Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Ed eccoci qui, quasi al termine di un mese di agosto che era un esame di consapevolezza per tutti quanti, in attesa di capire se siamo stati promossi o bocciati dopo le semplici richieste di cautela sanitaria che ci erano state proposte. Al termine di questo mese, la più grande evidenza che abbiamo è che ancora non siamo in grado di autovalutarci e di capire; e questo al termine di una valanga di cifre e statistiche che da febbraio ad oggi non ci ha dato tregua.

Eccoci dunque alla vigilia della riapertura delle scuole e degli uffici, tutti a chiederci se scuole e uffici riapriranno. Trattasi di una situazione paradossalmente traumatica, perché sui ritmi della scuola e del lavoro viene formattata la vita di ognuno di noi, ma di fronte a questo abisso non siamo in grado di leggere la realtà e di farcene una opinione quanto più sommaria possibile. Ogni numero, infatti, sembra regalare sfaccettature nuove ogni giorno, in base al virologo che lo declama o al politico che lo interpreta. I numeri sono diventati pane quotidiano per una popolazione che non eccelleva già prima nelle materie STEM, ma che ora si trova di fronte alle lacune che la famigerata “Università della Vita” inevitabilmente lascia.

Italia, agosto 2020: c’è una congenita difficoltà a comprendere un’ascesa esponenziale, c’è una diffusa difficoltà nel leggere i grafici e in tutto ciò si moltiplicano percentuali di difficile lettura che vengono sciorinate a profusione per riempire pagine di giornale altrettanto confuse.


Sappiamo leggere i numeri di Immuni?
Immuni è un caso per certi versi illuminante, nel quale l’intero discorso si è basato (sia da una parte che dall’altra) sul numero di download registrato senza “pesare” il significato di questa cifra, la sua reale entità, le sue conseguenze. Una sorta di testosteronica prova muscolare sulle cifre ha portato ai 4.7 milioni di download di inizio agosto e se oggi non sono ancora stati comunicati i 5 milioni di download significa che il trend non si è in alcun modo scostato dalla lenta ascesa antecedente [mentre scriviamo questo articolo, ecco l’aggiornamento: Immuni ha raggiunto quota 5 milioni di download, confermando linearmente il trend di crescita del mese di Luglio].

Immuni, i dati di fine Agosto

Peccato. Peccato, in primis, perché giudicare Immuni dal numero dei download è un po’ come stabilire il vincitore della partita sulla base del tempo di possesso palla. Peccato, inoltre, perché in questa fase di incontri “casuali” l’uso esteso dell’app tra i più giovani sarebbe stato di grandissimo aiuto per risalire le catene di contagio e facilitare una più capillare individuazione dei soggetti a rischio. Peccato, ma collettivamente non siamo riusciti (né ci sono riusciti molti altri paesi) a mettere le fiches su una scommessa collettiva come quella di un app di contact tracing. Inutile indagare le cause a questo punto: da qui in poi guardarsi indietro non servirà più, perché il percorso di Immuni termina a fine anno e probabilmente non avremo neppure stabilito i principi cardine su cui dare un futuro ad un eventuale contact tracing di Stato per nuove ed ulteriori emergenze.

Peccato, perché invece di ragionare su come arrivare a passare in vantaggio sulla pandemia, ci siamo limitati (e lo hanno fatto, in un contesto estremamente polarizzato, entrambe le fazioni) a passarci la palla del consenso senza mai una proiezione offensiva che chiudesse il discorso in un senso o nell’altro. Esteti del tiki-taka sui social, legati mani e piedi ad uno zero-a-zero che non ci farà passare il turno.


Sappiamo leggere i numeri della pandemia?
Con il fiato sospeso in attesa di un “erre con zero” che tanto somiglia alla pagella di fine semestre, l’Italia si avvicina alla fine di agosto altalenandosi tra un “i numeri salgono inesorabilmente” ed un “si ma tanto sono tutti asintomatici”. Ogni giornale ha il suo bollettino e pone il suo accento sul numero del giorno, cercando nuove sfumature di Covid tra i guariti, le terapie intensive e la crescita relativa al netto dei cali del weekend. I numeri scelti per leggere la situazione in pieno lockdown sono gli stessi che vengono utilizzati oggi, sebbene la situazione sia oltremodo differente ed il contesto sia completamente mutato: una inerzia che sa tanto di ricerca di punti di riferimento, navigando quasi a caso alla ricerca di un approdo qualsiasi.

Mai come in questi mesi la programmazione editoriale delle redazioni è stata scritta da un foglio di calcolo più che da una scelta di opportunità: numeri, percentuali e diagrammi messi in fila per dare o togliere enfasi, surclassando letture che puntualmente si smentiscono tra di loro e, in assenza di nuove argomentazioni valide, si trincerano nella “carica virale” o nei più improbabili confronti internazionali.

Tra “resilienza” e “accountability” ci si perde tra numeri e concetti che sono diventati un labirinto: come ogni labirinto, le svolte son pensate più per confondere che non per guidare, sebbene una sola tra le moltissime possibilità sia quella esatta che porta all’arrivo. Eccoci sotto questa pioggia di numeri in attesa di una doccia fredda che ci rischiari le idee. Tutto ciò alla vigilia di una scuola che tenta di ripartire e di un mondo produttivo che sembra spiazzato come non mai.


Districarsi per pianificare
Cosa succederà questo autunno? I piani finanziari e le politiche di investimento dovranno basarsi anche e soprattutto su queste previsioni, sulla capacità di leggere la realtà al di là dei numeri e al di sopra di concetti partoriti più per facilitare la cronaca quotidiana che non per farcire le argomentazioni di chi ha in mano potere decisionale e responsabilità politica. I budget dovranno essere stanziati sulla base di analisi lucide, quanto più visionarie e precise possibili: quale azienda ha piena fiducia nella propria capacità analitica? Tra le maglie dei big data sarà possibile leggere al di là del semplice orizzonte che ci siamo fin qui posti?

Leggere i numeri della pandemia significa comprendere che la matematica non è un’opinione e che quindi occorre costruirsi la seconda partendo dalla prima. Serve uno sforzo di logica e di apertura mentale, doti non sempre generose in natura. Ma questa è una pandemia, e quando non ci si adegua, si sa, il futuro diventa grigio.

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Spesso sentiamo dire da molti colleghi che la matematica consiste principalmente nel dimostrare teoremi. Ma il lavoro di uno scrittore è principalmente quello di scrivere frasi? La matematica e il suo impatto nel settore delle TIC è sicuramente molto più di questo.

La matematica per una volta fondamentale
Quando ero un giovane studente, mi fu raccontata la seguente storia e rimasi abbastanza stupito di quanto possa essere incisiva la potenza dell’immaginazione (e della sua applicazione) in matematica allo scopo di risolvere problemi inestricabili: Un matematico stava attraversando il deserto sul suo cammello, quando incontrò tre fratelli, apparentemente molto occupati. Il padre era appena morto e gli aveva lasciato in eredità 17 cammelli, con disposizioni testamentarie decisamente singolari. Potete giudicare da soli: il più anziano avrebbe dovuto ricevere la metà, il secondo un terzo e il più giovane un nono. La mente del matematico, invitata a dividere un numero primo secondo il rapporto prescritto, trovarono rapidamente la soluzione: aggiunse generosamente il suo cammello ai 17 cammelli dell’eredità, in modo che il più fratello anziano potesse ricevere 9 cammelli, il secondo 6 e il terzo 3 secondo la distribuzione voluta dal padre. Una volta risolto il problema, il matematico concluse con queste parole: “E adesso ridammi il mio cammello“.

Mérouane Debbah, Director of the Mathematical and Algorithmic Science Laboratory al Huawei Research Center di Parigi

Questa storia fornisce gli ingredienti di base della ricerca matematica e dell’estensione della ricerca creativa. Nella ricerca matematica, l’immaginazione è più importante della conoscenza. Quando un problema predefinito è irrisolvibile, un matematico si pone un nuovo problema. Questo è in netto contrasto con gli approcci classici che si attengono ai confini tradizionali. La nuova elegante soluzione spesso non soddisferà i vincoli iniziali. Tuttavia, spesso fornirà un nuovo punto di vista e una soluzione rivoluzionaria, per la quale vi sarà ampio consenso sul fatto che occorrerà modificare i vincoli iniziali per compiere un passo avanti. Naturalmente, in molti casi, il problema potrà essere risolto attenendosi ai vincoli iniziali, ma i matematici si sforzeranno comunque di generalizzare la soluzione fornendo l’ipotesi minima richiesta. La generalizzazione è fondamentale in matematica. Si tratta di un aspetto molto importante nelle applicazioni ingegneristiche per quella che viene chiamata la robustezza di una soluzione o l’estensione di un prodotto. La qualità della soluzione non dovrebbe discostarsi molto dall’ottimalità quando si verificano piccoli cambiamenti nel problema. Le scoperte fondamentali in matematica si basano spesso anche sull’esistenza di soluzioni, senza necessariamente fornire la costruzione algoritmica di esse. Ciò potrebbe sembrare una magia, ma è noto come prova non costruttiva (noto anche come teorema di pura esistenza), che prova l’esistenza di un particolare tipo di oggetto senza fornire un esempio. Si tratta di un aspetto molto importante che ha portato a importanti scoperte fondamentali nel campo delle TIC. Il famoso articolo di Shannon del 1948 “A Mathematical Theory of Communication” (Una teoria matematica della comunicazione) fornisce la cosiddetta capacità di un canale, ma Shannon l’ha dimostrato senza concepire uno schema di codifica pratico per realizzarlo.

Algoritmi per innovazioni pratiche
In cosa consiste esattamente un algoritmo? Un algoritmo in matematica è una procedura, una descrizione di una serie di passaggi che possono essere usati per risolvere un calcolo matematico. È un po’ come una ricetta di cucina. Fu proprio Al-Khwarizmi che lavorò a Baghdad nel IX° secolo a dare origine al termine algoritmo. Gli algoritmi sono onnipresenti e molti di noi hanno familiarità con l’algoritmo di Viterbi, la Trasformata di Fourier veloce, l’algoritmo di “branch and bound”, l’algoritmo di aspettazione-massimizzazione (Algoritmo EM), l’algoritmo di Dijkstra, la discesa del gradiente, il metodo di Newton o l’algoritmo LLL, solo per citarne alcuni. Gli algoritmi hanno un impatto enorme nello sviluppo dell’industria delle telecomunicazioni e alcuni sono diventati indispensabili. Il percorso dalla matematica fondamentale agli algoritmi matematici e successivamente alle applicazioni ingegneristiche è lungo. La Trasformata di Fourier veloce ne è un esempio tipico. L’idea della Trasformata di Fourier veloce è quella di scomporre una funzione del tempo nelle sue frequenze costitutive. Viene insegnato in tutti i principali corsi di ingegneria elettrica in quanto fornisce una visione diretta del segnale da elaborare. Fu il matematico francese Jean-Baptiste Joseph Fourier (1768 – 1830) a dare il via alla teoria che derivava da problemi di applicazione nella trasmissione del calore e nelle vibrazioni. Ci sono voluti molti anni per ottenere un algoritmo che lo implementasse. Sebbene esistano alcuni lavori preliminari del matematico tedesco Gauss sulla Trasformazione di Fourier veloce (DFT), è stato solo nel 1965 che James Cooley e John Tukey pubblicarono il famoso algoritmo della Trasformazione di Fourier veloce. La DFT divenne così il cardine di tutte le principali innovazioni tecnologiche come il Wi-Fi, l’ADSL, l’LTE o il DVB.

Qual è il prossimo passo?
Dal 1948, molte persone nel nostro campo non dispongono di documenti di riferimento che facciano loro da guida. Si sentono un po’ persi dopo Shannon. Si tenga presente che, da un punto di vista storico, il 1948 è stato un anno chiave nel campo delle TIC, in quanto vi sono stati molti altri contributi fondamentali. Il lavoro di Wiener “Cybernetics: Or Control and Communication in the Animal and the Machine” (La cibernetica: Controllo e comunicazione nell’animale e nella macchina) ha aperto la strada al campo dell’elaborazione dei segnali con molte applicazioni relative al rilevamento, alla stima e al controllo dei sistemi di comunicazione. Il libro “Theory of Games and Economic Behaviour” (Teoria dei giochi e del comportamento economico) di J. Von Neumann e O. Morgenstern ha aperto il campo della teoria dei giochi e più in generale dell’apprendimento dei sistemi agente. Tutti questi contributi hanno fornito gli elementi chiave per molti anni di ricerca algoritmica. Quale obiettivo si persegue per il 2028? Infatti, non abbiamo mai avuto così bisogno come oggi di strumenti matematici avanzati e alcuni nuovi strumenti fondamentali che ci consentono di andare oltre i limiti attuali sono già presenti (il limite di Shannon e quello di Nyquist , solo per citarne alcuni). Per molto tempo abbiamo tentato di migliorare sempre gli stessi modelli a causa della difficoltà nel confrontarci con i nuovi. Ma come si sa, non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili.

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Lunedì, 24 Agosto 2020 16:45

Windows 10: update KB4566116 disponibile

 

Windows 10: aggiornamento KB4566116
Un aggiornamento abbastanza corposo, che non porta con sé particolari novità, ma una serie di risoluzioni di bug e malfunzionamenti. Di seguito, il changelog completo:

risolto un problema che causa il riempimento del disco rigido in determinate situazioni di errore.
risolto un problema che impedisce l’avvio di Servizi di gioco Microsoft a causa dell’errore 15612;
aggiornate le informazioni sul fuso orario per Lo Yukon, Canada;
risolto un problema di offset visivo sul touchscreen. (le modifiche apportate con una penna o un dito vengono visualizzate in un’area diversa da quella prevista se il dispositivo è collegato a un monitor esterno);
risolto un problema che causa la chiusura imprevista della pagina Impostazioni, che impedisce la corretta configurazione delle applicazioni predefinite;
risolto un problema che impedisce lo sblocco di un dispositivo se è stato digitato uno spazio prima del nome utente al primo accesso al dispositivo;
risolto un problema che causa l’apertura delle applicazioni.
Inoltre, il download dell’aggiornamento su sistemi Windows 10 – versione 1903 e 1909 – aggiunge il supporto al nuovo sottosistema Windows per Linux (WSL 2). L’update, come anticipato, è già disponibile e può essere scaricato e installato sui PC compatibili.

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WhatsApp è l’applicazione di messaggistica più utilizzata nel nostro paese e nel fine settimana è stata oggetto di un intervento social della Polizia Postale, non è dato a sapere se per l’intensificarsi di truffe che interessano il software o più semplicemente come sollecito a prestare maggiore attenzione. Sta di fatto che l’account ufficiale Facebook ha pubblicato un messaggio relativo al codice di attivazione.

Per attivare l’app di messaggistica Whatsapp sul proprio smartphone è necessario inserire un codice che viene inviato tramite SMS sul dispositivo. Tramite questa procedura i cybercriminali riescono a far recapitare alla vittima un SMS nel quale viene chiesto l’invio di tale codice facendo apparire come mittente il numero di telefono di un contatto presente in rubrica.


Polizia: WhatsApp, non inviate mai il codice di attivazione.


L’invito rivolto agli utenti è quello a non inviare mai il codice in questione: ciò comprometterebbe la sicurezza dell’account nonché la propria privacy.

L’invio del codice permette agli stessi di poter attivare un nuovo WhatsApp su un dispositivo diverso, ma riferito al numero telefonico della vittima prescelta che, di fatto, ne perde la “proprietà”.
Seguono una serie di consigli utili per evitare raggiri, incluso quello relativo all’attivazione della verifica in due passaggi che implementa un livello di protezione aggiuntivo.

Non dare seguito a richieste di invio di alcun codice, tramite SMS, anche se provenienti da contatti presenti in rubrica;
non cliccare su eventuali link presenti negli SMS;
attivare la “Verifica in due passaggi” disponibile nell’area “Impostazioni”, “Account” dell’app;
non condividere mai il tuo codice di verifica WhatsApp con altre persone: se qualcuno tenta di prendere controllo del tuo account, avrà bisogno che gli venga inviato il codice di verifica via SMS.
Raccomandazione superflua? Non proprio, almeno stando a quanto si legge in alcuni commenti al post dove trovano posto le testimonianze di chi è cascato in raggiri di questo tipo (insieme ovviamente agli immancabili interventi di quelli che “Meglio Telegram”).

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Scivolone estivo per Microsoft che con il Patch Tuesday di agosto, rilasciato nella prima metà del mese, ha innescato una serie di problemi che ora vengono segnalati da un numero non indifferente di utenti. I bug presenti nell’aggiornamento KB4566782 sembrano interessare soprattutto i possessori di un computer della linea Lenovo ThinkPad, più nello specifico i modelli 2019 e 2020.


W10: problemi con il Patch Tuesday di agosto.

Il produttore cinese è intervenuto con la pubblicazione di un documento di supporto in cui si fa esplicito riferimento a Blue Screen of Death e ad altri intoppi come l’impossibilità di sfruttare l’autenticazione biometrica di Windows Hello o legati alla gestione dei dispositivi. Viene offerto un workaround temporaneo che consiste nel disattivare l’opzione “Enhanced Windows Biometric Security” all’interno del BIOS.

C’è invece ben poco da fare per chi pur utilizzando macchine di un brand differente dopo aver installato l’update si trova di fronte allo stesso problema oppure a crash e rallentamenti. Al momento non è dato a sapere quanto siano diffusi i problemi né se il gruppo di Redmond li abbia presi in carico per porvi rimedio.


L’ecosistema Windows non è mai stato immune da bug e falle riscontrate nel codice, ma la situazione è andata peggiorando nel recente passato, da quando nell’autunno 2018 il rilascio del secondo major update annuale ha causato la cancellazione random di file e contenuti negli hard disk. Microsoft ne è consapevole, tanto da aver deciso di rallentare i ritmi di distribuzione degli aggiornamenti più corposi, alternandoli su base semestrale ad altri più simili a dei service pack. Questo però, stando a quanto continua ad emergere, ancora non è sufficiente.

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L’European Innovation Scoreboard è una sorta di pagellino con cui da anni (se ne parlava qui con preoccupazione già nel 2006) si fotografa la capacità di innovare di un paese, poiché in questa pesatura calibrata (alla quale contribuisce una lunga lista di componenti variegate) è possibile intravedere il futuro di uno Stato e la sua capacità di costruire il futuro stesso. Il punteggio EIS 2020 non è per nulla negativo per l’Italia, anzi: il voto, per certi versi, potrebbe addirittura definirsi lusinghiero dopo troppi anni di inerte e lascivo adagiamento su una semplice sufficienza.
EIS 2020: cosa va, cosa non va
Tuttavia fermarsi al voto sarebbe superficiale e fuorviante: occorre capire nel merito ciò che l’EIS ci racconta a proposito dell’Italia e delle capacità italiane di innovare. Occorre quindi partire anzitutto dagli aspetti positivi, quasi tutti registrati al capitolo “Innovators”: l’UE premia infatti l’attivismo che ha circondato il settore negli ultimi anni, tanto che lo score complessivo è stato in grado di salire, anche e soprattutto grazie a questo balzo, da 80 a 90 nel giro di 3 anni dopo un lunghissimo periodo privo di scostamenti.

Se la promozione tra gli innovator è piena, i giudizi sono positivi anche nel settore della ricerca e della registrazione di proprietà intellettuali. Se poi tutta questa innovazione non viene messa sempre a terra (infatti l’impatto su vendite e mercato resta inesorabilmente basso), allora il problema è un altro e per molti versi la risposta è in quel fondo Enea Tech che farà del trasferimento tecnologico la sua vocazione primaria.
Il tasto dolente: l’università
Il tasto dolente fotografato dall’EIS è nella scuola. Se i dati relativi alla formazione di base sono difficilmente migliorabili, poiché legati a problemi generazionali e l’evoluzione in tal senso potrà avvenire soltanto nel lungo periodo, i dati relativi ai giovani laureati è invece un campanello d’allarme che deve suonare fortissimo nel sistema Italia. Se nel 2012 le performance nostrane meritavano uno score pari a 82,4, oggi il punteggio scende ad appena 72,9 precipitando pericolosamente verso quel 66,2 che rappresenta la media europea. I dati, del resto, erano stati fotografati allo stesso modo anche dall’Istat: i diplomati sono in Italia quasi il 18% in meno rispetto alla media europea, quindi giocoforza il traino verso la laurea è pesantemente minore ed il numero di chi giunge al traguardo è estremamente ridotto.

Ma l’Italia, per vocazione e natura, non può in alcun modo accontentarsi della mediana: se la forza del nostro paese è sempre stato in ingegno e creatività, lo studio dovrebbe essere un elemento basilare irrinunciabile, poiché base fondamentale per il futuro delle nuove generazioni.

 

EIS 2020

 

Nelle settimane in cui milioni di persone sono interessate dalla scelta dell’Università, particolarmente importante è individuare quali problematiche scoraggino a tale scelta o non aiutino parte dei più giovani a scommettere sullo studio. I dati EIS devono essere letti soprattutto in quest’ottica, perché il dato è preoccupante e richiede un impegno politico preciso. Le promesse relative ai milioni di posti di lavoro hanno fatto il loro tempo, perché se il lavoro è fondamentale per il presente, lo studio è necessario per il futuro. Lo richiedono le aziende di domani, l’economia di domani e le famiglie di domani.

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Lunedì, 31 Agosto 2020 14:43

Piano Cashless: verso il cashback di Stato

 

Piano Cashless: 300 euro di bonus.


Il Piano Cashless ha un obiettivo chiaro: far emergere l’economia sommersa abbattendo l’evasione fiscale e consentendo così allo Stato di poter contare su maggiori proventi. Riuscire in questa impresa sarebbe un traguardo che hanno inseguito più o meno esplicitamente tutti i Governi degli ultimi decenni, ma gli strumenti digitali di oggi possono regalare un passo più celere in questa direzione.

Secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera, il Presidente del Consiglio avrebbe già mosso anche alcuni passi concreti per la buona riuscita di questo piano:

Il presidente del Consiglio avrebbe chiesto agli operatori di settore — da Nexi a Sia, da Mastercard a Visa fino alle startup hitech — un nuovo impulso all’adeguamento tecnologico. Per far dialogare il sistema dei pagamenti con le amministrazioni dello Stato serve però un passo decisivo: cioè la rendicontazione delle transazioni attraverso sia la piattaforma PagoPa sia quelle bancarie ed il trasferimento delle informazioni all’Agenzia delle Entrate.

Parlando di “startup hitech”, anzitutto, si chiarisce come non saranno coinvolte nell’iniziativa soltanto le carte di credito, ma anche tutto quel fronte Fintech che oggi opera nel mondo dei pagamenti digitali (es. Satispay). Per poter mettere a punto il tutto servirà però anche il semaforo verde del Garante Privacy e della Corte dei Conti, poiché l’operazione va vidimata sia dal punto di vista delle tutele personali che nella logica dei conti economici dello Stato.

Il Cashback sarebbe proporzionale all’ammontare di spesa registrato, ma sarebbe legato anche ad alcuni paletti quale il quantitativo di operazioni registrate (così da incentivare l’uso degli strumenti elettronici anche sui piccole cifre). Altro problema da risolvere sarà il dialogo con gli esercenti, spesso restii all’adozione degli strumenti digitali in virtù di trattenute troppo alte per poter essere considerate un utile strumento di lavoro e di gestione del denaro. Su questo fronte potrebbe essere attivato un credito d’imposta sulle commissioni, così da rendere più sostenibile la partecipazione a questo tipo di piano. Il tutto sarebbe inoltre accompagnato dall’abbassamento del limite dei pagamenti in contati fino a 999 euro, così da stringere drasticamente il nodo attorno alle vie attraverso cui fluisce il “cash” non tracciabile.

Il Governo conta di giungere a qualche punto fermo entro l’autunno, così da poter partire entro dicembre e rendere così il cashback di Stato pienamente attivo a partire dal 2021.

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Mercoledì, 09 Settembre 2020 16:50

Acquisti e-commerce: crescita record in Italia

 

Il rapporto tra gli italiani e gli acquisti online.

 

La crescita registrata è da record per quanto concerne il numero degli acquisti online. In nostri connazionali dimostrano al tempo stesso di essere più attenti ai costi di spedizione e più pazienti rispetto a quanto avviene in altri territori.

Più nel dettaglio, gli italiani li effettuano con una frequenza media mensile pari a 1,9 volte includendo 5,4 prodotti in ogni ordine, cifre in linea con la media europea. Quest’ultimo dato è però cresciuto di oltre la metà (+2,9 prodotti ogni ordine) rispetto alla rilevazione precedente effettuata prima che si manifestasse la crisi sanitaria. Nel resto del vecchio continente ci si è fermati a un incremento della media pari a +2,7. Un dato testimonia il boom del settore con tutto ciò che ne consegue in prospettiva.

Per quanto riguarda invece i tempi di consegna, ci si attende di ricevere i prodotti a domicilio in 3,3 giorni, considerando eccessiva un’attesa di 4,5 giorni (rispettivamente 3,1 e 4,4 le medie europee). Durante la crisi la soglia si è innalzata fino a quasi una settimana, più precisamente 6,3 giorni. I ritardi registrati in Italia sono comunque stati inferiori se confrontati con quelli continentali: 1,8 giorni contro 2,1 giorni, nonostante le misure restrittive e i blocchi alle attività imposti a partire dalla primavera.

Siamo particolarmente attenti a condizioni e i costi di spedizione: il 69% dichiara di abbandonare il carrello in caso di spesa eccessiva per la consegna, ma al tempo stesso il 31% è disposto a sborsare un extra per ricevere quanto ordinato il giorno successivo. Ancora, l’81% afferma di essere disposto ad aggiungere un prodotto per raggiungere la somma minima per la spedizione gratuita.

Questo il commento di Rob van den Heuvel, CEO di Sendcloud, realtà che fa in questo periodo il suo debutto nel nostro paese con l’obiettivo dichiarato di affiancare le piccole e medie imprese ad espandere il loro business offrendo soluzioni logistiche all-in-one per il commercio elettronico.

L’e-commerce è uno dei settori più dinamici e in rapida crescita a livello mondiale. Per poter competere, i negozi online devono rispettare gli standard dettati dalle multinazionali del settore e-commerce. Se a questo si aggiunge il fatto che i costi legati alla logistica rappresentano, in media, il 20% del fatturato annuo, ne emerge uno scenario difficile per i negozi online che vogliono competere su scala globale.

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Mercoledì, 09 Settembre 2020 16:52

Windows 10 Patch Tuesday settembre 2020: KB4571756

 

Windows 10 KB4571756/KB4574727: ecco il Patch Tuesday.

Il download e l’installazione possono avvenire in modo automatico attraverso l’utility integrata Windows Update oppure in modalità manuale direttamente dal catalogo di Microsoft (KB4571756 e KB4574727). Il changelog include un lungo elenco di bugfix per chi non ha già scaricato l’aggiornamento opzionale KB4571744 distribuito solo pochi giorni fa, che però a sua volta ha riportato alla luce il problema relativo al risveglio del PC dallo standby già corretto in passato.

L'aggiornamento KB4571756 per Windows 10

Una volta terminato il processo Windows 10 passa alla build 19041.508. Fra i tanti intoppi che la software house afferma di aver risolto con il nuovo Patch Tuesday alcuni sono relativi alla deframmentazione programmata delle unità SSD, all’impossibilità in alcune situazioni di ridimensionare le finestre sul desktop, al caricamento dei contenuti ActiveX, alla visualizzazione della schermata di login, al File Explorer, all’autenticazione con Hello e all’interfaccia ottimizzata per i tablet.

La speranza è quella di non assistere nuovamente a quanto avvenuto negli ultimi mesi per quanto concerne la comparsa di nuovi bug: il pacchetto rilasciato nella prima metà di agosto ha portato con sé inspiegabili crash improvvisi e Blue Screen of Death tanto da costringere Lenovo a intervenire suggerendo ai propri clienti un workaround per continuare a utilizzare il PC senza fastidiose interruzioni.





Microsoft è conscia dell’esigenza di migliorare nella preparazione e distribuzione degli aggiornamenti: stando alle indiscrezioni lo farà rivedendo di nuovo la propria roadmap e riducendo a uno solo il numero dei major update rilasciati ogni anno a partire dal 2021.

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Così come atteso, così come previsto, così come ormai inevitabile: Fortnite è stato estromesso dall’App Store in conseguenza della disputa legale tra Apple ed Epic. A perderci sono gli utenti, su questo non c’è dubbio: l’utenza Apple ha un gioco in meno a disposizione (uno tra i più noti) e gli appassionati del gioco non potranno accedervi tramite iPhone o iPad (tra i device più diffusi). Ma lo scontro non poteva che terminare così, in attesa di pronunciamenti legali che potranno smuovere le acque e portare in futuro i due gruppi a nuove strategie di riavvicinamento.

Fortnite fuori dall’App Store.

Non solo il gioco è stato estromesso definitivamente, ma il Developer Account di Epic è stato anche definitivamente chiuso così come da autorizzazione del giudice che ha preliminarmente analizzato la causa ed il ricorso immediato presentato tanto da Epic quanto da Microsoft. Il problema era infatti insito nell’Unreal Engine, che Epic consente di utilizzare ad altri gruppi partner.

L’Unreal Engine è stato salvato perché così ha voluto il giudice: la diatriba tra le parti non deve arrecare danno ad altri. Epic potrà dunque gestire un account secondario dedicato espressamente all’Unreal Engine, mentre l’account primario legato a Fornite è definitivamente eliminato.

La battaglia si sposta altrove e sarà giocata tutta in campo legale: Apple pretende che Epic rispetti le regole dell’App Store, Epic per contro contesta le regole stesse ed ha tentato di aggirarle per non dover lasciare ad Apple una fetta consistente di introiti. Chi pensa però che sia soltanto una questione di gaming sbaglia di grosso: in ballo ci sono miliardi di dollari di fatturato che Apple e gli sviluppatori si contendono, con le autorità antitrust di tutto il mondo alla finestra per capire cosa stia per accadere.

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