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News

Giovedì, 14 Gennaio 2016 14:45

Snapdragon 820 v2 avvistato su Geekbench

geekbench

 

Lo Snapdragon 820 raggiunge la revision 2 e viene avvistato su Geekbench a bordo di uno smartphone misterioso, indicato solo come Rain Rain A3000. I punteggi comunque non presentano novità significative rispetto alle uscite precedenti.

Lo Snapdragon 820 torna ad apparire su Geekbench ma questa volta la notizia non è costituita dal punteggio conseguito, bensì da un piccolo quanto significativo dettaglio: fino ad ora infatti il nuovo SoC del chipmaker californiano era indicato come v1 o revision 1, mentre adesso per la prima volta è presente la sigla v2

La seconda revisione dovrebbe dunque essere quella definitiva, quella cioè che raggiungerà poi il mercato, una buona notizia per chi sta attendendo la disponibilità di questo promettente SoC, che ormai dovrebbe dunque essere davvero vicina. 

Nessuna novità invece come detto per quanto riguarda il punteggio che è identico a quello precedente, anzi in realtà leggermente inferiore (2287 e 5115rispettivamente in modalità single e multi core, contro 2320 e 5396 conseguiti lo scorso 11 dicembre): una differenza comunque talmente ridotta da indicare più una variazione casuale, normale nei benchmark, che prestazioni inferiori. 

Nessuna paura dunque: la versione finale dello Snapdragon 820 dovrebbe mantenere quanto promesso fino ad ora. L'altro mistero riguarda invece più che altro lo smartphone utilizzato, che Geekbench riporta con la sigla Rain Rain A3000, un nome che non sembra rimandare a nulla di noto e anzi probabilmente scelto proprio per celare l'identità del dispositivo. 

Tutto quello che possiamo sapere è soltanto che lo smartphone è dotato di 4 GB di RAM e di sistema operativo Android 6.0.1 Marshmallow, due dettagli che ci dicono che si tratta di un modello di fascia alta, quale però resta al momento un mistero

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Giovedì, 14 Gennaio 2016 14:48

Recensione Powercolor Radeon Devil R9 390X

powercolor devil r9 390x 04

 

Powercolor usa un sistema ibrido aria-liquido per la sua Devil R9 390X 8GB. In che modo questo dissipatore impatta su prestazioni, raffreddamento e rumorosità?

Introduzione

La PowerColor Devil R9 390X è una scheda video equipaggiata con il core grafico Hawaii XT (noto anche come Grenada XT) che si distingue dalla massa per il sistema di raffreddamento ibrido. Ha inoltre 8 GB di memoria GDDR5 (a 6100 MHz effettivi), molto utili alle alte risoluzioni.La GPU su questa scheda opera fino a 1010 MHz e integra 2816 shader, 176 unità texture e 64 ROPs, mentre l'interfaccia di memoria è a 512 bit. Il bandwidth teorico è di 390,4 GB/s, 70 GB/s in più della Radeon R9 290X. La scheda è compatibile con le DirectX 12 feature level 12_0 e supporta le tecnologie LiquidVR per la realtà virtuale e TrueAudio. Non manca anche il supporto FreeSync: la R9 390X può pilotare fino a quattro schermi alla volta.

Caratteristiche

La Devil R9 390X non è una classica 390X. La maggior parte delle schede è equipaggiata con un grande dissipatore ad aria, molte hanno fino a tre ventole e diverse grandi heatpipe in rame. Con la Devil l'approccio è differente: c'è un radiatore da 120 mm e un sistema a liquido ad anello chiuso. Sapendo che la GPU non è l'unico componente "termicamente sensibile" Powercolor ha aggiunto una ventola da 12 millimetri sulla scheda per soffiare aria sui moduli di memoria e la circuiteria che regola la tensione.

La copertura del sistema di raffreddamento ha delle prese d'aria che ricordano una macchina sportiva. Il tutto è fatto di plastica nera con alcuni accenti in alluminio. Sfortunatamente, a causa delle sue dimensioni, non potrete installarvi accanto una seconda scheda in CrossFire; è necessario che vi sia uno slot di espansione per il ricircolo dell'aria.La scheda è lunga 278 millimetri dalla porta DVI all'altro capo e alta 122 millimetri. Lo spessore è di 60 mm nel punto più ampio, quindi approntare un 3-way CrossFire potrebbe essere complicato.PowerColor copre il retro della sua scheda con una piastra in alluminio. Il backplate sporge un po' troppo, rendendo quasi impossibile rilasciare il fermo dello slot PCI Express presente su molte schede madre. La scheda è adornata da accenti grigi e rossi, con il logo Devil al centro. Se il vostro case è a finestra e lo schema di colori contempla il rosso, il nero o il grigio questa scheda sarà un ottimo complemento.Lungo il bordo superiore della scheda troverete un connettore ausiliario a 6 pin e uno a 8 pin.All'altro capo del bordo superiore Powercolor ha integrato un interruttore per selezionare il BIOS. Un firmware ha le impostazioni di fabbrica, mentre il secondo ha un profilo leggermente meno aggressivo che può essere usato come "salvavita" in caso di un overclock troppo aggressivo.La Devil R9 390X può pilotare fino a quattro schermi, anche se le vostre opzioni di connettività sono limitate. Ci sono una DisplayPort, una HDMI e due dual-link DVI. Potete gestire monitor 4K con la DisplayPort (a 60Hz) e l'HDMI (a 30Hz), mentre le DVI si fermano a 2560x1600 pixel. Insieme alla scheda l'azienda offre in bundle un ampio mouse pad, pensando - logicamente - che siate videogiocatori.

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La JEDEC Solid State Technology Association ha aggiornato le specifiche della High Bandwidth Memory (HBM). Più stack, capacità e bandwidth con la revisione JESD235A 

La JEDEC ha aggiornato le specifiche dello standard legato alla High-Bandwidth Memory (HBM), la memoria che i più conosceranno perché a bordo delle schede video AMD Radeon R9 Fury e Nano, e che in futuro sarà adottata nuovamente ad AMD per altri prodotti ma anche, per la prima volta, da Nvidia con le soluzioni Pascal.

La nuova versione, chiamata JESD235A, contempla la creazione di memoria HBM con due, quattro o otto stack e capacità che spaziano da 1 a 8 GB per stack. Anche se il nuovo standard usa la stessa interfaccia a 1024 bit e otto canali per stack, come la prima generazione di memoria HBM, ogni stack può supportare velocità di trasferimento fino a 256 GB/s.

La Radeon R9 Fury X adotta quattro stack di memoria HBM che le consentono di avere un bus di memoria effettivo a 4096 bit, con un bandwith per stack di 128 GB/s e uno totale di 512 GB/s. Di conseguenza una futura scheda video con quattro stack di questa nuova versione di HBM potrebbe godere di un bandwidth di circa 1 TB/s.

La JEDEC aggiunge inoltre che la revisione JESD235A offre "un'architettura pseudo-channel per migliorare il bandwidth effettivo" così come una funzione che allerta i controller quando la temperatura della DRAM supera i livelli di guardia.

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Super Flower risponde all'alta domanda di alimentatori a bassa potenza e alta efficienza con la nuova soluzione Leadex Platinum da 550 watt. Questa unità è dotata di alte prestazioni, funziona senza fare rumore e ha un'efficienza 80 Plus Platinum.

Dopo essersi fatta una buona reputazione nel mercato degli alimentatori grazie alle unità ad alta e media potenza, Super Flower (SF) ha deciso che è giunto il momento di competere anche nella fascia più bassa, una branca del mercato che di recente sta raggiungendo interessanti volumi di vendita.

Sono sempre di più gli utenti che acquistano alimentatori ad alta efficienza ma con una potenza modesta: i processori hanno arrestato la loro corsa verso gli alti consumi, pur assicurando buone prestazioni, e le schede video (specie quelle basate su architettura Maxwell) hanno fatto altrettanto. Di conseguenza c'è un grande mercato per gli alimentatori da 500 a 600 watt ed efficienza Platinum, considerando che le soluzioni Titanium hanno prezzi ancora troppo elevati.

Attualmente non c'è concorrenza tra le soluzioni da 550 watt e certificazione 80 PLUS Platinum. Ci sono il Seasonic SS-520FL e l'Enermax EDF550AWN, ma si tratta di prodotti passivi con prezzi molto elevati. L'offerta di Super Flower costa 170 euro circa ed è quella che analizziamo in questa recensione. Il model number è SF-550F14MP, ed è basata sulla stessa piattaforma Leadex usata dalle altre unità di questa linea. Con questo nuovo modello la linea Leadex Platinum è tra le più complete sul mercato, composta da otto unità da 550 fino a 2200 watt.Oltre all'efficienza 80 Plus Platinum questo alimentatore è compatibile con le piattaforme Haswell ed è totalmente modulare. Può operare su intervallo di temperatura ampio ma le sue caratteristiche di protezione non includono la over temperature protection (OTP), che è davvero cruciale per ogni alimentatore. La ventola di raffreddamento è a doppio cuscinetto a sfera, garantendo una durata di vita maggiore e una modalità semipassiva che elimina la rumorosità a bassi carichi. Le dimensioni dell'unità sono tipiche di questa categoria, ma il prezzo è piuttosto alto. La garanzia di 5 anni è adeguata, ma l'offerta di EVGA basata sulla stessa piattaforma offre una durata persino maggiore.C'è un solo canale +12V, cosa comune per un alimentatore Super Flower. La potenza massima combinata che i canali minori possono fornire è limitata a 100 watt, sufficiente per un sistema di fascia media. Infine, il canale 5VSB ha la capacità tipica che ritroviamo nella maggior parte degli alimentatori odierni.

C'è un singolo connettore EPS, come da attese, ma non ci aspettavamo di trovare un numero dispari di connettori PCI Express. La maggior parte degli alimentatori ha un numero pari di connettori PCIe, ma in questo caso, Super Flower ha deciso di offrirne tre. Sembra che Super Flower abbia voluto cautelarsi ed evitare casi in cui un utente potrebbe provare ad alimentare due schede video di fascia alta insieme agli altri componenti con questo alimentatore.

Per un alimentatore da 550 watt il numero di connettori SATA presenti è elevato, e c'è anche un sufficiente numero di connettori Molex 4 pin. Sebbene il cavo ATX principale sembri corto, probabilmente un alimentatore di media potenza non sarà installato in un case tower ma in uno molto più piccolo, quindi non dovrebbe esserci alcun problema di compatibilità.

Il cavo EPS è abbastanza lungo da evitare l'uso di prolunghe, mentre la lunghezza dei cavi PCIe è ideale per la maggior parte dei case. Inoltre, la distanza tra SATA e i cavi delle periferiche è adeguata. Infine, il cavo che ospita un solo connettore PCIe - insieme ai connettori ATX ed EPS - usa fili 16 AWG, mentre i connettori rimanenti hanno fili 18 AWG. Normalmente un'unità da 550 watt non ha bisogno di fili più spessi di 18 AWG, ma sembra che Super Flower non volesse perdere alcuna prestazione di bilanciamento del carico sui cavi.Dato che questo alimentatore è dotato di un solo canale +12V, non abbiamo nulla da dire sulla distribuzione

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Giovedì, 14 Gennaio 2016 15:38

Recensione Kaspersky Internet Security 2016

kaspersky internet security 2016

 

Kaspersky Internet Security è un pacchetto antivirus di fascia media con diverse funzioni utili, ma il rilevamento dei malware su Windows 7 è peggiore rispetto a quello su Windows 8.Kaspersky Internet Security è una suite antivirus di fascia media che include un browser sicuro per il banking online e lo shopping. Integra la protezione della webcam e una moltitudine di funzioni per salvaguardare la privacy. Come la maggior parte degli antivirus in questa fascia di prezzo, include un firewall e il parental control. Il prezzo è di 70 euro (protezione di 3 PC per un anno) e l'impatto sulle prestazioni del sistema è ridotto durante le scansioni.Uno dei lati negativi è il rilevamento dei malware, peggiore su Windows 7 rispetto a Windows 8. Il pacchetto non comprende inoltre un gestore delle password integrato e un sistema di distruzione dei file, due funzioni offerte da molti prodotti della concorrenza.

La licenza per Kaspersky Internet Security funziona su computer Windows, partendo da XP fino ad arrivare a Windows 10. Il prezzo varia in base alla quantità di sistemi che si desidera proteggere.

Gli utenti che hanno bisogno di usare l'antivirus su vari dispositivi devono optare per Kaspersky Internet Security Multi-Device, progettato per funzionare anche su Mac e smartphone e tablet Android.

Chi vuole il pacchetto completo e funzioni avanzate per distruggere i file ed eseguire il backup del sistema deve invece affidarsi a Kaspersky Total Security Multi-Device.

 

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Capgemini: così il mondo connesso ha cambiato il prodotto assicurativo

 

Spesso si parla di mobilità e tecnologie indossabili come strumenti dedicati quasi interamente a un ambito consumer. Eppure il successo negli anni del BYOD ha posto un’evidenza fondamentale: il confine tra tech enterprise e di consumo è sempre più labile, totalmente assente in alcuni casi. Capita quindi che soggetti immersi da sempre nel mondo dell’innovazione, abbiano accolto le sfide della modernità per dare vita a contesti comunicativi originali e del tutto inaspettati. Da questa premessa è partita un’interessante ricerca condotta daCapgemini e CeTIF, volta a studiare in che modo le nuove tecnologie hanno impattato su un contesto particolare come quello delle assicurazioni. Per studiare i trend, i due promotori hanno fondato un “Insurance Innovation Center”, un osservatorio che mira a promuovere l’innovazione in ambito assicurativo, supportando le compagnie interessate, sia in termini strategici che operativi. L’analisi ha interessato un campione di dodici compagnie che rappresentano più del 50% del totale della raccolta premi in Italia.

Capire oggi per accogliere il domani

“Che il mondo delle assicurazioni sia cambiato è chiaro. Quello che abbiamo voluto fare, come Capgemini Italia, è stato capire in che direzione si stava muovendo e come avesse integrato le novità tecnologiche sia dal lato della proposta che della fruizione – spiega Raffaele Guerra, Senior Vice President, Insurance Practice Leader di Capgemini Italia – il nostro compito non è stato solo quello di disegnare un panorama di ciò che il mondo assicurativo è oggi, ma anche creare un gruppo di lavoro che punti a migliorare il settore di riferimento, integrando soluzioni all’avanguardia”.

Mondo connesso

È evidente che se gran parte delle attenzioni di chi produce tecnologia (hardware e software) va alle tecnologie indossabili, chi offre servizi punterà sempre più a soddisfare alcuni bisogni utilizzando le piattaforme più in voga tra gli utenti. Un esempio concreto di quanto i wearable abbiano cambiato il modo che ci circonda ci viene dato daMichele Inglese, Principal Consultant di Capgemini Italia: “Molti forecast ci dicono che nel 2020 avremo 20 miliardi di oggetti connessi al mondo ma il dato interessante è quello che riguarda i tempi odierni: nel 2015 avevamo più di 8 miliardi di dispositivi connessi, con una crescita annuale di oltre 3 miliardi. Questo vuol dire che nei prossimi 5 anni il 33% delle persone indosserà almeno un oggetto connesso rispetto all’attuale 13%”.

Il concetto di cambiamento non è assolutamente estraneo al mondo assicurativo. “Negli USA ci sono già i primi esempi che mostrano come i soggetti assicurativi sfruttino gli oggetti connessi per migliorare l’offerta ai loro clienti. Qualche esempio? Humana ha piazzato nelle case di alcuni tester delle telecamere che controllano quello che ingeriscono, così da modellare l’offerta assicurativa su tipologie diverse di clienti. Oppure le società che erogano energia, che hanno cominciato a sfruttare la domotica per analizzare il consumo energetico di una famiglia, così da proporre canoni adatti a stili di vita differenti.

Il modello di business

L’evidenza dei dati presentati dalla ricerca ha posto un quesito fondamentale: come cambia il modello di business alla luce dei nuovi strumenti di monitoraggio? “Sono emersi una serie di archetipi che spiegano in che modo le aziende ripensano i loro prodotti e stringono accordi per mettere in piedi una proposta che soddisfi vecchie necessità ma sulla base di nuove metodologie di raccolta – continua Paolo Gatelli, Senior Research Manager CeTIF –. E’ la conseguenza dell’adozione dell’IoT, che spinge le imprese assicuratrici a tessere rapporti con altri produttori, allungando sia le scelte strategiche che la catena di valore”.

Gli archetipi

Capgemini e CeTIF hanno dunque individuato tre archetipi ben precisi, definiti in: Fabbrica ProdottoPartnershipFull Liner. Il primo prevede che la compagnia offra esclusivamente il supporto assicurativo, lasciando che soggetti terzi si occupino di realizzare e commercializzare la componente tecnologica (wearable, black box, white box). Il modello partnership si basa sulla collaborazione tra l’assicuratrice e la società operante in settori diversi, con cui definisce la soluzione e stila le strategie commerciali e distributive. L’ultimo cluster, quello dei Full Liner include compagnie che gestiscono per intero i canali di progettazione, realizzazione e distribuzione, con prodotti in-house.

Sentiment italiano

Come da premessa, la ricerca di Capgemini e CeTIF non parla solo di tendenze universali ma della reale situazione italiana, almeno di quella vissuta dalle compagnie assicuratrici intervistate. La presentazione dei risultati è dunque l’occasione migliore per capire in che modo i principali player attivi in Italia pensano di adottare la “disruption” dell’IoT all’interno del loro business. Da Generali Business Solution ad AssimocoZurich Insurance Company PLCAllianz e Aviva, il pensiero è che l’Internet delle Cose rappresenti ancora un punto interrogativo, non solo nel mondo delle assicurazioni ma in quello più generale della fornitura dei servizi. Ciò comporta un dubbio sistemico non da poco, vista l’assenza di linee guida comprovate e della comprensione che per cambiare l’assetto attuale bisogna scommettere sull’innovazione, magari senza ottenere risultati al primo colpo ma incentivando un’incoscienza positiva, senza la quale il business assicurativo rischia di rimanere arroccato a formule appartenenti oramai al passato.

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