si visualizzerà un errore che non permetterà di montare il volume.

L'immagine seguente mostra ciò che potremmo vedere all'interno del file VHDX montato: nello specifico abbiamo visualizzato la cartella Utenti e le relative sottocartelle al cui interno sono solitamente archiviati i dati personali.

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Giovedì, 06 Ottobre 2016 15:29

Copia di Open Whisper non ha dati per l'FBI

Tweet Hiroshi Lockheimer

 

Roma - Più che confermato non smentito da Google, Andromeda, l'OS derivato da Android che dovrebbe essere svelato il prossimo 4 ottobre, è destinato a diventare il punto di collegamento tra smartphone, tablet e PC, consentendo agli account Gmail di invadere tutti questi dispositivi. Ad iniziare il balletto delle indiscrezioni sulla presentazione del nuovo OS è stato il responsabile di Android, Hiroshi Lockheimer, con un tweet in cui ha affermato che il 4 ottobre 2016 sarebbe stato altrettanto storico della celebre data del rilascio di Android, il 23 settembre 2008. Android Police è il primo sito a convincersi che il tweet si riferisca al rilascio del nuovo sistema ibrido.

Sono trascorsi quattro anni da quando Google ha iniziato a parlare del progetto di fusione tra Chrome e Android OS in un unico sistema operativo. Il Wall Street Journal, che aveva riferitodei piani di Mountain, ha confermato nuovamente le indiscrezioni, fornendo loro più credito. Fino ad ora, si riteneva che l'evento autunnale di quest'anno sarebbe stato concentrato principalmente sui nuovi smartphone, il Pixel e Pixel XL, ma è ovvio che il tweet di Lockheimer non possa riferirsi soltanto alla presentazione di due terminali. Recentemente c'è stata anche la conferma che dietro il termine Andromeda si nascondesse il codice di fusione tra Android e Chrome OS. Una volta che questo nome in codice è stato rivelato, si è anche scoperto che c'era da qualche tempo nel codice AOSP del sistema operativo mobile di Big G, confermando indirettamente l'indiscrezione. Inoltre, è presente anche in Chrome OS, rafforzando il possibile legame tra i due.

Alcuni riferimenti del nuovo OS ibrido sono stati trovati nell'AOSP, tra i file relativi ad Android 7.0 Nougat, all'interno del file SurfaceCompositionTest.java, in cui si legge che i dispositivi Andromeda "richiedono performance più elevate", riferendosi alle prestazioni relative al comparto grafico di un dispositivo il cui ranking, per poter eseguire Andromeda, deve essere pari o superiore a 8, mentre il ranking per l'esecuzione di Android è di appena 4. A questo proposito, Il tablet Nexus 9 raggiunge lo score minimo richiesto per l'esecuzione di Andromeda.

È lecito ritenere, al momento, che Andromeda possa essere un sistema operativo ideato per meglio adattarsi alle esigenze di un tablet di grandi dimensioni, un laptop oppure un ibrido 2-in-1, categoria quest'ultima sempre più apprezzata dagli utenti. La piattaforma, che rappresenterebbe un punto d'incontro tra Android e Chrome OS, è quindi concepita per superare il confine tra dispositivi mobile e soluzioni desktop. La compatibilità con i servizi esistenti di Google, come il Play Store e le sue applicazioni, garantisce ad Andromeda la possibilità di poter già contare su centinaia di migliaia di applicazioni esistenti, permettendo agli utenti anche di sfruttare un meccanismo simile a quello elaborato da Microsoft, ovvero Windows Continuum. Per combattere contro Windows, però, Google deve trovare una soluzione al suo più grande problema: ovvero quello della frammentazione dell'OS, approccio impensabile nel mondo dei PC.

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Test HTML5 su dispositivi mobili

Roma - La software house Nexedi, che opera nello sviluppo di soluzioni open source destinate prevalentemente alle piccole e medie imprese, ha citato in giudizio Apple presso il Tribunale del Commercio di Parigi. Ciò che Nexedi contesta a Cupertino è lo scarso supporto dei prodotti sviluppati dalla software house da parte della app sviluppate per iPhone e iPad, ovvero per iOS, causando danni economici e ostacolando l'innovazione. Per comprovare le proprie affermazione, la software house francese è ricorsa ai test di valutazione del supporto delle tecnologie HTML5 offerte da html5test.com, eseguibili anche per i dispositivi mobile, dai quali emerge come i risultati di Safari (378 punti) siano molto lontani da quelli di Chrome (486 punti), primo nella speciale classifica che vede il browser di Apple occupare l'ottava posizione. In dettaglio, la società guidata da Jean-Paul Smets ha citato Apple per lo "squilibrio significativo tra i diritti e gli obblighi delle parti", ovvero, nel diritto dei contratti, un'azione che mira ad impedire che un attore forte, come è sicuramente Apple nel settore degli smartphone di fascia alta, determinare situazioni di dipendenza da parte di attori più deboli, come sono Nexedi e le piccole software house.

Nexedi rimprovera ad Apple le condizioni di accesso all'App Store: Come è ben noto, per pubblicarvi un'app gli sviluppatori devono accettare un apposito contratto di licenza, ovvero utilizzare una serie di API esportate da iOS. Secondo la software house francese, le API e gli elementi messi a disposizione del framework di Apple non sono sufficienti per lo sviluppo di certe applicazioni che sfruttino HTML5. "Apple mina la libertà di d'innovazione e lo sviluppo di applicazioni commerciali" spiega Jean-Baptiste Soufron, avvocato della società. "È come se una catena di distribuzione (come Carrefour) non proponesse prodotti a marchio proprio, ad esempio dei fagioli verdi, e si rifiutasse di vendere fagioli biologici perché non sono prodotti al cento per cento dalla casa", aggiunge l'amministratore delegato della società Jean-Paul Smets.

Apple impedirebbe inoltre agli sviluppatori di scaricare software esterni che possano essere eseguiti all'interno delle loro applicazioni, fatta eccezione per il "Webkit integrato di Apple" precisa l'avvocato Soufron, aggiungendo che si tratta di "un modo per la società (Apple) di assicurarsi in maniera artificiale una conseguente fetta di mercato". Ciò impedisce di proporre alcuni servizi sugli iPhone, come una suite di web application per l'ufficio, che funzioni anche in maniera non connessa, o come un sito web di notifiche in tempo reali relative ad eventi importanti ecc.Nexedi chiede al Tribunale del Commercio di sanzionare "qualsiasi clausola o pratica sleale o contraria all'equilibrio delle relazioni commerciali". Si tratta di una richiesta molto interessante, visto che la strada del diritto di concorrenza non è percorribile, per il fatto che Apple non si trova in una posizione dominante nel mercato francese o europeo degli smartphone. Non si tratta della prima volta che la piccola società francese si lanci in una procedura giuridica per fare rispettare i propri interessi: nel 2011 l'AD di Nexedi è riuscito a fare annullare dal Tribunale Amministrativo di Lille una misura restrittiva nei confronti di software open source che necessitavano dell'utilizzo di tecnologie proprietarie di Oracle e di BusinessObejcts (SAP). Il processo contro Apple è stato fissato per il 4 febbraio 2017.

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Venerdì, 14 Ottobre 2016 10:36

Pulizie d'autunno per Chrome

Milano - Il tallone d'Achille dei moderni e prestanti browser è il consumo di RAM: su dispositivi mobile così come sui PC vecchio stile sono in grado di mettere in crisi l'intero apparecchio, soprattutto a causa della mole del codice javascript che abbonda nei siti interattivi moderni. Per questo i tecnici che lavorano al motore V8 di Chrome si sono messi all'opera: hanno trovato un difetto nel codice e i miglioramenti si vedranno a partire da Chrome 55 in uscita a dicembre.

Quello che hanno scoperto gli sviluppatori monitorando il comportamento di Chrome è che il meccanismo di download ed elaborazione in background delle pagine, che consente di velocizzare tempi di caricamento e di mostrare rapidamente i contenuti al click dell'utente, consuma molta memoria e in modo poco efficiente: invece di liberare le porzioni inutilizzate della RAM al termine dell'elaborazione, ampie aree della memoria rimangono "bloccate" e appesantiscono in questo modo l'intero sistema.

Solo mettendo una pezza a questo problema, ovvero modificando il sistema di gestione e rilascio della memoria usata dal motore javascript V8, gli sviluppatori sostengono di riuscire atagliare il consumo di RAM fino al 50 per cento: un valore tanto più significativo su siti che contengono moltissimi contenuti multimediali, come Youtube o le homepage di un quotidiano digitale, e che dovrebbe migliorare le performance soprattutto sui dispositivi meno dotati sul piano della memoria installata (ad esempio tablet e smartphone con meno di 1GB di RAM). In quest'ultimo caso si parla di un guadagno di circa il 35 per cento, non cosa da poco.Per avvantaggiarsi di queste performance bisognerà aspettare il 6 dicembre, giorno previsto per il rilascio di Chrome nella release number 55. Chi avesse fretta, potrà dare un'occhiata alle versioni beta e canary del software, che tuttavia saranno probabilmente affette da qualche bug e potrebbero presentare qualche rischio sui PC utilizzati per lavoro.

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Venerdì, 14 Ottobre 2016 11:29

Mercato PC, le geremiadi degli analisti

Mercato PC, le geremiadi degli analisti

 

Roma - Gli analisti di Gartner e IDC continuano a lamentare il declino del mercato dei PC, un settore caratterizzato da anni dal segno meno che soffre la perdurante tendenza degli utenti a non aggiornare i propri sistemi informatici con la stessa frequenza di un tempo. Qualcosa dovrebbe cambiare presto, sostiene IDC, mentre Gartner è decisamente più pessimista.

Stando ai dati di quest'ultima, infatti, il terzo trimestre dell'anno 2016 si è chiuso con 68,9 milioni di unità messe in commercio dai vari produttori internazionali, un declino del -5,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorsoPer quanto riguarda IDC, invece, il numero di sistemi commercializzati nel terzo trimestre ammonta a 68 milioni e rappresenta un declino del 3,9 per cento rispetto al 2015.

La "crisi" del mercato, che oramai ha carattere sistemico, colpisce in maniera diversa i vari player ancora impegnati nel business informatico per eccellenza: Lenovo continua a rappresentare il maggior produttore di PC al mondo con una quota di mercato superiore al 20 per cento nonostante il trend delle vendite in discesa (-2,4 per cento per Gartner e -3,2 per cento per IDC), mentre HP, Dell e Asus seguono con risultati in positivo.
Particolarmente significativo risulta poi essere il crollo stimato di Apple, con la piattaforma di computing made in Cupertino (Mac/OS X) che crolla alternativamente del -13,4 per cento (Gartner) o del -13 per cento (IDC).Gartner dice che la maggior parte degli utenti già possiede un prodotto afferente a ciascuna delle tre le principali categorie di dispositivi (computer, tablet, smartphone), una situazione "matura" che lascerebbe ben poco spazio a un nuovo upgrade del PC. IDC sostiene invece che i risultati trimestrali migliori del previsto (un 3,2% in più rispetto al declino inizialmente stimato) lasciano presagire una ripresa futura.

E l'utente? Con tutte queste lamentazioni degli analisti per l'industria che crolla, Wall Street che piange e i venditori che battono cassa, la posizione del potenziale acquirente non viene mai presa in debita considerazione: i prezzi scendono, la diversificazione dei prodotti cresce e il momento non potrebbe essere più propizio per acquistare un nuovo sistema informatico al passo coi tempi.

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Venerdì, 14 Ottobre 2016 11:33

SWIFT, seconda ondata di cyber-rapine

Questa seconda gang è stata ricondotta all'impiego del trojan Odinaff e di sue varianti capaci di colpire macchine Windows, utilizzati fin dal mese di gennaio del 2016 per colpire un totale di un centinaio di organizzazioni che operano in ambito bancario e finanziario soprattutto negli USA, ma anche ad Hong Kong, in Australia, Regno Unito e Ucraina. Odinaff, inoculato nelle macchine obiettivo dell'attacco tramite campagne email mirate con allegati infetti o tramite altri malware già ospitati dai sistemi target, permette ai cybercriminali di monitorare quanto avviene sul sistema colpito e di impartire ordini, fra cui l'installazione di ulteriore codice per condurre gli attacchi. Codice che consente ad esempio di intercettare messaggi formattati con standard SWIFT sulla base degli IBAN coinvolti o di altri dettagli relativi alle transazioni, e che consente di occultarli al sistema ospite, così da far perdere le tracce delle transazioni fraudolente, oppure che permette di rimuovere qualsiasi elemento che possa ricondurre ai malware, una volta esaurita la loro funzione.

Sono alcuni di questi dettagli a suggerire a Symantec di tracciare un collegamento tra l'attività dei cybercriminali che hanno sfruttato il trojan Odinaff per condurre attacchi al network SWIFT e quelle del gruppo denominato Carbanak, cybergang individuata da Kaspersky nel 2015. Comuni alle campagne dei due gruppi, parte dei toolkit utilizzati, alcuni indirizzi IP relativi ai centri di comando e controllo delle operazioni malevole, un indirizzo IP già impiegato per l'attacco ai POS MICROS di Oracle, attribuito al gruppo Carbanak.SWIFT ha reso noto di essere informata dei fatti e di aver già notificato il pericolo ai propri utenti. Per il momento non ci sono elementi che suggeriscano la compromissione del network.

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