Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Martedì, 10 Settembre 2019 14:42

Tutti assieme contro i deep fake

Si chiama Deepfake Detection Challenge (DFDC) e mette gli uni contro gli altri – in una competizione che è tutto fuorché una gara tra antagonisti – Microsoft, Facebook, Partnership on AI ed un lungo elenco di università americane (Cornell Tech, MIT, University of Oxford, UC Berkeley, University of Maryland, College Park). L’obiettivo è quello di unire le forze contro i pericoli del deep fake, frontiera contro cui ad oggi non ci si può che presentare disarmati sotto ogni punto di vista.

Lotta al deep fake

La sfida contro i deep fake non può essere una guerra di cortile, nel quale ognuno fa il possibile per difendere il proprio orticello, perché altrimenti si rimarrà inesorabilmente schiacciati dalla forza di malintenzionati armati di Intelligenza Artificiale. Ecco perché grandi aziende e grandi università si mettono assieme, attraverso una competizione, per capire come poter indirizzare al meglio gli sforzi contro il problema del falso.

La potenziale gravità dei deep fake è stata capita dalle masse nel momento in cui i primi fake-Obama e fake-Zuckerberg sono giunti online: video apparentemente credibili di due personaggi di grande notorietà, video nei quali a questi personaggi venivano fatte pronunciare frasi mai realmente pronunciate. La qualità realizzativa del filmato rende il tutto credibile ad una mente poco attenta e poco propensa ad un atteggiamento critico, il che rende il deep fake una sfida di grandissima importanza.

L'IA e i deepfake creati, ispirati al mondo dell'arte

 

Deepfake Detection Challenge

La competizione è stata costruita su basi scientifiche, affinché se ne possa uscire con vere e proprie metriche, basate su veri e propri metodi, con la possibilità di poter così gettare le basi per una ricerca collaborativa contro i filmati fasulli. Gli organizzatori descrivono lo sforzo come quello che, negli anni passati, consentì di restituire un’esperienza gradevole agli utenti utilizzanti le email: lo spam è combattuto a colpi di filtri sempre più sofisticati, sempre più ricchi e continuamente aggiornati.

Così si intende fare nella lotta al deep fake, dando inizio a quella ricerca del falso – e dei falsari – che permetta di isolare i rischi, maturare consapevolezza e ridurre il potenziale impatto della parola sbagliata messa artificiosamente sulla bocca sbagliata. La viralità, in questi casi, farebbe il resto e le conseguenze potrebbero essere deleterie: è nell’interesse di tutti capire come detronizzare il falso ed evitare che possa trovare spazi d’espressione online.

L’obiettivo della sfida è quello di produrre tecnologia che tutti possano usare per meglio identificare i casi un cui l’IA è stata usata per alterare un video al fine di imbrogliare chi lo sta vedendo.

Sebbene il falso accompagni quotidianamente le immagini fotografiche, con i video la pericolosità è di tutt’altra evidenza: non si è abituati ad osservare un video con atteggiamento critico e quel che viene documentato si tende a credere che sia giocoforza vero. Iniziare una seria lotta al deep fake prima che il deep fake possa far danni è dunque espressione di ambizione e di timore, due sentimenti che hanno consentito di far unire le forze ad un alto numero di esperti: una gara nella quale vincono tutti, utenti in primis.

 

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Martedì, 10 Settembre 2019 14:44

5G, il nuovo Governo esercita il Golden Power

Il primissimo provvedimento del Governo Conte-bis è concernente il 5G: in occasione del primo Consiglio dei Ministri, infatti, l’Esecutivo ha deliberato l’esercizio del Golden Power sulle strategiche infrastrutture della connettività mobile di nuova generazione.

5G, il Governo esercita il Golden Power

In particolari contesti relativi a difesa e sicurezza nazionale, “nonché in alcuni ambiti ritenuti di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni“, il Governo ha la possibilità di esercitare poteri speciali “con riguardo a tutte le società che svolgono attività di rilevanza strategica e non più soltanto nei confronti delle società privatizzate“.

La “minaccia di grave pregiudizio” per gli interessi pubblici viene valutata dal Governo tenendo conto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza.

Così è stato fatto, su proposta firmata dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, in relazione a cinque specifiche situazioni concernenti lo sviluppo delle nuove reti 5G a seguito dell’asta di attribuzione delle frequenze conclusasi solo pochi mesi or sono (con lauto guadagno economico da parte dello Stato). In particolare, le deliberazioni sul Golden Power prevedono:

  • “l’esercizio dei poteri speciali in relazione alla informativa notificata dalla società LINKEM S.p.a. relativa a contratti o accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti inerenti i servizi di comunicazione elettronica a banda larga su tecnologia 5G e acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione;
  • l’esercizio di poteri speciali, con condizioni e prescrizioni, in relazione all’operazione notificata dalla società Vodafone S.p.a. consistente in accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G;
  • l’esercizio dei poteri speciali in relazione all’informativa notificata dalla società TIM S.p.a. relativa agli accordi conclusi prima del 26 marzo relativi ad apparati e sistemi di comunicazione rispetto ai quali la tecnologia 5G può essere considerata una naturale evoluzione;
  • l’esercizio dei poteri speciali, con prescrizioni, in relazione all’informativa notificata dalla società Wind Tre S.p.a. circa gli accordi stipulati con la società Huawei, aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G;
  • l’esercizio dei poteri speciali in relazione all’informativa notificata dalla società FASTWEB S.p.a. relativa all’acquisto dalla società ZTE Corporation degli apparati relativi alle componenti radio per la realizzazione dell’ultima tratta della rete 5G FWA”.

Linkem, Vodafone, TIM, Wind Tre e Fastweb vedranno pertanto le proprie strategie di sviluppo della Rete assoggettate ai paletti che lo Stato intenderà imporre: il tentativo del Governo è di garantire uno standard di sicurezza sufficiente ed univoco, azione che nella sollecitudine con cui è stato portato avanti sembra far trasparire una certa urgenza d’azione.

Il Governo Conte-Bis sarà pertanto ricordato come quello che al suono della prima campanella avrà immediatamente operato sul tema del 5G: un motivo d’urgenza del tutto interessante, del quale sarà utile capire le conseguenze in divenire.

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Martedì, 10 Settembre 2019 14:55

Google, la differential privacy è open source

Google ha annunciato il lancio in versione open-source dei propri strumenti di “differential privacy“. “La nuova library“, spiega il gruppo, “consentirà a chiunque nel mondo di trarre insights dai dati in loro possesso garantendo nel contempo che i risultati desunti non consentano di distinguere o di re-identificare i dati dei singoli“.

Sia che siate un esperto di urbanistica, il titolare di una piccola azienda o uno sviluppatore di software, ricavare informazioni utili dai dati potrà esservi di aiuto per migliorare i vostri servizi e trovare risposte a quesiti importanti. Ma, senza dei solidi strumenti di protezione della privacy, rischiate di perdere la fiducia di cittadini, clienti e utenti.

Lo strumento annunciato, e da oggi disponibile per qualsivoglia sviluppatore, può essere di estrema utilità per decisioni data-driven, tanto nella ricerca scientifica quanto in ambito business. Quel che consente di fare è partire dalle informazioni contenute in un dataset per estrapolarne trend e insight, ma tutto ciò senza venir meno al rispetto della privacy del singolo eventualmente correlato ai dati analizzati. Ciò è possibile grazie ad un processo che, mischiando i dati ad una sorta di rumore di fondo (inerte in termini statistici), consente di sporcare le tracce per evitare che si possa risalire al singolo dato tramite operazioni di reverse-engeneering.

Un’analisi dei dati fondata sulla differential privacy consiste in un approccio di principio che consente alle organizzazioni di trarre delle informazioni dalla maggior parte dei dati in loro possesso garantendo nel contempo che i risultati desunti non consentano di distinguere o di re-identificare i dati dei singoli. Questo tipo di analisi può essere applicato in svariati modi e per molte finalità diverse. Per esempio, se operaste nel campo della ricerca sanitaria, potreste voler comparare i periodi di tempo in cui i pazienti in media rimangono ricoverati nei vari ospedali per determinare se vi siano delle differenze nel campo dell’assistenza medica. La differential privacy offre degli strumenti di analisi con un elevato livello di garanzia che questo e altri casi d’uso siano affrontati in un modo che tuteli la riservatezza.

Il rilascio open source di questo progetto consente di semplificare i processi di ricerca garantendo agli utenti la possibilità di applicare un rigido rispetto della privacy pur senza dover scontare compromessi in termini di qualità nel risultato dello studio. La facilità di implementazione è insita nella qualità della library: è la stessa Google, per voce del Product Manager Miguel Guevara, a spiegare come soltanto una estrema semplificazione nell’uso di questo asset possa contribuire attivamente al miglioramento delle attività in vari settori:

dal settore medico, amministrativo, aziendale e in molti altri campi e che, in ultima istanza, vi auguriamo che questi strumenti open source producano insights in grado di portare benefici per tutti.

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Martedì, 10 Settembre 2019 15:19

Microsoft To Do: cosa c'è da fare oggi?

Cosa c’è da fare oggi? Microsoft ha rilasciato un’app pensata espressamente per rispondere a questa domanda, consentendo di organizzare le proprie attività secondo le proprie preferenze: cose di lavoro, cose di casa, cose da acquistare, film da vedere o altro ancora, tutto appuntato e a portata di mano. L’app si chiama “To Do” e altro non è se non l’evoluzione della precedente “To-Do” sulla base dell’import di funzionalità che Microsoft sta compiendo a seguito dell’acquisizione di Wunderlist.

Microsoft To Do

L’applicazione va oltre il tradizionale uso del calendario, posizionandosi più vicino alle esigenze dell’utente ed integrandosi con altre app (Outlook, Planner, Cortana, ma anche Alexa) per fornire notifiche e processi organizzativi ad hoc durante la giornata. To Do è dunque pensata proprio per raccogliere le idee, passandole dalla semplice intuizione alla memorizzazione su cloud per un successivo accesso comodo e multipiattaforma.

Le novità sono relative soprattutto al design, consentendo una facile personalizzazione delle schede per un accesso più intuitivo ed una organizzazione più efficiente. Poco alla volta, però, v’è anche l’assorbimento delle funzionalità tipiche di Wunderlist, l’app su cui Microsoft ha eretto il proprio lavoro evolutivo.

Quel che sembra difficile è a questo punto ereditare anche la community della precedente app: la nascita della nuova To Do dovrà essere l’occasione per spostare gli utenti dalla vecchia alla nuova app, ma la pressione del vecchio sviluppatore (che sui social network sta chiedendo di riacquistare Wunderlist per poterla tenere in vita) rappresenta un piccolo ostacolo di cui Microsoft avrebbe volentieri fatto a meno.

Microsoft To Do

Microsoft To Do, accessibile tanto da Android quanto da iOS e Windows 10, è disponibile anche in versione web app.

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Martedì, 10 Settembre 2019 16:57

Margrethe Vestager, come e più di prima

Se per l’Europa è un nome, per la Silicon Valley è un avviso: Margrethe Vestager, già commissaria antitrust nell’era Juncker, sarà Commissaria alla Concorrenza nell’era von del Leyen. Non solo, però: la Vestager è stata altresì nominata vicepresidente della Commissione Europea con delega agli affari digitali, quindi con ancora maggior potere nelle proprie mani.

Ed è proprio nella concorrenza e negli affari digitali che la Vestager ha costruito la propria posizione e le basi per il rinnovo: c’è un lavoro estremamente proficuo da completare, dopo un mandato che ha sicuramente lasciato il segno.

Margrethe Vestager, commissaria alla Concorrenza

Il nome di Margrethe Vestager è stato un vero e proprio incubo per la Silicon Valley, con tanto di epiteti dedicati controfirmati direttamente dal presidente Donald Trump: vittima degli interventi della commissaria danese sono caduti GoogleQualcommASUSApple ed altri ancora. Una vera e propria morsa che ha accelerato le attività iniziate per certi versi con Mario Monti e proseguite con Neelie Kroes prima e Joaquìn Almunia poi, ma ora per la Vestager ci sarà la possibilità di incidere ancor più a fondo nelle attività a difesa della concorrenza.

Una vera e propria “lady di ferro” in una posizione cruciale e sulla quale Ursula von der Leyen dimostra di voler scommettere in modo particolare: la nomina è un segno chiaro del tipo di Commissione che va formandosi e che potrebbe ambire a cementare la posizione del mercato UE sul panorama internazionale. Le congratulazioni di Trump, al momento, non sono ancora arrivate: tweet cercasi.

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Mercoledì, 11 Settembre 2019 16:56

Google e news: in evidenza le fonti originali

Raccogliere informazioni, approfondire un argomento e pubblicare una notizia sono operazioni che richiedono tempo e impegno. Molto più che effettuare un copia-incolla o rielaborare un articolo già pubblicato da altre testate. Lo sa bene Google, che al fine di sostenere il lavoro di redazioni e giornalisti ha deciso di implementare un aggiornamento degli algoritmi in modo da mettere in evidenza le fonti originali delle news.

Google: più peso alle fonti originali delle news

Un’iniziativa introdotta anche grazie alla collaborazione di quelli che bigG chiama valutatori: oltre 10.000 persone distribuite in tutto il mondo che senza soluzione di continuità forniscono feedback in merito a come l’efficacia degli algoritmi stessi delegati alla composizione delle SERP potrebbe essere migliorata. A loro viene stato chiesto di tenere in considerazione parametri come la reputazione di una testata (sulla base dello storico o di riconoscimenti importanti attribuiti).

Con una mossa di questo tipo, Google non ha tuttavia intenzione di penalizzare le redazioni più piccole o coloro che per motivazioni legate alla disponibilità di risorse non possono operare direttamente sul campo: il report originale rimarrà in evidenza, ma come accaduto fino ad oggi continuerà ad essere affiancato da altre fonti per approfondimenti, informazioni aggiuntive e più in generale per consentire agli utenti-lettori di accedere a punti di vista differenti sulla medesima notizia.

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Venerdì, 13 Settembre 2019 11:31

La Francia non vuole la Libra: è destabilizzante

La Libra non arriverà in Europa: la promessa arriva dalla Francia, dove il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Bruno Le Maire, ha lasciato trapelare una certa decisione sul tema. Non che la cosa suoni nuova: Le Maire aveva già anzitempo sentenziato la propria opposizione alla criptovaluta di Facebook, ma questa volta la dichiarazione appare più come una discesa in trincea che non come una semplice opinione data in pasto ai media.

La Francia dice NO alla Libra

Le Maire non ha fatto altro che ribadire la propria posizione sul tema, comunque: non è possibile immaginare una nuova valuta che non passi per il controllo delle banche centrali. Dal paese che ha già approvato la Webtax giunge quindi una seconda ammonizione alle ambizioni della Silicon Valley e in questo caso al centro del mirino c’è proprio Libra, la criptomoneta ideata da Facebook:

L’eventuale privatizzazione della moneta contiene rischi di abuso della posizione dominante, rischi di sovranità nazionale e rischi per consumatori e aziende.

Per contro la Libra Association vede in queste parole anche una apertura, poiché quando si parla di rischi c’è sempre comunque da giocare la leva delle opportunità. Ecco perché Dante Disparte, a nome dell’associazione, fa sapere a Reuters che la squadra è prontissima a sedersi al tavolo con le istituzioni per capire come regolamentare al meglio il progetto. Se non viene messo in discussione il “se”, insomma, la Libra Association è ben disposta a discutere del “come”.

Le parole di Le Maire in ogni caso pongono la Francia in prima fila contro la criptovaluta: se Facebook tenterà di destabilizzare il mercato delle valute, l’UE è pronta a far scendere la scure sul progetto. Il nome di Margrethe Vestager, appena confermata a capo della Concorrenza e forte di una vicepresidenza della Commissione Europea con delega agli affari digitali, è una carta che l’UE si giocherà presto sul tema. Facebook è avvisata.

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Venerdì, 13 Settembre 2019 12:12

Huawei vende MateBook con Deepin Linux (in Cina)

Si è spesso parlato delle possibili conseguenze del ban USA nei confronti di Huawei legate all’eventuale impossibilità di poter contare sulla partnership con Google per gli smartphone Android, ma il gigante cinese potrebbe incontrare qualche difficoltà anche sul fronte PC, dove la collaborazione con Microsoft ha fino ad oggi permesso di commercializzare dispositivi basati sul sistema operativo Windows.

Torniamo oggi a parlarne poiché in Cina sono stati avvistati i primi laptop della gamma MateBook (i modelli 13, 14 e X Pro) basati su Deepin, venduti attraverso lo store ufficiale VMall.com.

Huawei Matebook con Windows Linux

Per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta di una distribuzione Linux (basata su Debian) nota come una delle più user friendly dal punto di vista dell’interfaccia. Ad occuparsi del suo sviluppo e del suo costante aggiornamento è quasi esclusivamente Wuhan Deepin Technology, realtà con base nel territorio cinese.

Il prezzo dei tre laptop in questione è di circa 40 dollari inferiore rispetto alle controparti con Windows 10 (che rimangono comunque in vendita) e a differenziarli è la presenza sulla tastiera del pulsante “Start” che rimpiazza quello con il tipico logo del sistema operativo Microsoft.

L'interfaccia del sistema operativo Deepin Linux

Deepin è disponibile anche in lingua inglese e tra le funzionalità introdotte di recente con un aggiornamento c’è quella chiamata Cloud Sync: come si può intuire dal nome permette di effettuare sul server remoto di un’infrastruttura cloud il backup di impostazioni che vanno dai parametri di connettività alle preferenze di sistema, fino agli account e agli sfondi, così da semplificare il processo di installazione su più dispositivi.

Al momento non è dato a sapere se l’iniziativa arriverà in futuro a interessare altri territori oppure se è destinata a rimanere entro i confini cinesi.

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Dopo aver introdotto nei mesi scorsi un profondo restyling della piattaforma, a dire il vero non da tutti accolto a braccia aperte, Dropbox annuncia oggi in occasione della conferenza Work in Progress un’ulteriore novità dedicata a chi opera in team: si chiama Spaces e l’obiettivo dichiarato è quello di trasformare le cartelle condivise in aree di lavoro all’interno delle quali intervenire in modo coordinato su documenti e contenuti.

Un unico ambiente organizzato, entro il quale fruire di funzionalità come la ricerca delle immagini, suggerimenti forniti da un sistema di intelligenza artificiale basati sulla cronologia delle attività svolte, anteprime dei file, integrazione del calendario per la pianificazione di impegni o appuntamenti e i “punti chiave” sui quali focalizzare l’attenzione in modo prioritario così da portare a termine i compiti in modo efficiente. A questo si aggiungono una panoramica delle notifiche e degli eventi, la sincronizzazione dei progetti e il trasferimento dei file con Transfer.

Altre novità svelate sono quelle relative all’app desktop di Dropbox che dopo una lunga fase di test è disponibile a partire da questi giorni per tutti gli utenti e a feature inedite per gli amministratori dei piani Business. Annunciato anche un investimento da 5 milioni di dollari in BetterCloud al fine di incrementare il livello di sicurezza offerto dalla piattaforma.

Dropbox Spaces

Per capire quale sia la strada intrapresa da Dropbox e come l’azienda stia progressivamente mutando la natura del proprio core business, con l’obiettivo di andare ben oltre il servizio di cloud storage, facciamo riferimento alle parole del CEO e fondatore Drew Houston.

Pensiamo che smetterete di pensare a Dropbox come a un servizio di storage, guardandolo invece come un luogo in cui trovare aiuto per portare a compimento il vostro lavoro.

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Giovedì, 26 Settembre 2019 10:18

Avvistato l'oggetto interstellare 2I/Borisov

L'International Astronomical Union annuncia oggi la scoperta di un oggetto interstellare. Battezzato 2I/Borisov, è il secondo di questo tipo mai osservato dopo l’1I/’Oumuamua individuato nel 2017. È stato avvistato nella giornata del 30 agosto dall’astronomo amatoriale Gennady Borisov con l’ausilio di un telescopio di propria costruzione, presso l’osservatorio MARGO in Crimea.

L’oggetto interstellare 2I/Borisov

Proviene dall’esterno del sistema solare, come stimato dalle valutazioni effettuate sulla sua orbita con traiettoria iperbolica. È caratterizzato da un aspetto simile a quello di una cometa, con una breve coda a seguire il corpo principale il cui diametro è ritenuto pari a circa 1 Km. Nella giornata del 7 dicembre transiterà vicino al Sole (raggiungerà la sua distanza minima dalla stella), dopodiché è presumibile abbandonerà nuovamente il nostro sistema.

L'oggetto interstellare 2I/Borisov

Secondo la comunità scientifica, la comparsa di 2I/Borisov a breve distanza da quella di 1I/’Oumuamua solleva alcuni quesiti, alcuni nodi da sciogliere. Perché prima del 2017 non se ne erano mai osservati? Con quale frequenza corpi celesti di questo tipo si palesano all’interno del nostro sistema solare? Quale può essere la loro influenza sugli altri pianeti e satelliti?

Domande alle quali sarà forse possibile rispondere attraverso studi e osservazioni dettagliate: dalla scoperta di fine agosto sono stati puntati sull’oggetto interstellare gli occhi di tutti gli astronomi a livello globale, anche quello del Gran Telescopio Canarias situato nelle Canarie, il secondo più grande al mondo per apertura.

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