Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Le misure di contenimento per il Coronavirus sono un sovvertimento completo del mondo antecedente poiché le regole di isolamento sociale hanno imposto una vera e propria rivoluzione cambiando radicalmente le abitudini antecedenti. Questo ha comportato una serie di sovvertimenti tali per cui quello che prima era il mondo del pendolare, ora è il mondo dello smart working; laddove prima era tutto un brulicare di mezzi pubblici, ora è tutto un brulicare di servizi cloud. I dati forniti da Microsoft in tal senso, fotografando le prime settimane di misure anti-Covid-19m sono del tutto chiari.

Cloud e Microsoft: +775%

Il primo dato che Microsoft ha fornito indica un aumento del 775% dei servizi cloud forniti nei paesi nei quali le misure di distanziamento sociale erano già entrate in atto. L’impennata si è registrata anche e soprattutto in Microsoft Teams, piattaforma per la collaborazione in remoto che ora conta fino a 44 milioni di utenti attivi al giorno (+12 milioni solo nell’ultima settimana) con oltre 900 milioni di minuti di videoconferenza a settimana. Per Microsoft è questo un successo su tutta la linea perché il gruppo può oggi snocciolare i successi di un servizio entrato prepotentemente nel lavoro quotidiano della maggior parte dei grandi gruppi in tutto il mondo, in 181 mercati, in più di 650 aziende con più di 10 mila dipendenti e su un bacino di 53 linguaggi differenti.

Microsoft Teams: dati d'uso

Non tutto è andato per il verso giusto e sono stati vari i momenti di difficoltà dei server cloud di Redmond (coinvolta in questi problemi anche l’Italia come gran parte dell’Europa), ma il gruppo garantisce di essere intervenuto in modo mirato per mitigarne le conseguenze sull’erogazione dei servizi e per poter garantire a tutti la massima produttività: se i server hanno retto alla prima ondata di accessi è auspicabile che ora possano reggere al progressivo aumento ulteriore in divenire. Va tuttavia notato che il lockdown sia iniziato negli Stati Uniti e altri luoghi soltanto ora, il che apre per Microsoft ulteriori bacini di potenzialità e al tempo stesso ulteriori margini di errore. Quella che arriva è una vera e propria verifica.

Per calmierare i potenziali down del servizio, Microsoft ha ridotto le potenzialità di alcuni servizi in alcune zone determinate, intervenendo ad esempio sulla qualità video e sui tempi di reazione nella scrittura contemporanea sui documenti: piccoli aggiustamenti sull’esperienza di grande impatto sulle performance complessive, il che sembra essere in questa fase un buon compromesso per poter garantire una crescita continua del servizio ed una lineare continuità nell’erogazione dei servizi della piattaforma.

Al momento il gruppo di Redmond non sembra voler ridurre le potenzialità del traffico del servizio Xbox, ma se i problemi sanitari dovessero continuare è probabile che si intervenga anche in tale direzione. Magari potenziando al contempo la versione di Teams per l’e-learning, chissà, sfruttando l’onda ritardataria dei metodi di insegnamento in remoto dove invece sembra essere stato Google Classroom ad imporsi con maggior incisività.

L’impennata cloud di Microsoft è la diretta conseguenza dell’attuale stato di emergenza sanitaria in tutto il mondo, ovviamente, ma se Microsoft è arrivata pronta all’appuntamento è grazie alla svolta imposta da Satya Nadella al proprio arrivo. Nei giorni in cui il suo “cloud first” si impone sulle strategie aziendali, non a caso, Bill Gates ha consegnato definitivamente il testimone nelle mani del suo successore, probabilmente come attestato ultimo e definitivo della sua visione sul gruppo.

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La forte crescita di Microsoft Teams

Partiamo da due dati che ben fotografano la crescita: nuovo record di meeting in un solo giorno, martedì 31 marzo, con 2,7 miliardi, un incremento del 200% rispetto ai 900 milioni di due settimane prima. Per quanto riguarda invece la scuola a distanza, 183.000 complessi formativi di 175 paesi diversi si sono affidati alla versione “for Education” di Teams.

La crescita registrata nell'utilizzo di Teams

Nella prima edizione del report Work Trend Index pubblicata oggi da Microsoft, uno studio che indaga proprio come gli strumenti tecnologici stiano cambiando il modo di lavorare e studiare, emerge in primis la necessità di una comunicazione video per la gestione dei rapporti da remoto: faccia a faccia è meglio, anche se in luoghi diversi e distanti.

Microsoft Teams per lo smart working

Non sorprende dunque se in tempo di isolamento e quarantena il gruppo di Redmond ha visto raddoppiare la quota di riunioni organizzate con il supporto della componente visiva: dal 21% del 2 marzo al 43% del 31 marzo. Questi i paesi che ne fanno maggior uso: Norvegia e Olanda (circa 60%), Australia (57%), Italia (53%), Cile (52%), Svizzera (51%), Spagna (49%), Regno Unito, Canada e Svezia (47%), Messico (41%), Giappone (39%), Stati Unti (38%), Francia (37%), Sudafrica (36%), Singapore (26%) e India (22%). Le videochiamate (o videoconferenze) hanno registrato complessivamente un +1.000% nel mese scorso.

L'utilizzo dei meeting video su Teams nel mondo

Altre tendenze rilevate sono quelle relative a un maggiore utilizzo di Teams da parte delle amministrazioni per la gestione della cosa pubblica. Segno positivo anche per la percentuale dei meeting registrati per essere poi rivisti in differita, soprattutto nel contesto educativo così da poter ripassare le lezioni. Non a caso l’utilizzo di Stream, il tool dedicato a questa funzione, è cresciuto di cinque volte nell’ultimo mese (dall’1 al 28 marzo).

Un altro dato interessante che emerge dallo studio è quello relativo alla giornata lavorativa: dall’1 al 31 marzo l’arco temporale tra il primo e l’ultimo utilizzo di Teams si è esteso mediamente di un’ora. Ciò non significa necessariamente che da casa le persone lavorano di più, ma che organizzano i propri compiti in modo più congegnale agli altri impegni, conciliando meglio produttività e vita privata. La migliore incarnazione possibile di smart working.

Su anche l’uso di Teams da dispositivi mobile, +300% dall’inizio di febbraio alla fine di marzo, soprattutto nei settori maggiormente colpiti dall’emergenza (scuola e governo). Una tendenza che ha interessato in particolare Olanda, Italia, Spagna e Francia.

L'utilizzo di Teams nel tempo, nei diversi paesi

Il grafico dinamico qui sopra che vede svettare il nostro tricolore mostra invece come anche in seguito a un allentamento del lockdown in Cina gli utenti hanno continuato a fare affidamento sulla soluzione.

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Il supporto di Microsoft all’Italia nell’emergenza coronavirus

Si fa riferimento tra le altre cose alla collaborazione con INAIL attraverso la quale le strutture delegate possono avvalersi in modo del tutto gratuito di Healthcare Bot rendendo accessibile attraverso il proprio portale un assistente digitale per l’autovalutazione dei sintomi da COVID-19. La finalità è quella di migliorare l’accesso alle informazioni e la gestione delle richiese evitando così intasamenti e rallentamenti nell’erogazione delle terapie necessarie.

Le cliniche di qualsiasi ordine e dimensione possono poi far leva su Teams per la collaborazione a distanza, fornendo anche servizi di telemedicina. Altri esempi viruosi sono quelli che hanno coinvolto l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma (fin dall’inizio della crisi in prima linea) e l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Napoli che facendo leva su cloud computing e intelligenza artificiale hanno approntato strumenti di self-assessment e sorveglianza proattiva. Così Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, ha commentato il supporto fornito della società.

La cooperazione con l’Istituto Spallanzani, il San Giovanni Addolorata e l’ASL Napoli 3 Sud s’inscrive nel più ampio impegno di Microsoft per offrire supporto al mondo della sanità alle prese con l’attuale pandemia. In questo scenario è importante garantire la continuità operativa attraverso strumenti di collaborazione digitale, che consentano alle équipe mediche e al personale amministrativo di interagire con colleghi e pazienti per fornire i consueti servizi.

Nell’ultimo mese abbiamo più volte descritto iniziative messe in campo da realtà appartenenti ai mondi hi-tech e online destinate proprio a sostenere la lotta a COVID-19, tutte nell’ottica di una proficua collaborazione tra le parti a beneficio della collettività. Prosegue Candiani

L’emergenza COVID-19 ha accelerato il processo di aggiornamento di alcuni ospedali, ma molte realtà si trovano costrette a introdurre rapidamente nuove tecnologie per sopperire a carenze strutturali e organizzative. Per questo è importante offrire supporto e soluzioni consolidate per non defocalizzare risorse preziose dalla gestione medica, ora più che mai prioritaria.

In merito a Teams, proprio ieri il gruppo ha pubblicato alcune statistiche che ben fotografano la forte crescita registrata di recente complici i lockdown a livello globale e la corsa all’adozione di soluzioni per lo smart working.

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Amazon sta creando un laboratorio per i test

Un post sul blog ufficiale parla di oltre 150 cambiamenti apportati ai processi lavorativi che interessano sia il personale presente negli impianti di distribuzione sia quello dei negozi alimentari gestiti in alcune parti del mondo. Come anticipato all’inizio del mese, sono state distribuite mascherine ed è stato reso obbligatorio il controllo della temperatura prima di accedere alle strutture.

Il prossimo step è quello che mira a eseguire con regolarità test su ogni dipendente, così da poter consentire a chi è sano di svolgere la propria funzione, mentre a chi ha contratto la malattia (anche in forma asintomatica) di isolarsi per affrontare il percorso di guarigione. Una prospettiva che deve però fare i conti con un problema: l’attuale scarsità di tamponi e di altri metodi diagnostici.

Amazon

Per questo motivo Amazon ha annunciato che un team interno formato da professionisti con diverse competenze (ricercatori scientifici, program manager, addetti all’approvvigionamento, ingegneri software ecc.) si sta dedicando a tempo pieno a un progetto che mira a creare un laboratorio in cui eseguire i test. Il gruppo di Seattle è ben consapevole che le difficoltà non mancheranno, soprattutto nel replicare l’iniziativa su scala globale. Una volta però studiato ed elaborato il modello potrebbe essere poi perfezionato e adottato da altre realtà, magari passando da un approccio aperto e condiviso.

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