Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Recuperare file da un backup di Windows usando un Mac

Con OS X è possibile accedere a un backup creato con gli strumenti di Windows e recuperare così eventuali file danneggiati.

Vi serve recuperare un vecchio file conservato in un backup di Windows usando un Mac? Partiamo da una buona notizia: è possibile recuperarlo ma serve un po' del vostro tempo, infatti Time Machine non è in grado di compiere questa operazione in modo autonomo.

In questa pagina ci dedicheremo a tre tipologie di Backup: Backup con cronologia file creati con Windows 10 e 8, Windows Backup di Windows 7 e System Image Backup generate da una qualsiasi versione di Windows.

Recuperare elementi da File History su Windows 10 e 8

La gestione di un backup su hard disk esterno con File History genera una struttura di cartelle ben determinata e visibile nel momento in cui colleghiamo il drive al Mac. Noteremo la presenza di una cartella denominata File History e usando Finder su Mac visualizzeremo questa struttura:

FileHistory/USERNAME/COMPUTERNAME/Data/C/Users/USERNAME/Documents 

Potrebbe sembrare complesso ma così non è, infatti, all'interno di questa cartella ritroveremo tutti i file sottoposti a backup e collocati nella medesima struttura di cartelle presenti sul PC Windows: con un minimo di tempo e di impegno si raggiungerà l'obiettivo.

Recuperare file da un backup creato su Windows 7

Iniziamo con una premessa: il metodo che andremo a descrivere a breve non è consigliato e deve essere visto come una delle ultime opzioni a disposizione. Il motivo è semplice: i backup gestiti da Windows 7 quando sono aperti come descritto non mantengono la struttura delle cartelle. Se possibile, è decisamente più raccomandabile aprire il backup usando un sistema Windows, recuperare il file desiderato e trasferirlo al Mac con una comune chiavetta USB.

In alternativa, valutare anche la possibilità di installare Windows sul Mac sfruttando Boot Camp. Se però l'unica alternativa è Mac OS X collegate l'hard disk esterno al Mac e attraverso Finder aprite il backup.

La cartella principale avrà il nome del PC dal quale il backup proviene, mentre a livello di struttura si noteranno tre cartelle denominate "Backup Set", "Catalogs" e "MediaID.bin".

La cartella di nostro interesse è Backup Set al cui interno troveremo i backup veri e propri indicati con la data di creazione. Ricercare quindi la cartella di proprio interesse, probabilmente quella con data più recente, e aprirla: all'interno troveremo una serie di file .zip che rappresentano i backup incrementali creati da Windows 7. Nell'archivio .zip più datato sarà presente il primo backup fatto, mentre negli altri .zip saranno presenti i file successivamente aggiunti.

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Per procedere al recupero del file è necessario copiare il file .zip sul Mac, aprirlo con un doppio click e ricercare il file desiderato. Di sicuro non è una operazione immediata, ma il risultato con un po' di sforzo è facilmente raggiungibile.

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Recuperare un file da System Image Backup

Scegliendo di gestire un backup su Windows attraverso system image si troverà sul volume di archiviazione dedicato all'operazione un file denominato "MediaID.bin" e una cartella dal nome "WindowsImageBackup" al cui interno è collocata una cartella con il nome del PC e una serie di file in formato .VHDX. Si tratta di hard disk virtuali generati da Windows che non possono essere aperti direttamente al fine di estrarre un singolo file.

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Per aggirare il problema è sufficiente installare Paragon VMDK Mounter il cui uso è gratuito. Questo strumento è assai valido e merita di essere tenuto nella "cassetta degli attrezzi" personale, infatti, permette di aprire svariati formati di immagini del disco.

Una volta installato il tool di Paragon è sufficiente fare doppio click sul file VHDX per aprirlo, anzi per essere più corretti per montarlo e renderlo accessibile dal Mac. Si potrà quindi accedere all'archivio e ricercare il file desiderato, copiandolo e incollandolo poi in un'altra posizione del disco.

Un'ultima raccomandazione: se il file .VHDX è salvato su un hard disk esterno formattato in NTFS è necessario trasferire tale file sul disco del Mac o su un volume con file system adatto, infatti, OS X può accedere in sola lettura a un volume NTFS. Ciò significa che utilizzando il tool di Paragon si visualizzerà un errore che non permetterà di montare il volume.

L'immagine seguente mostra ciò che potremmo vedere all'interno del file VHDX montato: nello specifico abbiamo visualizzato la cartella Utenti e le relative sottocartelle al cui interno sono solitamente archiviati i dati personali.

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Roma - I ricercatori di ESET hanno scovato una nuova minaccia per sistemi macOS, un attacco pensato per distribuire il trojan ad accesso remoto (RAT) OSX/Proton attraverso un player multimediale apparentemente legittimo. Il software è stato in realtà compromesso dai cyber-criminali, e non si sa per quanto tempo sia andata avanti al distribuzione della release a base di malware.

I cracker hanno abusato del lettore multimediale Elmedia Player, realizzato da Eltima, violando i server dell'azienda e integrando una variante del RAT Proton sulle versioni recenti del software. Al momento il numero di sistemi infetti è incerto ma ESET dice di aver comunicato la presenza del malware il 19 ottobre; Eltima ha prontamente risposto ripulendo i server dalle release compromesse. Elmedia Player era un obiettivo alquanto appetibile per i cyber criminali in quanto ha recentemente festeggiato il traguardo del milione di utenti.Proton costituisce una minaccia potenzialmente molto pericolosa, visto che il RAT è in grado di comunicare all'esterno informazioni importanti sull'host infetto come i dettagli sull'OS, i dati del browser (password incluse), le chiavi SSH private eventualmente presenti sul sistema e molto altro ancora. Ulteriore funzionalità del trojan è poi quella che permette di scaricare ed eseguire ulteriori software malevoli.I server di Eltima rappresentano la nuova vittima di un malware che ha già fatto parlare di sé nei mesi scorsi, quando i server di un altro popolare tool (HandBrake) sono stati compromessiper diffondere il RAT Proton. La violazione dei server per distribuire codice malevolo non è poi certo una gran novità, visti i tanti casi emersi in tempi recenti sia per OS X (Transmission) che per sistemi Windows (CCleaner).

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Roma - Il Gruppo Khronosha annunciato l'arrivo di Vulkan sulle piattaforme Apple, una novità che nel prossimo futuro dovrebbe portare miglioramenti sensibili all'ecosistema videoludico di Cupertino - e su macOS in particolare - qualora la risposta degli sviluppatori fosse sufficientemente positiva. Per ora c'è Valve, che ha messo in mostra un incremento di frame al secondo nei suoi giochi a dir poco significativo.

Khronos Group ha infatti lavorato con Valve, LunarG e The Brenwill Workshop nell'ambito della Vulkan Portability Initiative, sviluppando il driver open source MoltenVK e il kit di sviluppo (SDK) LunarG Vulkan: il primo funziona da layer intermedio frapponendosi tra i giochi 3D e Metal, la API a basso livello di Apple per macOS e iOS, mentre il secondo serve alla realizzazione di progetti basati su MoltenVK.

Vulkan arriva su macOS e iOS. Nonostante Apple


MoltenVK sostituisce le API OpenGL native implementate da Cupertino, e stando a quanto sostiene Valve - sviluppatrice videoludica oggigiorno concentrata esclusivamente sul digital delivery di Steam - su Dota 2 è possibile raggiungere miglioramenti prestazionali massimi del 50% rispetto a OpenGL.Le nuove API FOSS dovrebbero insomma rappresentare un'autentica rivoluzione per il mai particolarmente ricco mercato videoludico su macOS, soprattutto se alla solita Valve - che da tempo ha investito sulle librerie Vulkan - si aggiungessero altri sviluppatori di primaria importanza.

L'accoppiata MoltenVK+LunarG dovrebbe poi avere una ricaduta positiva anche sullo stesso progetto Vulkan, una tecnologia che promette performance superiori con l'accesso a basso livello della GPU ma che non ha fin qui "sfondato" nemmeno sui PC Windows presidiati da DirectX 12.

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Venerdì, 27 Ottobre 2017 12:45

Chrome 63 arriva su desktop e mobile

Roma - Google Chrome è arrivato alla release 63, nuova versione del browser di Mountain View in via di distribuzione su desktop (Windows, Linux, macOS) e gadget mobile (Android) nel corso dei prossimi giorni. Google si è sforzata di ridurre il quantitativo di memoria usato dal browser, anche se una delle novità della release 63 procede in realtà in direzione opposta a tutto vantaggio della sicurezza.

Tra le caratteristiche più interessanti di Chrome 63 spicca dunque un nuovo design della pagina flags, un URL interno (chrome://flags) utilizzabile per testare le funzionalità in via di sviluppo e che ora è diventata più chiara e facile da leggere.

La nuova API Device Memory può servire a uno sviluppatore Web per identificare il quantitativo di RAM presente su un client e magari indirizzare l'utente verso una versione "lite" della pagina, mentre un nuovo layer di isolamento dei siti Web aumenta il consumo di memoria ma isola completamente il rendering di una pagina.

Chrome 63 include poi il supporto alla versione 1.3 dello standard TLS per le comunicazioni sicure, e su Android (Oreo) la funzionalità Smart Text Selection fornisce "suggerimenti" di app all'utente in base al testo selezionato.

Sempre sul fronte sicurezza, infine, Chrome 63 include 37 bugfix per altrettante vulnerabilità della release precedente inclusa una con livello di pericolosità critico (CVE-2017-15407), sei con rischio alto e sette con rischio medio.

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Roma - Due sole reti malevole sono responsabili del 97% di tutto lo spam spedito in Rete nel quarto trimestre del 2017, denuncia McAfee, un "business" che varia nel tipo di messaggi veicolati tramite posta elettronica ma che continua a fare affidamento su vasti agglomerati di PC Windows infetti.

Le due botnet più attive alla fine del 2017 erano dunque Necurs e Gamut, con la prima specializzata nell'invio di spam a base di "ragazze sole" e nella distribuzione di allegati infetti da ransomware. Nel caso di Gamut, invece, i bot spedivano messaggi incentrati su false offerte di lavoro, arruolamenti tra riciclatori di denaro sporco e campagne di phishing similari.

Necurs è stato responsabile del 60% dello spam spedito nel quarto trimestre, dice McAfee, mentre Gamut è arrivato secondo con il 37% della posta spazzatura. Incidentalmente, le due botnet si sono scambiate il posto rispetto all'attività spammatoria del terzo trimestre del 2017.Lo stato del mercato dello spam arriva a corollario di un più ampio rapporto sulle minacce stilato da McAfee per marzo 2018, uno studio che sottolinea tra l'altro l'iperattività degli attacchi a base di ransomware (sempre nel quarto trimestre del 2017) con numeri in crescita sia su desktop (+35%) che su mobile (+59%).

Altre statistiche rilevanti contenute nel rapporto di McAfee riguardano l'aumento significativo delle nuove famiglie di malware (+35%), la crescita delle minacce indirizzate agli utenti dei PC di Apple (+24%, +243% anno-su-anno), l'incremento del malware a base di codice JavaScript (+9%). Crescono anche gli script PowerShell malevoli (+267%), mentre sono in declino le classiche minacce a base di macro (-35% nel 2017).

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Mercoledì, 22 Maggio 2019 12:10

L'anteprima di Edge per Mac è in download

Il mese scorso l’annuncio: il browser Edge di Microsoft basato su Chromium arriverà anche in versione Mac. Di lì a poco un primo link per scaricarne una versione d’anteprima, direttamente dai server del gruppo di Microsoft. Oggi l’ufficializzazione: il software è disponibile per il download nella sua release Canary, così da poterne mettere alla prova le funzionalità sui computer di casa Apple.

Edge per Mac: anteprima in download

La versione macOS di Edge non è un semplice porting di quella già vista su Windows 10, ma un’edizione del browser sviluppata in modo da andare a integrarsi al meglio con il sistema operativo della mela morsicata, sia dal punto di vista dell’interfaccia sia per quanto concerne le funzionalità. Ad esempio, come visibile nell’animazione allegata qui sotto, sfruttando la Touch Bar dei MacBook è possibile controllare la riproduzione dei contenuti multimediali, passare da una scheda di navigazione all’altra oppure eseguire rapidamente un comando.

Microsoft Edge per macOS offrirà la stessa nuova esperienza già vista in anteprima su Windows, con ottimizzazioni che permetteranno di sentirsi a casa su un Mac. Stiamo perfezionando il look & feel generale per offrire ciò che gli utenti macOS si aspettano dalle applicazioni di questa piattaforma.

Microsoft ha inoltre modificato font, menu, scorciatoie da tastiera e altri elementi grafici per far sì che risultino in linea con l’aspetto di macOS. Invita poi gli utenti a fornire i loro feedback, mediante l’apposita funzione integrata, così da poter individuare gli aspetti sui quali intervenire con priorità.

La versione macOS del browser Edge di Microsoft

Il download della versione Canary di Edge su Mac è disponibile attraverso i Microsoft Edge Insider Channels per tutti coloro che hanno installato il sistema operativo macOS 10.12 Sierra (o release successive). Riceverà aggiornamenti ogni giorno. Presto arriverà anche la build Dev destinata ad update settimanali, poi la Beta sulla quale si interverrà invece ogni mese e mezzo circa.

La versione macOS del browser Edge di Microsoft

Trattandosi di una versione preliminare, ne sconsigliamo l’utilizzo per le sessioni di navigazione quotidiana o in ambito professionale, poiché potrebbe essere affetta da bug e potrebbero verificarsi malfunzionamenti.

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ll’inizio dell’anno si è parlato di un bug scovato in FaceTime tanto grave da consentire l’attivazione da remoto delle fotocamere/webcam presenti sui dispositivi iOS e macOS, semplicemente inoltrando una chiamata. Un problema simile è quello di cui si parla oggi in merito a Zoom, software parecchio diffuso in ambito professionale per videochiamate e videoconferenze (oltre 40 milioni di clienti nel 2015): un malintenzionato può spiare i suoi utenti senza che questi nemmeno se ne accorgano.

Zoom: grave vulnerabilità su Mac

La vulnerabilità (CVE-2019–13450) è stata individuata a fine marzo dal ricercatore Jonathan Leitschuh, che ha concesso alla software house 90 giorni per porvi rimedio prima di renderla nota. La causa è da ricercare nel web server installato in locale (porta 19421) al fine di permettere all’utente di unirsi a un meeting con un semplice click. Un accorgimento pensato per semplificare l’uso di Zoom, ma che finisce con il costituire un serio rischio per la privacy: qualsiasi sito può sfruttarlo per accendere l’obiettivo del computer e spiare chi si trova di fronte, senza destare alcun sospetto, attraverso un link appositamente strutturato, ad esempio https://zoom.us/j/*********. Non serve nemmeno un’interazione, basta includerlo in un iframe.

Zoom

Ciò che rende il tutto ancora più grave è che la disinstallazione del software non basta. Un semplice link può far leva sul web server locale per installarlo nuovamente, senza chiedere alcuna azione o conferma aggiuntiva all’utente.

Nei 90 giorni a disposizione prima che la vulnerabilità fosse resa nota è stato rilasciato un fix, sotto forma di aggiornamento, comunque non sufficiente per mitigare il rischio. Questo perché i responsabili di Zoom ritengono la possibilità di unirsi a una videoconferenza tramite un solo click un valore aggiunto della propria offerta, non volendo rinunciarvi.

Quando Zoom viene installato dall’utente su un dispositivo Mac, viene aggiunto anche un web server con funzionalità limitate per rispondere a richieste locali. Si tratta di un workaround per un cambiamento introdotto in Safari 12 che richiede all’utente la conferma per l’avvio del client di Zoom prima di unirsi a un meeting. Il web server locale permette agli utenti di evitare click aggiuntivi. Pensiamo sia una soluzione legittima a un’esperienza utente problematica, capace di offrire ai nostri utenti una modalità più rapida per l’accesso alle conferenze.

Lo sviluppatore ha comunque riconosciuto l’esistenza del problema, intervenendo con un post sul proprio blog ufficiale in cui afferma come non ci siano prove di avvenute violazioni. Promette inoltre che con un update in arrivo entro il mese di luglio gli utenti potranno far sì che la trasmissione del segnale video risulti automaticamente disabilitata nel momento in cui ci si unisce a un meeting: in questo modo, anche in caso di click su un link malevolo, le immagini non sarebbero inviate a estranei.

Un altro problema, attacco DoS

Leitschuh ha inoltre portato alla luce un secondo problema (CVE-2019–13449): c’è la possibilità che un malintenzionato possa sottoporre il client di Zoom a continue richieste di partecipazione a una conferenza, dando così vita a quello che può essere definito un attacco DoS (Denial of Service). Anche in questo caso la software house afferma di non aver ricevuto segnalazioni o feedback relative alla pratica, sottolineando di aver rilasciato una patch in grado di risolvere la situazione nel mese di maggio (versione 4.4.2), senza però forzare gli utenti all’installazione poiché il pericolo è ritenuto trascurabile.

La soluzione fai-da-te

Considerando come lo sviluppatore non abbia intenzione di rinunciare al sistema adottato per avviare i meeting con un click, Leitschuh suggerisce un metodo fai-da-te per risolvere il problema: nelle impostazioni, selezionare l’opzione per disabilitare la trasmissione del segnale video quando ci si unisce a una conferenza.

Come aggirare il problema di Zoom agendo sulle impostazioni

È possibile disabilitare il web server eseguendo il comando “lsof -i :19421” (senza virgolette) così da ottenere il PID del processo, seguito da “kill -9 ***” dove gli asterischi sono rappresentati dal PID. In questo modo, invece, si evita che possa essere riabilitato in seguito all’installazione di aggiornamenti.

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Giovedì, 24 Ottobre 2019 14:51

macOS Catalina: problemi e soluzioni

Dopo il rilascio della versione GM, il lancio della versione definitiva al grande pubblico è alle porte. Scopriamo quali sono i problemi più comuni e come risolverli.

l bimestre settembre/ottobre è particolarmente caldo per Apple, sia sul fronte Hardware che Software. Il lancio dei nuovi iPhone e iPad ha catalizzato le attenzioni principali e gli aggiornamenti di iOS 13 sono stati caratterizzati da qualche problema di gioventù, rapidamente corretto da Apple. Anche la versione finale di macOS Catalina è finalmente disponibile a tutti: dal momento che il Mac è per molti professionisti uno strumento di lavoro cardine, la cautela è d’obbligo e una guida alla risoluzione dei problemi noti può essere particolarmente utile.

Quali sono le principali novità di macOS Catalina?

Rispetto ai vari Mojave, High Sierra o precedenti, Catalina porta con se molte novità:

  • iTunes: iTunes è stato suddiviso in Apple Music, Podcast e Apple TV.
  • Sidecar: Sidecar è una nuovissima funzionalità di macOS Catalina, che ti consente di utilizzare l’iPad come secondo display e di utilizzare Apple Pencil come dispositivo di input per Mac.
  • Dov’è: introdotto anche su iOS 13, in macOS Catalina è un’app utile per cercare persone e dispositivi
  • App: Foto, Safari, Mail, Promemoria, Preferenze di Sistema, ecc. Sono dotati di nuove funzionalità e le app a 32 bit non sono più disponibili in macOS 10.15.

Problemi di download / installazione di macOS Catalina

Non è possibile installare macOS Catalina, come risolvere?

Può capitare che durante il processo di installazione (e nel caso di alcune configurazioni può essere anche molto lungo), la procedura si blocchi senza apparente ragione. In tal caso consigliamo di provare ad installare Catalina tramite la modalità sicura di macOS. È sufficiente spegnere del tutto il Mac (eventualmente anche forzandone lo spegnimento tenendo premuto a lungo il tasto di accensione) e riaccenderlo tenendo premuto il tasto Maiuscole. Questo darà accesso alla modalità sicura, una particolare procedura di avvio che esclude tutte le estensioni e i plugin non appartenenti al sistema operativo. Una volta entrato in modalità sicura, sarà sufficiente eseguire di nuovo il programma di installazione di Catalina.

Forse non tutti sanno che, durante la procedura di installazione di macOS, basta premere “Comando + L” per controllare se è ancora attivo e il tempo residuo prima del completamento.

Nel corso degli ultimi giorni sono emerse dei blocchi nella schermata “Configura il tuo Mac…”. Abbiamo spiegato in questo articolo, che è sufficiente riavviare forzatamente il Mac per risolvere il problema.

macOS Catalina viene eseguito in uno spazio su disco insufficiente, come risolvere?

Può capitare che nemmeno in modalità sicura sia possibile installare Catalina. Spesso succede a causa del limitato spazio su disco disponibile, dato che Catalina arriva ad occupare anche 30GB di spazio su disco. Una soluzione può essere quella di liberarsi dai local snapshot di time machine. Questi sono backup locali che macOS automaticamente esegue e che vengono riversati su un disco Time Machine quando questo viene connesso.

È sufficiente aprire il terminale e digitare

tmutil listlocalsnapshots /

per ottenere un elenco dei local snapshot presenti sul disco. I nomi appariranno nel formato com.apple.TimeMachine.2019-10-03-212453.local. Sarà ora necessario digitare il comando sudo tmutil deletelocalsnapshots seguito dalla data dello snapshot da eliminare. Ad esempio:

sudo tmutil deletelocalsnapshots 2019-10-04-104240

Il terminale darà conferma con Deleted local snapshot ‘2019-10-04-104240’ e lo spazio tornerà quindi disponibile.

terminale

Errori Sidecar: servizio non supportato

Sidecar è probabilmente la funzionalità più interessante introdotta in Catalina, ma è utilizzabile solo su alcuni Mac / iPad. Se il tentativo di connessione all’iPad si conclude con il messaggio “Errore Sidecar: servizio non supportato“, è probabile che l’iPad non sia aggiornato ad iPadOS 13, oppure che l’hardware non sia supportato.

Mac compatibili con macOS Catalina:

  • MacBook Pro (metà 2012 e versioni successive)
  • MacBook Air (metà 2012 e versioni successive)
  • MacBook (inizio 2015 e successivi)
  • iMac (fine 2012 o più recente)
  • iMac Pro (2017 o più recente)
  • Mac Pro (fine 2013 o più recente)
  • Mac Mini (fine 2012 o più recente)

Modelli di iPad che supportano Sidecar

Sono tutti i modelli che supportano la Apple Pencil, ovvero:

  • iPad Air (3a generazione)
  • iPad mini (5a generazione)
  • iPad Pro da 12,9 pollici (1a o 2a generazione)
  • iPad Pro (10,5 pollici)
  • iPad Pro da 9,7 pollici
  • iPad (6a generazione)
  • iPad (7a generazione)

Se il Mac è precedente al 2015, esiste comunque una soluzione alternativa per abilitare Sidecar, sempre tramite l’amico Terminale. Basta inserire il seguente comando:

defaults write com.apple.sidecar.display allowAllDevices -bool YES

Purtroppo questa combinazione non sempre funziona, ma vale la pena provarci.

Le app non funzioneranno in macOS Catalina

Lo abbiamo già segnalato in un articolo dedicato, ma è utile ricordarlo anche in questa sede: macOS Catalina non supporta più le app a 32 bit. Apple ha eliminato gradualmente il software a 32 bit negli ultimi 10 anni e macOS Mojave è l’ultimo che supporta questa tecnologia.

Come risolvere:

Non esistono workaround: le applicazioni a 32 bit vanno o aggiornate o rimosse. Fortunatamente il parco app per Mac è comunque non solo di alta qualità ma anche molto vasto, non sarà quindi difficile trovare valide alternative. Ultima opzione, il downgrade da Catalina a Mojave.

Le icone delle app scompaiono nel Finder

In macOS Catalina 10.15, può capitare di vedere alcune icone delle app scomparire a seguito di un clic sul collegamento Applicazioni nella barra laterale del Finder. Questo accade se si è utilizzato l’Assistente Migrazione per spostare i propri dati.

Come risolvere:

  1. Aprire il Finder sul tuo Mac.
  2. Fare clic con il pulsante destro del mouse su Finder nell’angolo in alto a sinistra del desktop, quindi scegliere Preferenze .
  3. Nella scheda Barra laterale, selezionare il preferito Applicazioni, quindi rimuovere il collegamento Applicazioni dalla barra laterale che visualizza risultati errati.

applicazioni

macOS Catalina non può connettersi al WiFi/Bluetooth

Se non è possibile accedere a Internet dopo aver installato macOS Catalina beta, potrebbe essere colpa di una diffusa app di firewalling, Little Snitch. Vale la pena quindi disinstallarla oppure aggiornare all’ultima nightly beta, compatibile con Catalina.

Qualora i problemi riguardino la connettività bluetooth, si può provare a reimpostare le preferenze di connessione di macOS:

  1. Aprire il Finder, cliccare su Vai nel menù in alto, e quindi fare clic su Vai alla cartella … .
  2. Digita /Library/preferences e fare clic su Vai .
  3. Individuato il file com.apple.Bluetooth.plist , bisogna copiare questo file in un’altra posizione e procedere con l’ eliminazione di quello originale.
  4. Riavviare il Mac e riconnettiti ai tuoi dispositivi Bluetooth.

preferences

iCloud non è disponibile dopo l’aggiornamento di macOS

Dopo il rilascio di macOS Catalina, si potrebbe visualizzare il messaggio “Impossibile connettersi a iCloud” durante la creazione di un nuovo documento di Pages, Numbers o Keynote in una cartella condivisa: dovrebbe essere sufficiente chiudere il documento e riaprirlo per risolvere il problema. Altri problemi legati ad iCloud che potrebbero presentarsi sono:

  • iCloud Drive non riesce a scaricare automaticamente tutti i file dopo l’aggiornamento a macOS Catalina
  • Più librerie di applicazioni vuote in iCloud Drive dopo l’aggiornamento

Come risolvere:

  1. Scaricare i file desiderati dall’unità iCloud manualmente e individualmente.
  2. Rimuovere in modo sicuro le cartelle vuote da iCloud.
  3. Riavviare il dispositivo

Leggere dischi in formato NTFS su macOS Catalina

Una diffusa utility per la lettura/scrittura di unità esterne su macOS in formato NTFS è Paragon NTFS che è stato appena aggiornato alla versione 15 con il pieno supporto a Catalina.

Qualora si volesse ripiegare su app freeware, consigliamo Mounty, davvero molto semplice da usare.

macOS Catalina rallenta o surriscalda il Mac

Alcune persone si lamentano che Catalina manifesta palesi rallentamenti rispetto a Mojave, oltre a far surriscaldare il computer e provocando un significativo battery drain.

Soluzione 1: Ridurre al minimo le app che si avviano con il Mac

Troppi elementi non necessari all’accesso abbassano le performance del Mac, sopratutto se è dotato di poca memoria. Basta quindi disabilitare quelle non strettamente necessarie:

Passaggio 1: fare clic sul logo Apple nell’angolo in alto a sinistra e selezionare Preferenze di Sistema .

Passaggio 2: scegliere Utenti e gruppi nel menu e fare clic sul proprio account nella barra laterale di sinistra.

Passaggio 3: fare clic su Elementi login nella colonna di destra per visualizzare un elenco di programmi che si avviano automaticamente all’accensione del Mac.

Passaggio 4: selezionare più software possibile e fare clic sul pulsante meno (-) nella parte inferiore di questa finestra.

users

Soluzione 2: Ripristinare il controller di gestione del sistema (SMC)

Il ripristino del System Management Console (SMC) è una soluzione spesso consigliata dai tecnici Apple e merita di essere provata se macOS Catalina non funziona come dovrebbe relativamente all’alimentazione e all’hardware. Se si soffre di uno dei seguenti problemi , il ripristino di SMC è particolarmente efficace:

  • Il computer si surriscalda spesso con ventole di raffreddamento ad alti giri
  • Gestione dell’alimentazione e problemi della batteria
  • Video e display esterni non funzionanti
  • Il Mac non risponde quando si preme il pulsante di accensione
  • Problemi generali di prestazioni e funzionalità

Ecco come ripristinare il SMC:

Passaggio 1: spegnere completamente il computer, lasciandolo collegato solo all’alimentazione.

Passaggio 2: utilizzando la tastiera integrata, tenere premuti contemporaneamente i tasti Maiusc + Ctrl + Opzione + Pulsante di accensione per circa 10 secondi.

Passaggio 3: rilasciare tutti i tasti insieme e quindi premere il pulsante di accensione per avviare il computer.

Passaggio 4: il tempo di avvio dopo il ripristino dell’SMC sarà un po’ più lungo del normale, questo è normale.

Il Mac non si avvia o non si accende dopo l’installazione di macOS Catalina

Se il Mac non si accende o si blocca sulla barra di caricamento dopo l’aggiornamento a Catalina, si possono provare i seguenti passaggi.

Soluzione 1: Controlla il disco rigido del Mac con Utility Disco in modalità di ripristino

Passaggio 1: riavviare il Mac e tenere immediatamente premuto Command + R per avviare in modalità di ripristino.

Passaggio 2: rilasciare questi tasti quando viene visualizzata la barra di caricamento.

Passaggio 3: Seleziona quindi Utility Disco dal menu Utilità macOS.

Controlla il disco rigido del Mac con Utility Disco in modalità di ripristino

Passaggio 4: selezionare il disco di avvio o il volume macOS nella barra laterale sinistra di Utility Disco.

Passaggio 5: fare clic su S.o.s. in alto e fare clic su Esegui per riparare questo disco.

Passaggio 3: Al termine, fare clic su Fine e riavviare il Mac come al solito.

Soluzione 2: Downgrade macOS Catalina to macOS Mojave

Soluzione estrema, utile per chi non sia soddisfatto delle prestazioni di Catalina e voglia ritornare al sistema preinstallato sul proprio Mac.

Passaggio 1: spegnere completamente il computer.

assaggio 2: riavviare il Mac in modalità di ripristino tramite la pressione dei tasti Command + R subito dopo aver premuto il tasto di accensione. Qualora il mac non voglia saperne di avviarsi in modalità di ripristino, è possibile provare con la modalità Recovery su Internet: basta tenere premuto Opzione + Comando + R o Maiusc + Opzione + Comando + R all’avvio. Verrà scaricata un’immagine temporanea di macOS dai server Apple, quindi bisogna assicurarsi che il Mac sia connesso a Internet.

Passaggio 3: rilasciare le combinazioni di tasti quando viene visualizzato il menu Utilità macOS.

Passaggio 4: scegliere Utility Disco e fai clic su Continua .

Passaggio 5: scegliere il disco di avvio (generalmente etichettato Macintosh HD) e fare clic su Cancella .

Passaggio 6: formattare come APFS e fare clic su Cancella .

Passaggio 7: tornare al menu Utilità macOS e scegliere Reinstalla macOS .

Downgrade macOS Catalina to macOS Mojave

Passaggio 8: fare clic su Continua, quindi accettare i termini e le condizioni. Al termine, il Mac si riavvierà e tornerà a macOS Mojave.

Ora che Catalina sarà installato su milioni di Mac, sicuramente emergeranno nuovi problemi. Segnalateci nei commenti quelli che vi hanno riguardato, se esiste una soluzione aggiorneremo la guida.

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