Assistenza Informatica & Sistemistica - Xion Informatica Milano
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Lunedì, 20 Gennaio 2020 12:05

Anche Alphabet nel club dei 1000 miliardi

Il gruppo di Mountain View è la quarta azienda statunitense a fare il suo ingresso nel club dei 1.000 miliardi: a tanto ammonta il valore di capitalizzazione attribuito ad Alphabet, realtà che tra gli altri controlla Google, Waymo, Verily, DeepMind e numerose altre divisioni o sussidiarie. Ci erano riuscite prima Apple, Amazon e Microsoft, altre tre società che operano nel territorio hi-tech

Alphabet (Google) vale 1.000 miliardi

Il traguardo è stato raggiunto a poco più di un mese di distanza dall’uscita di scena dei padri fondatori, Larry Page e Sergey Brin, che dopo oltre vent’anni alla guida di bigG hanno deciso di lasciare il loro impero nelle mani di Sundar Pichai, già CEO di Google, per dedicarsi ad altro.

Gli analisti prevedono che il prossimo colosso del mondo online in grado di fare altrettanto potrebbe essere Facebook (al momento l’azienda è ferma a circa 620 milioni di dollari). Il social network in blu dovrà però lavorare sodo non solamente per incrementare il proprio valore, ma anche con l’obiettivo di migliorare alcuni aspetti legati a tutela della privacy e policy che regolano l’attività degli utenti sulla piattaforma, soprattutto in vista di un appuntamento importante come quello delle Presidenziali USA ormai alle porte.

Tornando ad Alphabet, la pubblicazione della prossima trimestrale è attesa per i primi giorni di febbraio. Sarà la prima dell’era post Page-Brin, utile per capire in che direzione sta andando un business dall’azione sempre più estesa e diversificata. Quel progetto messo in campo alla fine degli anni ’90 con l’ambizione di organizzare le informazioni online attraverso un motore di ricerca oggi è evoluto a tal punto da occuparsi di intelligenza artificiale, guida autonoma, smart city, dispositivi hardware, advertising, tutela della salute e molto altro ancora.

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InfiniteWP, WP Time Capsule e WP Database Reset. Sono i nomi dei tre plugin WordPress integrati in circa 400.000 siti online e interessati da una serie di vulnerabilità scovate di recente dal team di Wordfence. Già disponibili gli update correttivi.

WordPress: vulnerabilità per alcuni plugin

Nel caso di InfiniteWP (oltre 200.000 installazioni), utilizzato dagli amministratori per gestire più siti attraverso un unico server, la falla consente potenzialmente a chiunque di accedere al pannello di controllo senza essere in possesso delle credenziali: è sufficiente conoscere il nome di un account e inviare una richiesta passando un parametro tramite metodo Post. Da lì un malintenzionato è in grado di creare o eliminare profili utente così come di modificare o cancellare i contenuti innescando conseguenze che non è difficile immaginare. Tutti coloro che impiegano il plugin sono chiamati a effettuare immediatamente l’aggiornamento alla versione 1.9.4.5 appena rilasciata.

La criticità emersa in WP Time Capsule (presente su 20.000 siti), utile per semplificare il processo di backup dei database, espone nuovamente il pannello di amministrazione. Sempre tramite una richiesta Post confezionata ad hoc è possibile ottenere un elenco degli account con suddetti privilegi ed effettuare automaticamente il login al primo della lista. Il bug è stato corretto nella release 1.21.16.

Infine, la falla di WP Database Reset (circa 80.000 portali) permette di effettuare il reset di ogni tabella presente nell’archivio anche senza autenticazione. Nel caso di attacco portato a termine con successo un sito rischierebbe di perdere tutti i contenuti caricati e pubblicati. Un altro problema dello stesso plugin è quello che consente a utenti con permessi limitati di accedere a comandi riservati agli amministratori. Entrambe le vulnerabilità sono state risolte nella versione 3.15.

Al momento non ci sono prove concrete di abusi. Per scongiurarne il rischio, come già detto, per coloro che impiegano le tre componenti descritte il consiglio è quello di procedere all’update il prima possibile.

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Lunedì, 20 Gennaio 2020 11:58

La lente a contatto AR di Mojo Vision esiste

Risultati immagini per La lente a contatto AR

Pochi giorni fa abbiamo scritto su queste pagine di Mojo Vision, una startup nata con l’obiettivo alquanto ambizioso di integrare un sistema per la realtà aumentata all’interno di una lente a contatto. Alle prime informazioni trapelate si aggiungono oggi quelle condivise da CNET che parla di un prototipo del dispositivo già funzionante, anche se non ancora indossabile, immaginiamo per questioni legate alla sicurezza.

Mojo Lens: realtà aumentata e invisible computing

Il team che l’ha creato parla di invisible computing, considerando le sue dimensioni estremamente contenute. Si tratta di una lente a contatto che include un display MicroLED monocromatico ad alta risoluzione (14.000 ppi) in grado di mostrare direttamente all’interno del campo visivo informazioni come le previsioni meteo, le notifiche provenienti dallo smartphone, i messaggi o le indicazioni stradali. Mojo Lens, questo il nome, farà però di più: permetterà di vedere nel buio.

La lente a contatto smart di Mojo Vision, con display incorporato

I responsabili del progetto affermando che l’obiettivo principale è quello di offrire un supporto tecnologico a coloro che soffrono di problemi alla vista, affetti da patologie come degenerazione maculare, glaucoma e retinite pigmentosa. Fatichiamo però a immaginare che non siano stati ipotizzati altri impieghi.

A comporre la squadra di Mojo Vision ci sono Steve Sinclair (in passato al servizio di Apple e Motorola Mobility) ed ex collaboratori di realtà come Amazon, Google, Microsoft, Philips Healthcare, Zeiss Ophthalmology e Johnson & Johnson. La commercializzazione del dispositivo, che può essere descritto come una sorta di head-up display nell’occhio, è ancora lontana: al termine del processo di sviluppo, proprio per la sua natura, sarà necessario ottenere le dovute autorizzazioni da parte di enti come la FDA statunitense prima che la lente a contatto AR possa raggiungere il mercato.

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Risultati immagini per mappa google maps

Accordo siglato da Huawei e TomTom: attraverso la partnership il colosso cinese potrà integrare le mappe, le informazioni sul traffico aggiornate in tempo reale e i sistemi di navigazione messi a punto dal gruppo olandese all’interno dei propri dispositivi e nelle proprie applicazioni destinate agli utenti.

Le mappe di TomTom per Huawei

Per la società di Shenzhen si tratta di una mossa il cui obiettivo è anzitutto quello di trovare un’alternativa all’impiego di Google Maps. Una necessità conseguente al ban imposto dagli Stati Uniti nei confronti del produttore, una misura che di fatto impedisce alle società americane di fornire tecnologia e componentistica all’azienda asiatica se non in seguito alla concessione di specifiche autorizzazioni da parte del governo USA. Ne abbiamo parlato in modo esaustivo su Telefonino.net con la recensione del Mate 30 Pro.

Ricordiamo che nei mesi scorsi Huawei ha presentato HarmonyOS, nuovo sistema operativo destinato almeno in un primo momento ai televisori così come ai device connessi della Internet of Things, ma che immaginiamo in un futuro non troppo lontano possa debuttare anche nell’universo mobile a bordo degli smartphone.

Stando a quanto reso noto dal portavoce Remco Meerstra di TomTom attraverso le pagine di Reuters, l’accordo è stato raggiunto tempo fa, anche se comunicato pubblicamente in via ufficiale solo oggi. La stretta di mano rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il gruppo olandese, noto in passato quasi esclusivamente per la commercializzazione dei navigatori GPS, stia sempre più puntando sulla fornitura di servizi, come emerso anche dall’intervista a Paolo Bocca (Sales Manager Automotive Italy) che lo scorso anno su queste pagine ha parlato in modo approfondito delle evoluzioni del settore automotive.

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Giovedì, 09 Gennaio 2020 16:10

Il riconoscimento facciale di Clearview AI

Apriamo la settimana parlando nuovamente di un impiego degli algoritmi di riconoscimento facciale da parte delle autorità per finalità legate a sorveglianza e sicurezza pubblica: sulle pagine del New York Times è comparso un report che fa riferimento a un’azienda fino ad oggi sconosciuta, Clearview AI, fornitrice di uno strumento sviluppato ad hoc a oltre 600 agenzie governative in tutto il mondo.

Ha sede a New York ed è stata creata da Peter Thiel, già cofondatore di PayPal e finanziatore di Facebook. I suoi algoritmi sono stati istruiti sulla base di un archivio contenente oltre tre miliardi di fotografie e video (sette volte più grande rispetto a quello impiegato da FBI) prelevate da siti e servizi come Facebook, YouTube e Venmo. Tra i punti di forza di questa IA la capacità di abbinare un viso a una persona analizzando un’immagine anche se catturata da angolazioni non ottimali o dall’alto, cosa che spesso avviene con le videocamere dei sistemi di sicurezza.

Stando a quanto reso noto, il software sarebbe in grado di rilevare la corretta identità di una persona nel 75% circa dei casi. Pare inoltre sia già stato impiegato con successo per dare la caccia ai criminali. Il New York Times parla di potenziali rischi per la privacy della collettività poiché non è certo che la tecnologia messa a punto da Clearview AI sia stata sottoposta a test di affidabilità e accuratezza da parte di una realtà indipendente prima di essere resa disponibile ad autorità e forze di polizia. Passaggio smentito però dalla homepage del sito ufficiale dell’azienda.

La tecnologia di ricerca visuale di Clearview è stata sottoposta a test indipendenti per l’accuratezza e la sua conformità legale valutata da autorità riconosciute a livello internazionale. Ha soddisfatto gli standard più elevati in fatto di performance sotto ogni aspetto.

Il portale descrive inoltre il prodotto come “una tecnologia utile per risolvere i crimini più complessi”. Riportiamo di seguito in forma tradotta la missione dichiarata.

Clieaview è un nuovo strumento di ricerca impiegato dalle forze dell’ordine per identificare i responsabili e le vittime dei crimini. La tecnologia ha aiutato le autorità a individuare centinaia di persone colpevoli di reati che includono pedofilia, terrorismo e traffico sessuale. È stata anche utilizzata per aiutare a scagionare innocenti e identificare vittime di abusi su minori o frodi finanziarie. Utilizzando Clearview, le forze dell’ordine sono in grado di catturare i criminali più pericolosi, risolvendo i casi irrisolti più difficili e rendendo le comunità più sicure, specialmente in relazione ai più vulnerabili tra noi.

Non è ovviamente dato a sapere quali siano le oltre 600 realtà di tutto il mondo che già impiegano il sistema. Considerando il numero, immaginiamo ad ogni modo si tratti di autorità e forze dell’ordine distribuite a livello globale e non circoscritte al territorio americano.

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