Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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GNV Splendid: la rete di HPE Aruba sulla nave ospedale

70 access point e oltre 4 chilometri di cavi per assicurare l’accesso al WiFi sia agli operatori sanitari sia ai pazienti. Tornerà utile non solo per la comunicazione da e verso l’esterno, ma anche per lo scambio di dati (cartelle cliniche ecc.) e aggiornamenti in tempo reale sullo stato di salute degli assistiti con il sistema dell’Ospedale San Martino nel capoluogo ligure. Queste le parole di Stefano Venturi, Presidente e Amministratore Delegato Hewlett Packard Enterprise Italia, riportate nel comunicato sull’iniziativa che abbiamo ricevuto in redazione.

In un momento così critico per il nostro Paese, abbiamo sentito il dovere di dare un nostro piccolo contributo a quanti sono in prima linea, ogni giorno, per contrastare il diffondersi del virus e salvare vite umane. Non abbiamo quindi esitato neanche un istante di fronte all’opportunità che questa lodevole iniziativa di GNV e MSC Crociere ci poneva davanti. Continueremo a supportare l’impegno globale a contrasto del coronavirus in ogni modo possibile.

Nel video qui sopra gli ambienti della GNV Splendid adattata a nave ospedale. Di seguito invece il ringraziamento di Barbara Poli, Chief Information & Technology Officer di GNV.

Ringraziamo il team di Hewlett Packard Enterprise e Mantero Sistemi che hanno messo a disposizione soluzioni tecnologiche all’avanguardia, know-how e la loro professionalità, collaborando alla realizzazione del progetto che abbiamo studiato insieme a RINA, ASL e Protezione Civile con il fattivo contributo di altri partner. Grazie alla loro capacità d’innovazione e di pronto intervento in una situazione così inedita siamo riusciti a garantire connettività ai sanitari e ai pazienti a bordo.c

Sempre nell’ambito dell’emergenza coronavirus, Aruba Networks sta inoltre donando 50 milioni di dollari in kit di connettività da impiegare in strutture ospedaliere anche temporanee negli Stati Uniti, in Canada e in alcuni paesi in Europa e Asia-Pacifico.

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Lunedì, 06 Aprile 2020 10:33

Conte: Internet come diritto costituzionale

Cosa ci sta insegnando la crisi attuale? Se qualcosa ci sta insegnando, sia chiaro. Anzitutto l’importanza di un’assunzione di responsabilità da parte dell’individuo senza la quale a farne le spese è la collettività. Poi a mettere in discussione usi e abitudini ereditati e fin qui considerati quasi dogmi. Un esempio su tutti: dopo un comprensibile e legittimo iniziale spaesamento dovuto all’improvvisa necessità, riusciremo a considerare lo smart working una forma di lavoro degna e a sfruttarne le potenzialità senza che vengano meno diritti e doveri? Ancora, come sarebbe un tale lockdown senza Internet? Quando l’allerta sanitaria legata al coronavirus sarà rientrata o quantomeno divenuta gestibile potremo riflettere sugli input raccolti durante l’emergenza.

Su quest’ultimo punto è intervenuto nella serata di ieri anche il Presidente del Consiglio, rispondendo a una delle domande poste dai giornalisti al termine della conferenza da Palazzo Chigi. Nelle parole di Giuseppe Conte una visione: la connettività come diritto costituzionale. Prospettiva concreta su cui lavorare o pura utopia?

Internet e la Costituzione: diritti e utopie

Oggi la frase è ripresa dal profilo Twitter del Ministero dell’Innovazione, in verità in una forma sintetica e parzialmente rielaborata. Lo alleghiamo qui sotto.

Il passaggio nella sua interezza può essere trovato nel video della diretta, in streaming qui sotto, a partire dal minuto 32:37. Ne riportiamo di seguito la trascrizione. È parte della replica alla domanda del collega Luca Mariani di Agi che ha focalizzato l’attenzione sulla vicenda del sito INPS e del bonus da 600 euro.

Se fosse per me inserirei una modifica costituzionale per il diritto all’accesso alle reti infotelematiche. Quindi, la possibilità di collegarsi a Internet dovrebbe essere ormai un diritto costituzionalmente tutelato. Perché oggi, quell’articolo 3 della Costituzione che fotografa un concetto bellissimo, il concetto della libertà sostanziale che prevede che la Repubblica rimuova gli ostacoli affinché tutti possano realmente e concretamente concorrere alla nostra comunità nazionale, da tutti i punti di vista, e quindi possano partecipare alla vita politica, economica, sociale e culturale della nostra Repubblica. Ebbene oggi lo strumento di partecipazione più efficace, migliore e concreto, è l’accesso a Internet.

 Sull’importanza del poter disporre dell’accesso alla Rete riteniamo ci sia poco margine di discussione. L’ipotesi di poterlo garantire a tutti in modo indistinto e libero è però altra questione che chiama in causa fattori di tipo tecnologico ed economico. In un altro contesto, in un mondo ideale, chi mai vi si opporrebbe?

Sappiamo però che oggi gli ostacoli sono anzitutto altri. Un digital divide che ancora affligge porzioni non trascurabili del territorio, non solo nelle aree rurali, andando a inficiare la fruizione delle informazioni da parte della popolazione e la competitività di chi fa impresa. Un tasso di alfabetizzazione digitale basso: disporre dello strumento senza competenze adeguate al suo corretto utilizzo difficilmente si traduce in una dinamica virtuosa. Un’infrastruttura inadeguata a gestire le anomalie come abbiamo verificato nei tanti momenti di criticità vissuti nelle scorse settimane con un paese intero chiuso in casa e connesso.

È forse prima lavorando su questi fronti, sulla risoluzione di problematiche più concrete e forse più alla nostra portata, che potremo muovere un primo passo per far sì che quel “Internet come diritto costituzionale” immaginato da Conte che oggi ci può sembrare utopia possa diventare un obiettivo.

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Bonus 600 euro, ecco la mail di conferma

La mail inviata recita:

Gentile utente,
la sua domanda di indennità COVID19 è stata ricevuta dall’INPS con identificativo [numero progressivo].

Conservi questa email, che è valida anche come ricevuta dell’avvenuta presentazione della domanda di indennità D.L. 18 del 17/03/2020

A fine mail, con una formattazione non certo esemplare nella gestione di spaziatura, punteggiatura e font, è contenuto un importante avviso ulteriore: “Mail generata automaticamente si prega di non rispondere“. La mail non richiede pertanto interazione alcuna con l’INPS, né prevede link da cliccare: si tratta di un aspetto fondamentale, poiché in caso contrario si sarebbe aperta una opportunità abnorme per phishing e truffatori di ogni genere che avrebbero potuto simulare medesimo meccanismo per portare l’utenza su siti simili per chiedere dati personali e – chissà – estremi di carte di credito.

Occhio alle truffe

Nonostante ciò, la truffa rimane dietro l’angolo. La stessa INPS segnala infatti tra i propri comunicati che

in queste ore è partita una campagna di malware attraverso l’invio di SMS che invitano a cliccare su un link per aggiornare la propria domanda COVID-19 e inducono ad installare una APP malevola. A riguardo, si informa che tali SMS non sono inviati dall’Inps. Eventuali SMS che l’Istituto dovesse inviare non conterranno link a siti web.

L’INPS non chiede l’accesso ai propri sistemi né via mail, né via SMS, né tramite qualsivoglia altro strumento: si accede agli strumenti dell’INPS – sebbene la cosa possa suonare come facile ironia in questa fase – soltanto tramite il sito ufficiale dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Altra truffa sarebbe relativa agli studenti e fa leva sulla bulimia di informazioni che in questi giorni stanno circondando le istituzioni e il caso Covid-19. Nella fattispecie l’INPS si trova costretta a smentire un bonus che in nessun modo è in realtà stato né ipotizzato, né discusso, né tanto meno approvato:

Sta girando in queste ore sui social una fake news che, utilizzando impropriamente il logo dell’Inps, invita gli studenti di età compresa fra i 15 e 20 anni a fare domanda entro il 3 aprile per avere un indennizzo di 600 euro mensili per ogni mese del periodo di quarantena. In proposito si precisa che nel Decreto Cura Italia non è previsto alcun bonus in favore di studenti.

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Microsoft: eventi digitali fino al luglio 2021

Ignite 2020 sarà dunque trasmesso in streaming a settembre, così come Build 2021 (e l’edizione di questa’anno) in scena la prossima primavera. Annullata anche la presenza fisica dell’azienda ad eventi come Computex 2020 (rimandato a settembre) e CES 2021 previsto per l’inizio di gennaio. Riportiamo di seguito il messaggio inviato dal gruppo di Redmond ai propri MVP (Most Valuable Professional), volontari che mettono le loro competenze al servizio delle comunità su base volontaria.

Alla luce delle sfide poste da COVID-19, Microsoft ha scelto di monitorare da vicino lo sviluppo della situazione globale e di rivalutare la strategia di tutta l’azienda per quanto riguarda gli eventi. Come società, Microsoft ha preso la decisione di rendere tutti gli eventi interni ed esterni esperienze “digital-first” fino al luglio 2021. Questo includerà il futuro MVP & RD Summit al momento pianificato dal 28 marzo al 2 aprile 2021. Continueremo a valutare la situazione e guardiamo avanti per connetterci nuovamente di persona quando sarà possibile.

Ciò significa che anche i lanci di nuovi prodotti hardware come Surface Neo e Surface Duo avverranno con appuntamenti solo online. Da capire se il contesto emergenziale legato a COVID-19 avrà in qualche modo una ripercussione sul loro debutto altrimenti previsto entro la fine del 2020.

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La forte crescita di Microsoft Teams

Partiamo da due dati che ben fotografano la crescita: nuovo record di meeting in un solo giorno, martedì 31 marzo, con 2,7 miliardi, un incremento del 200% rispetto ai 900 milioni di due settimane prima. Per quanto riguarda invece la scuola a distanza, 183.000 complessi formativi di 175 paesi diversi si sono affidati alla versione “for Education” di Teams.

La crescita registrata nell'utilizzo di Teams

Nella prima edizione del report Work Trend Index pubblicata oggi da Microsoft, uno studio che indaga proprio come gli strumenti tecnologici stiano cambiando il modo di lavorare e studiare, emerge in primis la necessità di una comunicazione video per la gestione dei rapporti da remoto: faccia a faccia è meglio, anche se in luoghi diversi e distanti.

Microsoft Teams per lo smart working

Non sorprende dunque se in tempo di isolamento e quarantena il gruppo di Redmond ha visto raddoppiare la quota di riunioni organizzate con il supporto della componente visiva: dal 21% del 2 marzo al 43% del 31 marzo. Questi i paesi che ne fanno maggior uso: Norvegia e Olanda (circa 60%), Australia (57%), Italia (53%), Cile (52%), Svizzera (51%), Spagna (49%), Regno Unito, Canada e Svezia (47%), Messico (41%), Giappone (39%), Stati Unti (38%), Francia (37%), Sudafrica (36%), Singapore (26%) e India (22%). Le videochiamate (o videoconferenze) hanno registrato complessivamente un +1.000% nel mese scorso.

L'utilizzo dei meeting video su Teams nel mondo

Altre tendenze rilevate sono quelle relative a un maggiore utilizzo di Teams da parte delle amministrazioni per la gestione della cosa pubblica. Segno positivo anche per la percentuale dei meeting registrati per essere poi rivisti in differita, soprattutto nel contesto educativo così da poter ripassare le lezioni. Non a caso l’utilizzo di Stream, il tool dedicato a questa funzione, è cresciuto di cinque volte nell’ultimo mese (dall’1 al 28 marzo).

Un altro dato interessante che emerge dallo studio è quello relativo alla giornata lavorativa: dall’1 al 31 marzo l’arco temporale tra il primo e l’ultimo utilizzo di Teams si è esteso mediamente di un’ora. Ciò non significa necessariamente che da casa le persone lavorano di più, ma che organizzano i propri compiti in modo più congegnale agli altri impegni, conciliando meglio produttività e vita privata. La migliore incarnazione possibile di smart working.

Su anche l’uso di Teams da dispositivi mobile, +300% dall’inizio di febbraio alla fine di marzo, soprattutto nei settori maggiormente colpiti dall’emergenza (scuola e governo). Una tendenza che ha interessato in particolare Olanda, Italia, Spagna e Francia.

L'utilizzo di Teams nel tempo, nei diversi paesi

Il grafico dinamico qui sopra che vede svettare il nostro tricolore mostra invece come anche in seguito a un allentamento del lockdown in Cina gli utenti hanno continuato a fare affidamento sulla soluzione.

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Il supporto di Microsoft all’Italia nell’emergenza coronavirus

Si fa riferimento tra le altre cose alla collaborazione con INAIL attraverso la quale le strutture delegate possono avvalersi in modo del tutto gratuito di Healthcare Bot rendendo accessibile attraverso il proprio portale un assistente digitale per l’autovalutazione dei sintomi da COVID-19. La finalità è quella di migliorare l’accesso alle informazioni e la gestione delle richiese evitando così intasamenti e rallentamenti nell’erogazione delle terapie necessarie.

Le cliniche di qualsiasi ordine e dimensione possono poi far leva su Teams per la collaborazione a distanza, fornendo anche servizi di telemedicina. Altri esempi viruosi sono quelli che hanno coinvolto l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma (fin dall’inizio della crisi in prima linea) e l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Napoli che facendo leva su cloud computing e intelligenza artificiale hanno approntato strumenti di self-assessment e sorveglianza proattiva. Così Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, ha commentato il supporto fornito della società.

La cooperazione con l’Istituto Spallanzani, il San Giovanni Addolorata e l’ASL Napoli 3 Sud s’inscrive nel più ampio impegno di Microsoft per offrire supporto al mondo della sanità alle prese con l’attuale pandemia. In questo scenario è importante garantire la continuità operativa attraverso strumenti di collaborazione digitale, che consentano alle équipe mediche e al personale amministrativo di interagire con colleghi e pazienti per fornire i consueti servizi.

Nell’ultimo mese abbiamo più volte descritto iniziative messe in campo da realtà appartenenti ai mondi hi-tech e online destinate proprio a sostenere la lotta a COVID-19, tutte nell’ottica di una proficua collaborazione tra le parti a beneficio della collettività. Prosegue Candiani

L’emergenza COVID-19 ha accelerato il processo di aggiornamento di alcuni ospedali, ma molte realtà si trovano costrette a introdurre rapidamente nuove tecnologie per sopperire a carenze strutturali e organizzative. Per questo è importante offrire supporto e soluzioni consolidate per non defocalizzare risorse preziose dalla gestione medica, ora più che mai prioritaria.

In merito a Teams, proprio ieri il gruppo ha pubblicato alcune statistiche che ben fotografano la forte crescita registrata di recente complici i lockdown a livello globale e la corsa all’adozione di soluzioni per lo smart working.

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Amazon sta creando un laboratorio per i test

Un post sul blog ufficiale parla di oltre 150 cambiamenti apportati ai processi lavorativi che interessano sia il personale presente negli impianti di distribuzione sia quello dei negozi alimentari gestiti in alcune parti del mondo. Come anticipato all’inizio del mese, sono state distribuite mascherine ed è stato reso obbligatorio il controllo della temperatura prima di accedere alle strutture.

Il prossimo step è quello che mira a eseguire con regolarità test su ogni dipendente, così da poter consentire a chi è sano di svolgere la propria funzione, mentre a chi ha contratto la malattia (anche in forma asintomatica) di isolarsi per affrontare il percorso di guarigione. Una prospettiva che deve però fare i conti con un problema: l’attuale scarsità di tamponi e di altri metodi diagnostici.

Amazon

Per questo motivo Amazon ha annunciato che un team interno formato da professionisti con diverse competenze (ricercatori scientifici, program manager, addetti all’approvvigionamento, ingegneri software ecc.) si sta dedicando a tempo pieno a un progetto che mira a creare un laboratorio in cui eseguire i test. Il gruppo di Seattle è ben consapevole che le difficoltà non mancheranno, soprattutto nel replicare l’iniziativa su scala globale. Una volta però studiato ed elaborato il modello potrebbe essere poi perfezionato e adottato da altre realtà, magari passando da un approccio aperto e condiviso.

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Martedì, 14 Aprile 2020 09:53

Zoom: 500000+ account finiti sul Dark Web

Sul Dark Web oltre mezzo milione di account Zoom

A renderlo noto la redazione del sito BleepingComputer. Secondo la testimonianza del team Cyble specializzato in cybersecurity, le prime avvisaglie dell’operazione sono state avvistate all’inizio di aprile. Nello screenshot di seguito, opportunamente mascherato, un elenco di chiavi per l’accesso ai profili appartenenti a college come University of Vermont, University of Colorado, Dartmouth, Lafayette e University of Florida.

Alcune delle password di Zoom rubate e diffuse sul Dark Web

In seguito alla scoperta Cyble si è messa in contatto con i venditori per acquistare le password in blocco così da poter avvisare i legittimi proprietari, riuscendo a mettere le mani su un pacchetto contenente circa 530.000 account con una spesa complessiva pari a circa 1.000 dollari. Per ogni vittima sono specificati anche URL personale dei meeting e HostKey (un PIN da sei cifre).

Alcune delle password di Zoom rubate e diffuse sul Dark Web

Un’ennesima conferma di come utilizzare gli stessi username e password per più servizi sia una pessima idea poiché una volta compromesso un account si rischia così di veder messi in pericolo anche gli altri. È bene precisare che la vicenda non nasce da un attacco diretto a Zoom, ma si basa sullo sfruttamento di credenziali già finite nelle mani sbagliate da tempo. Segnaliamo infine due strumenti utili per capire se i propri profili sono stati violati partendo dall’analisi dell’indirizzo email associato, i cui database sono stati aggiornati tenendo conto di quanto emerso: Have I Been Pwned e AmIBreached di Cyble.

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Martedì, 14 Aprile 2020 09:56

Smart Working: il lavoro diventa agile

Per smart working si intende una modalità di lavoro agile, ossia svincolata da una postazione fissa all’interno di un ufficio. Nel far cadere questo dogma, oltremodo legato ad un modo di pensare il lavoro vetusto e superato, crolla un intero castello di norme, prassi e limiti culturali. La scintilla è per molti versi tecnologica: è la tecnologia a rendere superata la postazione fissa dell’ufficio, esplicitando nuovo valore che le aziende ed i lavoratori hanno la possibilità di sfruttare attraverso nuove modalità “smart”.

Attenzione a non cadere però nell’equivoco: lo smart working non va confuso con il telelavoro, poiché quest’ultimo altro non è se non un sottoinsieme del primo. Lo smart working prevede infatti una forma di lavoro promiscua, nella quale le due componenti convivono nelle proporzioni che ogni lavoro e ogni azienda ritengono opportune. Il telelavoro (eseguito solitamente presso la propria stessa abitazione) è dunque complementare al lavoro tradizionale da ufficio all’interno dell’insieme composito del lavoro smart: due facce della stessa medaglia, che si completano a tutto tondo per regalare a lavoratore e azienda maggiori opportunità.

Lo smart working ha moltissimi vantaggi, ma impone un investimento in risorse tecniche ed evoluzione della cultura aziendale: è una parte fondamentale dei processi di digital transformation ed evolve forma e sostanza delle sue modalità di applicazione in modo quasi speculare a quel che l’innovazione tecnologica consente. Quando si parla di smart working, il riferimento semantico è spesso quello di una “modalità” differente di eseguire un lavoro e questo è afferente per molti versi al fatto che il lavoro stesso avvenga in una differente dimensione: decade il concetto di spazio, così come quello del tempo, cercando nei paradigmi della digitalizzazione un modo nuovo di intendere i flussi lavorativi ed il conseguimento degli obiettivi.

1Cos'è lo smart working?

A livello normativo, lo smart working è definito all’interno della Legge 22 maggio 2017, n.81, dove l’articolo 18 comma 1 recita:

Le disposizioni del presente capo, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, promuovono il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Si tratta di una introduzione particolarmente ben composta poiché riassume una serie di punti fondamentali per quella che è la natura del lavoro agile. Il testo riconosce infatti che con lo smart working:

  • si incrementa la competitività;
  • si agevola la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro;
  • è necessaria una riorganizzazione del lavoro;
  • sono necessari strumenti tecnologici ad hoc;
  • decadono i limiti di luogo e orario;
  • permangono le tutele dei lavoratori.

La legge in esame fissa i paletti entro cui deve prendere corpo il rapporto di lavoro tra azienda e lavoratore, facendo in modo che possa decadere il pensiero standard del lavoro in ufficio in virtù delle maggiori potenzialità di una forma mista identificabile nello “smart working”.

2Lo spazio

Elemento fondamentale per lo smart working è la possibilità di lavorare senza essere legati ad una postazione fissa in un ufficio. A decadere è il concetto di spazio, quindi, poiché il lavoro può essere organizzato senza avere postazioni predeterminate: che la modalità di esecuzione sia in mobilità o presso l’abitazione del lavoratore, poco importa poiché il luogo viene a perdere di ogni rilevanza.

Rispetto alle modalità tradizionali, alle quali occorre fare riferimento per poter ragionare in termini di differenze, il datore di lavoro deve comunque garantire tanto la sicurezza del lavoratore, quanto la sicurezza delle modalità di espletamento del lavoro stesso: così come la normativa garantisce il primo aspetto, il secondo è invece blindato da apposite policy legate a connessioni, password e piattaforme collaborative in grado di preservare nel migliore dei modi i dati sensibili, le proprietà intellettuali e la sicurezza dei processi aziendali.

A cambiare, inoltre, è l’ufficio: laddove in precedenza v’era un rapporto biunivoco tra postazione e lavoratore, con apposite separazioni dello spazio sulla base di aggregazioni per funzione aziendale, viene ad emergere una riorganizzazione profonda che rimodula strumenti, spazi, ingombri. Per l’azienda sono da mettere in conto risparmi oggettivi nei costi fissi dell’infrastruttura, aspetto da tenere in stretta considerazione nel contesto delle valutazioni circa progetti di questo tipo.

3Il tempo

Il fatto che il lavoratore non sia più fisicamente presente al fianco di colleghi e datore di lavoro getta in campo nuovi aspetti fondamentali per l’espletamento del lavoro in modalità “smart”: nuovi flussi di lavoro, l’emergere degli obiettivi come nuovi parametri di valutazione ed una fondamentale base fiduciaria. Serve fiducia, esatto: non è più la quantità di ore lavorate a misurare l’abnegazione e la qualità del lavoratore, ma ad emergere sono anzitutto i risultati, la capacità cooperativa in remoto, la disponibilità negli sforzi collaborativi, la capacità di lavoro in team anche a distanza.

In questo caso ragionare per differenze rispetto al lavoro tradizionale potrebbe addirittura essere fuorviante, poiché il decadere del tempo di lavoro (vero e proprio architrave del concetto di lavoro ereditato dalla storia sindacale) trasforma completamente il modo in cui il lavoro stesso viene immaginato. Lo smart working, di fatto, dematerializza il tempo di lavoro togliendo un inizio ed una fine allo stesso: il tempo non è più una unità di misura, ma un semplice contenitore nel quale tocca al lavoratore metterci quanto più contenuto possibile.

Non si bolla al mattino, non si salutano i colleghi la sera, la pausa pranzo è ad orario libero, ci si può assentare in caso di necessità. Attenzione a questi aspetti, perché hanno pro e contro di grandissima incidenza tanto sul lavoro, quanto sulla vita privata: le due parti tendono infatti ad intrecciarsi nelle 24 ore fino a – troppo spesso – confondersi. Lo smart working, soprattutto nella sua modalità in remoto, impone quindi un grande equilibrio ed una grande consapevolezza da parte del lavoratore, così come al tempo stesso richiede un passo culturale in avanti da parte del datore di lavoro. Quando le due parti si incontrano, le sinergie sprigionano un grande valore.

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Respiratori low cost con Raspberry Pi Zero

Lanciata a fine 2015 come una scheda hardware per lo sviluppo, è arrivata lo scorso anno alla sua ultima iterazione, ben più evoluta in termini di scheda tecnica. Il modello originale, oggi venduto a una manciata di dollari, è il meno performante dal punto di vista della potenza di calcolo: processore a core singolo da 1 GHz e 512 GB di RAM. Le specifiche sono comunque sufficienti per gestire le operazioni relativamente semplici di cui si necessita per il funzionamento di un ventilatore polmonare.

La scheda Raspberry Pi Zero

Il team al lavoro sul progetto ne ha prodotte 192.000 (considerando anche la variante W con moduli wireless) nei primi tre mesi dell’anno, ma ha intenzione di incrementare il ritmo fino ad arrivare a 250.000 unità in questi tre mesi. Secondo Eben Upton, CEO e co-fondatore della Raspberry Pi Foundation, è la prima volta che la scheda viene impiegata in ambito medico  e per un dispositivo potenzialmente in grado di salvare delle vite.

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