Roma - Lo scenario del Russiagate si fa ancora più complicato e pericoloso per Donald Trump con la possibile rivelazione dell'identità di Guccifer 2.0, nome con cui è noto il cracker - o il team di cracker - responsabile della violazione dei server del Democratic National Committee(DNC) durante la campagna presidenziale di Hillary Clinton. A parlare è stata una fonte - ovviamente anonima - dei servizi segreti statunitensi, che ha attribuito la responsabilità delle azioni di Guccifer 2.0 alla controparte russa del GRU.

Più che un hacker, Guccifer 2.0 è una "presenza" social che in questi anni ha detto di volersi ispirare al lavoro del Guccifer originale, vale a dire il criminale romeno che ha violato i sistemi di politici americani di altissimo profilo - inclusi quelli della suddetta Hillary Clinton - ed è stato poi condannato a 52 mesi di galera negli USA.

La persona digitale di Guccifer 2.0 veniva gestita in maniera diretta dall'intelligence di Mosca, hanno sempre sostenuto gli esperti, e quella gestione diretta sarebbe stata confermata da un accesso non protetto da VPN nell'account di un non meglio specificato social network.L'agente incriminato avrebbe fatto un errore lasciando una traccia nei log del social network, ovvero un indirizzo IP localizzato proprio a Mosca; partendo dall'IP gli analisti dell'intelligence americana sarebbero riusciti a individuare il singolo individuo responsabile della connessione, vale a dire un agente dell'intelligence militare russa nota come GRU (Glavnoe razvedyvatel'noe upravlenie) o "Direttorato principale per l'informazione".

Il collegamento diretto tra GRU e Guccifer 2.0 conferma la natura spionistica dell'attacco ai server del DNC, e mette vieppiù nei guai il nuovo inquilino della Casa Bianca: i membri della campagna presidenziale di Trump hanno già ammesso di aver comunicato con Guccifer 2.0, in passato, e di aver ricevuto dall'hacker alcuni documenti imbarazzanti sottratti al Partito Democratico. Documenti che, nel pieno rispetto della più classica delle spy story, sarebbero stati contraffatti (dai membri del GRU) prima di venir consegnati ai "polli" del GOP.

Copyright

Roma - L'annoso caso del copyright sulle API Java usate in Android sembrava concluso nel 2016, con la decisione della giuria di dar ragione alla difesa (Google) e respingere le esose richieste di risarcimento di Oracle. Ma ora i giudici federali hanno rianimato una delle cause legali più discusse dell'hi-tech, dando questa volta torno a Mountain View e spianando la strada al pagamento di una multa miliardaria a vantaggio di Oracle.

La sentenza di due anni fa aveva stabilito che l'uso delle 37 API incriminate - usate per la virtual machine di Android - rientrava di diritto nelle regole del "fair use", e Google aveva quindi agito nel pieno rispetto della legge con la reimplementazione del codice per uno dei componenti essenziali del suo sistema operativo mobile.

Ma a sorpresa arriva ora una decisione di ordine contrario a opera della Corte di Appello del Circuito Federale in quel di Washington D.C., una sentenza che ha messo in dubbio la natura "non commerciale" di Android parlando di un utilizzo illegittimo di API protette dal copyright di Sun (poi acquisito da Oracle).Il fatto che gli utenti non paghino per usare Android, hanno stabilito i giudici, non significa che Android - e quindi le sue API - non rappresenti un uso commerciale del codice. Google è quindi colpevole di violazione del copyright, e spetterà ora a una corte di livello inferiore stabilire l'esatta entità del danno economico subito da Oracle.

Il colosso dei database ha ovviamente accolto con favore la decisione dei giudici di Washington, e ora si prepara a far valere le sue richieste mirando a incassare un assegno da almeno 9 miliardi di dollari. Google si dice altresì "deluso" dalla sentenza, e paventa un incremento dei prezzi di app e servizi on-line per gli utenti finali.

Per quanto riguarda il possibile effetto della nuova sentenza sull'interno mercato del software, le opinioni sono come al solito contrastanti: la corte non sembra aver messo in dubbio la validità del principio del fair use ("invalido" nel caso in oggetto perché Android è un prodotto commerciale), ma Electronic Frontier Foundation (EFF) ha commentato la condanna di Googlecome una decisione che "dovrebbe terrorizzare gli sviluppatori di software".

Copyright

Roma - A pochi giorni dal nuovo, discusso caso di bug delle CPU x86 partito dal lavoro di ricerca di CTS Labs, AMD ha dato la sua risposta ufficiale agli esperti israeliani: le vulnerabilità sono reali, ha confermato Sunnyvale, ma non sono così pericolose come lasciano intendere i ricercatori. Lo sviluppo delle patch correttive è in ogni caso già cominciato.

Per bocca del CTO Mark Papermaster, AMD dice di aver concluso una "valutazione iniziale" dello studio di CTS Labs individuando le falle indicate (MasterKey, Fallout, RyzenFall) all'interno del componente sicuri delle nuove CPU basate su architettura Zen/Ryzen (PSP o Platform Security Processor) e nel processore del chipset esterno alla CPU (Chimera).

La corporation non entra nel merito delle polemiche scatenate dalla modalità di pubblicazione delle falle, con CTS Labs che ha deciso di concedere appena 24 ore di anticipo ad AMD contro i 90 giorni di "grazia" tradizionali. Piuttosto, Papermaster si concentra sulla effettiva pericolosità dei bug minimizzandone la portata.Per sfruttare le falle occorre l'accesso amministrativo al sistema, ha spiegato AMD, un'evenienza che esporrebbe il PC bersaglio a una compromissione totale che andrebbe comunque ben oltre ai pericoli collegati all'abuso di MasterKey, Fallout, RyzenFall e Chimera. I bug non sono inoltre collegati all'implementazione dell'architettura Zen, e rappresentano quindi un problema ben diverso rispetto ai super-bug delle CPU Intel noti come Meltdown e (in parte) Spectre.

AMD è in ogni caso già al lavoro sullo sviluppo di firmware e patch in grado di aggiornare la piattaforma Ryzen eliminando le 13 falle scoperte da CTS Labs, e diversamente dai succitati Meltdown e Spectre questa volta non si prevedono degradi nelle prestazioni delle CPU coinvolte.

Copyright

Venerdì, 30 Marzo 2018 10:02

Copia di Windows 10, HEIF e non solo

Roma - Il momento del debutto del prossimo aggiornamento di Windows 10 - probabilmente chiamato Spring Creators Update - si avvicina, e dalle versioni preliminari distribuite tramite i canali di Insider emergono ulteriori novità sulle caratteristiche che dovrebbero essere incluse sulla nuova release del sistema operativo-come-servizio.

La recente Build 17623 ha in particolare segnato il debutto del supporto al formato High Efficiency Image File Format (HEIF), una tecnologia che adotta gli stessi algoritmi di compressione del formato video HEVC (anche noto come H.265) per garantire la stessa qualità dei formati tradizionali a una frazione dello spazio.

Con HEIF le immagini possono occupare anche la metà dello storage necessario alle immagini JPEG, e per di più il nuovo formato offre funzionalità particolarmente avanzate come la capacità di codificare "sequenze di immagini", collezioni di immagini, immagini e video live, contenuti audio, metadati HDR e altro ancora.Il supporto al formato HEIF sarà inizialmente garantito nella app "Foto" ma solo in modalità "visualizzazione", ha spiegato Microsoft, e necessiterà dell'installazione delle apposite "media extension" scarcate dallo Store ufficiale di Windows.

Se l'introduzione del formato HEIF troverà estimatori tra gli utenti di Windows 10, di certo in pochi celebreranno l'altra novità degna di nota della nuova build preliminare dell'OS: i link presenti nelle e-mail gestite tramite la app Windows Mail verranno forzatamente aperti con Edge, anche se il browser di default del sistema è impostato su Firefox o Chrome.

Microsoft incensa le qualità di Edge - un browser poco popolare persino tra gli sviluppatori di Redmond - e dice di voler ascoltare il "feedback" della community a riguardo. La corporation del cloud e dell'(ex)mobile non riesce insomma a togliersi il vizietto delle scelte impostedall'OS all'utente piuttosto che il contrario.

Utilità ipotetica di Edge a parte, con il "nuovo" Windows 10 arriveranno poi nuove opzioni di accessibilità per gli utenti affetti da disabilità, mentre i tempi di attesa off-line durante l'upgrade - quelli in cui l'utente non può lavorare con il sistema - verranno sensibilmenteridotti al costo di un tempo di installazione più lungo.

A fatto infine capolino anche la prima versione preliminare Windows Server 2019, nuova edizione a supporto esteso (Long Term Servicing Channel o LTSC) dell'OS per workstation che sarà focalizzata su una nuova interfaccia basata su Web nota come Progetto Honolulu, una maggiore integrazione con il sottosistema Linux (WSL) e un supporto migliorato per i container delle app virtualizzate.

Copyright

Venerdì, 30 Marzo 2018 09:36

Windows 10, HEIF e non solo

Roma - Il momento del debutto del prossimo aggiornamento di Windows 10 - probabilmente chiamato Spring Creators Update - si avvicina, e dalle versioni preliminari distribuite tramite i canali di Insider emergono ulteriori novità sulle caratteristiche che dovrebbero essere incluse sulla nuova release del sistema operativo-come-servizio.

La recente Build 17623 ha in particolare segnato il debutto del supporto al formato High Efficiency Image File Format (HEIF), una tecnologia che adotta gli stessi algoritmi di compressione del formato video HEVC (anche noto come H.265) per garantire la stessa qualità dei formati tradizionali a una frazione dello spazio.

Con HEIF le immagini possono occupare anche la metà dello storage necessario alle immagini JPEG, e per di più il nuovo formato offre funzionalità particolarmente avanzate come la capacità di codificare "sequenze di immagini", collezioni di immagini, immagini e video live, contenuti audio, metadati HDR e altro ancora.Il supporto al formato HEIF sarà inizialmente garantito nella app "Foto" ma solo in modalità "visualizzazione", ha spiegato Microsoft, e necessiterà dell'installazione delle apposite "media extension" scarcate dallo Store ufficiale di Windows.

Se l'introduzione del formato HEIF troverà estimatori tra gli utenti di Windows 10, di certo in pochi celebreranno l'altra novità degna di nota della nuova build preliminare dell'OS: i link presenti nelle e-mail gestite tramite la app Windows Mail verranno forzatamente aperti con Edge, anche se il browser di default del sistema è impostato su Firefox o Chrome.

Microsoft incensa le qualità di Edge - un browser poco popolare persino tra gli sviluppatori di Redmond - e dice di voler ascoltare il "feedback" della community a riguardo. La corporation del cloud e dell'(ex)mobile non riesce insomma a togliersi il vizietto delle scelte impostedall'OS all'utente piuttosto che il contrario.

Utilità ipotetica di Edge a parte, con il "nuovo" Windows 10 arriveranno poi nuove opzioni di accessibilità per gli utenti affetti da disabilità, mentre i tempi di attesa off-line durante l'upgrade - quelli in cui l'utente non può lavorare con il sistema - verranno sensibilmenteridotti al costo di un tempo di installazione più lungo.

A fatto infine capolino anche la prima versione preliminare Windows Server 2019, nuova edizione a supporto esteso (Long Term Servicing Channel o LTSC) dell'OS per workstation che sarà focalizzata su una nuova interfaccia basata su Web nota come Progetto Honolulu, una maggiore integrazione con il sottosistema Linux (WSL) e un supporto migliorato per i container delle app virtualizzate.

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