Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Nelle lezioni su Google Meet solo se autenticati.

L’obiettivo dichiarato è quello di evitare spiacevoli sorprese, un po’ come avvenuto nel recente passato con la piaga Zoombombing che ha interessato il concorrente Zoom. Per unirsi a una sessione sarà dunque necessario prima autenticarsi con il proprio account.

La mossa del gruppo di Mountain View è stata introdotta con tutta probabilità in conseguenza ai feedback raccolti dagli insegnanti che nell’ultimo periodo si sono affidati a Google Meet per proseguire la propria attività durante la crisi sanitaria. Pare infatti che con l’adozione su larga scala della didattica a distanza un numero non indifferente di studenti abbia iniziato a condividere i link per unirsi alle lezioni in modo da consentire l’ingresso ad altri, con esiti che non è difficile immaginare.

Gli utenti anonimi possono disturbare l’apprendimento facendo rumore o condividendo contenuti, diventando fonte di distrazione per gli organizzatori dei meeting quando si uniscono a una riunione.


Il cambiamento sarà applicato entro i prossimi 15 giorni e attivo di default. Gli insegnanti e gli istituti, in caso di necessità, possono chiedere la disabilitazione della feature contattando il team di supporto per G Suite.

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Il gruppo Anonymous torna a farsi vivo (o almeno così pare) con la comparsa online di un’iniziativa la cui legittimità è però ancora tutta da dimostrare. Battezzata Unknown Fund, promette di finanziare con l’equivalente in Bitcoin di 75 milioni di dollari le startup e gli sviluppatori alla ricerca di risorse per portare avanti progetti dedicati all’anonimato così come le organizzazioni non-profit attive sullo stesso fronte.

Investiremo e doneremo 75 milioni di dollari in Bitcoin per le startup al lavoro sui progetti in supporto all’anonimato.

Unknown Fund: Anonymous per la privacy

Attivata una casella email (anon_fund[at]protonmail.com) per raccogliere le candidature. Stando al comunicato diffuso, gli organizzatori sono “persone anonime e ordinarie provenienti da diversi paesi e riunite sulla imageboard in lingua inglese di 4chan”. Sarà data priorità alle idee che focalizzeranno la loro attenzione su alcuni aspetti in particolare.

Le nicchie preferite riguardano la protezione dei dati personali, gli strumenti per l’anonimato online, le criptovalute e le blockchain.

Stando a quanto si legge, la tutela della privacy e dell’anonimato in Rete non ha il solo scopo di tenere i dati personali lontano dai big del mondo online, ma può avere ripercussioni su larga scala anche per quanto concerne il processo democratico. Il riferimento diretto è alle campagne che hanno preceduto il voto sulla Brexit e alle elezioni Presidenziali USA di tre anni fa che hanno visto Donald Trump eletto alla Casa Bianca.

Utilizzando come esempi l’advertising ultra-mirato delle campagne sulla Brexit e nelle scorse elezioni presidenziali degli Stati Uniti è facile capire come sia possibile manipolare l’opinione pubblica se si dispone di sufficienti informazioni. In ogni caso, queste pratiche accadono non solo nel contesto politico, ma anche nella nostra vita di tutti i giorni. Un esempio perfetto è il livello di dipendenza che la gente prova per i social network.

Come scritto in apertura, l’attribuzione di Unknown Fund ad Anonymous è in ogni caso tutta da dimostrare. I dubbi non mancano e c’è chi parla di una truffa ben orchestrata.

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C'è anche ASUS tra i produttori che approfittano dell’attenzione mediatica rivolta al CES 2020 di Las Vegas per presentare le prime novità dell’anno. L’azienda taiwanese ha portato in fiera numerosi dispositivi, a partire da una serie di notebook basati su diversi sistemi operativi.

Le novità di ASUS per il CES 2020

Partiamo da Chromebook Flip C436 con Chrome OS, un modello con schermo NanoEdge da 14 pollici touchscreen e processori fino a Intel Core i7 di decima generazione, 8 o 16 GB di RAM, SSD da 128, 256 o 512 GB per lo storage, WiFi 6, Bluetooth 5.0, USB-C e autonomia sufficiente per coprire un’intera giornata grazie alla batteria da 42 Wh. Non mancano nemmeno quattro altoparlanti. Il tutto all’interno di un telaio realizzato in lega di magnesio e con un peso che si attesta a 1,1 Kg. Il form factor convertibile permette di utilizzarlo all’occorrenza come un tablet, anche sfruttando un pennino.

ASUS Chromebook Flip C436

Passando a Windows 10, la gamma VivoBook S si arricchisce invece dei modelli S13 (S333), S14 (S433) e S15 (S533) rispettivamente da 13, 14 e 15 pollici. Anche in questo caso ci sono CPU Intel Core di decima generazione, schede video NVIDIA GeForce, fino a 16 GB di RAM, WiFi 6 e display NanoEdge. Inedite le colorazioni: Resolute Red, Gaia Green, Dreamy White e Indie Black, tutte con chassis in metallo e pulsante Invio in giallo che spicca sulla tastiera. S13 e S14 includono NumberPad 2.0, un tastierino numerico a scomparsa nascosto nel touchpad.

ASUS VivoBook S

New entry anche per la famiglia VivoBook con le varianti da 14 (K413) e 15,6 pollici (K513). Le dotazione hardware rimane simile a quella già vista. Si aggiungono hard disk fino a 2 TB (per il modello più grande), il lettore di schede microSD e un microfono in grado di interpretare i comandi vocali fino a una distanza di quattro metri. In questo caso le finiture disponibili sono Indie Black, Hearty Gold, Transparent Silver, Cobalt Blue, Dreamy White e Bespoke Black.

ASUS VivoBook

C’è poi ZenBook Duo (UX481) che ASUS definisce “il laptop del domani”: integra la tecnologia ScreenPad Plus che al monitor principale NanoEdge da 14 pollici aggiunge un secondo schermo touchscreen da 12,6 pollici utile per il multitasking, personalizzabile mediante il software ScreenXpert. Le performance sono garantite da schede tecniche di tutto rispetto: processore fino a Intel Core i7 decima generazione, fino a 16 GB di RAM, scheda video NVIDIA GeForce MX250, SSD PCIe 3.0 con capacità fino a 1 TB, pannello con certificazione Pantone per assicurare la massima accuratezza possibile nella riproduzione dei colori e supporto all’assistente virtuale Alexa di Amazon. Il tutto con un peso che si attesta a 1,5 Kg e disponibile nella colorazione Celestial Blue.

ASUS ZenBook Duo

Come si può intuire già dal nome, ExpertBook B9 (B9450) è invece un notebook da 14 pollici con pannello NanoEdge per i professionisti. Tra i punti di forza il peso, solo 870 grammi, mentre lo spessore è pari a 14,9 mm. L’autonomia dichiarata arriva a dodici ore con batteria da 33 Wh. Lato hardware sono presenti processori fino a Intel Core vPro i7, due SSD PCIe 3.0 da 2 TB, WiFi 6, porte Thunderbolt 3 e HDMI, chip TPM 2.0 per la sicurezza dei dati e videocamera IR.

ASUS ExpertBook B9

Passando ai device indirizzati ai creativi, non mancano le novità anche per il catalogo ProArt StudioBook con gli inediti modelli Pro 17/15 e ProArt Station D940MX, dotati a scelta di schede video NVIDIA Quadro o GeForce.

ASUS ProArt StudioBook

Il Mini PC PN62 racchiude in un form factor estremamente compatto tutto ciò che serve per un’esperienza desktop soddisfacente: processori fino a Intel Core di decima generazione, fino a 64 GB di RAM, SSD con varie capacità per lo storage, Thunderbolt 3, WiFi 6, porte USB-C e output video 4K.

ASUS Mini PC PN62

A tutto questo si aggiungono i nuovi notebook della serie TUF per il gaming con CPU AMD Ryzen 4000 o Intel Core di decima generazione, GPU fino a NVIDIA GeForce RTX 2060, display da 15 (A15 o F15) o 17 pollici (A17 e F17) e certificazione MIL-STD-810H per la resistenza alle sollecitazioni.

ASUS TUF, notebook per il gaming

Restando nell’ambito dei dispositivi per il gioco, completano la carrellata i desktop della gamma ROG Strix (GA15, GT15, GA35 e GT35) e i laptop della serie Zephyrus (G15 e G15), più una serie di monitor dedicati e periferiche come mouse, tastiere e cuffie.

prezzi dei dispositivi annunciati da ASUS al CES 2020 di Las Vegas non sono ancora stati annunciati. Lo stesso vale per le tempistiche del debutto sul mercato.

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Mercoledì, 08 Gennaio 2020 14:18

Sonos denuncia Google per violazione dei brevetti

Giungono da oltreoceano le informazioni relative a due cause legali intentate da Sonos nei confronti di Google e riguardanti la presunta violazione di un totale pari a cinque brevetti legati alle tecnologie audio integrate negli altoparlanti wireless. Il produttore ha inoltre chiesto alla International Trade Commission di mettere al bando negli Stati Uniti la vendita di smartphone, laptop e speaker del gruppo di Mountain View.

Sonos contro Google per i brevetti audio

Al centro della diatriba il sistema per la condivisione del segnale audio in modalità multiroom. Stando a quanto sostenuto dall’accusa, bigG lo avrebbe indebitamente sottratto attraverso una partnership siglata nel 2013 dalle due società per garantire ai dispositivi Sonos il supporto nativo alla piattaforma Play Musica dedicata allo streaming.

Google avrebbe sfruttato la tecnologia in maniera non autorizzata prima nel dongle Chromecast Audio (non più commercializzato), poi negli smart speaker della linea Home (ora Nest) e nei telefoni della gamma Pixel. Sul tavolo anche le pratiche attuate dal gruppo per la raccolta delle informazioni durante l’utilizzo dei dispositivi.

Sonos avrebbe comunicato a bigG il problema già nel 2016 dopo la presentazione del primo smart speaker della famiglia Home, proseguendo poi fino al febbraio dello scorso anno, senza ricevere una risposta esaustiva e decidendo così in seguito di procedere per vie legali. Questi i dispositivi interessati dalla presunta violazione: Chromecast, Chromecast Ultra, Nest Mini, Nest Hub, Nest Hub Max, Nest WiFi, smartphone Pixel, tablet Pixel Slate e laptop Pixelbook.

L’azienda afferma inoltre di aver rilevato un comportamento simile anche da parte di Amazon in relazione alla linea Echo basata su Alexa, preferendo però non intraprendere un secondo procedimento in concomitanza con quello avviato nei confronti di Google. Ricordiamo infine che di recente Sonos ha acquisito Snips, piattaforma IA per l’interazione mediante comandi vocali: con tutta probabilità l’intenzione è quella di lanciare la propria alternativa.

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Tecnologia per il rilevamento automatico delle persone con sistema edge-based, intelligenza artificiale per la definizione delle zone di controllo e perimetrali, compatibilità con gli assistenti virtuali di Google e Amazon (Alexa). Sono alcune delle caratteristiche offerte dalle nuove videocamere per la sorveglianza della casa presentate da D-Link al CES 2020 in corso a Las Vegas.

D-Link al CES 2020: le novità annunciate

I modelli (da sinistra a destra nell’immagine qui sotto) entrano a far parte della famiglia di prodotti mydlink. Il dispositivo WiFi DCS-8000LHV2 Mini Full HD ha dimensioni compatte (3,7×4,5x 9,5 cm), cattura immagini a 1080p con framerate 30 fps e può contare su un angolo di visione pari a 138 gradi. Come suggerisce il nome, WiFi SpotlightDCS-8627LH Full HD Outdoor è invece adatto agli ambienti esterni come cortile o giardino: integra una luce a LED da 400 lumen, visione notturna a colori e a infrarossi, può contare sulla certificazione IP65 e su un sistema di rilevamento per la rottura del vetro, include altoparlante e sirena con audio bidirezionale.

Le nuove videocamere della gamma mydlink per la sorveglianza della casa

Infine, WiFi DCS-8526LH Full HD Pan/Tilt Pro offre una visuale a 360 gradi (ruota fino a 340 gradi in orizzontale e 105 gradi in verticale), segue automaticamente il movimento, permette di selezionare l’angolo di visuale panoramica e ospita una porta Ethernet per il collegamento cablato.

Altre novità in arrivo da D-Link al CES 2020 riguardano le soluzioni WiFi Mesh per la connettività e i prodotti WiFi 6. In questa categoria i router battezzati WiFi DIR-1950 MU-MIMO Gigabit e  WiFi 6 DIR-X1560 Smart oltre all’extender COVR-X1870.

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Mercoledì, 08 Gennaio 2020 14:26

Windows 10, la Preview Build 19541 agli Insider

Microsoft annuncia oggi il rilascio della build 19541 di anteprima del sistema operativo Windows 10 (la prima del 2020) per gli Insider presenti nel Fast Ring. Trattandosi di una versione non definitiva della piattaforma, l’installazione è come sempre sconsigliata a chi utilizza il computer quotidianamente per lavoro o studio.

Windows 10 Insider Preview Build 19541

Non si tratta certo di un changelog ricco di cambiamenti, almeno stando a quanto reso noto sulle pagine del blog ufficiale. All’immancabile elenco di bugfix che puntano a migliorare la stabilità si aggiungono due piccole novità. La prima riguarda l’icona presente nella systray che indica l’utilizzo dei servizi di localizzazione, ridisegnata e con lo stile visibile nell’immagine qui sotto.

Windows 10 Insider Preview Build 19541

La seconda fa invece riferimento alla voce Architettura aggiunta nella finestra Gestione Attività.

Windows 10 Insider Preview Build 19541

Microsoft rende noto inoltre di aver riabilitato Timer e Bing Instant Answers per gli utenti di Cortana. L’assistente virtuale può dunque ora essere nuovamente chiamato in causa dagli Insider per impostare una sveglia o per ottenere risposte rapide sulla base delle informazioni disponibili online, ma al momento solo in lingua inglese.

Cortana e Windows 10

Come già visto il mese scorso, a partire dalla build 19536 il gruppo di Redmond non fa riferimento specifico a uno dei prossimi major update di Windows 10: potrebbe dunque trattarsi dell’aggiornamento 20H1 atteso per la primavera oppure del successivo 20H2.

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In fase di rollout una nuova versione di Firefox. Agli utenti del browser si consiglia di effettuare l’aggiornamento il prima possibile: nessuna nuova feature né cambiamenti all’interfaccia, ma la risoluzione di una vulnerabilità 0-day (CVE-2019-17026) definita come “critica” da Mozilla e potenzialmente in grado di consentire a un malintenzionato di ottenere il controllo del computer.

Firefox: vulnerabilità CVE-2019-17026 risolta

Ci sono prove in merito al fatto che l’exploit sia stato sfruttato, come riportato anche sul sito della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency statunitense. A segnalare la falla è stata la società cinese Qihoo 360 specializzata in sicurezza informatica.

Gli unici dettagli al momento diffusi in merito al problema lo inseriscono nella categoria Type Confusion. La vulnerabilità mostra il fianco alla possibilità di un attacco per via dell’incorretta allocazione delle informazioni (in fase di scrittura o lettura) all’interno del sistema. Sfruttandola è possibile ottenere l’accesso a porzioni di memoria che dovrebbero invece essere mantenute protette.

L’update in fase di rilascio porta il software alla versione 72.0.1. La distribuzione ha preso il via nella giornata di martedì, solo 24 ore dopo il rollout di Firefox 72 che ha risolto altre undici vulnerabilità riscontrate nelle edizioni precedenti, sei delle quali ritenute gravi (tre potenzialmente in grado di consentire l’esecuzione di codice maligno).

Come scritto in apertura, il suggerimento per gli utenti del browser di casa Mozilla è quello di non perdere tempo e procedere subito al download e all’installazione dell’aggiornamento, così da mettere al sicuro se stessi e i propri dati dall’azione dei malintenzionati.

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Giovedì, 09 Gennaio 2020 16:10

Il riconoscimento facciale di Clearview AI

Apriamo la settimana parlando nuovamente di un impiego degli algoritmi di riconoscimento facciale da parte delle autorità per finalità legate a sorveglianza e sicurezza pubblica: sulle pagine del New York Times è comparso un report che fa riferimento a un’azienda fino ad oggi sconosciuta, Clearview AI, fornitrice di uno strumento sviluppato ad hoc a oltre 600 agenzie governative in tutto il mondo.

Ha sede a New York ed è stata creata da Peter Thiel, già cofondatore di PayPal e finanziatore di Facebook. I suoi algoritmi sono stati istruiti sulla base di un archivio contenente oltre tre miliardi di fotografie e video (sette volte più grande rispetto a quello impiegato da FBI) prelevate da siti e servizi come Facebook, YouTube e Venmo. Tra i punti di forza di questa IA la capacità di abbinare un viso a una persona analizzando un’immagine anche se catturata da angolazioni non ottimali o dall’alto, cosa che spesso avviene con le videocamere dei sistemi di sicurezza.

Stando a quanto reso noto, il software sarebbe in grado di rilevare la corretta identità di una persona nel 75% circa dei casi. Pare inoltre sia già stato impiegato con successo per dare la caccia ai criminali. Il New York Times parla di potenziali rischi per la privacy della collettività poiché non è certo che la tecnologia messa a punto da Clearview AI sia stata sottoposta a test di affidabilità e accuratezza da parte di una realtà indipendente prima di essere resa disponibile ad autorità e forze di polizia. Passaggio smentito però dalla homepage del sito ufficiale dell’azienda.

La tecnologia di ricerca visuale di Clearview è stata sottoposta a test indipendenti per l’accuratezza e la sua conformità legale valutata da autorità riconosciute a livello internazionale. Ha soddisfatto gli standard più elevati in fatto di performance sotto ogni aspetto.

Il portale descrive inoltre il prodotto come “una tecnologia utile per risolvere i crimini più complessi”. Riportiamo di seguito in forma tradotta la missione dichiarata.

Clieaview è un nuovo strumento di ricerca impiegato dalle forze dell’ordine per identificare i responsabili e le vittime dei crimini. La tecnologia ha aiutato le autorità a individuare centinaia di persone colpevoli di reati che includono pedofilia, terrorismo e traffico sessuale. È stata anche utilizzata per aiutare a scagionare innocenti e identificare vittime di abusi su minori o frodi finanziarie. Utilizzando Clearview, le forze dell’ordine sono in grado di catturare i criminali più pericolosi, risolvendo i casi irrisolti più difficili e rendendo le comunità più sicure, specialmente in relazione ai più vulnerabili tra noi.

Non è ovviamente dato a sapere quali siano le oltre 600 realtà di tutto il mondo che già impiegano il sistema. Considerando il numero, immaginiamo ad ogni modo si tratti di autorità e forze dell’ordine distribuite a livello globale e non circoscritte al territorio americano.

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Accordo siglato da Huawei e TomTom: attraverso la partnership il colosso cinese potrà integrare le mappe, le informazioni sul traffico aggiornate in tempo reale e i sistemi di navigazione messi a punto dal gruppo olandese all’interno dei propri dispositivi e nelle proprie applicazioni destinate agli utenti.

Le mappe di TomTom per Huawei

Per la società di Shenzhen si tratta di una mossa il cui obiettivo è anzitutto quello di trovare un’alternativa all’impiego di Google Maps. Una necessità conseguente al ban imposto dagli Stati Uniti nei confronti del produttore, una misura che di fatto impedisce alle società americane di fornire tecnologia e componentistica all’azienda asiatica se non in seguito alla concessione di specifiche autorizzazioni da parte del governo USA. Ne abbiamo parlato in modo esaustivo su Telefonino.net con la recensione del Mate 30 Pro.

Ricordiamo che nei mesi scorsi Huawei ha presentato HarmonyOS, nuovo sistema operativo destinato almeno in un primo momento ai televisori così come ai device connessi della Internet of Things, ma che immaginiamo in un futuro non troppo lontano possa debuttare anche nell’universo mobile a bordo degli smartphone.

Stando a quanto reso noto dal portavoce Remco Meerstra di TomTom attraverso le pagine di Reuters, l’accordo è stato raggiunto tempo fa, anche se comunicato pubblicamente in via ufficiale solo oggi. La stretta di mano rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il gruppo olandese, noto in passato quasi esclusivamente per la commercializzazione dei navigatori GPS, stia sempre più puntando sulla fornitura di servizi, come emerso anche dall’intervista a Paolo Bocca (Sales Manager Automotive Italy) che lo scorso anno su queste pagine ha parlato in modo approfondito delle evoluzioni del settore automotive.

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Lunedì, 20 Gennaio 2020 11:58

La lente a contatto AR di Mojo Vision esiste

Risultati immagini per La lente a contatto AR

Pochi giorni fa abbiamo scritto su queste pagine di Mojo Vision, una startup nata con l’obiettivo alquanto ambizioso di integrare un sistema per la realtà aumentata all’interno di una lente a contatto. Alle prime informazioni trapelate si aggiungono oggi quelle condivise da CNET che parla di un prototipo del dispositivo già funzionante, anche se non ancora indossabile, immaginiamo per questioni legate alla sicurezza.

Mojo Lens: realtà aumentata e invisible computing

Il team che l’ha creato parla di invisible computing, considerando le sue dimensioni estremamente contenute. Si tratta di una lente a contatto che include un display MicroLED monocromatico ad alta risoluzione (14.000 ppi) in grado di mostrare direttamente all’interno del campo visivo informazioni come le previsioni meteo, le notifiche provenienti dallo smartphone, i messaggi o le indicazioni stradali. Mojo Lens, questo il nome, farà però di più: permetterà di vedere nel buio.

La lente a contatto smart di Mojo Vision, con display incorporato

I responsabili del progetto affermando che l’obiettivo principale è quello di offrire un supporto tecnologico a coloro che soffrono di problemi alla vista, affetti da patologie come degenerazione maculare, glaucoma e retinite pigmentosa. Fatichiamo però a immaginare che non siano stati ipotizzati altri impieghi.

A comporre la squadra di Mojo Vision ci sono Steve Sinclair (in passato al servizio di Apple e Motorola Mobility) ed ex collaboratori di realtà come Amazon, Google, Microsoft, Philips Healthcare, Zeiss Ophthalmology e Johnson & Johnson. La commercializzazione del dispositivo, che può essere descritto come una sorta di head-up display nell’occhio, è ancora lontana: al termine del processo di sviluppo, proprio per la sua natura, sarà necessario ottenere le dovute autorizzazioni da parte di enti come la FDA statunitense prima che la lente a contatto AR possa raggiungere il mercato.

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