Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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News

Venerdì, 14 Ottobre 2016 10:36

Pulizie d'autunno per Chrome

Milano - Il tallone d'Achille dei moderni e prestanti browser è il consumo di RAM: su dispositivi mobile così come sui PC vecchio stile sono in grado di mettere in crisi l'intero apparecchio, soprattutto a causa della mole del codice javascript che abbonda nei siti interattivi moderni. Per questo i tecnici che lavorano al motore V8 di Chrome si sono messi all'opera: hanno trovato un difetto nel codice e i miglioramenti si vedranno a partire da Chrome 55 in uscita a dicembre.

Quello che hanno scoperto gli sviluppatori monitorando il comportamento di Chrome è che il meccanismo di download ed elaborazione in background delle pagine, che consente di velocizzare tempi di caricamento e di mostrare rapidamente i contenuti al click dell'utente, consuma molta memoria e in modo poco efficiente: invece di liberare le porzioni inutilizzate della RAM al termine dell'elaborazione, ampie aree della memoria rimangono "bloccate" e appesantiscono in questo modo l'intero sistema.

Solo mettendo una pezza a questo problema, ovvero modificando il sistema di gestione e rilascio della memoria usata dal motore javascript V8, gli sviluppatori sostengono di riuscire atagliare il consumo di RAM fino al 50 per cento: un valore tanto più significativo su siti che contengono moltissimi contenuti multimediali, come Youtube o le homepage di un quotidiano digitale, e che dovrebbe migliorare le performance soprattutto sui dispositivi meno dotati sul piano della memoria installata (ad esempio tablet e smartphone con meno di 1GB di RAM). In quest'ultimo caso si parla di un guadagno di circa il 35 per cento, non cosa da poco.Per avvantaggiarsi di queste performance bisognerà aspettare il 6 dicembre, giorno previsto per il rilascio di Chrome nella release number 55. Chi avesse fretta, potrà dare un'occhiata alle versioni beta e canary del software, che tuttavia saranno probabilmente affette da qualche bug e potrebbero presentare qualche rischio sui PC utilizzati per lavoro.

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Venerdì, 14 Ottobre 2016 11:29

Mercato PC, le geremiadi degli analisti

Mercato PC, le geremiadi degli analisti

 

Roma - Gli analisti di Gartner e IDC continuano a lamentare il declino del mercato dei PC, un settore caratterizzato da anni dal segno meno che soffre la perdurante tendenza degli utenti a non aggiornare i propri sistemi informatici con la stessa frequenza di un tempo. Qualcosa dovrebbe cambiare presto, sostiene IDC, mentre Gartner è decisamente più pessimista.

Stando ai dati di quest'ultima, infatti, il terzo trimestre dell'anno 2016 si è chiuso con 68,9 milioni di unità messe in commercio dai vari produttori internazionali, un declino del -5,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorsoPer quanto riguarda IDC, invece, il numero di sistemi commercializzati nel terzo trimestre ammonta a 68 milioni e rappresenta un declino del 3,9 per cento rispetto al 2015.

La "crisi" del mercato, che oramai ha carattere sistemico, colpisce in maniera diversa i vari player ancora impegnati nel business informatico per eccellenza: Lenovo continua a rappresentare il maggior produttore di PC al mondo con una quota di mercato superiore al 20 per cento nonostante il trend delle vendite in discesa (-2,4 per cento per Gartner e -3,2 per cento per IDC), mentre HP, Dell e Asus seguono con risultati in positivo.
Particolarmente significativo risulta poi essere il crollo stimato di Apple, con la piattaforma di computing made in Cupertino (Mac/OS X) che crolla alternativamente del -13,4 per cento (Gartner) o del -13 per cento (IDC).Gartner dice che la maggior parte degli utenti già possiede un prodotto afferente a ciascuna delle tre le principali categorie di dispositivi (computer, tablet, smartphone), una situazione "matura" che lascerebbe ben poco spazio a un nuovo upgrade del PC. IDC sostiene invece che i risultati trimestrali migliori del previsto (un 3,2% in più rispetto al declino inizialmente stimato) lasciano presagire una ripresa futura.

E l'utente? Con tutte queste lamentazioni degli analisti per l'industria che crolla, Wall Street che piange e i venditori che battono cassa, la posizione del potenziale acquirente non viene mai presa in debita considerazione: i prezzi scendono, la diversificazione dei prodotti cresce e il momento non potrebbe essere più propizio per acquistare un nuovo sistema informatico al passo coi tempi.

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Venerdì, 14 Ottobre 2016 11:33

SWIFT, seconda ondata di cyber-rapine

Questa seconda gang è stata ricondotta all'impiego del trojan Odinaff e di sue varianti capaci di colpire macchine Windows, utilizzati fin dal mese di gennaio del 2016 per colpire un totale di un centinaio di organizzazioni che operano in ambito bancario e finanziario soprattutto negli USA, ma anche ad Hong Kong, in Australia, Regno Unito e Ucraina. Odinaff, inoculato nelle macchine obiettivo dell'attacco tramite campagne email mirate con allegati infetti o tramite altri malware già ospitati dai sistemi target, permette ai cybercriminali di monitorare quanto avviene sul sistema colpito e di impartire ordini, fra cui l'installazione di ulteriore codice per condurre gli attacchi. Codice che consente ad esempio di intercettare messaggi formattati con standard SWIFT sulla base degli IBAN coinvolti o di altri dettagli relativi alle transazioni, e che consente di occultarli al sistema ospite, così da far perdere le tracce delle transazioni fraudolente, oppure che permette di rimuovere qualsiasi elemento che possa ricondurre ai malware, una volta esaurita la loro funzione.

Sono alcuni di questi dettagli a suggerire a Symantec di tracciare un collegamento tra l'attività dei cybercriminali che hanno sfruttato il trojan Odinaff per condurre attacchi al network SWIFT e quelle del gruppo denominato Carbanak, cybergang individuata da Kaspersky nel 2015. Comuni alle campagne dei due gruppi, parte dei toolkit utilizzati, alcuni indirizzi IP relativi ai centri di comando e controllo delle operazioni malevole, un indirizzo IP già impiegato per l'attacco ai POS MICROS di Oracle, attribuito al gruppo Carbanak.SWIFT ha reso noto di essere informata dei fatti e di aver già notificato il pericolo ai propri utenti. Per il momento non ci sono elementi che suggeriscano la compromissione del network.

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Roma - La vicenda delle email trafugate dai server del Democratic National Committee, che ha creato non poco imbarazzo ad Hillary Clinton candidata alle elezioni presidenziali per conto del Partito Democratico, segna una nuova puntata. In un comunicato ufficiale James R. Clapper Jr., direttore dell'intelligence nazionale, e il Department of Homeland Security (DHS) sostengono che i messaggi di posta elettronica trafugati e trapelati i vari di siti web "hanno lo scopo di interferire con il processo elettorale degli Stati Uniti". 

In particolare, lo U.S. Intelligence Community (USIC) ritiene che l'attacco, la cui ricostruzione evidenzierebbe segni tipici delle azioni di spionaggio informatico condotte da entità riconducibili al governo russo, sia stato condotto direttamente o per conto delle maggiori autorità russe, con il chiaro obbiettivo di alterare le elezioni presidenziali. Come evidenziato nello stesso rapporto, non vi è alcuna prova concreta a supporto della tesi elaborata dall'USIC, anche se molteplici indizi sono stati confermati da società private di sicurezza, comethreatconnect che ha pubblicato una ricerca che collega gli hack ad un gruppo di cyber-spionaggio che si ritiene essere operativo in Russia.

Nel rapporto si menziona anche WikiLeaks, sito che ha pubblicato gran parte del materiale trafugato dalla rete del Partito Democratico, creando non poco imbarazzo per i discutibili favoritismi elargiti in favore della Clinton, a danno del rivale Sanders. Il sito si è però rifiutato di rivelare la fonte delle informazioni pubblicate.Le accuse contro il governo russo giungono a poche ore dalla richiesta, da parte del segretario di stato John Kerry, di un'indagine formale nei confronti dei governi russo e siriano per crimini di guerra, in relazione agli attacchi contro i civili ad Aleppo e in altre zone della Siria. Gli sviluppi segnano una netta escalation negli scontri tra Washington e Mosca. Lo scopo di questa richiesta di Kerry è da molti considerato il tentativo di dissuadere i russi nell'alimentare ulteriori rivelazioni che possano interferire con il normale corso delle elezioni, tanto che gli USA pensano addirittura di poter ricorrere ad un inasprimento delle sanzioni economiche nel caso le interferenze dovessero proseguire.

I funzionari governativi si sono però premurati di garantire l'impossibilità, per terzi, di interferire con il sistema di voto, evidenziando come gli attacchi (anche precedenti) abbiamo riguardato le banche dati di registrazione degli elettori ma non le macchine per il voto, che non sono connesse a Internet, confermando quanto dichiarato dal direttore dell'FBI James Comey nel corso di un'audizione Commissione Giustizia a fine settembre. Il governo USA ha colto l'occasione per sollecitare i funzionari elettorali statali e locali a collaborare con il DHS allo scopo di garantire la sicurezza delle loro macchine per il voto. La sensazione è che sull'argomento non sia stata messa la parola "fine".

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Modal VR

Roma - Nolan Bushnell, cofondatore nel 1972 della storica Atari, ovvero l'azienda che divenne per molti anni il punto di riferimento mondiale nel settore delle console domestiche, ha deciso di rimettere piede nel variegato universo videoludico, questa volta nell'ambito della realtà virtuale, alla ricerca di un nuovo glorioso cammino. Bushnell ha da poco lanciato, in collaborazione con Chuck E. Cheese e Jason Crawford, la startup Modal VR, il cui obiettivo è realizzare esperienze di realtà immersiva mai viste fino ad oggi, grazie allo sviluppo di soluzioni hardware e software di fascia alta, in grado di riprodurre un'esperienza completamente avvolgente. In sintesi, le intenzioni di Bushnell e soci sono di realizzare "un nuova generazione di realtà virtuale".Modal VR è finora stata riluttante nel rivelare le specifiche della tecnologia proprietaria, anche se i risultati che si possono apprezzare nei video pubblicati sono veramente spettacolari e molto di più deve essere l'esperienza di realtà immersiva vissuta dal vivo, grazie ad una serie di sensori che seguono il movimento dei giocatori fornendo un monitoraggio dell'intero corpo. La piattaforma di Modal VR è inoltre completamente wireless e supporta il multiplayer in aree fino a 275mila metri quadri, con tempi di latenza (nei movimenti del corpo) inferiori ai 10 millisecondi.

Fra gli obiettivi di Crawford e Bushnell c'è quello di trasformare Modal VR in uno one-stop-shop per le esigenze di realtà virtuale, con un app store per gli sviluppatori VR che vogliano lavorare con il Modal VR Core System, e di creare applicazioni per le aziende che acquisteranno i prodotti dell'azienda. C'è da considerare che, a detta degli stessi fondatori, non ci troviamo davanti a prodotti di consumo. I fondatori della start-up non hanno formulato un prezzo per l'acquisto del sistema, ancora in fase di prototipo, ma di certo non si tratterà di un sistema a portata di tasca del giocatore medio.Il target predestinato di Modal VR è dunque costituito da aziende, alle quali consentire di realizzare esperienze di realtà virtuale a grandezza naturale e su larga scala, come la creazione di un campo per un nuovo tipo di gioco o un'esperienza di turismo virtuale condivisa. Secondo quanto riferito dal CEO Jason Crawford, le aziende operanti in un'ampia gamma settori possono utilizzare la piattaforma Modal per realizzare le proprie esperienze coinvolgenti: intrattenimento a tema, attrazioni interattive, strumenti di anteprima; marketing, con attivazioni esperienziali e la creazione di contenuti sociali; giochi arcade, con grandi esperienze VR ecc. Altri tipi di possibili impieghi riguardano la vendita di immobili; la creazione di set, acrobazie ed effetti speciali per la TV e il cinema; la formazione delle forze dell'ordine, degli astronauti e degli atleti ecc. Le possibilità sono davvero infinite.

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Venerdì, 21 Ottobre 2016 12:37

UE, limiti per la rivendita del software

Roma - La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che l'acquirente originale di un software con licenza può rivendere il programma e la relativa licenza in tutte quelle circostanze nelle quali non si tratta di una copia ulteriore del software a passare di mano.

La questione si inserisce nel filone di decisioni prese dalle autorità europee in merito al mercato dei software usato, di fatto riconosciuto come legittimo nonostante l'opposizione di diverse aziende ICT, tra cui Microsoft e Oracle, e nonostante diverse limitazioni.

In particolare, nella decisione sul caso rinviato dalla Corte regionale di Riga che vede Aleksandrs Ranks e Jurijs Vasiļevičs accusati di vendita illecita di prodotti protetti da copyright di Microsoft (più di 3mila copie di Microsoft Windows e Microsoft Office, per un valore totale di 26.5514 Euro) attraverso un marketplace online, i giudici di Lussemburgo hanno specificato che, anche qualora la copia originale sia andata distrutta o sia stata danneggiata, il commerciante non può vendere la sua copia di backup.Secondo i giudici europei, infatti, in base ai principi dell'esaurimento del diritto, il titolare di diritto d'autore che ha venduto la copia di un programma su un dispositivo fisico (come un CD-ROM o un DVD) con una licenza d'uso illimitata non può opporsi alla sua successiva rivendita a meno di disposizioni specifiche contrarie a tale ipotesi. 

Tuttavia, secondo la Corte il copyright riserva al titolare il diritto esclusivo di autorizzare o meno la riproduzione temporanea o permanente di un programma con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma
Pertanto, anche se il titolare non può impedire in alcun modo all'acquirente di fare una copia di backup funzionale all'utilizzo del prodotto legittimamente acquisito (qualsiasi disposizione contrattuale in questo senso sarebbe nulla), tale copia non potrà essere venduta rientrando comunque nel diritto del titolare di esclusiva sulle copie ed esulando - nel momento esatto dell'offerta in vendita - dallo scopo dell'eccezione per copia privata per backup.

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