Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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google

Roma - Google ha deciso di rinvigorire Gmail; e lo fa regalando agli utenti la possibilità di ricevere allegati email da 50 Megabyte e dando una spennellata di nuovo ai sistemi di crittografia end-to-end

L'upgrade relativo alle dimensioni degli allegati riguarderà per il momento solo i file in ricezione, mentre l'invio continuerà ad essere limitato a 25 MB (l'ultimo upgrade in questo senso risale al lontano 2009). Si tratta in ogni caso di limiti legati alla ricezione e all'invio diretto degli allegati; qualora le dimensioni fossero superiori Gmail continuerà a proporre di sfruttare lo spazio virtuale di Google Drive.
Sul tema della cifratura gli ingegneri di Google hanno invece chiesto l'aiuto di sviluppatori terzi, nel tentativo di rendere gli strumenti più "user friendly".Ad oggi dunque chi usa regolarmente Gmail potrà risparmiarsi diversi grattacapi in fase di ricezione di allegati pesanti, potendo contare ovviamente sullo spazio gratuito sulla nuvola di Google qualora in fase di invio venisse sforata la quota massima consentita. Il servizio cloud, integrato in Gmail a partire dal 2012, è passato dagli iniziali 10 Gigabyte agli attuali 15 GB. Seppur sia da condividere tra Drive, Gmail e Google Foto si tratta pur sempre di una dimensione di tutto rispetto, soprattutto se comparata con Wetransfer (uno dei servizi di trasferimento alternativi più utilizzati, che pone il limite a 2 GB) e che tra l'altro può essere estesa a pagamento scegliendo tra diversi piani mensili (100 GB a 1,99 euro, 1 TB a 9,99 euro, 10 TB a 99,90 euro, 20 TB a 199,99 euro e 30 TB a 299,99 euro).Google specifica che tutti i file in Drive sono accessibili da qualsiasi dispositivo e facili da condividere, ma soprattutto sono sempre al sicuro nei suoi data center personalizzati con protezione avanzata. Nonostante questa attenzione, a Mountain View sanno bene che sempre più persone, necessitando di ulteriore rassicurazione, optano per una crittografia end-to-end delle email (adottando in particolare il metodo PGP). Gli strumenti a disposizione si sono rivelati però difficile da usare. È sul fronte della semplificazione che Google ha voluto investire risorse negli ultimi mesi e su cui oggi vuole spingere ancora di più l'acceleratore, chiedendo l'aiuto alla comunità di programmatori indipendenti raccolta attorno a GitHub. Sul portale è disponibile la versione open source del tool E2EMail, frutto di anni di sperimentazioni altalenanti.

Mountain View spiega che "E2EMail offre un modo per integrare OpenPGP su Gmail mediante un'estensione di Chrome, con una migliore usabilità e mantenendo la cura del messaggio esclusivamente sul client. E2EMail è costruito su una libreria di cifratura open source sviluppata da Google". L'aver dato in pasto alla community il codice dopo aver coronato nuovi standard di "trasparenza" (Certificate Transparency) dimostra l'impegno reale di Big G in nuove implementazioni in tema di sicurezza, nonché il riconoscimento che il supporto esterno è fondamentale per brindare a un prodotto innovativo e finalmente funzionale.

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Venerdì, 03 Marzo 2017 10:02

Windows Holographic diventa Mixed Reality

Acer Windows Mixed Reality Development Edition

Milano - Hololens è vivo e lotta assieme a noi, ma si è reincarnato: Microsoft ha confermato nel corso della Game Developer Conference (GDC) di San Francisco che la nuova denominazione del progetto passa da Windows Holographic a Windows Mixed Reality, decisamente più calzante rispetto anche alla descrizione che l'azienda stessa fa di questo nuovo tipo di interfaccia, e la distribuzione dei primi kit destinati agli sviluppatori è cominciata grazie a una collaborazione messa in piedi con Acer.L'headset mostrato nel corso della GDC è decisamente diverso da Hololens, la maschera che costituisce di fatto un prodotto diverso e più avanzato: se Hololens è un computer vero e proprio, che all'interno dell'headset contiene tutto quanto serve per connettività, storage ed elaborazione dei dati, il kit che Microsoft inizia a distribuire ora presuppone l'utilizzo di un PC esterno a cui collegarlo e non dispone di un visore traslucido su cui proiettare le immagini da sovrapporre all'ambiente circostante. È ovviamente una soluzione più semplice da costruire e più economica da realizzare, due fattori indispensabili per rendere più popolare questo tipo di prodotto.Le caratteristiche tecniche dell'Acer Windows Mixed Reality Development Edition prevedonodue schermi da 1440x1440 pixel di risoluzione (uno per occhio) con un refresh di 90Hz, un jack per collegare cuffie e microfono esterni, cavo HDMI 2.0 e USB 3.0 per collegare il tutto al PC. Per aggiungere l'ambiente circostante e regolare al meglio l'esperienza incorpora anche due videocamere poste sulla parte frontale della maschera. Con questo sistema si possono mappare le pareti e gli altri oggetti presenti nella stanza: non sarà necessario insallare altri tipi di sensori nell'ambiente, una semplificazione notevole in termini di semplicità e rapidità d'uso.

Questo kit servirà agli sviluppatori, 20mila i fortunati, a familiarizzare con la nuova interfaccia e le nuove tecnologie integrate in Windows 10: siamo ben lontani da un prodotto pronto per la grande massa, ma è il momento giusto secondo Redmond per iniziare il cammino verso l'eliminazione di tastiere e mouse dal paradigma di base per l'utilizzo del computer (e anche delle console, visto che questa interfaccia dovrebbe trovare spazio anche su Xbox). Una maschera e un gamepad sono probabilmente destinati a diventare la nuova accoppiata, anche se è improbabile che le vecchie forme di input siano mandate definitivamente in soffitta. Non c'è ancora un prezzo chiaro per questo kit, che sarà messo a disposizione prima di tutto (non è stato comunicato se gratuitamente o messo in vendita) dei fortunati presenti alla conferenza Microsoft del GDC a partire da questo marzoLa cifra dovrebbe aggirarsi sui 300 dollari, e quelli di Acer è solo il primo di un catalogo che dovrebbe comprendere anche visori di HP, Dell, HP, Asus, Lenovo e 3Glasses.

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Roma - Un procuratore della Corea del Sud ha formalizzato le accuse nei confronti dell'erede designato di Samsung Group, Jay Y. Lee: si parla di corruzione, spergiuro e appropriazione indebita.

Jay Y. Lee, 48 anni, è stato arrestato lo scorso 17 febbraio perché a rischio di fuga e di inquinamento delle prove. Insieme a lui sono ora accusatialtri 4 dirigenti Samsung in quello che è diventato non solo uno scandalo con impatto sulla politica nazionale in Corea, ma anche il banco di prova per verificare la capacità del Paese di affrontare situazioni del genere: non è infatti raro che un vertice di un'azienda molto importante per l'economia coreana venga accusato (o condannato) per reati da cosiddetti "colletti bianchi", ma ricevendo condanne minime e spesso una grazia. Lo stesso Lee era già stato condannato per evasione fiscale. Tuttavia in questo caso il tutto è cresciuto fino a travolgere anche i vertici del Governo.

Le indagini della magistratura coreana nei confronti della multinazionale vanno avanti da mesi e riguardano una presunta vicenda di mazzette e fusioni che coinvolgerebbero i vertici di Samsung e il presidente (ora sospeso) della Corea del Sud Park Geun-hye.Secondo quanto finora raccontato dalla stampa locale, il procuratore riterrebbe che Lee, attualmente vicepresidente e colui che gestisce di fatto gli affari di Samsung facendo le veci del padre Kun-Hee Lee da tempo malato, avrebbe pagato qualcosa come oltre 30 milioni di euro di tangenti al Presidente della Corea del Sud tramite donazioni effettuate a due fondazioni controllate da un personaggio vicino al Presidente. Una corruzione volta a sostenere un'operazione finanziaria, la fusione tra due parti dell'agglomerato Samsung, che avrebbe dovuto garantire un controllo più solido della famiglia Lee sul gruppo.

Il tutto ha già portato a una bufera politica, a proteste di piazza e al conseguente impeachment da parte del Parlamento nazionale e alle dimissioni del Presidente della Corea del Sud Park Geun-hye. È stato inoltre già arrestato Moon Hyung-pyo, capo del National Pension Service, attraverso il quale sarebbe arrivato l'appoggio economico necessario all'operazione finanziaria oggetto delle indagini.

Ora con le accuse del magistrato è possibile scendere ulteriormente nei dettagli: Lee, in particolare, è accusato di aver dato o promesso 38 milioni di dollari in mazzette a un funzionario pubblico e di aver commesso spergiuro durante un'udienza parlamentare nel quale ha rigettato ripetutamente tale ipotesi. Samsung, da parte sua, continua a negare qualsiasi illecito. Lee afferma di essere stato costretto a "donare" tali somme. Insomma di aver subito una vera e propria concussione.

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Martedì, 28 Febbraio 2017 13:08

Italia, ancora un sequestro per i siti pirata

Milano - L'hanno soprannominata "Odissea 3", questo l'appellativo scelto dalla Guardia di Finanza e in particolare dal suo Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l'Editoria che ha convinto il GIP della Procura di Roma ad emettere un'ordinanza di sequestro preventivo per 41 siti ritenuti in violazione dell'articolo 171 della legge 633/41: quella che regola il diritto d'autore. 

Secondo gli investigatori, attraverso questi siti venivano distribuiti i film appena usciti al cinema e veniva consentito di seguire in diretta eventi sportivi, come le partite delle principali competizioni calcistiche europee nonché altri contenuti fruibili esclusivamente a pagamento come i tornei del Grande Slam di tennis o le gare di F1 e MotoGP. Tra i titoli citati dal comunicato della GdF figurano anche "Ghostbusters", "I Magnifici 7" e "Oceania": titoli recenti che per lo più sono disponibili sulle piattaforme pay-tv, o che addirittura sono ancora presenti nelle sale e non ancora distribuiti per l'home-video.

Sono due le strade seguite dagli investigatori per arrivare a questi sequestri. Innanzi tutto, tecnica consolidata, si attua un approccio "follow the money" risalendo alle fonti di guadagno garantite dalla pubblicità ai siti oggetto delle indagini. L'altro approccio, "follow the hosting", punta a scavalcare l'architettura complessa che prova a porre una serie di ostacoli per risalire alla collocazione effettiva del server che eroga i contenuti: spesso i siti risultano all'estero pur essendo gestiti dall'Italia, e la GdF ha sviluppato una metodologia di indagine che le consente di aggirare quella che chiama "anonimizzazione" garantita da sistemi di hosting cloud e VPS.Il nuovo approccio della Guardia di Finanza pare dare i suoi frutti: il comunicato riporta che negli ultimi 90 giorni sono stati eseguiti oltre 290 sequestri preventivi, a testimonianza dell'efficacia dei metodi investigativi adottati e del crescente impegno delle Forze dell'Ordine nel contrasto di questo tipo di attività illecite. Non ultimo, il fenomeno della trasmissione dei canali a pagamento attraverso piattaforme online: è di pochi giorni fa la notizia di un intervento su ben tre "centrali di trasmissione" che sono state chiuse, con quattro denunce a carico di altrettanti soggetti e sequestri di migliaia di euro ritenuti frutto dell'attività degli indagati.

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Venerdì, 03 Marzo 2017 12:08

MWC2017/ Xiaomi crea la sua prima CPU

 

Milano - È così Xiaomi è entrata a far parte di un club esclusivo: quello del quale fanno già parte Apple, Samsung e Huawei, ovvero le prime tre aziende del settore smartphone, fatto di chi produce sia telefonini che i chip presenti al loro interno. Lo hanno chiamato Surge S1, ha richiesto più di due anni di sviluppo, ed è stato reso possibile dallo sforzo congiunto dei tecnici Xiaomi e dai capitali e le risorse messe a disposizione dal Governo cinese - tutto confluito in Pinecone, una sussidiaria creata dalla stessa Xiaomi per portare avanti il progretto.Sul piano tecnico il nuovo Surge S1 è un octa-core big.LITTLE basato su design ARM: due cluster di Cortex-A53 da 2,2GHz per la parte di potenza e da 1,4GHz per la parte più efficiente, abbinati a una GPU Mali-T860. Nel complesso è un prodotto di fascia media, realizzato ancora con tecnologia 28nm nelle fonderie TSMC, da confrontare con la serie 600 degli Sanpdragon e i Mediatek P20 e P10: anche Huawei ha i suoi prodotti analoghi, i Kirin classe 600, che dovrebbero offrire prestazioni paragonabili. Considerto che il prodotto Xiaomi è in gestazione dal 2014, va detto che è abbastanza ben messo: dovrebbe supportare senza problemi il video in risoluzione 4K, così come le chiamate in alta definizione via VoLTE. Ciò detto, va compresa fino in fondo il valore di questa mossa: negli ultimi mesi le cose non sono andate perfettamente lisce per Xiaomi, che ha dovuto dire addio a un fuoriclasse reclutato tra le fila di Google che doveva costituire il volto amico per uno sbarco in occidente in grande stile (Hugo Barra, passato a Facebook), e la crescita un tempo stupefacente delle vendite si è appiattita. L'ultima zampata era stata la conferenza stampa a sorpresa allo scorso MWC di Barcellona, quando era stato presentato il Mi5 con a bordo lo Snapdragon 820.

Proprio in un fratello minore di quel Mi5 troverà spazio per la prima volta il Surge S1: si tratterà ovviamente di un prodotto di fascia media, il Mi5c, venduto attorno ai 200 euro in Cina (unico mercato su cui sarà venduto), ma strategicamente è un momento importante. Poter montare un SoC prodotto in casa significa abbattere i costi e aumentare i margini su ogni singolo pezzo venduto, senza contare che è possibile adattare al meglio le qualità dell'hardware per adeguarsi alle esigenze del software sviluppato dalla stessa Xiaomi. Lo fanno già Apple, Samsung e Huawei: controllare l'intero telefono, l'intera piattaforma, significa giocare ad armi pari con i pesi massimi del settore. Resta da comprendere, ovviamente, se lo sviluppo futuro dell'hardware riuscirà a tenere il passo di quello dei concorrenti.

Quanto alle motivazioni del Governo cinese per decidere di investire in Pinecone e dunque in Xiaomi, è evidente che quello dei semiconduttori è un mercato che sarà sempre più essenziale per un'economia in fase di sviluppo come quella di Pechino. Xiaomi è stata selezionata probabilmente per via del suo radicamento profondo sul mercato cinese, visto che la spinta all'apertura al mercato internazionale pare ormai essersi esaurita e il focus è tornato sulla madrepatria.

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Roma - Chissà se qualcuno dei 24 interessatissimi lettori, di fronte alla valanga di informazioni su Vault7, è riuscito a generalizzare abbastanza la questione e fare qualche considerazione che non si limiti all'analisi degli interessantissimi leak che ci arrivano direttamente dalla CIA via Wikileaks.
Quali considerazioni? 

Le più difficili da fare: generalizzazioni e collegamenti.
Quei posti da cui si può partire per ragionare su quello che probabilmente succederà: lasciatevelo dire da chi lo fa di mestiere!
Chi non avesse seguito l'"affaire" Vault7, che è una questione GROSSA, può rimediare leggendo l'ottimo articolo di Luca Annunziata e l'interessantissima panoramica tecnica di Matteo Flora.
Investite una ventina di minuti del vostro tempo, ne vale la pena, anzi lo dovreste proprio fare. Lettore avvertito...

Quindi generalizziamo: questo leak è di dimensioni superiori al Datagate, infatti è un meta-Datagate, un Datagate sul Datagate. L'impatto delle onde scatenate dall'originale Datagate è stato enorme, ma si trattava "solamente" di un leak di notizie e documenti. Sì, "solamente".
Non perché notizie e documenti non siano enormemente importanti e non abbiano il potere di cambiare il mondo, ma perché questa volta non sono stati "uomini e software" che hanno rivelato fatti e notizie che non dovevano essere pubbliche.
Questa volta sono stati "uomini e software" che hanno rivelato e sparso in giro software, anzi armi software.
Chiara la differenza di livello? Di ordine di grandezza? 
Come l'effetto Larsen, come il Budda che si guarda l'ombelico.Da oggi un sacco di porcherie inerenti la sicurezza informatica, la guerra informatica e il crimine informatico saranno a disposizione di tutti quelli che desiderano valersene. E di gente così ce n'è a pacchi.
Volete una prova od almeno un indizio che le cose stanno così? Ve lo do a gratis.

La notizia del meta-Datagate è apparsa solo brevemente sui media, e poi è misteriosamente sparita.
Infatti al mondo, oltre i menefreghisti cronici a cui non frega nulla di nulla se non aggiornare il proprio profilo social, esistono solo 10 (binario) categorie di persone.

Quelle che hanno capito al volo l'importanza del meta-Datagate, ed ora hanno ben altro da fare che parlare.
Quelle che ne sono state vittime, e preferiscono che se ne parli poco mentre preparano una nuova mossa del gioco.

"Che schifo di articolo - diranno i 24 indispettiti lettori - nessuna notizia ma solo elucubrazioni".
In effetti è verissimo, tant'è che Cassandra lo diceva anche nel titolo: le notizie (ed i leak) cercatevele in giro da soli, si trovano con due click.

Tuttavia per addolcire la pillola, inseriamo una notizia, paurosa ma anche "cool".
Una delle armi software disvelate dal meta-Datagate, su cui si è concentrato un articolo di The Intercept, si chiama Weeping Angel, "Angelo piangente": è un software che dal 2014 consentirebbe di infiltrare le SmartTV di una nota marca che comincia per S e finisce per G, trasformandole in sistemi di sorveglianza da salotto.
Cassandra ne ha vaticinato anche al Festival del Giornalismo tre anni fa.

"Ma che c'è di cool in questa cosa terrorizzante?" diranno sempre i 24. La cosa carina è che quest'arma cibernetica, l'"Angelo Piangente" è il frutto della collaborazione tra CIA e MI5 (probabilmente MI6), cioè tra gli Stati Uniti ed il Regno Unito, ed il nickname è una fantastica citazione. Dobbiamo al Regno Unito alcune cose eccelse, ed una delle migliori è la creazione di un certo Dottore.
"Dottor chi?" dirà qualche incauto tra i 24.
Proprio il Doctor Who, che in un episodio pluripremiato deve usare il suo Colpo d'Occhio proprio per sopravvivere agli Angeli Piangenti.
Ed ora che vi ho strappato un sorriso, non dimenticatevi del meta-Datagate e di quello che ci attende: vivremo certamente in tempi interessanti.

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Milano - La vicenda Vault 7, l'enorme database di documenti riservati ottenuti da Wikileaks e di cui in settimana è stata rilasciata la prima porzione contenente le prime rivelazioni sugli strumenti che la CIA impiega per spiare a mezzo smartphone e PC i cittadini, sta costringendo aziende e nazioni a chiarire la propria posizione in merito. Così da Silicon Valley arrivano rassicurazioni sul livello di protezione offerto dalle versioni più recenti dei dispositivi e software lì sviluppati, mentre su entrambe le sponde dell'Atlantico si annunciano indagini per chiarire quale sia l'effettiva portata di quanto accaduto.

Iniziamo dalle aziende, come Google ed Apple, che hanno voluto mettere le mani avanti e spiegare ai propri clienti quale sia l'effettivo stato dell'arte della sicurezza dei rispettivi prodotti. Apple, ad esempio, ci ha tenuto a precisare come nei documenti fin qui rilasciati non sia fatta menzione di iOS 10: l'ultima release del suo sistema operativo equipaggia l'80 per cento degli iPhone e degli iPad in circolazione e "le nostre analisi preliminari indicano che molte delle vulnerabilità oggetto del leak sono state già patchate nell'ultima versione di iOS". Di fatto, quindi, chi abbia aggiornato costantemente il suo telefono o tablet non dovrebbe correre rischi particolari.

Discorso simile quello imbastito da Google: "Rivedendo il documento, siamo certi che i nostri update di sicurezza e le protezioni di Chrome e Android mettano già al sicuro da queste vulnerabilità gli utenti" dice un portavoce dell'azienda. Naturalmente, come nel caso di Apple, anche a Mountain View precisano che la sicurezza è un tema in perenne evoluzione e che occore continuare a valutare i contenuti dei documenti di Wikileaks così come proseguire nello sviluppo del proprio software: nè Google e neppure Cupertino affermano di aver messo a disposizinone un sistema operativo a prova di CIA, ma di aver sempre avuto a cuore la privacy dei propri utenti e di continuare a lavorare in questo senso.Ci sono poi altri aspetti da considerare nella vicenda, come il coinvolgimento esplicito di Linux: era improbabile che il sistema operativo open source per antonomasia non fosse oggetto dell'attenzione della CIA, vista la sua diffusione in ambienti professionali e nell'infrastruttura della Rete, ma dalla Linux Foundation fanno sapere che la natura stessa del kernel del Pinguino permette di arginare questo tipo di minacce con maggiore efficacia. Il CTO della fondazione, Nicko van Someren, spiega che le patch al codice di Linux vengono prodotte in poche ore o al massimo pochi giorni e rilasciate con altrettanta celerità: pertanto, grazie al contributo di migliaia di sviluppatori che scrivono e riscrivono materialmente il codice, anche la maggior parte delle vulnerabilità del Pinguino dovrebbero essere state eliminate. La Foundation offre anche il proprio supporto ad altri progetti open source per aiutarli a irrobustire il loro software.

Più attendiste per ora altre aziende coinvolte nel leak: sia Samsung che Microsoft hanno annunciato di stare valutando la portata delle rivelazioni contenute in Vault 7, così da poter stabilire quale sia la linea di condotta da seguire. Quella di Samsung è una delle situazioni più interessanti: si parla di smart TV perennemente in ascolto e trasformate in cimici che spiavano costantemente il soggiorno delle vittime, uno scenario che spinge a suggerire di disabilitare le funzioni di riconoscimento vocale e spegnere completamente le TV e non lasciarle in standby finché questo tipo di vulnerabilità non sia stata risolta. A parziale mitigazione del problema, va chiarito che non si parla in questo caso di exploit da remoto: l'attacco sarebbe possibile solo in locale, collegando una chiavetta USB a una delle porte presenti sullo schermo televisivo in questione. Per quanto attiene i messenger, va anche chiarito che la CIA non avrebbe trovato il modo di farne saltare la cifratura: quello che avviene, in realtà, è che i terminali vengono violati a monte della cifratura stessa, permettendo quindi di intercettare i messaggi prima che vengano codificati per essere spediti.

Tutto questo materiale in ogni caso ha trovato conferme solo indirette per ora riguardo la sua veridicità. Com'è ovvio la CIA si rifiuta di commentare la faccenda, visto che il leak danneggia inevitabilmente le tattiche di spionaggio portate avanti dall'agenzia. È molto complesso stabilire quale sia l'effettiva portata delle rivelazioni di Vault 7, sia per quanto attiene l'impoverimento degli strumenti dell'agenzia USA, sia per la portata etica delle tecniche adottate: rispetto alle rivelazioni di Snowden qui si parla di operazioni condotte in modo "ortodosso", ovvero spionaggio ai danni di paesi terzi e dei loro cittadini, ma è aperto il dibattito sulla riservatezza tenuta in materia di vulnerabilità di software largamente diffuso tra i cittadini, lasciando questi ultimi alla mercè non solo delle spie governative ma pure dei creatori di malware motivati da ragioni economiche.

Di Vault 7 continueremo a parlare molto a lungo, visto che il caso sta assumendo anche una dimensione internazionale: la Germaniaha già annunciato l'avvio di una indagine per chiarire il ruolo del Consolato USA a Francoforte nella vicenda (nei documenti di Wikileaks viene raccontato che sia quella la centrale da cui parte tutto lo spionaggio condotto all'interno dell'Europa), così come l'FBI ha deciso di indagare su chi abbia passato i documenti a Wikileaks. In Cina e Russia, due delle grandi potenze che da tempo ormai ingaggiano una sorta di guerra fredda digitale con gli USA, non mancano le reazioni: gli organi di stampa vicini ai rispettivi governi non mancano di sottolineare come gli USA portino avanti lo stesso tipo di campagne di cui periodicamente accusano le altre nazioni.

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Venerdì, 10 Marzo 2017 14:34

Corea, destituito il presidente Park

Milano - Sta assumendo toni sempre più allarmanti la vicenda di Park Geun-hye, presidente della Corea del Sud ufficialmente destituita nelle scorse ore dopo un voto del Parlamento e la decisione di conferma della Corte Costituzionale. Park è accusata di aver favorito gli interessi economici di una serie di imprenditori, uno su tutti il delfino della multinazionale Samsung, e di aver ricevuto in cambio danaro versato sui conti di una sua confidente e amica di lunga data. In seguito alla decisione ci sono state manifestazioni in piazza, culminate in duri scontri tra cittadini e forze dell'ordine, con tanto di vittime tra la popolazione.

La figura di Park Geun-hey è emblematica: figlia di Park Chung-hee, dittatore militare dell'epoca della Guerra Fredda, nel suo caso aveva ottenuto la carica di presidente mediante una regolare elezione democratica. Prima donna ad occupare il seggio in Corea del Sud, è di vocazione una moderata: la sua destituzione apre la strada all'attuale opposizione, fautrice di un approccio decisamente più muscolare nei confronti della minaccia della Corea del Nord, e ciò costituirà senza dubbio motivo di dibattito nel corso della prossima campagna elettorale e pure nei rapporti con le potenze mondiali quali USA e Cina.

La vicenda giudiziaria che ha portato alla destituzione di Park è lungi da essere chiarita: fino a questo momento il presidente ha goduto dell'immunità che la sua carica le garantiva, ma ora potrebbe essere chiamata a rispondere in tribunale dei reati che hanno già condotto all'arresto e all'incriminazione di Jay Y. Lee, vicepresidente e di fatto detentore del pacchetto di controllo di Samsung. Proprio la successione di Lee al vertice della multinazionale sarebbe alla base della corruzione oggetto dell'inchiesta: per subentrare al padre malato, Lee avrebbe fatto pressione indirettamente sul presidente Park tramite la concessione di generose donazioni alle attività di una sua confidente.Park, secondo i giudici, avrebbe quindi tirato i fili per convincere il capo del National Pension Service, Moon Hyung-pyo, a investire in un'operazione finanziaria che ha visto la fusione di due entità facenti parte dell'universo Samsung, una manovra che ha consolidato la posizione di Lee al vertice dell'azienda. Lee e Moon sono stati arrestati, accusati anche di aver mentito nel corso dell'inchiesta parlamentare che ha portato all'impeachment di Park, e ora anche quest'ultima potrebbe rischiare il carcere venendo meno le garanzie costituzionali che l'hanno tenuta al riparo din qui dalle accuse della magistratura.

Al momento sia Park che Lee, e ovviamente anche Samsung, negano qualsiasi illecito e respingono tutte le accuse: il presidente destituito ha anche annunciato che non lascerà la residenza ufficiale che occupa al momento, nonostante il suo incarico sia decaduto. Complesso anche stabilire di quanto appoggio popolare goda Park: i sentimenti nei suoi riguardi sono controversi, e le proteste svoltesi nella notte e che sono costate la vita a due manifestanti dimostrano una certa spaccatura tra i cittadini, che si dividono tra chi la sostiene e chi invece preme per una severa persecuzione dei crimini e di chi li avrebbe commessi.

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la ricerca ipsos mori per microsoft

 

Milano - La presenza sul palco del Microsoft Forum 2017 di Alec Ross, professore della Columbia e consulente di Obama e di Hillary Clinton per l'innovazione tecnologica, è solo il prologo: all'autore di un libro dal titolo suggestivo come "Il nostro futuro" spetta il compito di ribadire se ce ne fosse bisogno che la tecnologia sta avendo un impatto dirompente sulla vita di tutti gli abitanti del pianeta. Gli smartphone, il cloud, i nuovi algoritmi di intelligenza artificiale, la robotica: sono questi strumenti che stanno cambiando il mondo del lavoro, che creano il business del presente e soprattutto del futuro. Chi coglierà la palla al balzo e sfrutterà questa Quarta Rivoluzione Industriale di cui ormai tutti parlano?A giudicare dalla ricerca commissionata da Microsoft a Ipsos Mori, i dati non pongono l'Italia in una posizione di particolare vantaggio: agli abitanti del Belpaese piace fare gli imprenditori, piace lavorare in un contesto agile medio-piccolo, ma molti e troppi di loro lavorano senza un business plan propriamente detto. Solo il 23 per cento delle aziende interpellate si è organizzata con un piano che copra il periodo che va da 6 mesi a 3 anni nel futuro: una condizione indispensabile per assicurare la condivisione degli obiettivi da parte di tutta l'organizzazione, grande o piccola che sia, affinché lo sforzo comune generi i risultati sperati.È in questa sacca di resistenza costituita da quasi l'80 per cento delle imprese, quattro su cinque, che si trova il maggior bacino potenziale di crescita per Microsoft: molto spesso la mancanza di un business plan è collegata alla convinzione che gli strumenti digitali costituiscano una complicazione, un costo da aggiungere al conto totale, un esercizio sterile che non produce effetti a breve termine. Gli imprenditori italiani si fidano del proprio senso degli affari, mancando di informazioni utili a produrre una pianificazione adeguate: e sono proprio questi i miti da sfatare, le opportunità che a Redmond provano a sfruttare.

la ricerca ipsos mori per microsoft

Hololens, per la prima volta in Italia ufficialmente proprio sul palco del Forum, è l'esempio perfetto secondo Microsoft di questa nuova leva tecnologica: la mixed reality è al centro di un processo di sviluppo che troverà la sua consacrazione nella prossima release di Windows 10, la Creators Edition, e quello che è stato mostrato nelle sale del polo fieristico MiCo è un mix tra prototipizzazione digitale, collaborazione a distanza e produzione di contenuti in tempo reale con interfacce che mescolano gli strumenti sintetici e i movimenti naturali. In generale alle PMI (che valgono il 99 per cento dell'industria italiana) non dispiace l'idea di approfittare di tutto questo: ma bisogna trovare il modo giusto di convincerli a investire.

La strada scelta da Microsoft Italia per provarci è portare sul palco esempi concreti di questi nuovi strumenti nel contesto imprenditoriale. Dolce & Gabbana raccontano come riescano a tenere traccia delle giacenze in relazione alla domanda della propria clientela (Dynamics 365), l'azienda di trasporti milanese ATM sfrutta il cloud Azure e il machine learning per migliorare l'efficienza dei servizi ai passeggeri. Luxottica sfrutta Office 365 e il resto della nuvola ibrida creata con gli strumenti Microsoft per consentire ai suoi dipendenti di operare in modo flessibile e in regime di smartworking, aumentando la produttività. Infine Salvagnini, che produce macchinari per la lavorazione dei metalli e che con il cloud riesce a portare i suoi clienti direttamente sulla linea di produzione per ottimizzare la resa e coinvolgerli nel processo.Sono tutte situazioni nelle quali la tecnologia costituisce un vantaggio: il monitoraggio a distanza dei macchinari consente di tagliare i costi legati a guasti ed errori di produzione, la conoscenza in tempo reale delle scorte unite alle richieste dei propri prodotti permette di ridurre le giacenze e quindi non tenere capitali immobilizzati. Portando i clienti direttamente in fabbrica, direttamente sui macchinari, lo stesso concetto di ricerca e sviluppo cambia pelle: mettere a punto una novità, una nuova versione di un manufatto che risponda con esattezza a requisiti specifici, è questione di pochi clic. Conoscere in tempo reale il flusso dei viaggiatori e poter elaborare una previsione attendibile consente di ottimizzare la qualità del servizio offerto o ripensarlo con cognizione di causa.

Uno degli slogan che passa dal palco, dove lo pronuncia Carlo Purassanta che di Microsoft Italia è l'amministratore delegato, al pubblico è: "Il nostro sogno: l'intelligenza artificiale a beneficio di tutti". Non proprio un claim indimenticabile, ma è il paradigma di quanto Satya Nadella e tutta Big M vanno ripetendo da tempo: l'informatica deve essere uno strumento a supporto dell'uomo, un sostegno per far aumentare la sua produttività senza sottrarre spazio all'intelligenza umana. Ci saranno nuovi compiti da svolgere per gli individui a base carbonio: alle macchine a base silicio spetta il compito di fornire la sintesi dei dati elaborati, agli uomini di dare un senso e un significato a quei dati. Chissà se queste novità aiuteranno gli italiani a riguadagnare un po' di ottimismo nel futuro: e magari convincere anche i capitali esteri a tornare a investire nel nostro paese.

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Venerdì, 10 Marzo 2017 14:49

ZTE, sanzioni per esportazioni proibite

Roma - ZTE Corporation, la società con base a Shenzen, Cina, ha patteggiato una sanzione per complessivi 1,2 miliardi di dollari al governo americano per avere violato le leggi che restringono la vendita di tecnologia proveniente dagli USA all'Iran e alla Corea del Nord. L'accordo prevede che la società paghi 892 milioni di dollari in sanzioni e sia soggetta a un'addizionale di 300 milioni di dollari di penale se violerà i termini dell'accordo entro sette anni. Si tratta del maggiore caso di violazione delle sanzioni finora trattato dal Dipartimento di Giustizia nel controllo delle esportazioni.

Nel marzo 2016 il Dipartimento del Commercio aveva già bloccato le esportazioni delle aziende americane a ZTE per il sospetto che la società rivendesse beni all'Iran. ZTE è il secondo produttore di equipaggiamenti cinese dopo Huawei Technologies: produce e vende smartphone e accessori per il networking in Europa e Asia e acquista componenti da società americane come Qualcomm e Micron Technology.

"ZTE Corp non ha solo violato i controlli sull'export che cercano di mantenere la tecnologia sensibile americana lontana dalle mani di regimi ostili come l'Iran; ha mentito agli investigatori federali e negato le investigazioni interne sui loro atti illegali", ha dichiarato il procuratore generale Jeff Sessions in un comunicato. "Questo patteggiamento li richiama alla responsabilità, e rende chiaro che il nostro governo userà ogni mezzo per punire le società che violeranno le nostre leggi". Secondo i termini dell'accordo, la società è ritenuta colpevole di tre capi di accusa: violazioni delle leggi sulle esportazioni, produzione di materiale falso e ostacolo alla giustizia. L'accordo è soggetto all'approvazione della corte.

ZTE ha sostituito l'intero management lo scorso anno. Shi Lirong, presidente negli ultimi sei anni, ha ceduto lo scettro a Zhao Xianming. Mentre gli altri cambiamenti fanno parte di un normale avvicendamento nella leadership, questa sostituzione è dovuta al fatto che il dirigente fosse nominato nei documenti rilasciati dagli Stati Uniti che dimostrano come ZTE abbia aggirato le restrizioni.
"Zte riconosce gli errori fatti, se ne assume la responsabilità e si impegna per il positivo cambiamento nella società", ha dichiarato il nuovo presidente e CEO di ZTE, Zhao Xianming. 

Secondo i documenti in possesso della giustizia statunitense, ZTE ha fornito circa 32 milioni di prodotti USA all'Iran fra il 2010 e il 2016, senza avere la licenza di esportazione, direttamente o indirettamente tramite compagnie terze. All'inizio del 2010, la società ha partecipato a due progetti iraniani riguardanti l'installazione di infrastrutture di rete cellulare e fissa. Inoltre, ha effettuato 283 forniture di prodotti "controllati" alla Corea del Nord.

"ZTE è coinvolta in uno schema elaborato per acquisire prodotti che hanno origine negli USA, inviarli in Iran e mascherare il proprio coinvolgimento in queste esportazioni", ha dichiarato l'assistente procuratore generale Mary McCord.
ZTE ha già avuto noie con il governo americano in passato, comprese accuse di aver supportato lo spionaggio: la società ha sempre negato. L'infiammarsi della crisi ha provocato la riposta del governo cinese, lo scorso anno, che ha esortato gli USA a rimuovere ZTE dalla blacklist per evitare danni alle relazioni economiche e commerciali.

"Il Dipartimento del Commercio è impegnato a far rispettare le nostre leggi sul commercio alle società americane e straniere, indipendentemente delle dimensioni e dalla localizzazione", ha dichiarato il segretario al commercio Wilbur Ross. "Queste sanzioni sono solo il primo esempio dello straordinario potere che il Dipartimento del Commercio può usare".
Zte è il quinto fornitore di smartphone in Europa e il settimo nel mondo. È presente anche in Italia con uffici a Roma, Milano e Torino e commercializza gli smartphone della linea Axon e Blade.

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