Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
Martedì, 07 Luglio 2020 10:22

Il Canada mette al bando l'IA di Clearview

 

Clearview: in Canada il ban del riconoscimento facciale.


Stop dunque al contratto che lega la startup newyorkese alla Royal Canadian Mounted Police. È l’esito di un’indagine avviata nel mese di febbraio, dopo che si è iniziato a parlare della tecnologia e del metodo impiegato per l’istruzione dei suoi algoritmi, passato dallo scraping indiscriminato di miliardi di contenuti pubblicati dagli utenti su piattaforme come Google, YouTube, Facebook e Twitter. Una pratica che ha fin da subito attirato le critiche delle piattaforme interessate.

L'applicazione mobile di Clearview

Anche la polizia di Toronto ha impiegato il software. Nonostante il ban, le indagini proseguono grazie alla collaborazione tra i governi delle province di Quebec, British Columbia e Alberta. L’obiettivo è quello di assicurarsi che Clearview elimini le informazioni già archiviate a proposito dei cittadini canadesi e non ne raccolga altre in futuro.

La discussione in merito a riconoscimento facciale e privacy tiene banco anche in Europa (dove è stata ipotizzata la creazione di un database unico continentale) e in Italia. Nel nostro paese rimane ad oggi ancora senza seguito l’interrogazione parlamentare sul tema presentata a fine gennaio dal deputato Filippo Sensi del Partito Democratico.

Pubblicato in News
Mercoledì, 08 Luglio 2020 11:06

Deutsche Bank ha scelto il cloud di Google

L’infrastruttura di Google Cloud per Deutsche Bank.


All’inizio dell’anno DB aveva invitato i tre principali player del mercato cloud, anche Amazon e Microsoft, a inoltrare un’offerta per la sottoscrizione del contratto. La società di Mountain View ha avuto la meglio rispetto alla concorrenza di AWS e Azure. Queste le parole del CEO Christian Sewing.

La partnership con Google Cloud costituirà un driver importante della nostra trasformazione strategica. Dimostra la nostra determinazione nell’investire in tecnologia e la convinzione che il nostro futuro sia fortemente legato al successo della digitalizzazione.

L’accordo è parte di un investimento in tecnologia da 13 miliardi di euro annunciato da Deutsche Bank e destinato a iniziative che andranno concretizzandosi entro il 2022 con l’obiettivo di risollevare le casse del gruppo dalle perdite registrate nel corso degli ultimi anni. La firma del contratto è prevista nei prossimi mesi.




È lecito attendersi che l’ammodernamento della struttura informatica di DB coincida con un’estensione del business verso il territorio FinTech che già oggi vede operare buona parte delle istituzioni finanziarie. Così Sundar Pichai, numero uno di Google e della parent company Alphabet, è intervenuto sulla stretta di mano.

Per oltre 150 anni Deutsche Bank è stato un pioniere dell’industria con uno storico di innovazioni nel settore dei servizi finanziari. Siamo entusiasti della partnership strategica e dell’opportunità per Google Cloud di essere utile al gruppo e ai suoi clienti per la loro crescita e per definire il futuro dell’industria dei servizi finanziari.

Pubblicato in News

 

SigRed: una vulnerabilità quasi maggiorenne.

Se sfruttata in modo efficace, attivata da una risposta DNS malevola che porta a una condizione di buffer overflow, permette a un malintenzionato di ottenere il controllo non solo sul PC attaccato, ma sull’intera infrastruttura di rete in uso nell’organizzazione. La falla è presente nel codice delle piattaforme da oltre 17 anni, dunque non è da escludere la possibilità che in passato qualcuno l’abbia scoperta e forzata mettendo a repentaglio la sicurezza e la privacy degli utenti nonché i dati trasmessi o ricevuti: dalle email al traffico di rete, fino alle credenziali di accesso ai servizi.

Di seguito le parole di Sagi Tzaik, ricercatore di Check Point, team che ha scoperto il problema nel mese di maggio segnalandolo al gruppo di Redmond così che potesse risolverlo. Dal canto suo la software house ha garantito che non si hanno notizie di attacchi perpetrati facendo leva sulla vulnerabilità che comunque ha ottenuto il massimo rating possibile (10) nella scala Common Vulnerability Scoring System che ne attesta la pericolosità.

Un attacco DNS Server è cosa molto seria. Nella maggior parte dei casi pone chi lo esegue a un centimetro di distanza dal poter compromettere l’intera organizzazione. Questa vulnerabilità è rimasta nel codice di Microsoft per oltre 17 anni. Se l’abbiamo scoperta noi, non è impossibile pensare che in passato l’abbiano fatto altri.

È la terza patch pubblicata questo mese da Microsoft per altrettanti seri problemi di sicurezza scovati nei sistemi operativi gestiti. Prima di questa, all’inizio di luglio, sono state corrette le falle CVE-2020-1425 e CVE-2020-1457 riscontrate in Windows 10 e nelle edizioni Server della piattaforma, in grado di consentire l’esecuzione arbitraria di codice da remoto e la sottrazione delle informazioni.

Pubblicato in News
Mercoledì, 15 Luglio 2020 12:05

ANAC alle PA: i documenti siano indicizzati

 

Trasparenza Amministrativa: l’appello di ANAC alle PA.

Il principio di riutilizzabilità dei dati prevede infatti che siano resi disponibili in formato aperto e liberamente consultabili, fatta eccezione per quei casi in cui è previsto un diverso trattamento in quanto le informazioni sono di natura personale.

Francesco Merloni, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha dunque chiesto agli OIV (Organismi Indipendenti di Valutazione) con una delibera firmata il 30 giugno una attestazione generale in merito all’assenza di filtri o altre soluzioni tecniche atte a impedire ai motori di ricerca l’indicizzazione dei documenti: dovrà essere pubblicata entro e non oltre il 31 luglio nelle sezioni “Amministrazione Trasparente” o “Società Trasparente”. In poche parole, le amministrazioni non potranno deindicizzare i documenti, i quali non soltanto dovranno essere online, ma dovranno anche essere visibili a qualsivoglia crawler interessato a fagocitarne i dati per metterli a disposizione dei cittadini.

Quello di ANAC è un appello ad applicare linee guida e buone pratiche previste per legge per far sì che l’operato delle PA sia del tutto trasparente agli occhi dei cittadini, a beneficio della collettività. Dopo anni in cui la questione è stata delegata alle singole realtà pubbliche presenti sul territorio, talune incapaci di adeguare il proprio modus operandi a quanto previsto, ora l’autorità chiama in causa gli OIV (o le strutture con funzioni analoghe) affinché la situazione cambi.

Pubblicato in News

 

Google Cloud: BigQuery Omni per l’analisi dei dati.

 

Si occupa dell’analisi dei dati provenienti da più piattaforme rivolgendosi a coloro che archiviano le informazioni in silos diversi: on-premises, attraverso sistemi proprietari o più servizi cloud. Quanto proposto permette di applicare BigQuery ai dati memorizzati in Google Cloud, AWS (Amazon) e presto anche Azure (Microsoft). Basata su Anthos, consente di eseguire l’operazione senza spostare o copiare i dataset, mediante un’interfaccia semplice, intuitiva e unificata. Questo il commento di Fabio Fregi, Country Manager Italy di Google Cloud.

 

Dal momento che un’adozione ibrida e multi-cloud è diventata la norma, le imprese sono sempre più alla ricerca di data product che forniscano un’esperienza coerente e una minore complessità di utilizzo di molteplici cloud, consentendo al contempo di continuare a sfruttare gli investimenti infrastrutturali esistenti. Il lancio di BigQuery Omni è un traguardo importante che supporta la strategia e sottolinea l’impegno di Google Cloud nell’aiutare le aziende a gestire in modo efficiente gli ambienti multi-cloud.

 

Google Cloud Next '20: BigQuery Omni

 

L’altro importante annuncio giunto in apertura dell’evento Google Cloud Next ’20, quest’anno per ovvi motivi in scena solo nella sua incarnazione digitale, è relativo al portfolio Confidential Computing consente la crittografia dei dati in uso: per approfondimenti consultare l’articolo dedicato.

Google Cloud: BigQuery Omni per l’analisi dei dati

Si occupa dell’analisi dei dati provenienti da più piattaforme rivolgendosi a coloro che archiviano le informazioni in silos diversi: on-premises, attraverso sistemi proprietari o più servizi cloud. Quanto proposto permette di applicare BigQuery ai dati memorizzati in Google Cloud, AWS (Amazon) e presto anche Azure (Microsoft). Basata su Anthos, consente di eseguire l’operazione senza spostare o copiare i dataset, mediante un’interfaccia semplice, intuitiva e unificata. Questo il commento di Fabio Fregi, Country Manager Italy di Google Cloud.

Dal momento che un’adozione ibrida e multi-cloud è diventata la norma, le imprese sono sempre più alla ricerca di data product che forniscano un’esperienza coerente e una minore complessità di utilizzo di molteplici cloud, consentendo al contempo di continuare a sfruttare gli investimenti infrastrutturali esistenti. Il lancio di BigQuery Omni è un traguardo importante che supporta la strategia e sottolinea l’impegno di Google Cloud nell’aiutare le aziende a gestire in modo efficiente gli ambienti multi-cloud.

Google Cloud Next '20: BigQuery Omni

L’altro importante annuncio giunto in apertura dell’evento Google Cloud Next ’20, quest’anno per ovvi motivi in scena solo nella sua incarnazione digitale, è relativo al portfolio Confidential Computing consente la crittografia dei dati in uso: per approfondimenti consultare l’articolo dedicato.

Pubblicato in News
Mercoledì, 15 Luglio 2020 12:07

Garmin sotto attacco: servizi sospesi

Garmin, attacco ai server?
Secondo alcuni report i problemi potrebbero registrarsi soprattutto in territorio asiatico, ma in realtà i post ufficiali di Garmin su Twitter non specificano localizzazioni specifiche: si parla, invece, di un “outage” generalizzato che coinvolge anche call center, sito Web, app, chat e altro ancora.


Le prime ipotesi relative alla causa di tutto ciò provengono da iThome, secondo cui database e server interni di Garmin sarebbero stati violati e che la cosa avrebbe addirittura imposto uno stop alla produzione. Il report ipotizza attacchi di tipo ransomware, ma al tempo stesso ammette che dal gruppo non sia arrivata alcuna conferma in merito: semplicemente il comparto IT avrebbe diramato l’allarme e poco alla volta si sarebbero fermate le attività al fine di proteggere la sicurezza del gruppo e delle informazioni relative agli utenti.


L’avviso relativo al problema è apparso in giornata anche sul sito italiano: “stiamo sperimentando un problema che affligge Garmin.com e Garmin Connect. Questo problema coinvolge anche i nostri call center e non siamo attualmente in grado di ricevere qualsivoglia chiamata, email o chat. Stiamo lavorando per risolvere il problema quanto più rapidamente possibile e ci scusiamo per l’inconveniente“.

Garmin Italia, avviso di problema tecnico

Il problema è effettivo: nonostante la homepage sia raggiungibile, vaste aree del sito non sono invece accessibili e l’errore restituito è di tipo 502 (“web server is returning an unknow error”). La sensazione è dunque quella di un blocco che il gruppo non è ancora in grado di gestire, lasciando pertanto la situazione ancora in piena urgenza.

Nei commenti agli unici post ufficiali comparsi al momento, gli utenti chiedono conto di quanto accaduto sia per capire quando l’allarme possa cessare, sia per avere certezze relativamente ai propri servizi (tra i quali la sincronizzazione dei propri device per l’analisi dei dati, il download di programmi e percorsi e altro ancora) ed i propri account. Al momento non sono però disponibili notizie ufficiali: secondo quanto trapelato, l’allarme potrebbe perdurare fino alla giornata di domani, quando Garmin avrebbe in programma di poter recuperare appieno i flussi normali di lavoro.

Pubblicato in News

Smart working come orizzonte.


Ebbene, secondo Canon il momento è cruciale ed occorre avere il coraggio di cavalcarne la forza d’urto senza opporvisi ciecamente:

Non si può prevedere il futuro al 100%, ma ciò che sappiamo oggi con certezza è che la digitalizzazione è diventata imprescindibile. Disporre delle giuste tecnologie e delle corrette infrastrutture è la chiave per operare con successo in un mercato globale che, per qualche tempo, subirà costanti fluttuazioni. E’ questo il momento giusto per trasformare l’azienda e dare ai dipendenti i migliori strumenti, adottando tecnologie e sistemi che permettano modalità di lavoro più flessibili.

Scegliere lo smart working non sarà dunque una cosa naturale per molti, né semplice per la maggior parte, ma giocoforza sarà una necessità quasi per tutti:

E’ ipotizzabile che, anche se molte aziende non sono del tutto pronte al cambiamento, la situazione in corso forzerà la mano. Cambiare non deve per forza essere complicato o costoso, ma è importante partire nel modo giusto: solo così sarà possibile beneficiare di una forza lavoro pronta a operare da remoto in modo continuativo e sicuro.

Canon non si limita a questa considerazione di ordine generale, ma cerca di focalizzare l’attenzione su quattro elementi specifici, utili ad una miglior comprensione specifica delle direttrici che questo cambiamento dovrà seguire:

Tecnologia
Secondo Canon è necessaria un’estrema flessibilità negli strumenti e nei dispositivi dell’infrastrutture messa a disposizione della forza lavoro: “Questo non significa solo passare da dispositivi desktop a una flotta di laptop. Immaginate di lavorare nel settore legale o nel mondo dell’istruzione: la natura stessa del lavoro quotidiano implica che avere accesso a un dispositivo di stampa e scansione di qualità aziendale è un requisito importante quanto avere un laptop, indipendentemente dal fatto che si lavori in ambiente domestico o in uno spazio di coworking“. Occorre pertanto reimmaginare non soltanto gli spazi (proprio in virtù del fatto che gli stessi vengono polverizzati dal distanziamento), ma rete, accessi, funzioni e tutto il resto. Cambia tutto ed in conseguenza di ciò occorre ripartire dalle basi per comprendere come servire al meglio i lavoratori e consentir loro di esprimersi al meglio, pur se a distanza, soprattutto se a distanza. Senza dimenticare manutenzione ed assistenza, importanti come e più di prima;
Strumenti di collaborazione
La scelta degli strumenti deve tenere in considerazione soprattutto la capacità di trasferire informazioni sia tra azienda e lavoratori, che tra lavoratore e lavoratore. Inutile girarci attorno, la risposta è nel cloud: “È necessario dedicarsi da subito alla revisione dei sistemi attualmente in uso – in special modo se adottati durante il periodo di emergenza per risolvere un problema contingente – individuando un’unica soluzione che soddisfi le esigenze di workflow e di sicurezza per la gestione delle informazioni aziendali“. In virtù di questo scostamento, l’azienda dovrà rivedere ogni procedura di sicurezza e dovrà formare i dipendenti affinché tutti possano essere immediatamente allineati e conformati alle nuove pratiche, soprattutto alla luce del fatto che l’elemento umano è tipicamente riconosciuto come l’anello debole delle policy di sicurezza aziendali;
Colmare il divario tra soluzioni cartacee e digitali
“se da una parte è facile procedere all’attivazione di team di remote working per le aziende che già dispongono di soluzioni cloud, la situazione si complica per quelle realtà che sono agli inizi del loro processo di trasformazione digitale e si affidano fortemente a processi cartacei e che, nel periodo del lockdown, hanno avuto molte difficoltà ad accedere a file o avviare workflow digitali“: laddove la carta era il baricentro del lavoro quotidiano, non si può pensare di cambiare tutto da un giorno all’altro (benché questo richieda l’emergenza). Occorre pertanto guidare al meglio la transizione, sapendo che il digitale è il punto d’approdo, ma sapendo al tempo stesso che attorno alla carta vi sono pratiche e culture secolari che è spesso difficile sradicare. Non ci si improvvisa, perché l’innovazione spesso fa paura e la miglior arma contro la paura è la conoscenza.
Delivery
“se consideriamo che le informazioni sono il cuore pulsante di ogni azienda è la capacità di sfruttare in modo efficiente i flussi tra input, trasferimento e accesso a determinare il successo di un’organizzazione. In un momento storico in cui la continuità è imprescindibile, è facile comprendere perché combinare la giusta tecnologia, gli strumenti di collaborazione e la gestione produttiva dei processi documentali ha un’importanza fondamentale“. La chiarezza dell’impostazione e la solidità organizzativa coordinata attorno al nuovo baricentro dell’azienda sono fondamentali per fornire punti di riferimenti immediatamente riconoscibili e sui quali i team di lavoro possano riconoscersi.
Canon, da parte sua, si dice pronta ad affrontare la sfida assieme alle aziende, rispondendo a queste esigenze grazie agli strumenti già disponibili. Questo perché, di fatto, lo smart working era già una realtà attenzionata ad aziende che servivano le dinamiche produttive aziendali.

se consideriamo che le informazioni sono il cuore pulsante di ogni azienda è la capacità di sfruttare in modo efficiente i flussi tra input, trasferimento e accesso a determinare il successo di un’organizzazione. In un momento storico in cui la continuità è imprescindibile, è facile comprendere perché combinare la giusta tecnologia, gli strumenti di collaborazione e la gestione produttiva dei processi documentali ha un’importanza fondamentale. […] La forza di Canon è quella di soddisfare il modello di delivery e di personalizzazione più adatto alla richieste delle aziende, offrendo soluzione on premise, SaaS/PaaS basati su cloud o scenari ibridi.

Lo sviluppo di strumenti per il lavoro agile e per dinamiche d’ufficio che già da anni stavano lentamente evolvendo verso questa direzione, nella pratica non rappresenta un compromesso, ma un “plus”. Ecco perché l’ufficio senza muri né orari era già nel perimetro dello sviluppo degli strumenti per l’azienda, ed ecco perché oggi lo smart working non rappresenta pertanto una landa inesplorata: per aziende come Canon era questo un approdo già noto, sul quale poter ora lavorare in senso evolutivo sulla base di una domanda destinata a crescere repentinamente.

Pubblicato in News

 

La situazione in casa Garmin è stata decisamente tesa per tre giorni consecutivi, ma a partire da questa mattina la situazione sembra essere in lento e parziale miglioramento. Non tutti i problemi sono fugati, insomma, ma con tutta evidenza il gruppo ha nuovamente la situazione sotto controllo e ha potuto iniziare un progressivo ritorno alla normalità.

Il problema, sulla base di quanto trapelato da fonti vicine all’azienda, è legato al ransomware Wastedlocker che avrebbe costretto l’azienda non soltanto ad interrompere i servizi, ma anche la produzione di device. I primi problemi sarebbero iniziati nella giornata di giovedì, venerdì i primi timidi avvisi che lasciavano supporre la gravità della situazione, mentre nel weekend il blocco è stato totale.
Garmin verso la normalità
Pur senza fornire spiegazioni sull’accaduto, Garmin sta informando gli utenti circa il ripristino della situazione attraverso una bacheca che mette assieme lo status di tutti i servizi colpiti dal problema degli ultimi giorni. Questa la situazione attuale:

Garmin, status dei servizi.

Garmin, status dei servizi

 

I servizi recuperati sembrano essere al momento quelli minori, il che non distende ancora una situazione che si è fatta sicuramente molto tesa. Al momento elementi fondamentali quali Garmin Connect, Garmin Coach, Workouts, Strava o la sincronizzazione con servizi di terze parti sono attivi in modo limitato, probabilmente legati al progressivo recupero dei dati andati perduti.

La situazione sarà pienamente recuperata non soltanto quando i servizi saranno pienamente recuperati, ma quando Garmin avrà fornito altresì una spiegazione. Tutto quanto emerso finora, infatti, è trapelato per vie non ufficiali, mentre il gruppo si è fin qui limitato a informare sui disservizi senza fornire chiarimenti. Con ogni probabilità questi ultimi arriveranno quando anche l’ultimo servizio sarà pienamente accessibile ed ogni utente sarà riportato al pieno godimento della propria esperienza Garmin.

 

 

Pubblicato in News

 

Microsoft mette un piede sui campi dell’NBA e appresso si porta i tifosi del campionato di basket più importante del mondo. La novità è stata annunciata in queste ore e fa leva sulla “Together mode” di Microsoft Teams che consente di mettere assieme centinaia di persone nella medesima “stanza”. In questo caso grazie a Microsoft le persone saranno tutte assieme attorno ad un campo di basket, come se fossero presenti sugli spalti a tifare per i propri beniamini.

NBA

Tutto ciò sarà possibile grazie ad enormi schermi alti fino a 5 metri e tali da creare un muro di volti che simula gli spalti dei palazzetti (fino a 300 persone contemporaneamente).


Sui campi NBA grazie a Microsoft Teams
I volti dei tifosi saranno sullo schermo a trasferire le emozioni ed il tifo verso il campo, così che un tiro libero non possa essere senza pubblico dietro il canestro e nessun tiro da tre possa volare in una struttura realmente vuota. Gli sguardi dei tifosi riempiranno invece la cornice ed in qualche modo, pur nel distanziamento di cui gli Stati Uniti hanno urgente bisogno, si andrà a ricreare quel clima di partecipazione di cui lo sport professionistico ha la necessità di nutrirsi.

I tifosi non saranno compresenti portando soltanto il proprio volto sui grandi display attorno al campo, ma saranno altresì in grado di interagire tra di loro per sentirsi realmente “vicini”, interattivi e partecipativi. Non sarà soltanto un volto in movimento quello sui display: sarà una presenza umana, che urla e che si agita, che tifa e che commenta. Uniti ma distanti, nel nome dello sport e dello spettacolo dell’NBA.

 

NBA

 

Quel che il calcio della Serie A non può fare (troppo ampia la struttura di uno stadio per poter simulare la presenza dei tifosi su grandi schermi), il basket può tentarlo grazie all’assenso dell’NBA, alla collaborazione di Microsoft ed alla tecnologia di Teams. L’esperimento sarà importante, poiché consentirà di capire se sia possibile in qualche modo simulare la presenza in loco virtualizzando il tifo con modalità nuove. Chiaramente si fa di necessità virtù: nulla potrà mai sostituire il calore della presenza fisica. Ma l’ambizione non è questa: il tentativo, semmai, è di riempire uno show miliardario, di far sentire partecipi i tifosi, di evitare quell’effetto “stadio vuoto” che il calcio sta tristemente conoscendo in questa fine di campionato 2019-2020.

 

Un tentativo nobile, dunque, che potrà valere da esperimento per evoluzioni future. Finché il Covid sarà una minaccia, del resto, occorrerà trovare nuove modalità per non rinunciare alla normalità.

Quel che il calcio della Serie A non può fare (troppo ampia la struttura di uno stadio per poter simulare la presenza dei tifosi su grandi schermi), il basket può tentarlo grazie all’assenso dell’NBA, alla collaborazione di Microsoft ed alla tecnologia di Teams. L’esperimento sarà importante, poiché consentirà di capire se sia possibile in qualche modo simulare la presenza in loco virtualizzando il tifo con modalità nuove. Chiaramente si fa di necessità virtù: nulla potrà mai sostituire il calore della presenza fisica. Ma l’ambizione non è questa: il tentativo, semmai, è di riempire uno show miliardario, di far sentire partecipi i tifosi, di evitare quell’effetto “stadio vuoto” che il calcio sta tristemente conoscendo in questa fine di campionato 2019-2020.

Un tentativo nobile, dunque, che potrà valere da esperimento per evoluzioni future. Finché il Covid sarà una minaccia, del resto, occorrerà trovare nuove modalità per non rinunciare alla normalità.

Pubblicato in News
Lunedì, 27 Luglio 2020 11:58

Chat aziendali: a volte sono un problema

 

La riflessione si accende sul Wall Street Journal, ma non è certo nuova per chiunque studi o gestisca le dinamiche della comunicazione aziendale interna: le chat aziendali (in qualunque forma si presentino, ma soprattutto nelle forme nuove più estese in stile Slack) sono al tempo stesso un acceleratore per le informazioni e una mina vagante per le relazioni.

Nulla di nuovo, nulla di imprevedibile, nulla di sorprendente, anzi: accorgersene ora profuma di ingenuità. Tuttavia non solo non va sottovalutata tale dinamica, ma nemmeno va sottovalutata la sua stessa percezione: accorgersi in ritardi dei disequilibri creati produrrebbe semplicemente ulteriori tossine difficili da smaltire.
Laddove il Wall Street Journal sposta le responsabilità sugli strumenti, noi vorremmo spostarle sulla cultura aziendale al dialogo. Lo strumento ha chiaramente un ruolo attivo in tutto ciò, ma spostare le responsabilità su Slack e simili nasconderebbe la necessità di aziende e professionisti all’adattamento.

Secondo l’editoriale firmato da Chip Cutter e Aaron Tilley, la preoccupazione starebbe emergendo in seno a CEO che si trovano costretti a dirimere nuovi attriti interni a seguito di quanto veicolato tramite le chat. Laddove meglio e più velocemente circolano le informazioni, al tempo stesso si consumano frizioni nuove e spesso inattese, nate nella nuova trama di tempi, locuzioni e modalità che generano incomprensioni, disallineamenti e tensioni. Quella che doveva essere un’opportunità diventa improvvisamente un rischio, tanto che le analisi più superficiali potrebbero portare presto parte delle aziende a fare improvvidi passi indietro alla stregua del “si stava meglio quando si stava peggio”.

Le chat di lavoro possono amplificare gli attriti interni, contribuire a dividere le aziende così come i social media dividono i Paesi

Ma così non è: non “si stava meglio quando si stava peggio” perché il realtà meglio non si stava. Semmai i nuovi strumenti (e non vogliamo fare eccessivo riferimento a Slack perché la situazione è chiaramente diffusa e declinata su ognuno degli strumenti concorrenti nel medesimo comparto) spostano i rapporti da un piano “ufficio” ad un piano “virtuale”, facendo emergere medesime dinamiche, esacerbandone alcune e celandone altre. Quando cambia il canale di comunicazione, inevitabilmente cambiano le regole del gioco di ruolo che è la realtà ed i rapporti professionali non vengono meno a questa dinamica.
Il parallelo con le comunicazioni social è del tutto opportuna, poiché lo strumento è similare e può generare medesime distorsioni. In ambito azienda è però possibile tenere maggior controllo sui flussi comunicativi, dunque nessun brand può scaricare responsabilità sugli strumenti senza prima assumersi le proprie.


Un problema da non sottovalutare
Il 2020 è un anno cruciale per capire quanto sta accadendo ed il 2021 non sarà da meno, soprattutto negli Stati Uniti. Il motivo è unico e chiaro: il coronavirus ha imposto nuove dinamiche di lavoro a distanza ed i lockdown diffusi hanno imposto un nuovo modo di lavorare dall’oggi al domani. In Italia la situazione si è parzialmente rasserenata ad inizio estate e si spera che i problemi di questi giorni restino sotto controllo, ma negli USA la situazione è tutt’altro che domata: sono ormai molte le aziende che hanno assunto lo smart working come nuova modalità standard di interazione. In questa situazione gli strumenti di comunicazione diventano fondamentali, asset dominante nelle dinamiche quotidiane di collaborazione. Ogni cambiamento ed ogni scelta vengono dunque ad avere ruolo fondamentale, così come il modo di porsi dei dipendenti, il modo di interagire tra di loro, il modo di collaborare. Così come nelle dinamiche di ufficio ci sarà chi si impone e chi soverchia le linee di comando; chi occupa il canale in modo spropositato e chi invece tende a lavorare dietro le quinte; chi costruisce la propria posizione con fare oppositivo e chi invece mette al primo posto il gioco di squadra.

Distribuzione di meriti e priorità in questo nuovo contesto aiuteranno a far comprendere una nuova serie di regole fondamentali, un codice d’onore che dovrà imporre una riflessione prima di ogni “Invia”. Ogni messaggio va infatti responsabilizzato, a maggior ragione poiché lascia tracce scritte ed impone feedback e reazioni altrui. La comunicazione interna ha costi in termini di tempo e di attenzione e deve poter fluire generando vantaggi che siano maggiori rispetto a quanto investito nella comunicazione stessa. Va codificata e assistita, ma soprattutto deve diventare parte integrante della cultura aziendale (prima ancora che delle regole interne di collaborazione). Vogliamo chiamarla Netiquette? Vogliamo far riferimento più direttamente al concetto di “Educazione”? Entrambi i casi sono validi, ma occorre andare oltre poiché oltre si è spostata l’asticella.

La sfida per le aziende sarà importante ed affrontarla è un imperativo nella misura in cui lo smart working andrà ad imporsi ed il contesto esterno isolerà l’azienda (oltre che i dipendenti). La dimensione “Ufficio” non era migliore della dimensione “Slack”, era semplicemente differente. Il giudizio relativo alle differenze compete al tempo ed all’esperienza, ma soprattutto alla capacità di adattamento

Pubblicato in News
Copyright © Xion Informatica S.n.c. - P. IVA 06455280963
Powered by Rubedo Marketing & Web Solution
Security by Ermeteus