Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Aruba e Acronis, Partner per offrire il nuovo servizio Cloud Bare Metal Backup

 

Il servizio, destinato ai clienti Private Cloud e basato su tecnologia Acronis, permette agli utenti di sottoporre a backup le vApp e le VM interessate attraverso un intuitivo pannello web   

Aruba Acronis annunciano la disponibilità del nuovo servizio Aruba Cloud Bare Metal Backup, che consente alle aziende di effettuare backup completi delle proprie macchine virtuali Private Cloud tramite un pannello web semplice e intuitivo. Il nuovo servizio di backup è basato su immagini remotizzate, tecnologia leader di Acronis.

Il servizio Cloud Bare Metal Backup di Aruba lavora a livello dell’hypervisor di virtualizzazione, evitando l’installazione di agenti di backup a bordo delle singole Virtual Machine da proteggere. Il servizio Cloud Bare Metal Backup può essere utilizzato in modo complementare con il servizio Cloud Backup di Aruba, insieme al quale permette di ottenere una protezione totale delle Virtual Machine, fisica, virtuale e applicativa.

Il nuovo servizio backup è basato su AnyData Engine di Acronis ed ha lo scopo di rendere più facile il backup delle vApp e delle virtual machine (VM) per le aziende tramite un pannello web semplice che permette agli utenti business un controllo completo, che comprende:

  • impostazione della periodicità e della persistenza preferita
  • pianificazione del ripristino, sia dell’intera macchina sottoposta a backup che dei singoli file in essa contenuti
  • riconfigurazione di virtual machine ripristinate, modificandone parametri come rete, host name, CPU e memoria, o decidendo di clonarle su di una nuova vApp.

Il servizio viene erogato con la granularità della singola Virtual Machine e comprende 200 GB di spazio per ciascuna macchina. La tecnologia di backup si integra direttamente con l’hypervisor del servizio Private Cloud e con i meccanismi di protezione offerti da VMware per garantire consistenza e prestazioni. E’ presente anche l’integrazione nativa con VSS di Microsoft (attraverso i VMware tool) per assicurare la consistenza applicativa.

Con il nuovo servizio, Aruba mette a disposizione dei propri clienti Private Cloud due differenti canali di assistenza: sia telefonica che via Ticketing System.

“Cloud Bare Metal Backup è lo strumento ideale per chi necessita di una sicurezza totale – ha commentato Stefano Cecconi, Amministratore Delegato di Aruba S.p.A. “Il servizio agisce al di fuori della macchina a livello di hypervisor e ha quindi visibilità della macchina in blocco. L’ utilizzo del servizio di Cloud Backup congiunto a quello di Cloud Bare Metal Backup basato su Acronis offre visibilità a livello applicativo di ciò che gira nella VM e consente quindi una protezione totale.”

“La nostra nuova offerta presentata con Aruba fornisce un potente backup a multi livelli, multi-tenant e self-service oltre che una soluzione di disaster recovery (DR), permettendo ai fornitori di servizi cloud di stabilire servizi BaaS ( Backup as a Service) leader del settore per i propri utenti”, ha dichiarato Mauro Papini, Country Manager di Acronis Italia. – Siamo onorati di collaborare con un leader come  Aruba per fornire ai clienti una soluzione backup completa.”

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Microsoft e Red Hat definiscono un nuovo standard per il Cloud enterprise

 

La nuova piattaforma per l’impresa consente ai client di scegliere fra Microsoft Azure e .NET

Microsoft e Red Hat hanno annunciato un accordo che aiuterà i clienti di entrambe le aziende ad abbracciare il cloud computing grazie a una maggiore scelta e flessibilità nell’installare le soluzioni Red Hat su Microsoft Azure. Microsoft offre infatti Red Hat Enterprise Linux come scelta preferenziale per i carichi di lavoro enterprise Linux in ambiente Azure a. Inoltre, Microsoft e Red Hat stanno collaborando per soddisfare le più comuni esigenze di imprese, software vendor e sviluppatori in termini di costruzione, installazione e gestione delle applicazioni su software Red Hat in ambienti cloud pubblici e privati.

Tra i termini della partnership sono previsti:

Soluzioni Red Hat disponibili in forma nativa ai clienti Microsoft Azure. Nel corso delle prossime settimane, Microsoft Azure diventerà un Red Hat Certified Cloud and Service Provider e consentirà ai clienti di far girare le proprie applicazioni e carichi di lavoro Red Hat Enterprise Linux in ambiente Microsoft Azure. Gli utenti di Red Hat Cloud Access potranno portare le immagini delle loro macchine virtuali su Microsoft Azure. I clienti di Microsoft Azure potranno inoltre godere appieno del valore della piattaforma applicativa di Red Hat, compresi Red Hat JBoss Enterprise Application Platform, Red Hat JBoss Web Server, Red Hat Gluster Storage e Red Hat OpenShift, l’offerta platform-as-a-service di Red Hat. Nel corso dei prossimi mesi, Microsoft e Red Hat prevedono di fornire le soluzioni “a consumo” Red Hat On-Demand e le immagini Red Hat Enterprise Linux nel Marketplace di Azure, supportate da Red Hat.

·         Supporto enterprise integrato per ambienti ibridi. I clienti potranno usufruire di un supporto inter-piattaforma e inter-aziendale integrato fra Microsoft e Red Hat, a differenza di altre partnership nel cloud pubblico. Collocando team di supporto di entrambe le aziende negli stessi spazi, l’esperienza sarà semplice ed immediata, a velocità di cloud.

 Gestione unificata dei carichi di lavoro su installazioni hybrid Cloud. Red Hat CloudForm sarà interoperabile con Microsoft Azure e Microsoft System Center Virtual Machine Manager, dando ai clienti di Red Hat CloudForms la possibilità di gestire Red Hat Enterprise Linux sia su Hyper-V sia su Microsoft Azure. Il supporto di Red Hat CloudForms per la gestione dei carichi di lavoro su Azure è previsto per i prossimi mesi, ed estenderà le attuali funzionalità di System Center per la gestione di Red Hat Enterprise Linux.

 

 Collaborazione su .NET per funzionalità di sviluppo applicazioni di nuova generazione. Partendo dall’anteprima di .NET su Linux annunciata da Microsoft lo scorso aprile, gli sviluppatori potranno accedere alle tecnologie .NET da diverse soluzioni Red Hat tra cui Red Hat OpenShift e Red Hat Enterprise Linux, supportata congiuntamente da Microsoft e Red Hat. Red Hat Enterprise Linux sarà l’ambiente operativo primario di sviluppo e di riferimento per .NET Core su Linux.

“Questa partnership offre importanti prospettive per ISV e sviluppatori”, ha commentato Scott Guthrie, Executive Vice President della divisione Cloud and Enterprise di Microsoft. “Ci permette inoltre di estendere il nostro impegno verso una flessibilità e una possibilità di scelta senza paragoni negli ambienti Cloud di oggi, il tutto nel rispetto dei rigorosi requisiti di sicurezza e scalabilità che le aziende esigono”.

“Il datacenter è eterogeneo e il cloud è ibrido”, ha dichiarato Paul Cormier, Presidente della divisione Products and Technologies di Red Hat. “Con l’unione tra Red Hat e il leader nel campo dei carichi di lavoro nell’impresa, i veri vincitori oggi sono i nostri clienti. Assieme, infatti, offriamo il più completo accordo di supporto per tecnologie miste a vantaggio dei clienti”.

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Per essere efficace la sicurezza va contestualizzata

 

Una soluzione di sicurezza presa a sé stante può risultare non efficace. Quello che rappresenta il cardine della sicurezza, secondo Gad Elkin, Security Sales Director di F5 Networks per l'area EMEA, è la sua contestualizzazione. Vediamone assieme a Elkin i motivi.

Nonostante i tanti casi clamorosi raccontati dai media nel corso degli ultimi anni, osserva il manager di F5, le violazioni dei dati hanno dominato ancora una volta lo scenario della sicurezza nel 2015. Le aziende mobile, le catene alberghiere, gli enti federali e governativi, i rivenditori online e molte altre tipologie di aziende sono state prese di mira nel corso dell'ultimo anno.

Nomi, indirizzi email, indirizzi fisici, informazioni sulle carte di credito, password, numeri di previdenza sociale, quasi tutte le informazioni personali, identificabili e sensibili, a cui riusciamo a pensare sono cadute almeno una volta nelle mani degli hacker.

Al di là dell'impatto economico immediato per le aziende colpite, ad esempio i costi da sostenere per far fronte ai vari rimborsi, questi attacchi possono avere anche ripercussioni pesanti sull'immagine dell'azienda; quante persone continueranno ad accordare la propria fiducia a un'azienda pur sapendo che potrebbe non essere in grado di proteggere adeguatamente i loro dati?

Ma quali sono i  motivi per cui questi attacchi sono sempre più diffusi e hanno più successo? Si tratta,  osserva  Elkin, di un riflesso della trasformazione del modo in cui le aziende oggi operano.

Attacco all'applicazione

Gli obiettivi principali degli attacchi oggi sono però le applicazioni stesse, perché è lì che sono ospitati i dati. In pratica, le applicazioni opererebbero come un gateway per i dati e sarebbero la porta che permette agli hacker di entrare.

Altri fattori però si impongono. Le aziende sono sempre più mobile e cloud-based, per questo motivo le applicazioni contengono una quantità di dati crescente, cosa che le rende un bersaglio sempre più interessante per gli attacchi informatici. Dalla ricerca The State of Application Delivery 2016 è emerso ad esempio che il 39% delle aziende italiane utilizza più di 200 applicazioni ogni giorno e il 56% degli intervistati ritiene che le applicazioni mobile rappresenteranno il focus della spesa IT del 2016.

Applicazioni che, inoltre, fino ad oggi risiedevano nel data center, il perimetro dove era necessario istituire le principali difese dal cyber crime. Oggi però, a causa della crescita del mobile e della comparsa del cloud, nella maggior parte dei casi, il data center non rappresenta l'elemento più vulnerabile. Ma cosa fare secondo F5 per proteggersi?

Un approccio valido è pensare alla sicurezza a partire da quattro considerazioni:

  •  Le organizzazioni si spostano sempre più verso il cloud
  • Cresce il BYOD e la percentuale di lavoratori che opera da remoto/mobile
  • Prevale il SSL, e di conseguenza molte applicazioni di sicurezza non hanno visibilità sul traffico crittografato e sulle minacce che si nascondono all'interno
  • Gli attacchi sono sempre più sofisticati

Tutti questi aspetti, e il quarto in particolare, rendono palese come l'approccio perimetrale non sia più adeguato. Oggi, il perimetro deve essere l'applicazione stessa, ovunque essa si trovi. È quasi come se la sicurezza dovesse tornare indietro ai principi della sua progettazione e abbracciarne uno che rappresenti una base solida in grado di aiutare le aziende a combattere anche le minacce più avanzate.

Attenti al contesto

La chiave, ritiene Elkin,  è quindi una sicurezza app-centrica e il segreto perché questa abbia successo  è il contesto – inteso come contesto dell'utente, del traffico e dell'applicazione.

Ma perché il contesto sarebbe rilevante per un'organizzazione? Ebbene, il contesto relativo all'utente, al traffico di dati e all'applicazione - come da quale piattaforma client viene effettuata la connessione, la collocazione geografica, la tipologia di browser utilizzata, il protocollo, l'applicazione a cui si accede - consente all'organizzazione di vedere con completezza tutto ciò che accade tra l'utente e l'applicazione.

In sostanza, se un'organizzazione capisce quello che sta avvenendo sulla sua strada, avrà la capacità di prendere la decisione giusta e agire di conseguenza. Per proteggere un'applicazione bisogna necessariamente comprenderla, e questo è possibile solo attraverso la consapevolezza contestuale.  

Application delivery   I progetti dlele aziende
Gli investimenti delle aziende
 

Focalizzare il proprio impegno sulla sicurezza delle applicazioni è un modo efficace ,  rimarca Elkin, di fermare le minacce e potrebbe rivelarsi anche più conveniente, perché permette di assegnare la protezione basandosi sul valore che l'applicazione ha per l'azienda, invece di cercare di proteggere tutto allo stesso modo. Proteggere l'applicazione, ovunque essa risieda, significherà garantire la sicurezza del business nel suo complesso.

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Lunedì, 29 Febbraio 2016 10:46

Domini .cloud: registrati 20mila in 24 ore

Domini .cloud: registrati 20mila in 24 ore

 

Ventimila domini .cloud registrati in sole 24 ore, tra tutte le nuove estensioni quella della nuvola è tra le più registrate negli ultimi anni: i dati resi noti da Aruba.

Grande successo per i domini .cloud dopo l’avvio della fase di General Availability con la quale ha preso il via il loro lancio pubblico e l’assegnazione dei domini secondo la regola del “first come – first served”, la quale prevede che chiunque possa registrare quanti e quali nomi a dominio desidera, senza restrizioni o pre-requisiti. A sole ventiquattro ore dal via alle registrazioni .Cloud Registry, la controllata di Aruba ha già completato oltre 20.000 registrazioni di domini .cloud in tutto il mondo.

=> Aruba .cloud, nuova era Internet

Tra i Paesi che sembrano manifestare il maggiore interesse verso la nuvola ci sono, in prima linea, gli Stati Uniti (27,8% delle richieste di registrazione di domini .cloud), ma anche l’Italia fa la sua parte con il 17,8% di registrazioni, a seguire la Germania (14%). In totale le richieste di registrazioni sono arrivate da 141 Paesi, compresi quelli dei cosiddetti mercati emergenti come Cina, India, Brasile, Iran e Kazakistan. Nonostante il così breve periodo di tempo, tra tutte le nuove estensioni, il .cloud risulta tra le più registrate negli ultimi anni.

.cloud Infografica

L’italiana Aruba ha si è aggiudicata nel novembre 2014 uno dei domini più richiesti del momento, battendo la concorrenza di colossi del calibro di Amazon, Google e Symantec. Un anno dopo, novembre 2015, ha preso il via la fase di Sunrise, riservata solo ai possessori di un marchio registrato: sono stati numerosi i brand noti che hanno provveduto a registrare il proprio .cloud, tra questi Intel, Apple, Visa, Amazon, Bosch, Cisco, IBM, Microsoft, Facebook, Twitter, Vodafone e così via.

=> Domini “.cloud” al via

Numerose anche le richieste da parte delle start-up, ad aderire al “programma Pioneer” sono state realtà innovative tra cui SeeJay, FoodCloud, le italiane AsWeSend e ClouDesire, ma anche aziende già affermate come ePages e Ubuntu/Canonical.

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Giovedì, 03 Marzo 2016 10:16

Hard disk da 8TB per Cloud e NAS

Hard disk da 8TB per Cloud e NAS

 

Western Digital ha annunciato una linea di soluzioni che sfrutta la tecnologia HelioSeal ed è impiegabile per NAS, videosorveglianza e personal cloud storage.

Western Digital ha espanso la propria offerta di soluzioni ad alte prestazioni aggiungendovi nuovi dischi dalla capacità di 8TB dedicati a NAS,videosorveglianza e applicazioni desktop esterne.

L'annuncio risponde, ha  spiegato l'azienda, alla crescente richiesta di storage che deriva dalla disponibilità di grandi quantità di contenuti, da parte di organizzazioni e aziende di ogni dimensione ma anche di utenti individuali.

Una serie di lanci già pianificati, relativi a nuove capacità, interesserà nella prima metà del 2016 i dispositivi di personal storage My Cloud, i dischi esterni My Book, gli hard disk WD Red, WD Red Pro e WD Purple. I diversi prodotti per lo storage saranno ingegnerizzati ad hoc e dotati di tecnologia HelioSeal all'elio con i nuovi drive da 8TB.

"Ci impegniamo per integrare dischi ad alte prestazioni, elevata capacità e di massima qualità in tutte le nostre soluzioni. In tutti i mercati e per tutte le applicazioni, abbiamo una soluzione, che si tratti di piccole aziende, partner di canale, grandi imprese o utenti individuali. Il nostro obiettivo è quello di offrire le soluzioni migliori e più competitive sul mercato", ha affermato Brendan Collins, Vice President of Product Marketing di Western Digital.

Il passaggio alle capacità di 8TB o 16TB (con due drive da 8TB in configurazione RAID 0) riguarda in particolare i seguenti prodotti:

Hard disk interni

  • WD Purple – Progettato per sistemi di videosorveglianza 24/7, always-on e ad alta definizione, che usano fino a otto hard disk e fino a 32 videocamere.  
  • WD Red – Ottimizzato per sistemi NAS small business.
  • WD Red Pro – Ottimizzato per sistemi NAS per piccole e grandi aziende, con elevate necessità di prestazioni e affidabilità

Hard disk esterni

  • My Book/My Book for Mac – Soluzione esterna con funzionalità di storage e backup con connettività USB.
  • My Book Duo/My Book Pro – Soluzione dual-drive esterna con storage ultra veloce in modalità RAID-0, oltre a funzionalità di storage e backup con connettività USB e/o Thunderbolt e capacità di fino a 16 TB.
  • My Cloud/My Cloud Mirror – Dispositivo di personal storage che si connette con il router per permettere agli utenti individuali di creare Il proprio personal cloud.

I My Book e My Book for Mac da 8TB sono già disponibili tramite i rivenditori ufficiali e sul WD Store. Il prezzo indicativo è di 349 Euro, Iva compresa, sia per il My Book 8TB che per il My Book for Mac 8TB.

Le configurazioni da 8TB di My Cloud, My Book Duo, My Book Pro, WD Red e WD Purple saranno rese disponibili nelle prima metà del 2016. 

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Novità Cisco per il data center e il cloud ibrido

Nexus 7000

La nuova generazione di switch per data center di Cisco comprende servizi cloud e per ambienti iperconvergenti.

Cisco ha annunciato innovazioni per il data center  in tre aree chiave: la rete, le infrastrutture iperconvergenti e  nell' orchestrazione del cloud ibrido.  Vediamo di cosa si tratta cominciando dalla rete.

I nuovi switch Nexus 9000 si caratterizzano (secondo dati di targa) per velocità disino a 100 Gbps, funzioni di telemetria della rete in tempo reale a 100 Gbps e la possibilità di scalare fino a 10 volte per quanto riguarda gli indirizzi IP e gli end point.

Sempre per la componente rete Cisco ha annunciato anche miglioramenti software che consentono il supporto di ACI per gli switch Cisco Nexus 7000 e nuovi data center switch Cisco Nexus 3000 con velocità di 25/50/100Gbps.

Per quanto concerne il cloud le innovazioni hardware e software di Cisco hanno l'obiettivo di supportare l'IT nell'accelerare l'adozione di ambienti di cloud ibrido che soddisfino le esigenze del business.

Comprendono (dati forniti da Cisco): velocità 1/10/25/40/50/100Gbps, fino a 10 volte il numero degli indirizzi IP e gli end point, oltre il supporto per un milione di container per rack; servizi Cloud per hyperconverged infrastructure, telemetria real-time, buffer intelligenti per un traffico senza interruzioni, più veloci tempi di completamento delle applicazioni, oltre la visibilità a livello di singolo packet, flow e velocità.

Le nuove soluzioni, evidenzia Cisco,  si propongono di fornire ai partner di canale un portfolio per data center end-to-end più ampio che permetta di rispondere al meglio alle esigenze delle aziende.

"Le nuove soluzioni data center e cloud di Cisco permetteranno ai nostri partner di aiutare i loro clienti supportandoli nell'evoluzione dell'infrastruttura data center application-centric e rispettando i requisiti per i DevOps e gli sviluppatori di applicazioni", ha affermato Ken Trombetta, Vice President, Global Partner Organization di Cisco. 

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Private Cloud più semplice con SUSE OpenStack Cloud 6

SUSE OpenStack Cloud 6 e i nuovi programmi di formazione OpenStack semplificano i private cloud e affrontano il problema della carenza di competenze.

SUSE ha annunciato la disponibilità di SUSE OpenStack Cloud 6, una tecnologia con cui la società si è proposta di permettere di creare la componente infrastrutturale  di un Private Cloud riducendone l'impatto sul personale e sulle risorse IT.

Basata sulla release Liberty di OpenStack, SUSE OpenStack Cloud 6 affronta gli aspetti legati all'alta disponibilità, permette di passare alle nuove release senza fermare i sistemi e supporta Docker e i mainframe IBM z System per facilitare la migrazione sul cloud dei dati e delle applicazioni business-critical.

SUSE ha inoltre messo a punto nuovi programmi di formazione e certificazione specifici per il deployment e la gestione di cloud privati basati su OpenStack.

"Il mercato ha capito come gli approcci fai-da-te ai private cloud siano troppo onerosi in termini di tempo e di denaro, oltre che particolarmente soggetti a malfunzionamenti", ha dichiarato Nils Brauckmann, CEO di SUSE.

Le novità di SUSE OpenStack Cloud 6 comprendono, oltre il già citato upgrade senza interruzioni dei sistemi:

  • Caratteristiche di alta disponibilità per consentire di spostare le applicazioni legacy o business-critical sui propri cloud con lo stesso grado di disponibilità delle infrastrutture più tradizionali.
  • Il supporto di IBM z/VM in aggiunta a quello degli hypervisor Xen, KVM, Hyper-V e VMware.
  • Supporto di Docker per la creazione e il deployment di nuove applicazioni containerizzate.
  • Il supporto esteso di OpenStack Manil, con accesso diretto alle performance, alla scalabilità e alle possibilità di gestione di Manila, un servizio di file system condiviso open source.
  • Il supporto di SUSE Linux Enterprise Server 12 Support Pack 1 per consentire di implementare i propri cloud OpenStack con la versione più recente della piattaforma di riferimento per i workload enterprise.

A questo si aggiungono nuovi programmi SUSE per la formazione e la certificazione su OpenStack volti ad aiutare l'allargamento della base di competenze disponibili su questa tecnologia e a supportare l'adozione delle soluzioni OpenStack.

Le novità riguardano in particolare la certificazione SUSE Certified Administrator-OpenStack (SCA-OpenStack) e un nuovo corso di formazione sul passaggio in produzione e sull'amministrazione di SUSE OpenStack Cloud che si aggiunge alle proposte di training su SUSE OpenStack Cloud già esistenti.

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Trend Micro protegge i maggiori servizi di cloud sharing

Trend Micro Cloud App Security assicura una protezione avanzata dalle minacce e Data Loss Prevention (DLP) per Box, Dropbox e Google Drive

Le previsioni affermano che gli utenti business “nel cloud” passeranno dai 50 milioni del 2013 ai 695 milioni del 2022, trasformando la sicurezza dei dati in una delle principali preoccupazioni operative per le organizzazioni. In questo contesto Trend Micro annuncia che la sua soluzione Cloud App Security è ora disponibile per Box, Dropbox e Google Drive. La soluzione migliora la content security integrata in servizi SaaS, protegge dagli attacchi mirati e implementa le iniziative di compliance.

“Le applicazioni cloud e i servizi di file sharing come Box e Dropbox sono sempre più popolari. Trend Micro Cloud App Security permette alle aziende di sfruttare l’efficienza di questi servizi salvaguardando la sicurezza” Ha affermato Richard Ku, senior vice president, enterprise product and services management Trend Micro“Trend Micro ha sempre protetto il cloud nel suo sviluppo a piattaforma business e continuerà a seguire l’evoluzione di questa tecnologia proponendo soluzioni innovative come Cloud App Security”.

Cloud App Security migliora la condivisione dei file cloud, i servizi di collaborazione e Microsoft Office 365 grazie a una protezione avanzata dalle minacce e controlli di compliance. Da quando ha iniziato a operare nel luglio dell’anno scorso, ha protetto gli utenti Office 365 dall’attacco di 500.000 file e link maligni. La soluzione ora protegge anche Box, Dropbox e Google Drive ed è integrata con Trend Micro Control Manager per offrire visibilità user-centrica della compliance e delle minacce attraverso livelli multipli di sicurezza.

Caratteristiche di Cloud App Security

  • Protezione dalle minacce avanzate attraverso sandbox di analisi malware
  • DLP per fornire visibilità sull’utilizzo dei dati sensibili nei servizi di cloud sharing
  • Rilevamento dei malware nascosti nei file di office attraverso il rilevamento degli exploit nei documenti
  • Supporto di tutte le funzionalità utente e dei dispositivi attraverso l’integrazione API nel cloud
  • Integrazione con Trend Micro Control Manager per una visibilità centrale delle minacce e degli eventi di DLP attraverso ambienti ibridi Exchange, endpoint, web, mobile e server security layer

Cloud App Security è integrata con le principali piattaforme marketplace e cloud per offrire ai partner e ai clienti un’esperienza completa.

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Roma - Nonostante manchino conferme ufficiali, Microsoft sarebbe in procinto di licenziare centinaia di dipendenti di diverse divisioni, di cui una buona percentuale appartenente alla forza vendite. Il piano di ristrutturazione era già stato annunciato lo scorso anno stimando tagli per 2.850 unità delle 121.500 impiegate in tutto il mondo. A riportare la notizia è Bloomberg, pur non disponendo dei dettagli del piano d'intervento che potrebbe essere ufficializzato dopo la chiusura dell'anno fiscale prevista per venerdì.

Uno dei motivi dei tagli è legato ad una nuova strategia di vendita che l'azienda intende adottare, ovvero puntare in maniera prioritaria sulla vendita di prodotti e servizi cloud piuttosto che pacchetti software. Una strategia che si traduce in una razionalizzazione delle persone impiegate nell'attività. I cambiamenti impatteranno in maniera significativa sulla forza vendite (Worldwide Commercial Business) gestita da Judson Althoff e Jean-Philippe Courtois distribuita in diversi Paesi che dovrà accontentarsi di una presenza fisica minore. Alcune voci parlano di uno dei tagli più grandi di sempre per Microsoft, anche se in realtà non è a livello di quanto accaduto nel 2014, anno in cui furono licenziati ben 18mila lavoratori, con un ridimensionamento del 15 per cento.

Il grande piano di ristrutturazione dovrebbe prevedere anche un "alleggerimento" del comparto telefonia, oggetto di altrettanti tagli (si stimano 1.850 posti in meno). Nel luglio  del 2015, a seguito dell'acquisizione di Nokia, Microsoft aveva già allontanato ben 7.800 dipendenti. Oltre ad un netto risparmio sul costo del lavoro, Microsoft approfitterà dei cambi per avviare l'acquisizione di nuove figure professionali specializzate in soluzioni cloud.Che Azure rivestirà un ruolo ancor più centrale per Microsoft è evidente anche dai crescenti investimenti che l'azienda sta portando avanti da tempo. Non ultima la partecipazione al progetto Marea, attraverso il quale intende potenziare la qualità del servizio cloud. Ma è evidente l'interesse di Redmond per il cloud anche dalla veloce accelerata che questa fetta di business ha conquistato: 15,2 miliardi di dollari nell'ultimo trimestre con una crescita del comparto cloud che supera il 90 per cento.

microsoft

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Il cloud come fattore abilitante della trasformazione digitale, i suoi strumenti come mattoni utili alla costruzione e alla crescita del proprio business. Se ne parla oggi a Roma, nella cornice dell’Auditorium della Tecnica, in occasione dell’edizione 2019 dell’evento Oracle Cloud Innovation Day.

Oracle Cloud Innovation Day 2019

Le soluzioni offerte dal gruppo di Redwood e le esperienze dei clienti che ne fanno uso, con esempi concreti e best practice per comprendere come facendo leva sulle nuove tecnologie sia possibile innescare un processo di innovazione: dalla gestione decentralizzata delle operazioni tipica delle blockchain fino all’automatizzazione, dalle potenzialità degli algoritmi di machine learning (e più in generale dell’intelligenza artificiale) fino alla raccolta e all’analisi delle informazioni consentita dalla Internet of Things.

Le linee che compongono il percorso dell'evento Oracle Cloud Innovation Day 2019

Per l’edizione 2019 del Cloud Innovation Day, Oracle ha scelto di strutturare l’appuntamento in modo da consentire ai partecipanti di personalizzare la loro esperienza, sulla base delle attitudini e degli interessi di ognuno, dando vita a quella che sembra a tutti gli effetti una mappa della metropolitana: si sceglie da quale stazione partire e dove arrivare, a quali incontri partecipare in una delle quattro aree appositamente allestite. L’agenda completa è consultabile sul sito ufficiale dell’evento.

… abbiamo preparato un vero e proprio percorso (l’itinerario potrai costruirtelo Tu, a seconda delle Tue esigenze) che, attraversando tecnologie quali Blockchain, Artificial Intelligence, Machine Learning, IoT e Autonomous, convalidate dalle testimonianze dei nostri Clienti, Ti permetterà di scoprire come queste possano abilitare la trasformazione del Tuo business, in ambiti specifici o nel suo complesso.

Presenti anche quelli che Oracle chiama Innovation Corner, spazi dove è possibile toccare con mano le applicazioni pratiche delle tecnologie in questione.

Punto Informatico è all’evento di Roma, per raccogliere direttamente da coloro che quotidianamente hanno a che fare con il cloud una testimonianza utile a capire quali sono i connotati di questa rivoluzione talvolta invisibile, ma onnipresente.

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