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DAZN, una scossa per la banda larga in Italia?

 

L'arrivo di DAZN sul mercato dei diritti tv del calcio italiano potrebbe avere un impatto importantissimo sullo scenario della banda larga nazionale. E non solo. In questa circostanza convergono infatti una serie di snodi strategici che creano uno scenario già visto sulle vicende legate alle polemiche su Audiweb: tv e rete entrano in diretta competizione per occupare il salotto di casa, i favori degli utenti ed i pacchetti pubblicitari correlati. e quando i capitali entrano in gioco, ecco che iniziano a diventare molti i tasselli che potranno essere toccati da questa inevitabile rivoluzione.

Cosa è DAZN

DAZN (leggasi “da zone”) è un nuovo servizio firmato Perform che per la stagione 2018/19 offrirà tutta una serie di contenuti in esclusiva legati al mondo del pallone . L’accesso è online (streaming e on-demand) con la formula dell’abbonamento al prezzo di 9,99 euro al mese . Inevitabilmente è subito ribattezzato come il Netflix dello sport, perché il modello proposto è esattamente quello del servizio che in Italia offre da tempo contenuti cinematografici.

La forza di DAZN è nel fatto che fin dall’esordio gode di 3 partite in esclusiva della serie A di calcio per ogni singola giornata , oltre all’intera programmazione della Serie B. Gli abbonati Sky, insomma, perdono una parte importante del proprio pacchetto Calcio; gli abbonati Mediaset Premium, invece, per logiche di evidente natura concorrenziale, potranno vedere tutte le partite della propria squadra del cuore grazie ad un accordo di partnership siglato con DAZN.

Il calcio come leva

Per accedere ai contenuti DAZN (streaming live in alta definizione) occorrerà avere a disposizione una connessione a banda larga sufficientemente performante . La rete, inoltre, dovrà essere in grado di sostenere l’aumento del traffico facilmente prevedibile. Se è vero che solo nell’ultimo anno il mondo del video on-demand ha portato ad una crescita del 30% del traffico in rete, l’arrivo di DAZN potrebbe fare ulteriormente deflagrare la domanda.

Ed è questo il punto che potrebbe far invertire la tendenza che ha fin qui bloccato il paese sulla questione per cui non vi fosse sufficiente domanda di banda per rendere conveniente ai grandi operatori l’investimento sull’innovazione delle infrastrutture di rete. Che fosse una motivazione vera o meno, credibile o meno, farlocca o meno, la motivazione viene comunque a decadere: a partire dal campionato 2018/19, e con tendenza inevitabilmente crescente, aumenterà la domanda di banda da parte degli appassionati di calcio di tutta Italia.

L’aumento della fruizione video ha già portato gli operatori mobile ad ampliare il numero di GB compresi negli abbonamenti, poiché questo parametro è destinato a fare la differenza; l’aumento della fruizione video presso le abitazioni e le reti Wifi domestiche determinerà invece un aumento della necessità di banda largain un paese dove la capillarità è sempre maggiore, ma dove la capacità è estremamente carente su gran parte del territorio.

L’arrivo di DAZN ha immediatamente aumentato la fibrillazione nel mondo dei diritti tv e negli equilibri concorrenziali tra le piattaforme interessate; l’esordio, ormai prossimo, della piattaforma è destinato a dare il via anche ad altre dinamiche di fondamentale impatto. La banda larga potrebbe essere uno dei settori maggiormente sotto stress e l’aumento della domanda potrà finalmente portare quell’aumento di offerta che decenni di malapolitica (e scarso interesse da parte degli operatori) non sono mai riusciti a determinare.

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Credito di imposta del 50% per le imprese che investono nella realizzazione di reti a Banda Larga: incentivi, requisiti e modalità di accesso previsti dallo Sblocca Italia.

Banda-Larga-incentiviBanda Larga: incentivi imprese e investimenti 2015

Con l'entrata in vigore dello Sblocca Italia (D.L. n. 133/2014, convertito nella Legge n. 164/2014), sono diventate operative le agevolazioni concesse per realizzare reti a Banda Larga: incentivi che consistono nella concessione di un credito di imposta a valere su IRES e IRAP, pari al 50% delle spese sostenute dalle imprese fino al 31 dicembre 2015. Si tratta di una grossa opportunità per operatori grandi e piccoli, spinti a investire soprattutto laddove il Digital Divide (aree bianche) incombe, a spese delle PMI locali. In pratica, un volano per stimolare la digitalizzazione del Paese portando sul mercato nuovi servizi digitali.


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Hot spot wireless per l'accesso a Internet nelle imprese della Provincia di Varese: il bando della CCIAA.

Internet-veloceInternet veloce: hot spot wireless nelle PMI di VareseLa Camera di Commercio di Varese lancia un nuovo progetto per supportare le imprese nell'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, offrendo la possibilità di usufruire di hot spot wireless secondo quanto previsto dall'accordo di programma tra Ministero Sviluppo Economico e Unioncamere. Internet veloce per le imprese locali, quindi, grazie all'installazione di hot spot in aree artigianali, commerciali, industriali, e nelle zone a interesse turistico e culturale.

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Gli Italiani che navigano in banda larga utilizzando tecnologie WiMax e simili (FWB) sono in crescita costante, con interessanti offerte per le piccole e medie imprese: ecco le principali.

Banda-Larga-PMIIl Fixed Wireless Broadband decolla in Italia, le offerte per le PMIIn Italia ci sono 450mila utenti "Fixed Wireless Broadband" (FWB) – WiMax e simili - secondo recenti dati AgCom relativi al primo trimestre 2014 ma, considerando il ritmo di crescita, ad oggi possiamo già dare per assodato il superamento di quota mezzo milione. Erano infatti 320mila a marzo 2013 e 190mila l'anno prima. Sono ormai "decisamente superiori a quelli in fibra", scrive AgCom a commento di questi dati. Le tecnologie FWB sono quindi una componente stabile del nostro mercato banda larga (5,6% degli utenti totali Internet su rete fissa).

Non solo: sono in forte crescita e hanno anche un futuro tecnologico garantito (nonostante il decollo della fibra ottica e del Mobile 4G), grazie a due fattori che si esprimeranno nei prossimi mesi. Da una parte, i continui perfezionamenti possibili sul protocollo utilizzato; dall'altra, la disponibilità di nuove frequenze, a breve, per gli operatori FWB. Può essere un buon momento, quindi, per analizzare quali le offerte che il mercato presenta per le PMI. Sempre secondo i dati AgCom, i principali operatori italiani sono, nell'ordine, Linkem, Ngi e Aria: tutti e tre hanno offerte anche per le aziende, oltre che per gli utenti residenziali.

 

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Martedì, 06 Maggio 2014 18:24

La rincorsa all’alta velocità

Il concetto di banda larga evolve rapidamente e il ritardo iniziale dell'Italia condiziona. Serve un impegno del Governo

Sta montando a livello europeo l'impegno per rendere davvero l'accesso a internet un diritto universale dei cittadini. Un diritto concreto, cioè; non solo teorico, com'è stato finora. Un diritto ossia che gli Stati devono assicurare nella pratica, garantendo che tutti possano avere una connessione internet con una velocità adeguata ai tempi. «Internet acquisisce valore d'interesse pubblico. Tanto che ormai, a mio parere, l'accesso alla banda dovrebbe essere incluso nell'ambito del servizio universale, come richiesto a gran forza dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 24 ottobre 2013», dice Antonio Preto, commissario Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), tra i più sensibili a questi aspetti.

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Wireless-190x120Banda larga fissa ma wireless: l'offerta per le imprese di NGIBanda Larga Wireless ma fissa: si fanno strada tra le aziende le offerte business di NGI, con protocollo EoloWave: più banda, upgrade da remoto, VPN e progetti su misura

Per le aziende, cresce in popolarità e prestazioni l'alternativa della banda larga fissa ma wireless. È un settore che NGI sta cavalcando con offerte basate su garanzia di banda, affidabilità e profili fino a 400 Megabit, che nel 2014 toccheranno il Gigabit. Finora è una scommessa che sta premiando l'operatore con sede a Varese: «chiuderemo il 2014 con 34,5 milioni di euro, in crescita del 17%, e 9,5 milioni di margine operativo lordo», dice a PMI.it l'amministratore delegato Luca Spada. Al posto del WiMax, NGI usa oggi un proprio protocollo proprietario (EOLOwave), che copre 4.500 comuni e ha circa 5mila clienti business su 120mila totali.

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1&1 espande le funzionalità del suo cloud server con pacchetti pre-configurati

 

Quattro nuovi pacchetti pre-configurati, ognuno con specifiche funzionalità incluse per una ancora più semplice migrazione verso il cloud

1&1 arricchisce l’offerta Cloud Server presentando quattro nuovi pacchetti pre-configurati. Da oggi gli utenti hanno la possibilità di installare a prezzi vantaggiosi delle configurazioni predefinite e pronte all’uso – scegliendo tra una gamma di possibilità che va dal pacchetto M all’XXL, variando in base a RAM, vCore e spazio di storage. Grazie alle diverse versioni è più facile per gli utenti trovare la configurazione ideale per l’uso specifico che devono fare del cloud server: possono iniziare i loro progetti internet con un solo click e, allo stesso tempo, approfittare di ottime performance in tempi velocissimi. Con questo aggiornamento 1&1 rende il suo Cloud Server non solo più performante, ma anche più accessibile in termini di prezzo: il pacchetto entry-level parte da 9,99€/mese IVA esclusa.

Robert Hoffmann, CEO 1&1 Internet AG: “Con l’introduzione di questi nuovi pacchetti, il nostro Cloud Server soddisfa ancora di più le esigenze delle PMI, che richiedono una soluzione cloud semplice e al contempo in grado di garantire prestazioni elevate. Oltre ad una gamma di feature davvero ricca, da oggi siamo in grado di offrire un prezzo di partenza ancora più vantaggioso”.

Scopriamo i nuovi pacchetti

I nuovi pacchetti 1&1 Cloud Server sono disponibili in quattro diverse “taglie”, dalla M alla XXL. In alternativa, l’utente può comunque scegliere di configurare il server anche in modo flessibile, scegliendo qualsiasi combinazione di vCore, RAM e SSD nella modalità FLEX.

Essendo il prodotto più accessibile della categoria, 1&1 Cloud Server  offre funzionalità avanzate come storage SSD e Storage Area Network (SAN) di default per prestazioni più avanzate e maggiore affidabilità, interfaccia API, accesso KVM via desktop e semplice gestione del proprio account attraverso 1&1 Cloud Panel. Inoltre, gli utenti possono fruire di numerose altre funzionalità: sono inclusi gratuitamente, infatti, traffico illimitato, regole firewall configurabili, un firewall esterno per le impostazioni di sicurezza aggiuntive, load balancing, reti e IP privati, oltre che un servizio clienti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. A partire dal lancio, avvenuto nel mese di gennaio, 1&1 Cloud Server è stato continuamente aggiornato con l’aggiunta di diverse funzionalità. Ad esempio, gli utenti hanno a disposizione varie opzioni di backup, fatturazione elettronica, un tool di monitoraggio e molte altre funzioni.

Quando si effettua una modifica dello spazio di storage, RAM e CPU l’aggiornamento viene effettuato immediatamente; è possibile, inoltre, passare alla versione FLEX in qualunque momento.

La gamma di nuovi pacchetti con cui è possibile configurare il cloud comprende: pacchetto M – la configurazione di base ideale per progetti di minori dimensioni, – la soluzione web server adatta a siti di piccole o medie dimensioni, XL – perfetto per negozi online e applicazioni di database e, infine, XXL per progetti più ampi e complessi. La versione FLEX, invece, è ideale per le PMI che necessitano di un ambiente cloud davvero flessibile e scalabile per i propri siti internet.

Specifiche tecniche dei pacchetti pre-configurati:

Pacchetto RAM vCPU Storage Prezzo / Mese
M 1 GB 1 vCore 40 GB 9,99 €
L 2 GB 2 vCore 80 GB 19,99 €
XL 4 GB 2 vCore 120 GB 29,99 €
XXL 8 GB 4 vCore 160 GB 49,99 €
FLEX 1 – 128 GB 1 – 16 vCore 20 – 2.5 TB da 15,84 €

Percezione del mercato favorevole

Cloud Spectator, agenzia internazionale di analisi con sede negli USA e specializzata nella valutazione dei sistemi IaaS (Infrastructure-as-a-Service) in base ai benchmark principali come prestazioni e prezzo, ha recentemente recensito 1&1 Cloud Server. Nello specifico, gli analisti lo hanno comparato alle soluzioni di pari categoria di altri quattro player del mercato in termini di prestazioni virtual machine (VM) – valutando valori di raw performance e price-performance di diverse VM di differenti dimensioni. I risultati dell’analisi mostrano che 1&1 Cloud Server fornisce un livello superiore agli altri player in termini di prestazioni complessive, prestazioni in termini di rapporto qualità/prezzo e di prezzo per singola performance. 1&1 Cloud Server offre il livello più alto di prestazioni nei test di vCPU, storage e nel complesso le prestazioni più stabili durante il test.

“1&1 ci ha chiesto di studiare il loro nuovo Cloud Server prima di lanciarlo sul mercato”, ha dichiarato Danny Gee, Senior Analyst di Cloud Spectator. “Abbiamo riscontrato che la loro nuova soluzione è davvero competitiva sia dal punto di vista delle prestazioni, sia nel rapporto qualità/prezzo. Il Cloud di 1&1 è risultato il migliore in termini di CPU e velocità di disco, paragonato con i server che abbiamo testato. Con questa soluzione cloud 1&1 garantisce prestazioni elevate e può assolutamente competere con i maggiori player mondiali”.

Robert Hoffmann aggiunge: “I risultati emersi dalla survey di Cloud Spectator rispecchiano esattamente i feedback che continuiamo a ricevere dai nostri clienti. Siamo fieri di poterci avvalere oggi anche di questa ulteriore conferma da parte di una realtà esterna. Siamo molto contenti del risultato in quanto va ad evidenziare la grande qualità del nostro prodotto e a confermare il nostro Cloud Server come il migliore sul mercato per prestazioni”.

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Amit Jasuja Symantec

 

Con Symantec più sicurezza per i dati nel Cloud

Symantec DLP 14 fornisce ai CIO maggiore visibilità e controllo sui dati aziendali e migliora la sicurezza del Cloud

Symantec ha annunciato la disponibilità del nuovo prodotto didata loss preventionDLP 14, una soluzione che si propone di fornire ai CIO la certezza che i dipendenti delle loro aziende possano trarre vantaggio dalla memorizzazione delle informazioni nel cloud senza preoccuparsi de rischio di perdere o subire il furto di dati.

"Symantec Data Loss Prevention è una tecnologia content-aware che aiuta le aziende a proteggere le loro informazioni sensibili. Con l'ultima versione, stiamo estendendo la DLP all'archiviazione e al cloud email per fornire il controllo e la visibilità di cui necessitano per proteggere le informazioni sensibili così come trarre un pieno vantaggio dal cloud", ha dichiarato Amit Jasuja, Senior Vice President, product development di Symantec.

Vediamone glia spetti salienti evidenziati dalla società.

DLP per Email sul cloud:Symantec DLP 14 supporta Microsoft Office 365 per le aziende che lo stanno utilizzando per caselle di posta elettronica sul cloud. Per chi già utilizzano Symantec DLP questo significa che diventa possibile applicare al cloud le policy di protezione delle informazioni previste per le postazioni on-premise.

DLP per Storage in cloud:Symantec DLP per Box dà visibilità all'interno dei file sensibili che le aziende scambiano tramite Box. Symantec DLP per Box si integra con la piattaforma Box per monitorare gli account dei dipendenti, fornisce analisi in profondità delle informazioni che sono considerate sensibili, di come queste informazioni siano utilizzate e con chi siano condivise. Inoltre, quando sono rilevati file sensibili, Symantec DLP per Box inserisce tag visuali sul contenuto e permette agli utenti di ripulire autonomamente i file direttamente all'interno di Box.

Protezione per Personal Cloud File Sync & Share:il prodotto consente di proteggere informazioni sensibili per gli utenti di Cloud File Sync and Share personali. Symantec DLP può ad esempio monitorare e impedire agli utenti di sincronizzare informazioni aziendali sensibili dai loro desktop a servizi di cloud personali come Box, Microsoft OneDrive, iCloud, Google Drive e Dropbox, o anche utilizzando servizi di posta elettronica come Gmail. 

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recon jet

Recon Instruments, che realizza prodotti smart per lo sport, finisce nelle mani di Intel, sempre più interessata al mondo dei dispositivi indossabili intelligenti.

Intel ha acquistato Recon Instruments, produttore di dispositivi smart per l'attività sportiva. Tra i suoi prodotti contiamo i Recon Jet, occhiali dotati di schermo su cui sono visualizzate informazioni utili, dalla distanza percorsa al passo mantenuto. Attraverso il dispositivo è possibile scattare foto e realizzare video. I dettagli finanziari dell'accordo non sono stati resi noti dalle parti, ma secondo indiscrezioni l'operazione si è chiusa per una cifra intorno ai 175 milioni di dollari. "Recon era precedentemente un'azienda nel portfolio di Intel Capital (il braccio finanziario del produttore di chip, ndr). Abbiamo avuto la possibilità di conoscere e ammirare i loro prodotti e le persone che ci lavorano nel corso degli ultimi due anni. Questa acquisizione consegna a un Intelun team esperto nel wearable computinge questo ci aiuterà a espandere il mercato degli head mounted display e le relative tecnologie", fa sapere la casa di Santa Clara.

I clienti e i rivenditori di prodotti Recon non avranno brutte sorprese. "Continueremo a vendere, migliorare e promuovere i prodotti sotto marchio Recon senza interruzioni", sottolinea Intel. Il team di Recon, comunque,collaborerà con il New Devices Group per sviluppare piattaforme per dispositivi smart.

Da quanto nel maggio 2013 Brian Krzanich ha preso le redini di Intel l'azienda ha deciso di puntare molto su questo nascente settore, creando un'apposita divisione e mettendo a segno diverse acquisizioni nel comparto, come quella di Basis.

Negli ultimi sei mesi, ad esempio, Intel ha siglato un accordo di collaborazione pluriennale in ricerca e sviluppo con Luxottica Group S.p.A, oltre a partnership nel mondo degli smartwatch con TAG Heuer e Google.

"Intel è un partner ideale per Recon", haaffermatoDan Eisenhardt, cofondatore e CEO dell'azienda. "Come parte di Intel avremo le risorse (sia monetarie che tecnologiche, ndr) per continuare la missione che abbiamo avviato con la creazione di Recon nel 2008, ma con un livello di efficienza e velocità maggiori. Rimarremo a Vancouver e manterremo il nostro talento, il nostro marchio e lo spirito imprenditoriale".

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 gpu amd fiji

I primi overclock della Radeon R9 Fury X non impressionano, ma per trarre una conclusione definitiva sul margine della scheda è ancora presto.

Complice il poco tempo a disposizione nella nostra recensione dellaRadeon R9 Fury Xnon abbiamo potuto occuparci dell'overclock della nuova scheda video di AMD. Comeanticipato nei giorni scorsi, AMD non permette attualmente di aumentare la frequenza delle memoria HBM, macome si comporta la GPU Fiji?

A quanto pare, i diversi sample inviati alla stampa non offrono comunque un grande margine, lasciando un punto di domanda sulle effettive possibilità di aumentare le frequenze su questa soluzione. Al momento l'overclock è effettuabile tramite il Catalyst Control Center, sotto impostazioni di power target definite e tensione bloccata.

La frequenza massima a cui opera Fiji, secondo le specifiche indicate da AMD, è 1050 MHz.Il sito TechPowerUp è riuscito a portare il core a 1150 MHz. Si tratta di un incremento della frequenza del 10%, che in Battlefield 3 ha portato a un incremento prestazionale di circa il 5%.Il sito HardwareCanucks è riuscito a toccare i 1175 MHz, con alcune fluttuazioni a 1136 MHz. "Di media indicheremmo 1160 MHz come frequenza media di overclock".

 

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