Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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La privacy di un utente su cinque è a rischio durante l’installazione di app

Kaspersky Lab ha scoperto che i consumatori tendono a installare app sui propri dispositivi ignorando le possibili conseguenze.

Uno sconcertante 63% degli utenti non legge attentamente il contratto di licenza prima di installare una nuova applicazione sul proprio telefono e un utente su cinque (20%) non legge mai i messaggi al momento dell’installazione: i consumatori si limitano a cliccare automaticamente su “avanti” e “acconsento”, senza capire a che cosa potrebbero aderire.

Il test di Kaspersky Lab “Are you cyber savvy?”, che ha coinvolto 18.507 utenti sulle loro abitudini online, ha svelato che un numero allarmante di utenti lascia la propria privacy – e i dati archiviati sui telefoni – esposta alle cyber minacce, installano le app sui propri dispositivi in modo poco sicuro.

Quando gli utenti tralasciano la lettura dei contratti di licenza o dei messaggi che appaiono durante il processo di installazione dell’applicazione, non sanno a che cosa stanno acconsentendo. Alcune app possono mettere a rischio la privacy dell’utente, comportare l’installazione di altre applicazioni o persino modificare le impostazioni del sistema operativo del dispositivo in modo totalmente legale, grazie alle autorizzazioni che l’utente ha dato nel corso del processo di installazione.

Il test ha inoltre messo in luce che poco meno della metà degli utenti (43%) potrebbe essere a rischio per via delle app installate sul proprio dispositivo mobile, non essendo abbastanza cyber esperti da limitare le autorizzazioni durante l’installazione delle app. Il 15% degli intervistati non limita in alcun modo quello che l’applicazione può fare sul proprio smartphone, il 17% concede le autorizzazioni richieste, ma poi se ne scorda, mentre l’11% crede di non poter modificare le autorizzazioni rilasciate. Quando non vengono verificate le autorizzazioni, per le app diventa possibile – e legale – accedere alle informazioni personali e private presenti sui dispositivi mobile, dalle informazioni sui contatti, alle foto, fino alla geolocalizzazione.

“Gli utenti Internet affidano ai propri dispositivi dati sensibili propri e di altri – come contatti, messaggi privati, e così via – ma non si assicurano che le loro informazioni siano al sicuro. Questo può trasformare i dispositivi in “digital frenemy”. Non prendendo precauzioni nel momento dell’installazione, molti utenti concedono alle app il permesso di introdursi nella loro vita privata, guardare ciò che è stato archiviato sul dispositivo e monitorare dove si trovano, installare ulteriori applicazioni indesiderate e apportare modifiche al device, già dal momento dell’installazione. Noi di Kaspersky Lab vogliamo aiutare gli utenti a diventare esperti digitali, proteggendo se stessi e i propri dati preziosi da questi pericoli”, ha commentato Morten Lehn, General Manager di Kaspersky Lab Italia.

Per proteggersi, gli utenti dovrebbero:

  • Scaricare applicazioni solo da fonti affidabili,
  • Scegliere con cautela le applicazioni da installare sul proprio dispositivo,
  • Leggere attentamente il contratto di licenza durante il processo d’installazione,
  • Leggere attentamente l’elenco delle autorizzazioni richieste dall’app. Non limitarsi a cliccare ‘avanti’ senza controllare a cosa si sta aderendo,
  • Usare una soluzione di cyber sicurezza che protegga il dispositivo dalle minacce informatiche.
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SSD BGA Samsung

SSD BGA di Samsung - fonte: PC Watch

Samsung ha mostrato a un evento in Giappone un SSD in formato BGA, una soluzione tutto in uno di piccole dimensione e alte prestazioni.

Samsung ha mostrato durante un evento in Giappone il PM971, un interessante SSD in formato BGA (ball-grid array), ossia una soluzione tutto in uno (NAND, controller, DRAM e il resto) che si può saldare sulle motherboard di dispositivi come smartphone, i tablet o i cosiddetti 2 in 1, anche se nulla esclude di usarlo su un notebook o un PC desktop con un connettore adatto.

L'obiettivo di Samsung e di altre aziende con gli SSD BGA è ridurre ulteriormente lo spazio occupato all'interno di un prodotto rispetto all'uso di prodotti come gli SSD in formato M.2, guadagnando allo stesso tempo qualcosa in autonomia, spessore e temperature.

Benché si tratti di ancora di un prototipo sono note alcune caratteristiche di questo SSD. Samsung prevede di commercializzarlo in tre capacità (128, 256 e 512 GB) usando memoria MLC V-NAND affiancata da un controller speciale identificato con il nome Photon.

samsung pm971 ssd bga 01
SSD BGA di Samsung - fonte: PC Watch

Dal punto di vista delle prestazioni l'azienda sudcoreana indica letture sequenziali fino a 1500 MB/s e scritture fino a 600 MB/s. Per quanto concerne le prestazioni casuali si parla di letture fino a 190.000 IOPS e scritture fino a 150.000 IOPS.

L'interfaccia dell'SSD è quindi PCI Express, mentre le dimensioni - come potete vedere - sono inferiori a quelle di una scheda SD. Samsung si aspetta che i produttori di dispositivi inizino ad adottare questi SSD nella seconda metà di quest'anno o al più tardi nella prima parte del 2017.

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Martedì, 15 Maggio 2018 10:29

Lo smartphone di domani, oltre il notch

In principio fu l'iPhone X. Anzi no, in principio fu l'Essential Phone, anche se in molti lo hanno scordato. Il primo dispositivo a introdurre a livello commerciale il concetto di notch è stato quello realizzato dal team di Andy Rubin, uno dei padri di Android, sebbene la presenza di un alloggiamento nel display per ospitare lo speaker e la fotocamera frontale sia oggi immediatamente associata al melafonino di ultima generazione.

Una caratteristica che consente di offrire display dalle ampie diagonali senza incidere sulle dimensioni complessive del dispositivo, che però non tutti apprezzano. Piaccia o meno, il notch sembra comunque destinato a restare in circolazione ancora per parecchio tempo, almeno finché non si troverà il modo di far scomparire quelle due componenti dalla superficie anteriore. È presente su tutti i top di gamma di questa stagione, ad eccezione di quelli Samsung.

Come ce ne libereremo? Alcuni produttori hanno provato a immaginarlo e sono già al lavoro per farlo. È il caso di Lenovo, che con il concept Z5 parzialmente mostrato da alcune immagini teaser sembra puntare dritto in questa direzione. Non è dato a sapere nel dettaglio come si otterrà un simile risultato, ma il produttore assicura un screen-to-body-ratio pari al 95%, mentre oggi si arriva a superare di poco il 91%. Ciò sarà reso possibile dall'impiego di quattro significative innovazioni tecnologiche e ben 18 sistemi brevettati, tutti al momento non meglio precisati.Attualmente il limite è fisico: ci sono componenti che devono necessariamente trovare posto sulla parte anteriore dei dispositivi. Se il lettore di impronte digitali non è più un problema - in molti l'hanno spostato sul retro o addirittura sotto lo schermo come nel caso del Vivo X20 Plus UD - lo stesso non si può dire per la fotocamera frontale, l'altoparlante che riproduce l'audio delle chiamate e il sensore di prossimità.

Sempre Vivo ha mostrato con il suo concept Apex un modulo fotografico per i selfie che compare e scompare all'occorrenza come una sorta di pop-up, nascosto nel bordo superiore. Per la gestione delle telefonate è invece possibile immaginare il ricorso a una tecnologia che sfrutta la superficie dello schermo al fine di emettere il sonoro, un po' come fatto da Sony con i suoi televisori dotati di schermo Acoustic Surface. Ipotizziamo poi che a qualche ingegnere, in qualche remoto laboratorio, sia passata per la testa l'idea di eliminare alla radice il "problema" dello speaker togliendolo letteralmente di mezzo, costringendo gli utenti all'impiego di auricolari wireless. Dopotutto, chi avrebbe pensato solo pochi anni fa di veder scomparire il jack da 3,5 mm in nome del design?

 

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Venerdì, 28 Settembre 2018 16:16

Famiglie fragili, tutta colpa degli smartphone?

econdo quanto emerge dal 1° Rapporto Auditel-Censis, l’Italia di poeti e navigatori è oggi anzitutto un paese di pubblico televisivo diffuso, ma di penetrazione digitale a macchia di leopardo. E se c’è una fascia che sta dettando il ritmo al cambiamento, questa è quella dei giovanissimi, estremamente precoci ormai nell’abbracciare le nuove tecnologie. I numeri contano, perché fotografano il presente consentendoci di capire il futuro. Ad esempio nei giorni scorsi una semplice proiezione scaturita dal Festival della Statistica di Treviso ha ricordato come (se non cambiano le cose) i 60 milioni di italiani odierni si ridurranno a 16 milioni entro appena 100 anni: questione di non-proporzione tra natalità e mortalità, semplice calcolo prospettico. Numeri tanto abnormi devono costringere tutti a riflettere sulle politiche per il futuro, tanto in termini sociologici quanto in relazione alle evidenze che la società manifesta nel rapporto con l’innovazione digitale. Allo stesso modo, tuttavia, l’interpretazione che il report Auditel-Censis offre circa i numeri raccolti appare per molti versi opinabile, in qualche modo orientata a colpevolizzare l’avvento del digitale circa le difficoltà relazionali di cui soffrono le famiglie. O se non altro macchiata di un qualche malcelato pregiudizio in tal senso.

La ricerca è approfondita e interessante: 41 mila interviste casa per casa, finalizzate ad approfondire le abitudini delle famiglie e gli equilibri decisionali evidenziati.

Il 97% degli italiani ha almeno una tv

In breve i numeri principali raccolti da Auditel e Censis in questa ampia fotografia delle abitudini di vita e di consumo degli italiani:

  • in Italia ci sono 43 milioni di televisori (il 97,1% delle famiglie ne possiede almeno uno); il 19,3% delle tv è oggi connessa per poter fruire di svariati servizi e contenuti online;
  • i pc portatili sono 14 milioni (presenti presso il 48% delle famiglie), i tablet 7,4 milioni (26,4% delle famiglie), le postazioni desktop 5,6 milioni (22,1% delle famiglie);
  • gli smartphone sono presenti nel 95% delle famiglie, mentre il telefono fisso ha visto la propria quota scendere al 60%;
  • Wireless e connessione mobile, in casa, al lavoro, negli esercizi e spazi pubblici, rendono il web imprescindibile nelle dotazioni individuali e nelle relazioni collettive“: secondo il rapporto, tuttavia, solo il 49,6% delle famiglie dispone di una connessione a banda larga con forte discriminante geografica e sociale che penalizza il sud e le famiglie di basso livello socio-economico.

Molto interessante è il dato relativo all’adozione della tecnologia da parte dei più giovani:

Nella fascia d’età 4-10 anni il 17,6% ha il cellulare, il 6,7% utilizza il pc fisso, il 24,2% il portatile, il 32,7% il tablet e il 49,2% è connesso al web. I nati dal 2000 in avanti sono il banco di prova tangibile degli effetti sociali, anche sulle relazioni familiari, dei nuovi strumenti tecnologici.

Minori e device digitali nel rapporto Auditel-Censis

Famiglie fragili, smartphone colpevoli?

Il report porta avanti inoltre una lettura interpretativa che va al di là dei soli dati, identificando lo smartphone come nuovo possibile strumento “disgregativo”in quanto elemento in grado di catturare il tempo dedicato solitamente all’aggregazione parentale per trasformarlo in momenti di fruizione singolare, individuale e personalizzata:

Le famiglie italiane sono alle prese con la formidabile potenza erosiva delle fruizioni individualizzate degli smartphone, che azzerano di fatto i momenti di aggregazione collettiva. Una persona, uno smartphone è la metrica ormai imperante in tutte le tipologie familiari: una condizione di base, strutturale, che consente a ogni singolo membro di fruire in totale autonomia e piena comodità di contenuti modulati sui propri specifici interessi. Lo smartphone è utilizzato dalla quasi totalità dei membri delle famiglie, trasversalmente alla condizione socio-economica. Ma in solitudo, per se stessi e non in fruizione collettiva.

Sebbene tale lettura possa apparire di prima istanza una forzatura interpretativa che non fotografa l’intera complessità del fenomeno, è del tutto chiaro come tale spunto interpretativo colga una verità: il taglio personale e individualistico della fruizione di device e servizi non può che avere un impatto significativo sulle dinamiche della struttura molecolare che ha finora definito le nostre società. La crisi della famiglia e l’avvento del digitale: ognuno potrà gestire le etichette di causa ed effetto a piacimento, e con ogni probabilità l’una è concausa dell’altra all’interno di un calderone evolutivo ben più ampio e complesso. Il report sembra tuttavia accarezzare con un malcelato effetto-nostalgia un’epoca che non c’è più:

Nella maggior parte delle famiglie la tv aveva e ha ancora una fruizione prevalentemente collettiva: riunisce dinanzi a sé, in contiguità fisica, i membri delle coabitazioni, con un’alternanza di silenzi (per ascoltare) e scambi di opinione tale da poter tranquillamente affermare che il televisore crea i presupposti tecnici e di contenuto della relazionalità familiare.

La funzione aggregativa, infatti, è stata negli anni soprattutto merito del divano (inteso come postazione centralizzata di fruizione), non della tv a tubo catodico in sé. Nell’epoca delle case con molteplici televisori, pensare alla tv come elemento aggregativo non risponde infatti più a realtà: spesso sono più di uno i televisori in casa, varie le stanze attrezzate per la visione e centinaia le reti che offrono disparati contenuti per fruizioni atomizzate (lo testimonia lo stesso report Auditel-Censis: “nelle coppie con figli ha un apparecchio televisivo il 32,1%, due apparecchi televisivi il 40,7% e almeno tre il 25,9%“). La famiglia raccolta sul divano a guardare Rai Uno è una fotografia dai colori sbiaditi, dai contorni consunti e buona soltanto per un ricordo sull’album di famiglia. E richiamarla alla memoria per dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio è qualcosa di poco utile all’analisi.

La tv è stata (anni ’70-’80) un forte elemento di esperienza condivisa, così come lo sono state le prime radio portatili (ma poi è arrivato il Walkman), così come lo sono stati i primi PC (ma poi ognuno ha iniziato ad avere il proprio) e gli esempi potrebbero continuare: il contesto era radicalmente differente e leggere il presente con i paradigmi del passato è un errore che porta a conclusioni pericolosamente errate. Qualche dubbio sul taglio interpretativo offerto dal report Auditel-Censis è dunque lecito, soprattutto quando tra le righe trapela una sorta di disfida tra le due dimensioni:

Le tirate di qualche anno fa contro la tv accusata di distruggere la relazionalità rivelano, perciò, una volta di più, tutta la loro vuotezza retorico-moralistica.

La tv non ha distrutto la relazionalità, infatti, ma ha contribuito a cambiarla. Così come hanno contribuito a cambiarla i nuovi dispositivi elettronici personali e l’estrema frammentazione dei canali su cui scorrono i flussi dell’informazione e dell’intrattenimento. E le accuse ai genitori che lasciano troppe ore i figli di fronte ad un cellulare sono le medesime che pochi decenni or sono erano rivolte ai genitori che lasciavano troppe ore i figli davanti alla tv. Il problema vero è l’essere genitori e l’essere figli, ognuno con il proprio bagaglio culturale, e per tutti nel contesto che si sta vivendo. Ogni analisi tranchant che accusano in senso deterministico una tecnologia per i radicali mutamenti sociali in corso spesso ignora come la tecnologia stessa sia prodotto di quella stessa società. La vuotezza retorico-moralistica di un tempo sembra quindi essersi dilungata fino ad oggi, cambiando semplicemente l’oggetto delle proprie attenzioni: il vecchio teme il nuovo accusandolo di sostituire le certezze del passato. Appunto:

Se la televisione aggregava e aggrega le famiglie intorno alla fruizione dei suoi programmi, tanto da aver generato una ritualità inscritta nella memoria collettiva, e così facendo promuoveva e promuove convivialità relazionale, lo smartphone trasformando le persone in fruitori solitari di contenuti piccona la base materiale della relazionalità familiare quotidiana.

Questa l’ulteriore analisi dei dati di Giuseppe De Rita, Presidente del Censis:

La famiglia, collante della società, ha cambiato pelle con l’evoluzione sociale: siamo passati dalla famiglia Spa, che combinava redditi e patrimoni, alla famiglia di cura garante di welfare informale e reddito per i componenti non autosufficienti e i figli precari, fino all’attuale rischio di una famiglia disintermediata, alle prese con le sfide che minacciano la relazionalità interna. Il consumo individuale legato agli smartphone connessi al web fa saltare quella quotidiana ritualità conviviale costruita intorno alla visione dei programmi televisivi. Il Rapporto Auditel-Censis ha messo sotto i nostri occhi la portata della sfida, visto anche l’intenso e precoce utilizzo dei device digitali da parte di adolescenti e bambini.

Parole in questo caso generalmente ben pesate: il digitale è una sfida e le famiglie spesso si dimostrano poco attrezzate a coglierla. Il pericolo della sovraesposizione dei minori al luccicare degli smartphone è un pericolo ulteriore, e in questo caso sono gli adulti a dimostrarsi poco attrezzati a gestire questo delicato passaggio. La “quotidiana ritualità conviviale costruita intorno alla visione dei programmi televisivi” è invece qualcosa che semplicemente non esiste più, ma non era certo questo il perno che ha retto la forza della famiglia italiana, anzi. Meglio non attribuire meriti e colpe, insomma, e limitarsi a fotografare la famiglia ed il suo modo di specchiarsi nel digitale, il suo modo di mettersi alla prova di fronte alla frammentazione del tempo, il suo modo di cogliere sfide oggi sempre più complesse in termini economici, lavorativi e organizzativi.

Non se ne faccia quindi in quest’ottica una sfida tra online e tv, perché questa sfida è in realtà combattuta su altri tavoli e per altre motivazioni: la sfida quotidiana per la sopravvivenza della molecola famigliare è qualcosa di ben antecedente al Web, è qualcosa che va solo in parallelo al mondo della tv e che solo in parte può essere legata al rapporto con la tecnologia in uso nelle case. I tempi cambiano, le famiglie cambiano, le tecnologie cambiano e le persone hanno il loro da fare per salvare quantomeno principi, speranze e prospettive.

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el maggio scorso è stato annunciato l’arrivo di HTC Exodus, il primo smartphone progettato appositamente per supportare la tecnologia alla base della blockchain. Un dispositivo differente rispetto a quelli che popolano l’ecosistema mobile, in quanto ogni terminale fungerà da nodo per la catena di blocchi. Oggi il produttore taiwanese conferma che la presentazione andrà in scena la prossima settimana.

HTC Exodus

La data da segnare sul calendario per saperne di più è quella di lunedì 22 ottobre. Un breve teaser è stato pubblicato sui profili social del gruppo, in concomitanza con il debutto della pagina Instagram dedicata al telefono. Il breve filmato svela almeno in parte quello che sarà il design dello smartphone, senza però rivelare alcun dettaglio in merito alle specifiche tecniche. Quasi certa la dotazione di una sola fotocamera posteriore, come si può osservare dallo schema nell’immagine che apre l’articolo.

L’unica conferma sul fronte software riguarda il sistema operativo preinstallato: si tratta di Android, forse in una versione modificata ad hoc e resa il più possibile sicura per rispondere alle esigenze di un device basato sulla blockchain. Fungerà inoltre da wallet per criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.

Uno smartphone per la blockchain

Monete virtuali, ma non solo. Exodus, proprio per la sua particolare natura, potrà fungere da nodo per la gestione delle informazioni all’interno di un network decentralizzato. Questi i punti di forza elencati dal produttore: hardware affidabile, impiego di protocolli che garantiscono l’interoperabilità tra le blockchain, esperienza user friendly per le DApps (applicazioni decentralizzate), obiettivo di raddoppiare o triplicare i nodi di Bitcoin ed Ethereum, API per la connessione sicura tra gli wallet e gestione dei dati personalizzati in locale anziché sul cloud.

L’esordio dello smartphone sul mercato potrebbe avvenire già entro la fine dell’anno, con l’avvio della fase di pre-ordine immediatamente successivo alla presentazione, anche se a tal proposito al momento non ci sono conferme. Per quanto riguarda invece la spesa, dovrebbe essere messo in vendita a un prezzo di 1.000 dollari circa. Appuntamento dunque a lunedì 15 ottobre per conoscere ogni dettaglio su quello che HTC attraverso il sito ufficiale del progetto chiama “Agent of Decentralization”.

Per la società di Taipei l’iniziativa costituisce anche il tentativo di risollevare il proprio business legato all’universo mobile in seguito a un periodo non certo semplice e dopo che un pezzo del gruppo è passato lo scorso anno nelle mani di Google. Differenziare la propria offerta rispetto a quella dei competitor, puntando su una tecnologia ad alto tasso di innovazione come quella della blockchain, potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata.

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Se da un lato la progressiva diffusione delle connessioni a banda ultralarga e l’avvento del 5G renderanno ancora più semplice e meno dispendioso l’upload dei contenuti sulle piattaforme cloud, dall’altro i produttori continuano a lavorare per integrare nei dispositivi un quantitativo di storage sempre più ampio: è il caso di Samsung, che oggi presenta la sua memoria interna da 1 TB destinata agli smartphone.

1 TB di storage per gli smartphone

Si tratta di una componente che sfrutta la tecnologia eUFS 2.1 (embedded Universal Flash Storage) per offrire un grande spazio di archiviazione in dimensioni estremamente contenute, pari a solo 11,5×13 mm, le stesse del modulo da 512 GB prodotto da fine 2017 e portato sul mercato nella prima parte dello scorso anno. Migliorando anche le performance in termini di velocità di lettura e scrittura.

Senza ricorrere all’utilizzo di soluzioni esterne come le schede microSD, con 1 TB di storage sarà possibile salvare fino a 260 filmati dalla lunghezza pari a 10 minuti ognuno e registrati a risoluzione 4K. È possibile che già il top di gamma Galaxy S10 che sarà presentato nelle prossime settimane venga offerto nella sua configurazione più avanzata (e costosa) con questo taglio di memoria.

La componente sarà ovviamente integrata nei dispositivi commercializzati dal gruppo sudcoreano, ma non solo: lo si apprende dalle parole di Cheol Choi (Executive Vice President del team Memory Sales & Marketing di Samsung Electronics) che accompagnano l’annuncio, attraverso le quali Samsung strizza l’occhio agli altri produttori intenzionati ad equipaggiarla.

Ci aspettiamo che la eUFS da 1 TB giochi un ruolo importante per offrire agli utenti un’esperienza simile a quella dei notebook con la prossima generazione di dispositivi mobile. Inoltre, Samsung è impegnata per garantire la più affidabile catena di fornitura e ritmi di produzione adeguati per soddisfare le esigenze di lancio dei futuri telefoni flagship, accelerando così la crescita del mercato su scala globale.

Samsung 1TB eUFS 2.1 e le altre memorie del gruppo a confronto

In termini di performance, la nuova eUFS da 1 TB arriva a una velocità pari a 1.000 MB/s nella lettura sequenziale dei dati, il doppio di una tradizionale unità SSD (SATA) da 2,5 pollici. Un file da 5 GB può essere teoricamente scaricato in 5 secondi, fino a dieci volte più rapidamente rispetto a quanto accade con una normale microSD.

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Venerdì, 03 Settembre 2021 10:53

Con Witty il tuo smartphone durerà più a lungo


La batteria è uno dei colli di bottiglia nella vita di uno smartphone. Le sue performance deteriorate, infatti, tendono a renderne meno appetibile l'uso dopo pochi mesi, mettendo ansia nei cicli di ricarica e di fatto riducendo il ciclo di vita del dispositivo. La soluzione è tuttavia semplice, costa molto poco ed ha il valore aggiunto di essere un'intelligente idea tutta italiana.

Witty difende la batteria del tuo smartphone.

Il suo nome è Witty. Witty è un dispositivo che può essere inserito tra il caricatore e lo smartphone, lasciandolo lavorare in silenzio affinché possa controllare che l'operazione di ricarica avvenga in modo corretto. Così facendo è come se si stesse togliendo dalla batteria un'alta dose di stress che, alla lunga, porterebbe altrimenti al deterioramento delle capacità della batteria medesima.

Il ragionamento è semplice: vuoi raddoppiare la vita della batteria del tuo smartphone e, di conseguenza, il ciclo di vita dello smartphone stesso? Bastano pochi euro.

Witty: quanto costa?


Partiamo dal prezzo, affinché sia chiaro che non si tratta certo di un costo, quanto di un utile investimento. Bastano infatti appena 29,99 euro per far tuo un Witty (del tuo colore preferito: nero, arancio o azzurro?) e nel giro di 48 ore si potrà dare inizio alla propria nuova ricarica intelligente. Grazie ad un coupon esclusivo che il gruppo mette a disposizione dei lettori di Punto Informatico, il prezzo scende del 10%: è sufficiente inserire il codice “PUNTOINFORMATICO” nell'apposito modulo “Codice sconto” disponibile sulla pagina di check-out.

Come acquistare Witty

Con 29,99 euro non solo si prolunga la vita della batteria, ma si ha inoltre il beneficio ulteriore di un ciclo di vita nel quale ogni singolo giorno lo smartphone potrà durare di più. Un beneficio che può durare anni, insomma, e che si ripaga ampiamente grazie al suo lavoro silente di lungo periodo.

Come funziona?


Witty è una sorta di tutore che opera a monte delle batterie al litio del tuo smartphone. Il suo compito è quello di regolare, gestire e limitare all'occorrenza la fase di ricarica, così da ridurre gli oneri a capo della batteria per ottimizzarne durata e performance. In particolare Witty si propone di gestire la ricarica notturna, pratica del tutto abituale per chiunque. Quando si mette in carica la sera uno smartphone per ritrovarlo al mattino a pieno regime, si opera nel modo più comodo per la propria organizzazione quotidiana, ma al tempo stesso si appesantisce ogni singolo giorno la batteria di una qualche scoria di troppo. Il motivo lo spiega il team Witty: “la batteria viene mantenuta alla sua tensione di fine carica di 4.35V anche dopo aver raggiunto il 100% per far sì che non si scarichi durante la notte“. E questo pesa: si stima che una cattiva gestione delle ricariche possa far perdere alla batteria anche l'1% della sua capacità ogni singolo mese che passa.

Witty durante la ricarica dello smartphone

 

Witty interviene su questo fronte, gestendo in modo più intelligente la fase di carica:

Tutti i dispositivi portatili che ricaricano la propria batteria tramite USB interrompono la fase di carica dopo aver raggiunto il 100% ma continuano a mantenere la batteria alla sua tensione di fine carica di 4.35V. Come riportato da vari studi del settore (ad esempio “Battery University”, un sito web pubblicato dal noto provider di tecnologie Cadex Electronics Inc.), non disconnettere la carica porta ad una rapida usura della batteria diminuendone i cicli di carica/scarica da quasi 500 a circa 200.

Se si riflette su quanto sia complesso cambiare una batteria (operazione talvolta addirittura impossibile) è chiaro come una semplice cattiva abitudine possa pesare fortemente sulla durata di uno smartphone e sui costi di cambio dello stesso quando le performance della batteria sono ormai eccessivamente erose. Il grande vantaggio offerto da Witty sta nella tecnologia brevettata ASO (frutto della ricerca di ricercatori dell'Università di Roma “La Sapienza”):

L'ASO è in grado di leggere l'energia richiesta dallo smartphone al caricabatterie e scollegare, grazie ad un interruttore elettromeccanico, la batteria dalla rete elettrica nel momento in cui il fabbisogno energetico del dispositivo in carica è stato soddisfatto. Al contrario di tutti i regolatori di carica, l'ASO non legge la tensione o la capacità della batteria ma analizza il flusso di corrente tra il dispositivo in carica ed il caricabatterie.

Scollegando la batteria quando completamente carica si evita che rimanga alla sua tensione di fine carica di 4.35V anche dopo aver raggiunto il 100%, situazione estremamente dannosa per gli elettrodi della cella di litio, permettendo così alla batteria di iniziare il proprio ciclo di scarica.

Lo spegnimento della carica avviene tra i 10 ed i 30 minuti dopo aver raggiunto la soglia del 100% di carica. In linguaggio meno tecnico, “è come rilassare i muscoli dopo un allenamento intenso“: Witty consente alla batteria di evitare uno stress inutile e continuativo, ripristinando così il corretto ciclo di vita della stessa e allungando pertanto il ciclo di vita dello smartphone.

Come si usa?


Per usare Witty durante le ricariche notturne è sufficiente eseguire due semplici operazioni:

1.inseriscilo tra smartphone e caricatore, collegando Witty direttamente dentro quest'ultimo
2.premi l'apposito pulsante che avvia la ricarica: un piccolo led rosso segnala l'avvenuto avvio della ricarica
3.dormi sonni tranquilli: penserà a tutto Witty

Witty: come funziona?

Se è necessaria una presa USB Type-C è disponibile in confezione dedicata un apposito riduttore. Unico requisito è la ricarica di un solo terminale (che tramite pad wireless) per ogni singola unità di Witty, la quale ha la necessità di monitorare le fasi di ricarica del singolo device per poter in seguito operare con un'azione di salvaguardia sulla batteria.

Il mio smartphone ha una ricarica intelligente: quindi?
Il tuo telefono ha una ricarica intelligente e quindi ritieni che Witty non ti serva? Sbagli. Sebbene gli iPhone di nuova generazione (ad esempio) abbiano fatto non poco per migliorare le abitudini di ricarica dell'utente, in verità l'intervento è stato più che altro posticcio e non sostituisce in alcun modo ciò che Witty può offrirti. Questo perché l'apprendimento si basa su abitudini, ma le eccezioni sono in realtà all'ordine del giorno: ciò implica che la cosiddetta “intelligenza” dell'apporto del sistema operativo è in realtà una operazione di facciata che non può realmente gestire al meglio la ricarica sulla base di elementi propri della batteria e delle sue dinamiche di ricarica.

Witty in tre colori.

Witty sfrutta la notte per regalare alla batteria ore di autentico relax: la ricarica lenta e limitata ottimizza la durata e la capacità dell'accumulatore, evitando che possa incorrere in fasi di extra-carica nelle quali le performance vengono meno. Ecco perché il team Witty scoraggia la ricarica veloce se non per i momenti più importanti: meglio procedere con lentezza, sfruttando tutta la notte per arrivare al mattino con batterie cariche e performance ottimizzate.

Witty: conveniente per te e per l'ambiente.


L'idea, firmata da Lorenzo Craia, Luca Martini e Andrea Tognoli, ha importanti ripercussioni non soltanto sulle tasche di chi cambierà così le proprie abitudini di ricarica, ma anche sull'ambiente. Stiamo infatti parlando anzitutto di un dispositivo che allunga il ciclo di vita delle batterie e che riduce quindi il quantitativo di Litio immesso in discarica; inoltre si tratta di un device totalmente riciclabile, sostenibile dunque per vocazione; infine per ogni Witty acquistato verrà impiantato un nuovo albero, contribuendo così in modo positivo all'impronta ambientale del progetto.

Witty è stato fondato da Lorenzo Craia, Luca Martini e Andrea Tognoli

 

Una scelta virtuosa in ogni senso, nata da una campagna di crowdfunding su Kickstarter e diventata ora realtà. 29,90 euro con spedizione gratuita (-10% con il coupon “PUNTOINFORMATICO”, sconti ulteriori per acquisti multipli) e sarai parte di questa dinamica positiva. Iniziando a guadagnare, fin da subito, in termini di autonomia sul tuo device.

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Smartphone dal grande display per il lavoro: la classifica dei più recenti e popolari, con vari gradi di qualità e di prezzo.

iPhone-6-e1409231929900Smartphone dal grande display: i modelli per il lavoroSmartphone dal grande display: da moda a standard inevitabile, visto che per avere il meglio sul mercato bisogna prendere un modello con almeno 4.7 pollici. La mossa di Apple, con l'iPhone 6 e 6 Plus – che escono in Italia venerdì 26 settembre - conferma che ormai non si torna più indietro su questa tendenza. Ricordiamo che ha 4.7 pollici, appunto, l'iPhone 6 e i prodotti top della concorrenza partono da 5 pollici. Chi vuole modelli più piccoli deve comunque partire da 4.5 o 4.6 pollici, per restare nell'ambito delle novità 2014: con i vari modelli "ridotti" di Samsung, Htc, Lg e Sony. Al costo però di perdere in prestazioni rispetto ai modelli più grandi (anche se, a dire il vero, le differenze si sono ridotte e sono quasi nulle in particolare con il Sony Z3 Compact).

 

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F-Secure e Tonino Lamborghini insieme per offrire una protezione di ‘lusso’ a smartphone di lusso

 

F-Secure porta la sua migliore protezione sui telefoni di lusso fornendo un abbonamento annuale di alcuni suoi prodotti di sicurezza ai possessori di smartphone ‘by Tonino Lamborghini’

F-Secure sta collaborando con Tonino Lamborghini per proteggere gli utenti che usano la linea di smartphone del brand di lusso. Gli utenti di elettronica di lusso di fascia alta sono i bersagli potenziali per attacchi sofisticati in continua crescita, e hanno bisogno di una protezione di alta qualità come quella offerta dal software di F-Secure per mantenere al sicuro e protetti i loro dati personali.

Con questo accordo tra il vendor di cybersecurity e il fornitore di smartphone, F-Secure fornirà agli acquirenti dei telefoni di Tonino Lamborghini un abbonamento annuale di alcuni suoi prodotti consumer di sicurezza. Gli ultimi anni hanno visto una crescita nelle capacità di chi attacca di eseguire attacchi altamente mirati, come spear-pishing e campagne di whaling che possono colpire top manager o altri target specifici. Questi attacchi sono statisticamente molto efficaci – il tasso di apertura di un‘email di spear-pishing è del 70%, e queste campagne offrono ai criminali un tasso di conversione del 50%.*

“I dati personali sono diventati una risorsa chiave per gli attaccanti, e le persone hanno realmente bisogno di riesaminare le convinzioni che hanno sulla loro sicurezza e privacy,” spiega Samu Konttinen, Executive Vice President, Consumer Security di F-Secure. “Gli attaccanti possono comprare dati personali rubati da altri hacker e combinarli con dettagli che hanno ricavato sulle persone dai social media. Ciò permette agli attaccanti di colpire vittime potenziali con un grado di sofisticazione che la maggior parte delle persone non si aspetta, e il risultato finale è un attacco da parte di truffatori che si nascondono dietro una corrispondenza personale o aziendale abbastanza dettagliata”.

L’accordo offrirà ai clienti di Tonino Lamborghini una varietà di strumenti che possono usare per evitare di diventare vittime di questi attacchi. I prodotti che verranno offerti ai clienti di Tonino Lamborghini includono F-Secure SAFE, F-Secure Booster, F-Secure Key, e F-Secure Freedome. Offrire questi servizi agli utenti che acquistano smartphone di Tonino Lamborghini permetterà loro di essere protetti in modo semplice in un panorama delle minacce che sta diventando sempre più efficiente nel raccogliere e usare dati personali in vari crimini informatici.

Secondo Konttinen, offrire la protezione di F-Secure agli utenti degli smartphone Tonino Lamborghini dimostrerà al mercato dell’elettronica di lusso che una buona sicurezza può essere facilmente integrata in prodotti eleganti e di alta qualità. “Le persone non vogliono avere a che fare con software brutto quando pagano per un bene di lusso. Collaborare con Tonino Lamborghini per fornire ai suoi clienti la migliore protezione disponibile è una via semplice per rispondere a questo problema. Il design elegante di prodotti come F-Secure SAFE e Freedome ben si adatta con l’esperienza ‘premium’ per cui le persone pagano – è protezione di lusso per utenti di smartphone di lusso.”

I prodotti F-Secure sono disponibili per chi possiede telefoni di Tonino Lamborghini dal 17 giugno. I codici per l’abbonamento saranno distribuiti inizialmente attraverso punti di acquisto o email (per le versioni del software sia per PC che Android), ma le due aziende prevedono di pre-installare i prodotti su tutti i telefoni di Tonino 

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