Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Venerdì, 13 Settembre 2019 12:12

Huawei vende MateBook con Deepin Linux (in Cina)

Si è spesso parlato delle possibili conseguenze del ban USA nei confronti di Huawei legate all’eventuale impossibilità di poter contare sulla partnership con Google per gli smartphone Android, ma il gigante cinese potrebbe incontrare qualche difficoltà anche sul fronte PC, dove la collaborazione con Microsoft ha fino ad oggi permesso di commercializzare dispositivi basati sul sistema operativo Windows.

Torniamo oggi a parlarne poiché in Cina sono stati avvistati i primi laptop della gamma MateBook (i modelli 13, 14 e X Pro) basati su Deepin, venduti attraverso lo store ufficiale VMall.com.

Huawei Matebook con Windows Linux

Per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta di una distribuzione Linux (basata su Debian) nota come una delle più user friendly dal punto di vista dell’interfaccia. Ad occuparsi del suo sviluppo e del suo costante aggiornamento è quasi esclusivamente Wuhan Deepin Technology, realtà con base nel territorio cinese.

Il prezzo dei tre laptop in questione è di circa 40 dollari inferiore rispetto alle controparti con Windows 10 (che rimangono comunque in vendita) e a differenziarli è la presenza sulla tastiera del pulsante “Start” che rimpiazza quello con il tipico logo del sistema operativo Microsoft.

L'interfaccia del sistema operativo Deepin Linux

Deepin è disponibile anche in lingua inglese e tra le funzionalità introdotte di recente con un aggiornamento c’è quella chiamata Cloud Sync: come si può intuire dal nome permette di effettuare sul server remoto di un’infrastruttura cloud il backup di impostazioni che vanno dai parametri di connettività alle preferenze di sistema, fino agli account e agli sfondi, così da semplificare il processo di installazione su più dispositivi.

Al momento non è dato a sapere se l’iniziativa arriverà in futuro a interessare altri territori oppure se è destinata a rimanere entro i confini cinesi.

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Venerdì, 13 Settembre 2019 11:31

La Francia non vuole la Libra: è destabilizzante

La Libra non arriverà in Europa: la promessa arriva dalla Francia, dove il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Bruno Le Maire, ha lasciato trapelare una certa decisione sul tema. Non che la cosa suoni nuova: Le Maire aveva già anzitempo sentenziato la propria opposizione alla criptovaluta di Facebook, ma questa volta la dichiarazione appare più come una discesa in trincea che non come una semplice opinione data in pasto ai media.

La Francia dice NO alla Libra

Le Maire non ha fatto altro che ribadire la propria posizione sul tema, comunque: non è possibile immaginare una nuova valuta che non passi per il controllo delle banche centrali. Dal paese che ha già approvato la Webtax giunge quindi una seconda ammonizione alle ambizioni della Silicon Valley e in questo caso al centro del mirino c’è proprio Libra, la criptomoneta ideata da Facebook:

L’eventuale privatizzazione della moneta contiene rischi di abuso della posizione dominante, rischi di sovranità nazionale e rischi per consumatori e aziende.

Per contro la Libra Association vede in queste parole anche una apertura, poiché quando si parla di rischi c’è sempre comunque da giocare la leva delle opportunità. Ecco perché Dante Disparte, a nome dell’associazione, fa sapere a Reuters che la squadra è prontissima a sedersi al tavolo con le istituzioni per capire come regolamentare al meglio il progetto. Se non viene messo in discussione il “se”, insomma, la Libra Association è ben disposta a discutere del “come”.

Le parole di Le Maire in ogni caso pongono la Francia in prima fila contro la criptovaluta: se Facebook tenterà di destabilizzare il mercato delle valute, l’UE è pronta a far scendere la scure sul progetto. Il nome di Margrethe Vestager, appena confermata a capo della Concorrenza e forte di una vicepresidenza della Commissione Europea con delega agli affari digitali, è una carta che l’UE si giocherà presto sul tema. Facebook è avvisata.

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Mercoledì, 11 Settembre 2019 16:56

Google e news: in evidenza le fonti originali

Raccogliere informazioni, approfondire un argomento e pubblicare una notizia sono operazioni che richiedono tempo e impegno. Molto più che effettuare un copia-incolla o rielaborare un articolo già pubblicato da altre testate. Lo sa bene Google, che al fine di sostenere il lavoro di redazioni e giornalisti ha deciso di implementare un aggiornamento degli algoritmi in modo da mettere in evidenza le fonti originali delle news.

Google: più peso alle fonti originali delle news

Un’iniziativa introdotta anche grazie alla collaborazione di quelli che bigG chiama valutatori: oltre 10.000 persone distribuite in tutto il mondo che senza soluzione di continuità forniscono feedback in merito a come l’efficacia degli algoritmi stessi delegati alla composizione delle SERP potrebbe essere migliorata. A loro viene stato chiesto di tenere in considerazione parametri come la reputazione di una testata (sulla base dello storico o di riconoscimenti importanti attribuiti).

Con una mossa di questo tipo, Google non ha tuttavia intenzione di penalizzare le redazioni più piccole o coloro che per motivazioni legate alla disponibilità di risorse non possono operare direttamente sul campo: il report originale rimarrà in evidenza, ma come accaduto fino ad oggi continuerà ad essere affiancato da altre fonti per approfondimenti, informazioni aggiuntive e più in generale per consentire agli utenti-lettori di accedere a punti di vista differenti sulla medesima notizia.

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Martedì, 10 Settembre 2019 16:57

Margrethe Vestager, come e più di prima

Se per l’Europa è un nome, per la Silicon Valley è un avviso: Margrethe Vestager, già commissaria antitrust nell’era Juncker, sarà Commissaria alla Concorrenza nell’era von del Leyen. Non solo, però: la Vestager è stata altresì nominata vicepresidente della Commissione Europea con delega agli affari digitali, quindi con ancora maggior potere nelle proprie mani.

Ed è proprio nella concorrenza e negli affari digitali che la Vestager ha costruito la propria posizione e le basi per il rinnovo: c’è un lavoro estremamente proficuo da completare, dopo un mandato che ha sicuramente lasciato il segno.

Margrethe Vestager, commissaria alla Concorrenza

Il nome di Margrethe Vestager è stato un vero e proprio incubo per la Silicon Valley, con tanto di epiteti dedicati controfirmati direttamente dal presidente Donald Trump: vittima degli interventi della commissaria danese sono caduti GoogleQualcommASUSApple ed altri ancora. Una vera e propria morsa che ha accelerato le attività iniziate per certi versi con Mario Monti e proseguite con Neelie Kroes prima e Joaquìn Almunia poi, ma ora per la Vestager ci sarà la possibilità di incidere ancor più a fondo nelle attività a difesa della concorrenza.

Una vera e propria “lady di ferro” in una posizione cruciale e sulla quale Ursula von der Leyen dimostra di voler scommettere in modo particolare: la nomina è un segno chiaro del tipo di Commissione che va formandosi e che potrebbe ambire a cementare la posizione del mercato UE sul panorama internazionale. Le congratulazioni di Trump, al momento, non sono ancora arrivate: tweet cercasi.

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Martedì, 10 Settembre 2019 15:19

Microsoft To Do: cosa c'è da fare oggi?

Cosa c’è da fare oggi? Microsoft ha rilasciato un’app pensata espressamente per rispondere a questa domanda, consentendo di organizzare le proprie attività secondo le proprie preferenze: cose di lavoro, cose di casa, cose da acquistare, film da vedere o altro ancora, tutto appuntato e a portata di mano. L’app si chiama “To Do” e altro non è se non l’evoluzione della precedente “To-Do” sulla base dell’import di funzionalità che Microsoft sta compiendo a seguito dell’acquisizione di Wunderlist.

Microsoft To Do

L’applicazione va oltre il tradizionale uso del calendario, posizionandosi più vicino alle esigenze dell’utente ed integrandosi con altre app (Outlook, Planner, Cortana, ma anche Alexa) per fornire notifiche e processi organizzativi ad hoc durante la giornata. To Do è dunque pensata proprio per raccogliere le idee, passandole dalla semplice intuizione alla memorizzazione su cloud per un successivo accesso comodo e multipiattaforma.

Le novità sono relative soprattutto al design, consentendo una facile personalizzazione delle schede per un accesso più intuitivo ed una organizzazione più efficiente. Poco alla volta, però, v’è anche l’assorbimento delle funzionalità tipiche di Wunderlist, l’app su cui Microsoft ha eretto il proprio lavoro evolutivo.

Quel che sembra difficile è a questo punto ereditare anche la community della precedente app: la nascita della nuova To Do dovrà essere l’occasione per spostare gli utenti dalla vecchia alla nuova app, ma la pressione del vecchio sviluppatore (che sui social network sta chiedendo di riacquistare Wunderlist per poterla tenere in vita) rappresenta un piccolo ostacolo di cui Microsoft avrebbe volentieri fatto a meno.

Microsoft To Do

Microsoft To Do, accessibile tanto da Android quanto da iOS e Windows 10, è disponibile anche in versione web app.

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