Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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La terribile epidemia da Coronavirus, che ha letteralmente travolto l’intera nazione cinese, è anche responsabile di un inevitabile panico mondiale dettato dalla preoccupazione dei possibili veicoli di contagio. Ad esempio, sono frequenti i dubbi di chi acquista online: gli utenti si chiedono se, nonostante l’emergenza, si può ancora comprare online direttamente dalla Cina. “Cosa rischio se acquisto su Wish?“, oppure “Se mi arriva un pacco dalla Cina cosa devo fare?“, o ancora “acquistare dalla Cina è sicuro?“: domande frequenti, alle quali è necessario dare risposte basate su dati certi e fonti affidabili. Ecco cosa c’è da sapere prima di continuare lo shopping.

Coronavirus e acquisti online dalla Cina

Le ipotesi sull’argomento sono moltissime: sui social, diversi utenti sono intenti a dare una propria spiegazione, spesso senza fondamento scientifico. In questo modo, il serio rischio è quello di alimentare il panico generale che, è risaputo, su Internet si diffonde velocemente. L’unico vera risposta attendibile  in questa fase proviene dal sito Web del CDC (Centers for Disease Control and Prevention).

Infatti, all’interno della sezione FAQ relative proprio al Coronavirus c’è una domanda (con risposta), che potrà senz’altro interessare chi compra online da piattaforme come Gearbest, Banggood, Wish, Aliexpress e affini:

Domanda: sono a rischio, a causa del nuovo Coronavirus, se ricevo un pacco o dei prodotti spediti dalla Cina?

Risposta: c’è ancora molto da sapere sul nuovo Coronavirus del 2019 (2019-nCoV) e su come questo si diffonde. In precedenza, ci sono stati altri Coronavirus, responsabili di gravi malattie che hanno colpito le persone (MERS e SARS). Il 2019-nCoV è geneticamente più correlato alla SARS rispetto alla MERS, ma entrambi sono betacoronavirus e hanno origine dai pipistrelli. Sebbene non sappiamo con certezza se questo virus si comporterà allo stesso modo di SARS e MERS, possiamo utilizzare le informazioni di entrambi questi Coronavirus emersi in precedenza per orientarci. In generale, a causa della scarsa sopravvivenza di questi Coronavirus sulle superfici, esiste probabilmente un rischio molto basso di diffusione tramite prodotti o imballaggi che vengono spediti rimanendo per giorni o settimane a temperatura ambiente. Si ritiene che i Coronavirus siano generalmente diffusi dalle goccioline respiratorie (sarebbe quindi necessario il contatto umano diretto, ndr). Attualmente non ci sono prove a supporto della trasmissione di 2019-nCoV associato a merci importate e non vi sono stati casi di 2019-nCoV negli Stati Uniti associati a merci importate.

Quanto dichiarato dal CDC è rassicurante, ma allo stesso tempo ancora tutto da verificare. Quello che emerge è che, tendenzialmente, la possibilità che il virus sopravviva per alcuni giorni (a temperatura ambiente) su degli oggetti inanimati è scarsissima. Tuttavia, lo stesso organismo americano specifica che il nuovo Coronavirus – quello che in questi giorni sta interessando principalmente la Cina – è ancora in fase di studio: ci vorrà ancora un po’ prima di poter avere riscontri certi.

Comprando online dai vostri store cinesi preferiti non dovreste correre alcun rischio quindi, ma il condizionale è ancora d’obbligo: il principio di cautela è un approccio logico ed equilibrato. La stessa Xiaomi, tanto per fare un esempio, ha chiuso tutti i suoi negozi fisici in Cina, lasciando però attive le piattaforme di shopping online, che – a parte i ritardi dovuti al Capodanno cinese – dovrebbero funzionare senza particolari disagi.

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Martedì, 28 Gennaio 2020 11:49

Coronavirus, tra allarme e allarmismo

Non è detto che possa essere la volta buona, anzi: probabilmente non lo sarà. Ma potrebbe essere un buon inizio.
Non è detto che possa essere una conseguenza del Coronavirus, anzi: probabilmente non lo sarà. Ma potrebbe essere un buon motivo.

Quel che potrebbe cominciare (anzi: ricominciare) è un sano percorso logico, fatto di riflessione ed ecologia della comunicazione, nel quale la Verità possa scaturire non soltanto da singoli afflati, ma da una cooperazione collettiva. La massa non è stupida per definizione, ma si caratterizza in stupidità quando non è in grado di avere coscienza di sé.

Ed eccoci quindi qui, tutti seduti di fronte allo stesso urgente problema, come raramente è successo a questo pianeta. Quando è successo in passato non se ne è avuta percezione globale o non si è avuta la sensazione di urgenza, ora invece entrambe le condizioni sono valide e tutti – nessuno escluso – stiamo guardando all’Oriente per capire cosa stia davvero succedendo.

Mentre guardiamo alla causa, però, abbiamo il dovere di abbandonare sensazioni e sensazionalismi perché non abbiamo risorse mentali a sufficienza per assorbire troppe informazioni, filtrarle, verificarle e metabolizzarle. Non c’è tempo, non c’è spazio e non c’è modo di raggiungere la Verità, così facendo. Ne parlammo in questi termini fin dalla prima ora: ricordate?

In questa fase di allarme c’è una cosa che serve meno del solito: la tua, e la mia, opinione. Il caso sta raggiungendo livelli tali per cui non è più il momento di cadere nel tranello dei tradizionali meccanismi dettati dalle dinamiche dei social: le notizie ora vanno dosate e verificate, perché tutto il resto è rumore di fondo, allarmismo, complottismo, ridondanza. E nulla di ciò può essere utile.

A partire dalle parole. Non sono “angeli della ricerca“, ma ricercatori. Non stiamo “coccolando un virus“, ma lo stiamo moltiplicando in laboratorio per poterlo studiare e debellare. “Angeli” e “coccole” sono parole figlie della paura: sono vezzeggiativi che, accarezzando fattori semantici lontani dalla realtà, ampliano la percezione del problema alimentandone una volta di più le dimensioni percepite. Come se non fossimo in grado di sopportare la dura dieta della realtà, con i suoi sapori molesti e le sue ristrettezze. Come se avessimo bisogno di una storia con personaggi magici che lascino intendere che il lieto fine sta per arrivare mentre affondiamo tra i nostri guanciali. Ed è così che, per avere il piacere di tranquillizzarci a vicenda, ci agitiamo a vicenda.

Invece di connettere miliardi di cervelli, stiamo interconnettendo miliardi di istinti. Quel che scaturisce potrebbe non essere intelligenza connettiva, ma impulsività collettiva. Con tutte le conseguenze del caso.

Tra allarme e allarmismo

Il passo più importante che potremmo fare, però, è tornare a vedere il mondo in tutte le sue meravigliose sfumature invece di fermarci alla visione bicolore, bidimensionale e binaria della realtà:

  • bicolore, perché tendiamo a semplificare considerando soltanto ipotesi opposte a prescindere da quel che dicono i documenti;
  • bidimensionale perché tendiamo ad ignorare le complessità per l’urgenza di semplificare;
  • binaria perché tendiamo a recepire soltanto un “vero” ed un “falso” senza considerare che possano sussistere, almeno temporaneamente, almeno in attesa di un giudizio definitivo da maturare, anche ipotesi terze, parziali, incomplete.

2019-nCoV dovrebbe insegnarci che il sistema informativo che ci siamo costruiti attorno, e del quale siamo elementi attivi come mai in passato, non ci impone soltanto la libertà di leggere e di scrivere come mai in passato, ma ci carica anche di responsabilità come mai in passato. Come mai in passato, appunto, e i fatti dimostrano che non ne siamo attualmente capaci. Oggi ognuno di noi è parte del “tam tam” e questo impone atteggiamento responsabile, capacità di discernimento, capacità di tacere (altro che “infodemia“, come da ultimo allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), capacità di cercare e unire i puntini. Non serve credere in angeli che allontanino i demoni, né dobbiamo coccolare minacce per il timore che un drago invada il mondo.

Il nemico è invisibile, ma lo conosciamo ed abbiamo tutti i mezzi per sconfiggerlo. Tra allarme e allarmismo, però, ci sono le mille sfumature di un atteggiamento vigile che, mai come in questo caso, va improntato sulla logica. La logica è l’unica cosa che ci ha davvero contraddistinti in questo nostro breve passaggio nella storia del Pianeta: ogni qualvolta abbiamo tentato di farne a meno ci siamo risvegliati pieni di acciacchi.

Che sia questa una buona occasione per capirlo, per pensarci, per tentare di fare qualcosa di buono.
Non è però detto che possa essere la volta buona, anzi: probabilmente non lo sarà. Ma anche dal Coronavirus abbiamo tanto da imparare.

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Non andrà in scena come previsto a San Francisco dal 9 al 12 marzo l’evento organizzato da Facebook e dedicato al marketing. Le motivazioni della cancellazione sono da ricercare nell’esigenza di tutelare la salute dei partecipanti e quella pubblica nel contesto dell’emergenza coronavirus che dalla Cina ha raggiunto tutti gli altri paesi.

COVID-19: cancellato l’evento Facebook a San Francisco

Un summit globale con oltre 4.000 persone attese, da tutto il mondo, dunque anche dalle aree geografiche maggiormente colpite dal contagio. Una precauzione in linea con quella adottata da GSMA che la scorsa settimana ha scelto di annullare ufficialmente il Mobile World Congress 2020, non senza qualche polemica (e immaginiamo con ripercussioni economiche).

Questa la dichiarazione attribuita a un portavoce del social network, un sostanziale copia-incolla dai comunicati che abbiamo già riportato dando notizia delle prime aziende che si sono ritirate dalla fiera di Barcellona proprio per timori inerenti il coronavirus.

Per l’eccesso di cautela abbiamo cancellato il nostro summit globale sul marketing, in conseguenza all’evoluzione dei rischi per la salute pubblica legati al coronavirus.

Intanto, nel momento in cui viene scritto e pubblicato questo articolo, è salito a 71.810 il numero di casi accertati di contagio da COVID-19. Sono invece 1.775 i decessi, mentre 11.188 pazienti risultano completamente guariti dopo aver contratto il virus. I numeri sono quelli forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Venerdì, 28 Febbraio 2020 16:08

Etica e IA: Papa Francesco con Microsoft e IBM

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L'intelligenza artificiale sì, ma guidata da principi di natura etica. Tutti d’accordo, anche la Santa Sede. Oggi a Roma, nella cornice dell’evento RenAIssance, la presentazione di Rome Call for AI Ethics, documento che vede impegnato come promotore in prima linea Papa Francesco e che ha già raccolto il support da due big del mondo tecnologico.

Microsoft (presente con Brad Smith) e IBM (rappresentata da John E. Kelly III) sono le prime due aziende ad aver risposto alla chiamata della Pontificia Accademia per la Vita per collaborare nel nome di una “intelligenza artificiale umanistica”. Tra gli altri hanno partecipato all’evento di oggi anche David Sassoli (Presidente del Parlamento Europeo), Dongyu Qu (Direttore Generale della FAO) e Paola Pisano (Ministro dell’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione). L’intervento del Pontefice è invece avvenuto da remoto, dal Palazzo Apostolico.

Di seguito un estratto dal discorso di Papa Francesco, rimandiamo al sito istituzionale del Vaticano per l’intervento nella sua forma integrale.

… non basta la semplice educazione all’uso corretto delle nuove tecnologie: non sono infatti strumenti “neutrali”, perché, come abbiamo visto, plasmano il mondo e impegnano le coscienze sul piano dei valori … Occorre maturare motivazioni forti per perseverare nella ricerca del bene comune, anche quando non ne deriva un immediato tornaconto … non basta semplicemente affidarci alla sensibilità morale di chi fa ricerca e progetta dispositivi e algoritmi; occorre invece creare corpi sociali intermedi che assicurino rappresentanza alla sensibilità etica degli utilizzatori e degli educatori.

Nasce l’algor-etica

Il punto di vista di IBM, gruppo che con il proprio Watson ha impresso una forte accelerazione al tema dell’IA, è quello espresso dal vice Presidente John Kelly II:

L’intelligenza artificiale è una tecnologia incredibilmente promettente che può aiutarci a rendere il mondo più smart, più sano e più prospero. A patto che, fin dall’inizio, sia sviluppata secondo interessi e valori umani. La Call for AI Ethics di Roma ci ricorda che dobbiamo pensare con attenzione alle esigenze di chi beneficerà dell’IA e investire significativamente sulle competenze necessarie. La società avrà più fiducia nell’IA quando ciascuno potrà vedere che il suo sviluppo è basato su principi etici e che le aziende che se ne occupano stanno affrontando direttamente tutte le questioni legate alla fiducia e alla responsabilità

Dall’algoritmo all’algor-etica il passo è dunque breve: “lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA secondo i principi fondamentali di una buona azione” diventano la declinazione digitale di un nuovo comandamento, a metà tra il rispetto per il “prossimo tuo” e l’invito ad evitare l’idolatria della tecnocrazia. I principi espressi sono pertanto i seguenti:

  • Trasparenza: in linea di principio i sistemi di AI devono essere comprensibili;
  • Inclusione: devono essere prese in considerazione le esigenze di tutti gli esseri umani in modo che tutti possano beneficiare e che a tutti gli individui possano essere offerte le migliori condizioni possibili per esprimersi e svilupparsi;
  • Responsabilità: coloro che progettano e implementano soluzioni di Intelligenza Artificiale devono procedere con responsabilità e trasparenza;
  • Imparzialità: non creare o agire secondo il pregiudizio, salvaguardando così l’equità e la dignità umana;
  • Affidabilità: i sistemi di Intelligenza Artificiale devono essere in grado di funzionare in modo affidabile;
  • Sicurezza e privacy: i sistemi di Intelligenza Artificiale devono funzionare in modo sicuro e rispettare la privacy degli utenti.

Microsoft è orgogliosa di firmare la Rome Call for AI Ethics, che rappresenta un importante passo in avanti nella promozione di un dibattito pensato, rispettoso e inclusivo sul rapporto tra Intelligenza Artificiale ed Etica. L’impegno e il valore apportato da Sua Santità in questo dialogo è per me fonte di ispirazione. Ringrazio il Pontefice, la Pontificia Accademia per la Vita e gli altri rappresentanti della Santa Sede per l’importante annuncio di oggi.

Brad Smith, Presidente Microsoft

Il tema è caldo e tiene banco sia nelle aule della politica europea sia in quelle italiane, in relazione a tecnologie come riconoscimento faccialericerca scientifica e trattamento dei dati. Ogni contributo non viziato da interessi privati non può che essere ben accetto.

Finisce qui, dunque? No, inizia qui: l’obiettivo è quello di dar vita ad un movimento esteso e partecipato, un invito ampio alla proattività per la ricerca, oltre che di migliori soluzioni tecnologiche, anche migliori approcci etici alla materia. Perché riguarda tutti, nessuno escluso.

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Il successo è dovuto anche a Certbot, uno strumento open source per l’ottenimento e il rinnovo automatico dei certificati così come per la configurazione di siti e portali, pensato per semplificare la vita di chi li gestisce. Il protocollo utilizzato è ACME (Automated Certificate Management Environment).

Ha contribuito a spingere la diffusione di HTTPS anche la volontà delle software house e dei motori di ricerca, Google su tutti: il browser Chrome, attuale leader del mercato, ha già adottato più di un accorgimento per convincere i webmaster ad abbracciare la crittografia end-to-end nella comunicazione client-server.

Nel celebrare l’obiettivo raggiunto, Let’s Encrypt sottolinea come sia cambiato il panorama in breve tempo: nel giugno 2017 il 58% circa delle pagine online era basato su HTTPS (il 64% negli Stati Uniti), mentre oggi si è arrivati all’81% nel mondo (91% negli USA). Un indubbio passo in avanti per quanto concerne privacy e sicurezza nella trasmissione dei dati.

L’iniziativa è stata messa in campo nel 2012 da membri di Electronic Frontier Foundation, Mozilla Foundation e Università del Michigan, raccogliendo poi l’anno successivo l’adesione del Internet Security Research Group che attualmente cura il progetto.

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Delle speculazioni ai tempi del coronavirus abbiamo già scritto nelle scorse settimane, anzitutto a proposito di un ingiustificato aumento del prezzo di prodotti come mascherine e gel igienizzanti. Una dinamica denunciata nel nostro paese da alcune associazioni dei consumatori, oggetto d’indagine da parte delle autorità e sulla quale sono intervenute piattaforme e-commerce come Amazon. Non avremmo pensato di trattare il tema anche in relazione all’ambito delle criptovalute: è tempo di ricredersi, è tempo di CoronaCoin.

CoronaCoin è la criptovaluta che scommette sul coronavirus

NCOV, questa la sigla che identifica la moneta virtuale, non può essere ottenuta attraverso il mining come invece avviene ad esempio con Bitcoin. Gli autori dell’iniziativa hanno messo inizialmente a disposizione un numero di token pari a quello della popolazione mondiale, eliminandone poi ogni 24 ore un ammontare proporzionato a quello dei nuovi casi di contagio da SARS-CoV-2 o dei decessi provocati dalla malattia. Sarà dunque questo a determinarne l’aumento del valore. Il suo funzionamento si basa su ERC-20, standard che consente le transazioni sulla blockchain di Ethereum.

CoronaCoin (NCOV) è un token conforme a ERC-20. La fornitura totale si basa sulla popolazione nel mondo (7.604.953.650 NCOV). I token saranno bruciati ogni 48 ore sulla base del numero di infettati e decessi, dunque la valuta è deflazionistica e non ottenibile tramite mining.

Le caratteristiche di CoronaCoin dal sito ufficiale

Il lancio sembra essere avvenuto ormai un paio di settimane fa con un semplice post su Reddit. A proporre CoronaCoin un team composto da sette sviluppatori, la maggior parte residenti in Europa. L’intenzione è quella di espandersi in tempi brevi. Uno di questi, Sunny Kemp, è stato raggiunto dalla redazione di Reuters.

Secondo alcune persone sostengono che una parte importante degli approvvigionamenti andrà perduta a causa della diffusione del virus, così investono.

Uno degli exchange che già permettono lo scambio dei token, Saturn Network, indica transazioni per circa 3.800 dollari nelle ultime 24 ore.

Le criptovalute scambiate sull'exchange Saturn Network

Le critiche al progetto sono ovviamente piovute immediate. I suoi responsabili si difendono affermando che si tratta di una forma di speculazione come un’altra e sottolineando come il 20% del valore legato alla criptovaluta sarà destinato alla Croce Rossa per sostenere la lotta al nuovo coronavirus e la cura di coloro colpiti da COVID-19.

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N'ell’ambito dell’emergenza coronavirus, a breve distanza dall’appello lanciato nel nostro paese da associazioni dei consumatori e autorità in merito a un ingiustificato innalzamento dei prezzi per prodotti come mascherine e gel igienizzatiAmazon replica con un intervento affidato alle pagine di Reuters. Queste le parole attribuite a una portavoce del gruppo.

Una dichiarazione d’intenti tanto breve quanto utile per capire quale sia l’atteggiamento assunto dal colosso del mondo e-commerce nei confronti di chi intende speculare in un momento in cui di certo non si ha ha bisogno di tali comportamenti. Nessun compromesso, a tutela degli acquirenti. La società fa sapere di aver già eliminato oltre un milione di prodotti dagli scaffali virtuali del proprio store, inclusi quelli che sono stati proposti come efficaci al fine di prevenire o combattere la malattia pur non avendo alcuna proprietà di questo tipo.

Via poi decine di migliaia di inserzioni pubblicate da venditori intenzionati a guadagnare più di quanto lecito aumentando in modo non giustificato i prezzi degli articoli. A tale fine sono stati impiegati sia controlli condotti manualmente dagli addetti della società sia sistemi automatici immaginiamo basati su algoritmi. Ci si attende che altri negozi e marketplace online si muovano ora nella stessa direzione.

Anche le piattaforme di compravendita sono chiamate a fare la loro parte, come le autorità, la stampa e ogni singolo cittadino, in un contesto che vede l’attenzione del mondo puntata sul tema coronavirus, talvolta provocando distorsioni che a qualcuno possono costar care, a livello economico e non solo.

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La virtualizzazione, soprattutto in questi ultimi anni, è stata una tecnica fondamentale per la nascita dei servizi di cloud computing. La creazione di ambienti virtualizzati, o macchine virtuali ha permesso di erogare servizi offerti on demand da un fornitore ad un cliente finale attraverso la rete Internet, a partire da un insieme di risorse preesistenti, configurabili e disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita.

La virtualizzazione è un concetto applicabile a diversi ambiti tecnologici. Le cosiddette macchine virtuali sono il risultato della virtualizzazione dell’hardware che permette di fornire componenti hardware attraverso software indipendentemente dalla loro base fisica, ovvero un computer virtuale che si comporta come un computer vero e proprio.

Se invece dei componenti hardware vengono virtualizzati dei software, si parla di virtualizzazione dei software. Esempi di virtualizzazione software possono essere:

  • Virtualizzazione delle applicazioni
  • Virtualizzazione del desktop
  • Virtualizzazione del sistema operativo

A volte per necessità professionali ci troviamo a dover testare un sistema operativo diverso da quello installato sul nostro computer, in quel caso la virtualizzazione di un sistema operativo risolve il problema di dover partizionare l’hard disk e installarci il secondo sistema.

Software per macchine virtuali

I software di virtualizzazione consentono di creare delle macchine virtuali (Virtual Machine) con ambienti virtualizzati, che si comportano come sistemi separati, completi di dispositivi hardware virtuali. La macchina virtuale viene eseguita come processo in una finestra sul sistema operativo corrente. È possibile avviare un disco di installazione del sistema operativo (o CD live) all’interno della macchina virtuale e il sistema operativo verrà “indotto” a pensare che sia in esecuzione su un computer reale. Si installerà e funzionerà esattamente come su una macchina reale, fisica. Ogni volta che si desidera utilizzare il sistema operativo, è possibile aprire il programma della macchina virtuale e utilizzarlo in una finestra sul desktop corrente.

In una Virtual Machine il sistema operativo effettivamente in esecuzione sul computer è chiamato host e tutti i sistemi operativi virtualizzati in ​​esecuzione sono chiamati guest.

Il sistema operativo guest è memorizzato su un disco rigido virtuale, archiviato sul disco rigido reale. Naturalmente la virtualizzazione aggiunge un certo sovraccarico, quindi non aspettarti che siano veloci come se avessi installato il sistema operativo su hardware reale. I giochi esigenti o altre app che richiedono una notevole potenza grafica e CPU non funzionano molto bene, quindi le macchine virtuali non sono il modo ideale per giocare.

Il limite al numero di Virtual Machine che puoi avere è limitato dalla quantità di spazio sul disco rigido.

Interfaccia vmware

Puoi anche eseguire più macchine virtuali contemporaneamente, ma ti ritroverai in qualche modo limitato dalle risorse del tuo sistema. Ogni VM “consuma” un po’di CPU, RAM e altre risorse.

Perché creare una macchina virtuale

Come abbiamo visto le macchine virtuali consentono di testare o comunque utilizzare un altro sistema operativo senza doverlo installare sul tuo hardware fisico. Ad esempio, sono un ottimo sistema per prendere confidenza con Linux, o per provare una nuova distribuzione Linux. Quando hai finito di provare puoi semplicemente eliminare la Virtual Machine.

Le macchine virtuali forniscono anche la possibilità di eseguire un software di un altro sistema operativo. Ad esempio, come utente Linux o Mac, è possibile installare Windows in una macchina virtuale per eseguire app di Windows alle quali altrimenti non si potrebbe avere accesso. Se desideri eseguire una versione successiva di Windows, come Windows 10, ma hai app precedenti che funzionano solo su XP, puoi installare Windows XP in una macchina virtuale.

Un altro vantaggio offerto dalle VM è che sono “sandbox” dal resto del sistema. Il software all’interno di una Virtual Machine non può uscire da quell’ambiente per eventualmente danneggiare il resto del sistema. Ciò rende le Macchine Virtuali un luogo sicuro in cui testare app o siti Web di cui non ti fidi o vedere cosa fanno.

Il sandboxing consente inoltre di eseguire sistemi operativi non sicuri in modo sicuro. Se hai ancora bisogno di Windows XP per app meno recenti, puoi eseguirlo in una VM in cui è limitato almeno il danno derivante dall’esecuzione di un vecchio sistema operativo non supportato.

Migliori programmi per virtualizzare sistemi operativi

Esistono diversi programmi per creare macchine virtuali, vediamo quelli più popolari:

  • VirtualBox è molto popolare perché è open source e completamente gratuito, funziona molto bene, in particolare su Windows e Linux, è un buon punto di partenza per provare una macchina virtuale.
  • VMware Player ha una propria linea di programmi per macchine virtuali. È possibile utilizzare VMware Player su Windows o Linux come una macchina virtuale di base gratuita. Le funzionalità più avanzate, molte delle quali sono disponibili gratuitamente in VirtualBox, richiedono l’aggiornamento al programma VMware Workstation a pagamento.
  •  VMware Fusion: per utilizzare un prodotto VMware gli utenti Mac devono acquistare VMware Fusion, poiché il VMware Player gratuito non è disponibile su un Mac.
  • Parallels Desktop: sviluppato esclusivamente per gli utenti Mac per eseguire windows.

Ovviamente ci sono molti altri software per Virtual Machine. Linux include KVM, una soluzione di virtualizzazione integrata. Le versioni Professional ed Enterprise di Windows 8 e 10, ma non Windows 7, includono Microsoft Hyper-V, un’altra soluzione di virtual machine integrata. Queste soluzioni possono funzionare bene, ma non hanno interfacce molto intuitive.

Come installare una macchina virtuale con VirtualBox

Dopo aver deciso quale software di virtualizzazione utilizzare è sufficiente installarlo. La fase successiva riguarda la configurazione che in realtà è abbastanza semplice.

Vediamo come installare VirtualBox, ma considera che la maggior parte dei software di virtualizzazione, tra cui Vmware, gestiscono allo stesso modo la creazione di una Virtual Machine.

Una volta installato apri VirtualBox e fai clic sul pulsante per creare una nuova macchina virtuale.

installare virtual box

Sarai guidato attraverso il processo da una procedura guidata che ti chiederà prima quale sistema operativo vuoi installare al suo interno. Se si digita il nome del sistema operativo nella casella “Nome”, il software selezionerà molto probabilmente il tipo e la versione per il sistema operativo. In caso contrario selezionalo dal menu a discesa. Al termine, fai clic su “Avanti”. Procediamo con l’installazione di Ubuntu su Windows.

installare virtual box

In base al sistema operativo che prevedi di installare, la procedura guidata preselezionerà alcune impostazioni predefinite per te, ma puoi modificarle sulle schermate che seguono. Ti verrà chiesto quanta memoria assegnare alla Virtual Machine. Se vuoi qualcosa di diverso da quello predefinito, aumenta o diminuisci la memoria da assegnare. Altrimenti, fai clic su “Avanti”. E non preoccuparti, potrai modificare questo valore in seguito, se necessario.

installare virtual box

La procedura guidata di Virtualbox creerà anche il file del disco rigido virtuale che verrà utilizzato dalla Macchina Virtuale. A meno che tu non abbia già un file del disco rigido virtuale che desideri utilizzare, seleziona l’opzione per crearne uno nuovo.

installare virtual box

Ti verrà anche chiesto se creare un disco di dimensioni fisse o allocate dinamicamente. Con un disco allocato dinamicamente, imposterai una dimensione massima del disco, ma il file crescerà solo a quella dimensione secondo necessità. Con un disco di dimensioni fisse occuperà sempre tale dimensione ma offre prestazioni migliori, rendendo la tua Virtual Machine un po’ più reattiva. Inoltre, saprai quanto spazio su disco hai utilizzato e non ti sorprenderai quando i tuoi file Virtual Machine iniziano a crescere.

installare virtual box

Dopo aver fatto clic su “Crea”, viene creato il disco rigido virtuale.

installare virtual box

Successivamente, verrai reindirizzato nella finestra principale di Virtualbox, dove dovrebbe apparire la tua nuova Virtual Machine avviabile tramite premendo “Avvia”.

installare virtual box

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Con una fondamentale attività di repressione delle truffe, di particolare importanza in questo momento di emergenza sanitaria, l’autorità antitrust ha portato al sequestro di due domini registrati con evidenti finalità truffaldine. Entrambi i tentativi sono chiaramente legati al contesto della lotta al Coronavirus, giocando sul momento di grave difficoltà che si sta vivendo in Italia e cercando di approfittarne sulla pelle delle persone meno attente e – probabilmente – più fragili.

Farmacocoronavirus.it

Il primo intervento è relativo a sequestro del dominio farmacocoronavirus.it ed alla relativa chiusura del sito. Non serve aver visto i contenuti del sito per capire che si trattava di un tentativo del tutto truffaldino di giocare con le paure delle persone e con il posizionamento SEO del dominio.

Il sito focalizzava l’attenzione sul “farmaco generico Kaletra” (venduto al prezzo di 634,44 euro), paventando proprietà curative particolari e di miracolosa utilità per la cura della Covid-19:

Più precisamente, i claim impiegati sembrerebbero suggerire che detto prodotto, contrariamente al vero, sia l'”unico farmaco contro il Coronavirus (COVID-19)” e l'”unico rimedio di combattere il Coronavirus (COVID-19)”. Inoltre, il complessivo contesto narrativo sembrerebbe far leva sulla tragica pandemia in atto per orientare i consumatori all’acquisto. Parimenti, il professionista sembrerebbe vantare, contrariamente al vero, di essere una farmacia online, legale al 100% e di avere un’esperienza ultradodecennale. A ciò si aggiungono l’omessa fornitura di informazioni precontrattuali in ordine all’identità del professionista e al suo indirizzo geografico e un’assai stringente limitazione dell’esercizio del diritto di recesso.

Testcoronavirus.shop.it

Altro intervento soppressivo è relativo al sito che prometteva la fornitura di un dispositivo per il test casalingo del Coronavirus: in giorni nei quali si fa gran parlare della quantità di tamponi eseguiti ed eseguibili, anche questo sito è stato ritenuto fortemente ingannevole e di particolare pericolosità. Spiega l’Authority:

Il prodotto in questione viene reclamizzato come un dispositivo medico diagnostico destinato ad essere utilizzato a domicilio, da parte di persone non esperte di test diagnostici, al fine di auto-diagnosticare in maniera rapida ed affidabile l’eventuale contagio da COVID-19. In realtà, le informazioni fornite dal professionista sull’efficacia del test, sulla sua destinazione di uso e sul suo carattere sperimentale appaiono ambigue, confuse e oscure.

La gravità del momento autorizza procedure immediate da parte dell’AGCM, che promette nel nuovo bollettino di voler continuare a “monitorare il mercato concentrando la propria attenzione su operatori attivi nell’e-commerce che adottano comportamenti scorretti e ingannevoli“.

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Windows: da maggio solo update per la sicurezza

Windows 10 e le altre edizioni della piattaforma otterranno dunque gli update di sicurezza, ma non quelli opzionali solitamente distribuiti nelle ultime due settimane del mese. Una scelta comprensibile se in gioco c’è l’obbligo di scegliere se destinare le risorse rimaste operative al confezionamento delle patch per le vulnerabilità riscontrate o all’inclusione di nuove feature.

A partire dal maggio 2020 metteremo in pausa tutte le release opzionali non legate alla sicurezza (update C e D) destinate a tutte le versioni dei prodotti client e server Windows supportate (da Windows 10 1909 fino a Windows Server 2008 SP2).

Patch Tuesday non risentiranno della nuova roadmap la cui scadenza non è stata fissata. Sarà possibile tornare alla normalità una volta che rientrerà l’emergenza.

Non ci sono cambiamenti per gli aggiornamenti mensili di sicurezza (B release – Update Tuesday): questi proseguiranno come pianificato per garantire la continuità del business mantenendo i clienti protetti e produttivi.

Ricordiamo che nei giorni scorsi Microsoft ha reso nota l’intenzione di estendere il supporto alla versione 1709 di Windows 10 fino al 13 ottobre 2020, facendo così slittare il termine precedentemente fissato nel 14 aprile.

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