Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Riorganizzare il mondo dell’editoria, assestando un duro colpo al controllo esercitato sui media da parte di multinazionali e colossi del mondo hi-tech. È il programma di Bernie Sanders, tra i candidati alle Presidenziali USA 2020 per la fazione democratica. La sua visione in un intervento condiviso sulle pagine della testata Columbia Journalism Review.

La visione di Sanders sul giornalismo

Un lungo articolo, che parte dall’analisi di quelli che secondo il 77enne oggi senatore del Vermont sono i problemi attuali del giornalismo: centralizzazione del potere economico e decisionale nelle mani di pochi, influenze continue da parte delle maggioranze, assenza di programmi a tutela del lavoratori e della diversità. Le promesse (o minacce, dipende dal punto di vista di chi legge) formulate da Sanders, se mantenute almeno nelle intenzioni in caso di elezione alla Casa Bianca, di certo non mancherebbero di sollevare malumori, contrasti, resistenze e attriti.

Le promesse della campagna elettorale

Proviamo dunque a riportare punto per punto ciò che il politico, così come i suoi concorrenti già in piena campagna elettorale, ha messo nero su bianco per quanto riguarda gli interventi pianificati e destinati al settore dell’editoria:

  • norme a difesa del giornalismo indipendente, a livello locale e nazionale;
  • no alla fusione dei gruppi più grandi (esempio CBS e Viacom);
  • obbligo per gli editori di rendere noto preventivamente come le operazioni più importanti avranno ripercussioni sul personale;
  • possibilità per i dipendenti di acquisire quote della società per cui lavorano, una formula già sperimentata con il cartaceo;
  • supporto alla diversità nella forza lavoro impiegata nel settore;
  • limiti nel numero di testate ed emittenti (anche radiofoniche e televisive) che possono essere controllate da un singolo editore;
  • supporto alla creazione di sindacati a difesa dei lavoratori;
  • maggiore controllo sull’attività dei colossi del mondo online in modo da scongiurare il rischio di pratiche monopolistiche;
  • tutela della libertà di espressione e di informazione.
  • Presidenti USA e big del mondo hi-tech

    Eppure, a voler ben vedere e al contrario di quanto si potrebbe pensare, nella Silicon Valley c’è chi si è schierato in modo piuttosto aperto a sostegno di Sanders: sono i dipendenti Google, proprio una delle realtà chiamate in causa (tra gli altri insieme a Facebook), in particolare per quanto riguarda il business dell’advertising e il controllo sulla diffusione delle notizie.

    Degli attriti fra il mondo della politica e i rappresentanti del settore hi-tech abbiamo scritto più volte anche su queste pagine. Citiamo un esempio su tutti: il caso che di recente ha visto Donald Trump puntare il dito nei confronti di Jeff Bezos, fondatore e numero uno di Amazon, proprietario anche del Washington Post. Lo stesso Presidente USA, in più di una occasione, ha inoltre accusato Google di essere di sinistra e di averlo penalizzato nella campagna elettorale in vista delle elezioni 2016, sostenendo in modo a dir suo subdolo la concorrente Hillary Clinton.

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Mercoledì, 28 Agosto 2019 09:57

Batterie al litio-metallo: siamo alla svolta?

Le batterie rappresentano ancora oggi il vero tallone d’Achille dei dispositivi mobile (ma non solo, se si pensa anche alle auto elettriche). Problemi legati all’affidabilità e alla tenuta dopo parecchi cicli di carica costituiscono un grattacapo non di poco conto. Se una possibile soluzione è legata allo sviluppo della tecnologia delle unità a stato solido, un’altra può arrivare dall’impiego di quelle al litio-metallo con un particolare rivestimento.

Batterie al litio metallo

Questa tipologia di batterie presenta, almeno sulla carta, due vantaggi: è in grado di immagazzinare più energia (fino al 33%) a parità di peso e i moduli risultano più leggeri poiché l’anodo è realizzato in litio anziché in grafite. Perché non produrle e utilizzarle su vasta scala, dunque? Principalmente per l’intoppo legato alla formazione di piccole protuberanze chiamate dendriti che a lungo andare possono perforare il layer protettivo della struttura che separa il polo positivo da quello negativo, con conseguenze facilmente immaginabili.

Un team di ricercatori della Stanford University è al lavoro per porvi rimedio e, a quanto pare, sembra aver intuito quella che potrebbe essere l’innovazione giusta: un particolare rivestimento che limita il fenomeno, senza compromettere le performance della batteria stessa. Stando ai risultati dei test condotti finora si arriva al mantenimento di una percentuale di ricarica pari all’85% dopo 160 cicli. Per fare un paragone, quelle al litio-metallo attualmente disponibili si fermano al 30%.

Prestazioni migliorate e cicli vitali estesi, dunque, ma il principale vantaggio sarà costituito dalla riduzione del peso, soprattutto pensando a un impiego sulle auto elettriche. Si stima infatti che quelle presenti sui modelli oggi in commercio consumino il 25% della carica per generare il movimento necessario a spostare il loro stesso peso.

Prima che questa nuova tecnologia possa prendere piede serviranno ad ogni modo ulteriori perfezionamenti e parecchio tempo: solo una produzione in seriene ridurrebbe i costi. Inoltre, gli stessi autori del progetto (avviato nel 2015) affermano che l’accorgimento risolve solo alcuni dei problemi legati alle unità in litio-metallo, non tutti.

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Qualcomm Network Pro Series è la nuova gamma di chip per access point del colosso americano, che permette di sfruttare a pieno tutte le potenzialità del WiFi 6, uno standard in grado di offrire il massimo della stabilità e della velocità anche in aeree densamente popolate da connessioni WiFi. La gamma comprende quatto linee di prodotti, ognuna pensata per essere implementata su diversi tipi di piattaforme.

WiFi 6:  la soluzione all’alta densità di reti

Un problema spesso trascurato, quando si considera una connessione WiFi, è la densità di reti e collegamenti presenti in una stessa area. Smartphone, PC, router, smarthome: la quantità di connessioni WiFI presenti nello stesso momento, nella medesima zona, tende a crescere sempre di più. La principale conseguenza di questo fenomeno è certamente la diminuzione delle performance delle singole connessioni. Un compromesso al quale gli utenti non sono più disposti a scendere, in un epoca in cui velocità e stabilità di connessione sono fattori essenziali. Qualcomm è certo di risolvere i problemi di performance delle reti senza fili, all’interno di aree densamente popolate di connessioni, con la nuova generazione di chip che sfrutta il nuovo standard di comunicazione: il WiFi 6.

Qualcomm Networking Pro Series: specifiche chiave

L’intera gamma di nuovi chip, progettati dal colosso americano per accesso point domestici e non, si basa su una serie di caratteristiche in grado di differenziare i prodotti, rendendoli unici per qualità e velocità di connessione. Non importa se si tratta di reti domestiche oppure presenti in luoghi pubblici come centri commerciali, uffici o biblioteche: la nuova gamma di chip è in grado di garantire performance elevate in ogni situazione.

Organizzazione del traffico

I nuovi algoritmi utilizzati dai chip consentono di organizzare il traffico in modo più intelligente, garantendo un accesso alle reti sempre ordinato e performante anche in presenza di un elevato numero di connessioni contemporanee. In particolare, la nuova generazione di chip sfrutta la MU-MIMO 8×8 (in download, ma anche in upload) per consentire la connessione si più utenti alla stessa antenna sia in upload che in download.

Inoltre, è garantito il supporto anche alla tecnologia OFDMA (Orthogonal Frequency-Division Multiple Access) che permette di collegare allo stesso canale 5Ghz, contemporaneamente, fino a 37 dispositivi.

Tutte le nuove serie della gamma Networking Pro Series supportano lo schema di modulazione 1024QAM, che è in grado di aumentare fino al 38% le performance possibili con access point basati  sullo standard WiFi 5. Inoltre, l’architettura utilizzata per la progettazione dei chip è stata completamente ridisegnata e può arrivare a supportare fino a 1500 utenti collegati contemporaneamente.

Infine, naturalmente, Qualcomm strizza l’occhio anche alla sicurezza, fondamentale quando si tratta di connessioni senza fili, soprattutto in posti pubblici. Tutti i nuovi chip supportano gli standard di autenticazione e protezione WPA3.

La gamma

La nuova gamma di chip Qualcomm Network Pro Series è composta, come anticipato, da quattro linee di chip, già a disposizione degli OEM e dunque già implementabili su prodotti finiti. Sono tutti basati su processori quad core composti da 4 Cortex A53, ma cambia la potenza e il numero di flussi spaziali. Soluzioni diverse, in grado di rispondere alle esigenze di reti domestiche, pubbliche e aziendali:

  • Qualcomm Networking Pro 1200 Platform: supporto fino a 12 flussi spaziali, massima frequenza del chip 2,2Ghz;
  • Qualcomm Networking Pro 800 Platform: supporto fino a 8 flussi spaziali, massima frequenza del chip 1,4Ghz;
  • Qualcomm Networking Pro 600 Platform supporto fino a 6 flussi spaziali, massima frequenza del chip 1Ghz;
  • Qualcomm Networking Pro 400 Platform supporto fino a 4 flussi spaziali, massima frequenza del chip 1Ghz;

Come anticipato, i chip appena annunciati sono acquistabili dai produttori. Alcuni di essi, come Netgear, Belkin e Aruba sono già a lavoro per implementarli all’interno di prodotti finiti pronti per la commercializzazione.

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Arriva da oltreoceano la notizia relativa alla decisione, presa dalla Corte d’Appello degli Stati Uniti del Nono Distretto, di accettare la richiesta avanzata da Qualcomm e relativa alla parziale sospensione dell’ingiunzionestabilita nei mesi scorsi dalla Federal Trade Commission. Sul tavolo della discussione le modalità d’impiego di tecnologie destinate all’ambito della connettività.

Qualcomm-FTC: sospensione della sentenza

Si attende ora che sulla questione si pronunci la Corte Distrettuale del Northern District della California, presso la quale è stato depositato ricorso. La difesa orale sulla procedura d’appello accelerata è prevista per il gennaio 2020.

Così Don Rosenberg, Executive Vice President e General Counsel di Qualcomm, ha commentato la nuova evoluzione della lunga vicenda, non senza un riferimento a quanto il momento sia importante in vista dell’accensione in tutto il mondo delle reti 5G.

Siamo felici che il Nono Distretto abbia accolto la nostra richiesta e crediamo che la decisione della Corte Distrettuale sarà sovvertita una volta che i termini del nostro ricorso saranno stati considerati.

Prosegue Rosenberg.

La sospensione, che sarà in vigore durante i processi di appello, mantiene intatte le pratiche di Qualcomm in merito alle licenze di brevetti. Questo ci permetterà di continuare a investire nell’invenzione di tecnologie fondamentali nel campo della comunicazione mobile in questo periodo critico di transizione al 5G.

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La piattaforma Google Maps, così come la relativa app mobile, è in continua evoluzione. Il lavoro del gruppo di Mountain View non si concentra esclusivamente sull’aggiornamento delle mappe, ma anche sull’introduzione di funzionalità inedite. Quella annunciata oggi e in arrivo entro le prossime settimane in 30 paesi del mondo riguarda da vicino il concetto di mobilità intermodale.

Si tratta di un modo di spostarsi e viaggiare nei centri urbani che fa leva su più mezzi, su diverse modalità di trasporto. Digitando la propria destinazione in Google Maps e selezionando le indicazioni relative ai mezzi pubblici, quelle di treni, metropolitana, bus e tram vengono affiancate da quanto offrono i servizi di ride sharing e dalle tratte che è possibile percorrere in bicicletta. In altre parole, il modo più rapido o economico per passare dal punto A al punto B potrebbe essere quello che prevede il cambio di mezzi o di percorrere una distanza pedalando anziché a piedi. L’app di bigG inizierà a breve a tenere conto di tutte queste possibilità, all’interno di un’unica schermata, come si può vedere nell’animazione qui sotto.

Google Maps: muoversi in città con la mobilità intermodale

Non mancano ovviamente una stima sull’orario di arrivo previsto e sulle tariffe alle quali bisogna far fronte, ad esempio, per chiamare una delle auto di Uber o Lyft.

Google Maps: muoversi in città con la mobilità intermodale

Nell’annunciare la novità, Google fa riferimento “al primo e all’ultimo miglio” di uno spostamento. Concetti che come scritto in apertura si inseriscono in un’ottica di mobilità intermodale, un modo di muoversi in città che sta prendendo sempre più piede, con il progressivo abbandono dei mezzi di proprietà in favore di soluzioni come car pooling, car sharing, ride sharing e noleggio bici.

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Mercoledì, 28 Agosto 2019 11:52

Thread, il social network sarà always-on

I laboratori Facebook sarebbero al lavoro per lo sviluppo di un nuovo servizio di messenger in qualche modo basato su Instagram e pensato al servizio del social network. La notizia è stata svelata da The Verge, secondo cui l’app, denominata Thread, sarebbe stata ideata come nuova leva per depotenziare Snapchat in favore del tempo passato dagli utenti sui propri servizi:

gli screenshot a cui The Verge ha avuto accesso mostrano un’app immaginata per una condivisione costante e automatica tra le persone e i loro migliori amici su Instagram. Opt-in automatico della condivisione e Thread aggiornerà costantemente lo status, offrendo agli amici uno scorcio in tempo reale su posizione, velocità e altro.

Sebbene non mostri una posizione in tempo reale, l’app evidenzierebbe gli spostamenti, raccontando probabilmente più un’esperienza che non una serie di informazioni puntuali. Gli status sarebbero aggiornabili anche manualmente, ma è chiaramente l’opzione automatica quella che può fare la differenza: il messenger dovrebbe aggiornare in tempo reale un profilo dell’utente, tenendolo “always-on” sul social network. Post e fotografie diventerebbero pertanto il complemento a valore aggiunto di un flusso continuo che l’utente andrebbe ad alimentare senza sforzo alcuno.

Thread

Privacy? Si arriverà a discuterne, chiaramente. Ma c’è qualcosa di più potente che consiglia a Facebook di alzare ulteriormente l’asticella: la predisposizione dei più giovani alla condivisione continua ed alla presenza massiccia nella propria dimensione digitale potrebbe trasformare Thread in un asset importante per il futuro. Mark Zuckerberg se ne è detto certo: è in questo tipo di app ed in questo tipo di condivisioni il futuro del social networking. Con ogni probabilità il rischio privacy sarà aggirato dirottando sulle condivisioni automatiche quelle che sono indicazioni emotive o esperienziali (“sono al lavoro”, “ho fame”, “sto uscendo”), mentre dati personali, posizione e quant’altro saranno lasciati alla libera condivisione dell’utente. La discriminante tra condivisione automatica e condivisione manuale sarà dunque nel tipo di update, oltre che nella frequenza, rendendo le due parti complementari per giungere ad un profilo più ampio e “vivo” dell’account.

Un pallino verde identificherà gli account attivi, distinguendoli e ponendoli in evidenza rispetto a quelli dormienti. Quel pallino verde farà pertanto la differenza, poiché solo una continua, ricca e assidua “presenza” all’interno del proprio avatar renderà soddisfacente contatto e coinvolgimento. Visibilità e onnipresenza per una vita always-on: il social network sarà totale.

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Anticipati all’inizio del mese dalla pubblicazione di un teaser, ecco ufficializzati i nuovi laptop di Lenovo basati sul sistema operativo Chrome OS: si tratta dei modelli Chromebook C340 e Chromebook S340. Insieme a questi il produttore ha svelato anche due portatili della gamma IdeaPad e un all-in-one della famiglia IdeaCentre.

Lenovo Chromebook C340

Partiamo con le specifiche tecniche del C340, che come si può vedere dall’immagine di seguito integra uno schermo touch in grado di ruotare fino a 360 gradi così da poter utilizzare il dispositivo in diverse modalità. La variante C340-11 offre un display HD da 11,6 pollici con processore Intel Celeron N4000, 8 GB di RAM e 64 GB di memoria interna. Arriverà sul mercato entro i prossimi giorni con prezzo fissato in 299 euro.

Lenovo Chromebook C340

Il più grande C340-15 arriva invece a 15,6 pollici di diagonale e alla risoluzione Full HD con CPU Intel Core i3-8130U e 4 GB di RAM, 128 GB di storage. Il debutto è fissato per settembre a 449 euro.

 

Lenovo Chromebook S340

Passiamo al S340-14, dal form factor più tradizionale, con display Full HD da 14 pollici, processore Intel Celeron N4000, 8 GB di RAM e 64 GB di memoria interna. Particolare la colorazione Dark Orchid visibile qui sotto. Sarà in vendita già entro fine agosto a 299 euro.

Lenovo Chromebook S340

Lenovo IdeaPad S340

Cuore Windows 10 invece per gli IdeaPad. Il primo è S340 con display da 13 pollici e processori Intel Core fino alla decima generazione, RAM che arriva a 16 GB e possibilità di optare per la scheda video NVIDIA GeForce MX250. Il peso si attesta a 1,3 Kg, è presente la tecnologia  Dolby Audio per il comparto sonoro e la batteria offre una durata di otto ore con una singola ricarica. Per questo modello al momento non ci sono informazioni in merito al lancio in Europa.

Lenovo IdeaPad S340

 

Lenovo IdeaPad S540

Stessa diagonale per lo schermo di S540, che però può spingersi fino alla risoluzione QHD. Dotato di sistema RapidCharge per la ricarica rapida, può contare anche sull’intelligenza artificiale di Cortana e Alexa. In questo caso le CPU sono Intel Core (fino a i7 di decima generazione) oppure AMD Ryzen 7. Non manca nemmeno la webcam IR per il riconoscimento facciale con Windows Hello. In vendita da ottobre, costerà 799 euro.

Lenovo IdeaCentre A540

Concludiamo la carrellata con un all-in-one, il modello IdeaCentre A540. La peculiarità è che la base dello stand può fungere da dock per la ricarica wireless dei dispositivi mobile. Il cuore pulsante è costituito da processori Intel Core di nona generazione (fino a i7), scheda video AMD Radeon RX560 e risoluzione che arriva al formato QHD. Il comparto sonoro integra altoparlanti JBL progettati da Harman e può contare sulla tecnologia Dolby Audio.

Lenovo IdeaCentre A540

Il modello da 24 pollici arriverà sul mercato a 799 euro, mentre quello con schermo più grande da 27 pollici a 999 euro. Entrambi sono attesi per il mese di settembre. Tutti i prezzi indicati nell’articolo sono da intendersi per la configurazione base di ogni device.

 

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Gli Insider nel Fast Ring ricevono oggi la build 18970 di Windows 10 20H1, l’ennesima release d’anteprima del major update che giungerà sui dispositivi degli utenti nella sua versione finale durante la primavera del prossimo anno. Oltre alla solita carrellata di bugfix e miglioramenti relativi alle performance, è una novità in particolare a risultare interessante: riguarda i convertibili 2-in-1.

Windows 10 20H1, build 18970

Microsoft ha avviato la fase di test di un’interfaccia ottimizzata per questa tipologia di device, sempre più diffusa sul mercato, in cui l’elemento display può all’occorrenza essere scollegato dalla tastiera per un utilizzo basato esclusivamente sul touchscreen. A differenza della Modalità Tablet odierna, il desktop rimane più simile a quello tradizionale, con la barra delle applicazioni mostrata nella parte inferiore, ma con elementi maggiormente distanziati così da rendere più semplice la selezione di quello giusto con un tocco sul pannello, con le dita oppure mediante pennino.

Windows 10 20H1, build 18970: un'interfaccia per i tablet

Il campo di ricerca viene compresso attraverso la riduzione a icona e nell’angolo in basso a destra, in prossimità della systray, c’è un pulsante utile per mostrare una tastiera virtuale. Nel blog che annuncia la novità si fa riferimento anche a un’ottimizzazione di Esplora Risorse, della quale però non abbiamo a disposizione screenshot.

Il nuovo design, che a detta del gruppo di Redmond è attualmente da considerare una beta e di conseguenza oggetto di future modifiche, verrà attivato automaticamente quando su dispositivi come Surface Pro l’utente scollega lo schermo dalla tastiera. È bene precisare che la nuova interfaccia non andrà a sostituire la Modalità Tablet odierna, che rimarrà comunque disponibile all’interno di Windows 10, ma che dovrà essere attivata manualmente da gli utenti che lo desidereranno attraverso l’apposito pulsante all’interno del Centro Notifiche.

Tra gli altri cambiamenti della build 18970 citiamo l’opzione Cloud Download per il ripristino del sistema operativo senza obbligare l’utente ad affidarsi a dischi o unità USB: come si intuisce già dal nome, l’immagine viene scaricata direttamente da server remoto.

Windows 10 20H1, build 18970: l'opzione Cloud Download per il ripristino del sistema

La feature, in verità, era già stata avvistata anche nella build 18950 distribuita da Microsoft all’inizio del mese. Funziona in modo simile all’alternativa già disponibile da tempo su macOS e per quanto riguarda l’ecosistema Windows su alcuni modelli di Surface.

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Venerdì, 30 Agosto 2019 11:50

Il 10 settembre è il giorno dell'iPhone 11

10 settembre 2019, presso lo Steve Jobs Theater dell’Apple Park di Cupertino, sarà il giorno dei nuovi iPhone 11. L’invito alla stampa è come sempre il momento in cui si fissa l’appuntamento, cercando di intravedere nel logo utilizzato un qualche indizio delle novità in arrivo.

Appuntamento alle ore 10 (ora locale), occhi puntati su Tim Cook. In ballo c’è molto, moltissimo: non solo il gruppo metterà in campo la gamma prodotti candidata ad essere protagonisti della stagione 2019-2020, ma tra specifiche e design ci saranno le risposte ad un momento particolarmente delicato per il mondo mobile. Le vendite degli smartphone sono infatti in calo, la quota Apple ha esaurito la propria crescita ed al contempo le fragilità di Huawei hanno aperto nuovi spiragli. In ballo c’è una sfida di altissimo livello e l’iPhone 11 arriverà pertanto sul mercato carico di responsabilità e di dietrologie.

Il successore dell’iPhone X e dell’iPhone XS sta dunque per arrivare: appuntamento al 10 settembre, giorno che per la gamma Apple potrebbe rappresentare una svolta importante.

I soliti rumors che sono andati susseguendosi in queste settimane hanno iniziato a tracciare un primo profilo di quella che potrebbe essere la gamma iPhone 11 che Apple porterà sul mercato in questa nuova stagione: due modelli OLED (5,8 e 6,5 pollici) e un modello LCD (6,1 pollici) sono ad oggi le opzioni più accreditate, con il grande modulo fotografico posteriore a far storcere il naso ai più per il modo in cui il tutto impatta con il puro design Apple.

Ma potrebbe esserci dell’altro. Oltre alla gamma iPhone, Tim Cook potrebbe portare allo Steve Jobs Theatre anche nuovi iPad, nuovi iPad Pro e nuovi MacBook Pro. Un evento fortemente atteso, insomma, destinato ad attirare grandi attenzioni non solo per il presente della mela, ma anche per capire quale sarà il futuro.

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Giuseppe Conte ha presentato il proprio Governo “bis”: nuova maggioranza, nuovo linguaggio, nuove sfide. In queste ore il lungo intervento del Presidente del Consiglio viene contestato in Piazza, applaudito in Aula, passato a disamina in tv, alla ricerca dei segnali sottili che andranno a delineare il secondo tempo di questa legislatura.

9 volte “innovazione”

La parola “innovazione” è stata usata fin dal principio come leva di rilancio, come trampolino per l’entusiasmo che dovrà trainare l’Italia fuori dal pantano degli ultimi decenni. Che l’innovazione sia vista come strumento e soluzione non è certo una novità, però: tutti i Governi precedenti avevano individuato in questo canale una delle ancore di salvezza del Paese, salvo poi lasciar insabbiare questo slancio iniziale di fronte alle mille difficoltà che frenano l’innovazione in Italia. Giuseppe Conte sembra usare un accento particolare su questo fronte, approfondendo il tema a più riprese, dedicandovi un ministero e citando questo fronte per 9 volte durante il discorso odierno:

  1. “Gli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di quest’azione di Governo sono elementi essenziali di un progetto riformatore che mira a far rinascere il Paese nel segno dello sviluppo, dell’innovazione e dell’equità sociale”;
  2. “L’Italia dovrà essere laboratorio di innovazione, di opportunità, di idee, capace di offrire ai giovani solidi e convincenti motivi per rimanere, hic optime”;
  3. “Gli anni della globalizzazione ci hanno insegnato che solo il lavoro di qualità è una garanzia contro la povertà e contro l’insicurezza economica. Vogliamo perciò creare le condizioni affinché il tessuto del Paese sia forte e altamente produttivo e basi la sua capacità di “stare sui mercati” non sul lavoro precario e a basso costo, ma sulla qualità e l’innovazione dei prodotti”;
  4. “Ne abbiamo tutte le possibilità. La nostra forza, che ci viene universalmente riconosciuta, è un sistema industriale in grado di far incontrare la produzione di massa con la capacità di personalizzazione del prodotto e anche la flessibilità nei processi. Occorre rafforzare la determinazione e l’impegno affinché questa spiccata vocazione all’innovazione possa essere adeguatamente sfruttata”;
  5. “L’azione pubblica deve favorire questo processo, definendo le “regole del gioco” e una visione di politica industriale, rilanciando gli investimenti pubblici e creando le condizioni materiali che consentano agli attori privati di agire, investire, crescere. Per questo abbiamo voluto creare un Ministero dedicato all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, che aiuti le imprese, oltreché la medesima Pubblica Amministrazione, a trasformare l’Italia in una vera e propria Smart Nation”;
  6. “Badate. Questo impegno non riguarda solo l’industria. L’innovazione deve essere il motore che imprime una nuova spinta a tutti i settori dell’economia e della società. La Pubblica Amministrazione dovrà essere alla testa di questo processo realizzando le infrastrutture materiali e immateriali necessarie”;
  7. “Dobbiamo lavorare perché i cittadini abbiano un’unica, riassuntiva identità digitale di qui a un anno. Dobbiamo dotare il Paese di una infrastruttura di comunicazione a banda larga nei prossimi anni. Dobbiamo rafforzare gli investimenti per il fondo di venture capital e sollecitare anche gli investimenti privati nel campo della innovazione tecnologica”;
  8. “La rivoluzione dell’innovazione non può realizzarsi, tuttavia, senza un’adeguata rete di infrastrutture tradizionali dei trasporti, delle reti dei servizi pubblici essenziali, senza un’attenta politica di difesa del territorio e dell’ambiente. È necessario per questo ravvivare la dinamica degli investimenti, sia proseguendo nell’azione di supporto alle pubbliche amministrazioni sia nella definizione delle priorità fondamentali su cui concentrare nuove risorse”;
  9. “[…] è essenziale migliorare le politiche e rafforzare gli strumenti e la governance economica dell’Unione europea per favorire la crescita, l’innovazione, la sostenibilità sociale e ambientale, la coesione interna e la competitività nel quadro delle sfide globali”.

Nove volte. Basti notare che la parola “tasse” compare soltanto due volte in tutto: bastasse una word cloud per nutrire speranze, la fiducia sarebbe doverosa. Il passato insegna però che le parole sono state spesso prone all’innovazione, così come raramente lo sono stati invece i fatti e gli investimenti.

Le parole più usate da Giuseppe Conte nel suo discorso per la fiducia

 

Sognando una smart nation

Giuseppe Conte invoca identità digitale, investimenti nella banda larga, trasformazione digitale della PA, il tutto per arrivare ad una “smart nation” che nell’innovazione potrebbe basare le leve con cui ottimizzare i propri processi interni, garantire equità, lottare contro l’evasione, immaginare le nuove infrastrutture, progettare nuove reti. “Smart” come vocazione e non come placebo, insomma. “Smart” come visione e chimera, come orizzonte a cui tendere.

Tra poche ore si vota la fiducia. Ognuno potrà farsi un’idea fin da ora, in attesa che i ministri deputati inizino la propria attività nei rispettivi dicasteri.

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