Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Venerdì, 24 Marzo 2017 10:17

Twitter dà i numeri sul terrorismo

Richieste di rimozione account

 

Roma - Twitter rende noti i risultati della propria lotta contro il terrorismo. Il social dei 140 caratteri dichiara di avere disattivato finora oltre 600mila account sospettati di attività di supporto al terrorismo. I dati sono contenuti in una nuova sezione del suo biennale Rapporto sulla Trasparenza, fra questi ci sono anche dettagli delle richieste governative di rimuovere contenuti accusati di promuovere il terrorismo in violazione dei Terms of Service (TOS) di Twitter stessa. Richieste governative che, però, rappresentano meno del 2 per cento di tutte le sospensioni degli account nel periodo preso in considerazione.

Negli ultimi sei mesi del 2016 sono stati sospesi 376.890 account sospettati di attività di promozione alla causa del terrore. Circa il 74 per cento di questi sono stati intercettati da Twitter con mezzi propri. Dall'agosto 2015 gli account chiusi sono stati 636.248. I paesi di provenienza degli account maggiormente interessati da questi provvedimenti sono la Francia e la Turchia.

Twitter è un mezzo largamente usato da tempo da organizzazioni terroristiche ed estremiste per promuovere idee di nazionalismo, separatismo e razzismo. La società ha lavorato con gruppi come People Against Violent Extremism e il progetto Lumen per proteggere la piattaforma dall'abuso a scopo propaganda del terrorismo. Il social network ha regole ferree contro la promozione della violenza sul proprio servizio: "Non puoi minacciare di violenza o promuovere la violenza, compreso trattare o promuovere il terrorismo", si intima agli utenti. 

Twitter ha affermato che continuerà a condividere nei suoi report sulla trasparenza gli aggiornamenti dei suoi sforzi per combattere l'estremismo. A dicembre dello scorso anno, Twitter, Microsoft, Facebook e YouTube hanno annunciato una collaborazione su un database condiviso che contribuisca a identificare i contenuti terroristici nelle loro rispettive piattaforme. 

 

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er oltre quattro anni, più precisamente dal 3 novembre 2014 al 14 gennaio 2019, un bug ha interessato le modalità di caricamento dei post su Twitter, rendendo pubblici gli elementi condivisi in forma privata da alcuni utenti. Colpiti coloro che hanno utilizzato l’applicazione ufficiale Android della piattaforma apportando alcune specifiche modifiche alle impostazioni dell’account (come ad esempio l’indirizzo email associato) nel periodo in questione.

Siamo venuti a conoscenza di un problema su Twitter per Android per cui certe modifiche all’account hanno comportato la disabilitazione dell’impostazione “Proteggi i tuoi Tweet”.

Twitter, un bug per i post privati

Nessuna preoccupazione per chi ha invece sempre interagito con il proprio profilo mediante l’applicazione iOS oppure tramite browser, desktop o mobile. Il problema ha di fatto disabilitato all’insaputa dell’utente l’opzione “Proteggi i tuoi tweet” disponibile tra le impostazioni dell’account relative alla privacy. Per tutti l’invito è a verificare che la casella sia spuntata o meno, rispecchiando le proprie preferenze. Twitter informa inoltre attraverso un intervento sulle pagine del supporto ufficiale di aver messo a conoscenza dell’accaduto coloro che ne sono stati interessati.

L’intervento si chiude con le scuse rivolte agli iscritti alla piattaforma e con il link che porta a un modulo attraverso il quale è possibile scrivere direttamente a Damien Kieran, responsabile della protezione dei dati, esponendo qualsiasi dubbio in merito alla vicenda o ponendo una domanda sull’accaduto.

Riconosciamo e apprezziamo la fiducia che riponi in noi e ci impegniamo ogni giorno per meritarla. Siamo molto dispiaciuti per l’accaduto e lo stiamo analizzando in maniera approfondita per fare in modo che non si ripeta.

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Mercoledì, 17 Luglio 2019 12:07

Il restyling di Twitter su desktop è qui

I vertici di Twitter lo avevano promesso all’inizio dell’anno e ora eccolo arrivare: il restyling per l’interfaccia desktop della piattaforma è in fase di rollout e presto sarà messo a disposizione di tutti coloro che effettuano l’accesso al social network navigando dal browser del computer. In linea di massima, i cambiamenti rendono l’esperienza più simile a quella già offerta dalle applicazioni mobile.

Ecco il nuovo Twitter, su desktop

La conferma dell’esordio arriva oggi con un post condiviso sulle pagine del blog ufficiale, accompagnato dal video in streaming qui sotto che illustra in pochi secondi quelle che saranno le novità più importanti. In generale si segnala l’adozione di un layout più pulito. C’è l’inclusione della sezione Bookmarks nella colonna sinistra della UI, utile per ritrovare facilmente gli elementi contrassegnati come preferiti. A questo si aggiunge poi l’arrivo della tab Explore che aiuta a scoprire i contenuti di maggior tendenza aggiornati in tempo reale, con un focus particolare sui video trasmessi in diretta.

Migliora inoltre la gestione dei messaggi scambiati con gli altri utenti che in seguito al restyling potrà avvenire all’interno di un’unica schermata, senza costringere a cambiare di continuo.

Il restyling di Twitter per l'interfaccia desktop del social network

Tutto questo senza dimenticare la Dark Mode chiesta a gran voce, ideale per le sessioni di navigazione in notturna così da non affaticare la vista in ambienti poco illuminati.

Il restyling di Twitter per l'interfaccia desktop del social network (Dark Mode)

Come scritto in apertura, la nuova interfaccia per la versione desktop di Twitter si trova già in fase di rollout. Potrebbero in ogni caso essere necessari diversi giorni (o alcune settimane) perché la distribuzione arrivi a interessare tutti gli iscritti. Di recente abbiamo scritto anche della conferma per il ritorno del client ufficiale su Mac, grazie al Project Catalyst offerto da Apple agli sviluppatori con il sistema operativo macOS 10.15 Catalina che permette di adattare le applicazioni iOS per l’esecuzione sui computer della mela morsicata.

 

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Venerdì, 29 Novembre 2019 12:24

Non vai su Twitter da sei mesi? Perdi l'account

Attenzione a non lasciar passare troppo tempo tra un login e l’altro su Twitter. Ora la policy del social network afferma che gli account inattivi per più di sei mesi saranno eliminati. Una novità che entrerà in vigore a partire da dicembre. Per determinare l’inattività la piattaforma si basa sugli accessi ovvero i login.

Twitter rimuoverà gli account inattivi per sei mesi

Così facendo molti nomi utenti torneranno disponibili per le nuove registrazioni. Twitter ha già iniziato a inviare email di avviso a coloro che senza un accesso entro il mese prossimo rischiano di vedere il proprio account scomparire per sempre, portando con sé la cronologia dei post condivisi e tutte le interazioni.

Invitiamo gli utenti ad accedere e a utilizzare attivamente Twitter quando creano un nuovo account. Per mantenere il tuo account attivo, assicurati di effettuare l’accesso e di twittare almeno ogni sei mesi. Gli account possono essere rimossi in modo permanente a causa di una prolungata inattività.

Un portavoce della società ha confermato alla stampa d’oltreoceano che le eliminazioni non avverranno comunque da un giorno all’altro, ma che sarà concesso un margine di tempo (non è dato a sapere con esattezza quanto). Anche gli username che verranno così liberati non saranno con tutta probabilità rimessi subito a disposizione, forse per consentire ai precedenti proprietari di rientrarne eventualmente in possesso esercitando una sorta di diritto di prelazione.

La misura ha come obiettivo principale il far pulizia di chi ha abbandonato Twitter, ma avrà come inevitabile conseguenza anche quella di interessare gli account delle persone decedute. La piattaforma al momento non dispone di quelli che possono essere definiti account commemorativi (ci sta lavorando), cosa a cui invece ha pensato il concorrente Facebook ormai oltre un decennio fa.

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Venerdì, 29 Novembre 2019 12:30

Per l'IA di Alexa basterà solo 1 MB di RAM

L'assistente virtuale di Amazon oggi non solo è presente nei dispositivi della linea Echo, ma anche in una serie di apparecchiature destinate alla domotica, all’intrattenimento e all’automotive. Il raggio d’azione di Alexa andrà estendendosi ulteriormente in futuro grazie a una nuova iniziativa messa in campo dal gruppo: per gestire gli algoritmi dell’IA sarà sufficiente 1 MB di RAM.

1 MB di RAM sarà sufficiente per Alexa

Il requisito attuale è cento volte maggiore: 100 MB di RAM accompagnati da un processore basato su architettura ARM (Cortex-A). Cosa renderà possibile un simile passo in avanti? La risposta è semplice: lo spostamento di gran parte del lavoro sul cloud, delegandolo ai server dell’infrastruttura AWS, così che le operazioni da gestire in locale possano essere ridotte al minimo. Riportiamo di seguito in forma tradotta la dichiarazione attribuita a Dirk Didascalou, Vice President della divisione IoT per Amazon Web Services.

Stiamo spostando la maggior parte del lavoro verso il cloud. L’unica cosa di cui necessiterà ancora il dispositivo sarà l’identificazione della wake word.

Il device dovrà dunque integrare solo ed esclusivamente le componenti necessarie a riconoscere i comandi per l’attivazione di Alexa, dopodiché l’elaborazione degli input vocali sarà delegata per intero alla nuvola. Ciò significa che l’assistente virtuale potrà essere integrato direttamente in prodotti come lampadine e persino interruttori, senza che questi debbano interfacciarsi con i più tradizionali hub per le smart home. Al tempo stesso, però, alcune funzionalità oggi eseguibili offline potrebbero andar perse.

Percorrere una strada di questo tipo consentirà inoltre di ridurre i prezzi dei dispositivi (fino al 50% secondo la previsione) poiché sarà sufficiente dotarli di specifiche hardware contenute, facendo leva ad esempio sui chip a basso consumo realizzati da Qualcomm, NXP e altri maker.

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Mercoledì, 05 Febbraio 2020 12:06

Twitter: account fake rubavano numeri di telefono

Risultato immagini per twittwer

Scoperta ed sgominata da Twitter una rete di account falsi attivi sul social network con l’obiettivo di associare numeri di telefono agli username sfruttando un’API ufficiale della piattaforma. La scoperta alla vigilia di Natale, con l’annuncio dell’operazione di pulizia diramato invece solo nella giornata di oggi.

Il 24 dicembre 2019 ci siamo resi conto che qualcuno, tramite una vasta rete di account falsi, sfruttava la nostra API per abbinare i nomi utente ai numeri di telefono. Abbiamo sospeso immediatamente questi account e oggi rendiamo pubblici i dettagli delle nostre indagini perché riteniamo importante che tu sappia cosa è accaduto e come abbiamo risolto la situazione.

Twitter: account falsi che associavano username e telefono

Il comunicato parla di IP provenienti da Iran, Israele e Malesia, senza escludere la possibilità che l’attività illecita sia stata svolta da soggetti vicini (o controllati) ai governi dei paesi in questione. Il punto debole sfruttato è quello che permette ai nuovi iscritti di farsi trovare mediante la funzione “Consenti agli utenti che hanno il tuo numero di trovarti su Twitter”. La vulnerabilità è stata ora risolta.

Dopo l’indagine abbiamo immediatamente apportato alcune modifiche all’endpoint in modo che non potesse più restituire nomi account specifici in risposta alle query.

La funzionalità 'Consenti agli utenti che hanno il tuo numero di trovarti su Twitter' del social network

L’intervento del social network si conclude con le scuse nei confronti degli utenti che, loro malgrado, sono in qualche modo stati interessati dalla dinamica.

Siamo molto dispiaciuti per l’accaduto. Riconosciamo e apprezziamo la fiducia che riponi in noi e ci impegniamo ogni giorno per meritarla.

Non è dato a sapere quanti siano finiti nella rete degli account fake. Fortunatamente, la funzione è disabilitata di default per tutti gli utenti europei, dunque la portata del problema potrebbe essere contenuta almeno per quanto riguarda il vecchio continente.

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Martedì, 26 Gennaio 2021 11:14

Twitter: Birdwatch contro la disinformazione

 

Lotta alla disinformazione: Twitter lancia Birdwatch.

Il sistema si basa sul monitoraggio eseguito da un gruppo di Birdwatchers che possono etichettare i singoli post. Almeno inizialmente prende vita sotto forma di una sezione separata dal social network principale, accessibile da un numero ristretto di utenti: per partecipare all’iniziativa non è necessario essere fact checker, l’unico requisito è avere un numero di telefono e un indirizzo email reali associati all’account. Così lo ha descritto Keith Coleman, President of Product.

Birdwatch consente alle persone di identificare all’interno dei tweet le informazioni che ritengono fuorvianti o false e di scrivere note in grado di fornire un contesto informativo. Crediamo che questo approccio abbia il potenziale per rispondere rapidamente quando viene diffusa un’informazione errata, aggiungendo dettagli di cui le persone si possono fidare e che possono risultare preziosi.

Un'immagine di Twitter Birdwatchers

La piattaforma non esclude che più avanti le segnalazioni associate ai contenuti possano essere rese visibili pubblicamente. I Birdwatchers saranno in grado di attribuire un rating agli interventi degli altri, così da dar vita a un meccanismo capace di soffocare sul nascere qualsiasi forma di abuso. Il principio di funzionamento non è poi così diverso rispetto a quello che da tempo adotta Wikipedia al fine di garantire la correttezza di quanto riportato nelle voci dell’enciclopedia.

Restando in tema, nelle scorse settimane un report del Washington Post ha affermato che in seguito al ban di Trump sono stati sufficienti pochi giorni per far crollare del 73% il volume di contenuti legati alle teorie del complotto relative alle Presidenziali USA che hanno visto il rivale Joe Biden uscire vincitore dalle urne.

Un'immagine di Twitter Birdwatchers

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