Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Giovedì, 15 Ottobre 2020 11:52

Smart working, tutto confermato fino al 2021

Smart working oltre l’emergenza.


Quel che si va dicendo da più parti è che lo smart working sia a questo punto destinato a rimanere come forma stabile di organizzazione in molte aziende. Considerando come l’adozione di questa forma agile di lavoro sia una questione culturale prima ancora che organizzativa, non è chiaro cosa possa supportare tali certezze. Quel che è chiaro, invece, è che l’uscita dalla crisi sanitaria non farà altro che introdurci ad una crisi economica che, oltre alle ferite accumulate in questi mesi di difficoltà, metterà in campo una “nuova normalità” nella quale gli equilibri tradizionali saranno spesso eradicati. Nuove aziende emergeranno, vecchie aziende falliranno: in tutto ciò lo smart working sarà uno strumento di lavoro come tanti altri, utile a facilitare alcune modalità di espletamento delle proprie mansioni e al tempo stesso fulcro di nuove rivendicazioni (sindacali?) circa i diritti dei lavoratori.

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La situazione su questo fronte è per il momento semplicemente congelata. Le scadenze di oggi, 15 ottobre, sono procrastinate al 31 dicembre in parallelo allo spostamento nel tempo dell’orizzonte dell’emergenza. Lo smart working sarà un modo per ridurre i carichi sui trasporti pubblici, sarà un modo per garantire assistenza ai figli in caso di isolamento, sarà un modo per facilitare il distanziamento individuale in ufficio. Più che uno strumento aziendale, quindi, è uno strumento sociale di abnorme utilità per garantire al lavoro ed alle famiglie di poter portare avanti i propri ritmi.

E poi cosa succederà? In primavera ci si troverà costretti a sedere ad un tavolo di concertazione per capire cosa sia successo nel frattempo, cosa avranno detto i dati e cosa potrà offrire lo smart working al mondo del lavoro di domani. Tutte le parti saranno chiamate a contribuire a questo passaggio: politici, sindacati, confederazioni e giuslavoristi saranno chiamati a discutere, improvvisamente, del domani. Per molti versi sarà uno sprone importante per un’Italia che troppo a lungo ha discusso del mondo del lavoro seguendo i paradigmi di un passato ormai ampiamente archiviato.

Il regime attuale scade il 31 dicembre 2020. A partire dal 1 gennaio 2021 le aziende dovranno cercare di stipulare accordi individuali con i lavoratori per rientrare in quello che era il regime antecedente a partire dal 1 febbraio. Delle due, una: o lo Stato lascerà la situazione in una sorta di laissez-faire spesso caro all’impresa, oppure interverrà in anticipo senza arrivare alla scadenza. Ma la terza via sembra essere ancora la più probabile, poiché legata ad una inestricabile necessità: si arriverà ad un nuovo rinvio, portando la situazione verso l’estate e – chissà – traslando lo smart working direttamente nei programmi politici della prossima campagna elettorale.

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Il falso messaggio INPS, una truffa

In periodo di bonus e contributi anche i malintenzionati si stanno organizzando di conseguenza con truffe studiate ad hoc per trarre in inganno i meno smaliziati. L’ennesima conferma giunge dalla Polizia Postale con l’avviso riguardante una campagna di phishing che fa leva su un fantomatico bonifico da 600 euro emesso da INPS e in attesa di essere incassato.
INPS e bonifico da 600 euro: occhio alla truffa.
Il testo del messaggio ricevuto è quello riportato qui sotto. Cita “coordinate bancarie non corrette” e l’esigenza di aggiornare i propri dati confermando l’identità per ottenere il denaro. Il mittente sembra essere Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.. In allegato un link che invitiamo caldamente a non aprire in quanto si tratta a tutti gli effetti di una truffa.

Siamo lieti di annunciare che abbiamo emesso il bonifico a vostro favore ID CVD – IT -SP – 12334124/2020 di euro 600,00 da I.N.P.S. – purtroppo le tue coordinate bancarie non sono corrette per ricevere il bonifico – aggiorna i tuoi dati e conferma la tua identità accedendo al link allegato in questa email – Aggiorna immediatamente le informazioni sul bottone sottostante.

Il falso messaggio INPS, una truffa

Un click e l’eventuale successiva compilazione di un modulo si tradurrebbe quasi certamente nell’invio di informazioni personali o sensibili a chi intende utilizzare con fini criminali. Ricordiamo in chiusura che per le comunicazioni con l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale è bene far riferimento solo ed esclusivamente al sito ufficiale raggiungibile all’indirizzo www.inps.it.

 

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Zoom

 

Forse con un po’ di ritardo rispetto a quanto annunciato in primavera, ma la crittografia end-to-end sta per fare il suo debutto ufficiale su Zoom. Una funzionalità chiesta a gran voce da chi si affida alla piattaforma per lavorare in smart working, per studiare o più semplicemente per comunicare da remoto, che la software house implementerà a partire dalla prossima settimana con una prima fase del rollout che prevede la raccolta dei feedback necessari ad apportare eventuali correzioni o modifiche.


La crittografia E2E su Zoom entro pochi giorni.


Sarà messa a disposizione di tutti gli utenti, a differenza di quanto deciso in un primo momento (avrebbe dovuto trattarsi di una caratteristica premium). Ad annunciarlo un post sul blog ufficiale firmato da Max Krohn, Head of Security Engineering.

Siamo entusiasti di annunciare che dalla prossima settimana la crittografia end-to-end di Zoom sarà disponibile come anteprima tecnica, ciò significa che solleciteremo in modo proattivo i feedback da parte degli utenti nei primi 30 giorni.

Tra le impostazioni di Zoom comparirà una nuova opzione dedicata proprio alla crittografia end-to-end: come si può vedere nello screenshot qui sotto, attivandola si rinuncia (almeno in un primo momento) ad alcune caratteristiche del servizio come le registrazioni cloud e le cosiddette Breakout Rooms. Prosegue Krohn.

Gli utenti di Zoom da tutto il mondo, con account gratuito o a pagamento, potranno organizzare meeting sulla piattaforma coinvolgendo fino a 200 partecipanti e beneficiando della crittografia end-to-end, beneficiando così di privacy e sicurezza migliorate.
L’implementazione della crittografia end-to-end in Zoom è resa possibile dalla tecnologia frutto dell’acquisizione della startup Keybase portata a termine proprio con questo scopo nel mese di maggio.

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Martedì, 06 Ottobre 2020 11:52

Bending Spoons lascia Immuni a Sogei e pagoPA

Immuni da Bending Spoons a Sogei e pagoPA.


Il passaggio di consegne arriva in un momento delicato e importante per l’app, quello che vede Immuni in procinto di interfacciarsi con altri software europei nel nome dell’interoperabilità, con il contatore dei download che nelle ultime settimane ha fatto registrare un’impennata raggiungendo quota 8,3 milioni di installazioni (dato aggiornato al 10 ottobre). Di seguito la dichiarazione attribuita al team che ha curato lo sviluppo dell’app e ora si defila.

Siamo orgogliosi del lavoro fatto e della fiducia che otto milioni di italiani hanno già riposto in Immuni. Speriamo che sempre più italiani installeranno l’app, contribuendo ad accrescerne l’efficacia ogni giorno di più.

Realizzata sulla piattaforma tecnologica messa a disposizione da Google e Apple, nonché basata su un approccio decentralizzato alla gestione delle informazioni, l’applicazione è stata tra le prime a fare il suo debutto ufficiale nel territorio europeo per portare il contact tracing nella dimensione digitale.


La base di utenti fin qui raggiunta, nonostante la recente accelerazione dei download, non è ancora sufficiente per garantire al progetto un’efficacia adeguata: per questo motivo è stata messa in campo una massiccia campagna di comunicazione coinvolgendo ogni canale disponibile, dalla televisione al Web, fino alla radio e alla carta stampata. Anche in considerazione dei numeri raccolti negli ultimi giorni dai quali emerge una ripresa dell’infezione, una copertura capillare del territorio potrà rivelarsi determinante nell’immediato futuro per interrompere la catena del contagio.

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Nella giornata di sabato il numero di nuovi positivi a coronavirus registrati nel Regno Unito è risultato essere pari a 12.800, mentre domenica addirittura a 22.961: improvviso boom di contagi o altro? A quanto pare il principale colpevole di un tale incremento non è da ricercare nell’imprudenza della popolazione britannica, bensì in un errore legato al file Excel utilizzato per tenere traccia della situazione.


Pasticcio britannico: il file Excel e contagi da record.

La conferma è arrivata direttamente dall’agenzia governativa Public Health England con riferimento a un non meglio precisato “problema tecnico” verificatosi “nel processo di caricamento dei dati”.

Diverse fonti della stampa d’oltremanica ne specificano la natura: il documento Excel impiegato per tener conto dei risultati provenienti dai laboratori ha raggiunto la dimensione massima consentita. Il software di Microsoft permette infatti la gestione dei fogli di lavoro con un massimo di 16.384 colonne e 1.048.576 righe. Quasi certamente il tetto è stato raggiunto senza che nessuno se ne accorgesse per tempo.

La conseguenza è tutt’altro che circoscritta ai numeri e ai confini dei sistemi informatici. Tra il 24 settembre e il 2 ottobre ben 15.841 casi non sono stati notificati alla dashboard UK impegnata a fronteggiare l’emergenza COVID-19. Ne hanno inevitabilmente risentito le iniziative di contact tracing messe in campo dalle autorità britanniche (che hanno appena lanciato la loro nuova app, questa volta simile a Immuni) poiché le informazioni sono state trasmesse con un forte ritardo, tutte insieme in data 3 ottobre. Molti di coloro che sono entrati in contatto con positivi non ne hanno ricevuto notifica per diversi giorni.

PHE ha reso noto di aver comunque prontamente comunicato a tutti i soggetti interessati la loro positività al coronavirus, istruendoli sul da farsi per affrontare la necessaria fase di isolamento.

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